Motivi di interesse reciproco per mantenere l’alleanza euroamericana
Nel gruppo di ricerca euroamericano in Geopolitica economica e finanziaria che coordino c’è la massima attenzione sui modi per minimizzare le divergenze nell’alleanza atlantica, rinforzandola. I motivi sono tre: 1) l’America ha bisogno degli europei e questi dell’America per ottenere una scala economica e militare capace di contrastare, via superiorità, l’alleanza dei regimi autoritari guidata dall’enorme e sfidante Cina perché se divergenti ambedue sono troppo piccoli per riuscirci da soli; 2) inoltre, un nucleo euroamericano è necessario per espandere l’influenza dell’alleanza globale delle democrazie organizzata in un G7 +, cioè inclusivo, sul resto del mondo con lo scopo di determinare standard economici e finanziari internazionali compatibili con i modelli democratici; 3) l’America resta superpotenza militare ed economica, ma non può più fornire da sola sicurezza e traino economico al pianeta, come già valutò Henry Kissinger nei primi anni 70 dello scorso secolo quando propose agli alleati – Germania e Giappone ai tempi - la transizione dalla gestione singola del mondo ad una collettiva, esplorando con gli alleati detti (nell’informale Library Group) una condivisione dei costi del presidio globale, ottenendo però un rifiuto. Motivo per cui Kissinger inserì nella strategia statunitense la priorità di separare la Cina dalla Russia per demoltiplicare i costi e rischi militari. In sintesi, sono 25 anni (in realtà più di 50) che l’America tenta di trovare un nuovo equilibrio sia economico/commerciale sia di spesa militare con gli alleati per essa sostenibile.
Ora è un momento difficile per questo riequilibrio perché Trump ha dato sberle pesanti agli alleati. Ma il linguaggio di Trump non è da prendersi alla lettera perché più rivolto al suo elettorato americanista, in una situazione di consenso cedente, che crede in un’America imbrogliata o eccezionalista oppure isolazionista mentre quello della sua Amministrazione è più convergente con gli alleati stessi. Per esempio, MarcoRubio, ministro degli Esteri, nella conferenza di Monaco ha sottolineato la reciproca necessità della convergenza euroamericana. In una situazione del genere mi sembra esagerata l’affermazione di Friedrich Merz che l’alleanza euroamericana sia rotta. Andrà certamente riequilibrata, ma sarebbe perdente per l’Ue tentare un euronazionalismo, cedendo alla linea irrealistica della Francia, che frammenterebbe l’alleanza delle democrazie, tra l’altro in un periodo dove in America si vede una crescente reazione correttiva agli eccessi di Trump. Infatti è realistica sia nel presente sia in prospettiva l’azione estera di Roma: difendere la duplice convergenza con America ed Ue per moltiplicare la proiezione geoeconomica globale, in particolare partenariati economici bilaterali, aumentando il valore (geo)politico di Roma stessa grazie a tale modello di alleanza. Pertanto una divergenza euroamericana non è nell’interesse degli italiani e vedo che il governo sta agendo lungo questa linea con professionalità mentre altri leader europei appaiono troppo emotivi. Il punto: nel cambiamento di mondo in atto la giusta strategia per Italia ed europei è far vincere le democrazie, tenendole unite, contro le dittature.
La tua privacy è importante
Utilizziamo, senza il tuo consenso, SOLO cookies necessari alla elaborazione di analisi statistiche e tecnici per l'utilizzo del sito. Chiudendo il Cookie Banner, mediante il simbolo "X" o negando il consenso, continuerai a navigare in assenza di cookie di profilazione. More info
Tutti
Cookie tecniciCookie analitici di terze parti