Macroscenario 2026-2028 di geopolitica economica. Nel dicembre 2023 avevo augurato nei miei articoli buon 2026 perché il macrovettore probabilisitico globale indicava almeno un biennio di metastabilità, cioè un’oscillazione del sistema causata da un cambio di mondo caratterizzato da molteplici discontinuità che potevano portare a configurazioni catastrofiche oppure ad una ristabilizzazione. L’aggiornamento dello scenario fatto recentemente dal mio think tank Stratematica ha trovato minoritaria la probabilità del caso peggiore nel prossimo triennio e maggioritaria quella del migliore, ma dovendolo ridefinire. Qui il come.
La ridefinizione riguarda il concetto di stabilità. Sono improbabili sia guerre cinetiche tra potenze oltre la soglia locale e quella nucleare sia conflitti economici con blocco del commercio internazionale così diffuso da creare una mega depressione mondiale. Ma è probabile una estensione/continuazione dei conflitti “sotto soglia”. Quindi, nel caso migliore, dalla metastabilità non si tornerà alla stabilità ed alla riduzione dell’incertezza, ma si arriverà ad un nuovo modello configurativo. La ricerca di questo è molto difficile perché bisognerebbe integrare due opposti, cioè continuità e discontinuità, ma è stato individuato un succedaneo matematizzabile:
il modello di “indeterminazione limitata” derivato con adattamenti da quelli ingegneristici che calcolano le deformazioni tra parti connettive dei ponti in relazione alle variazioni di calore e individuano una soglia di tolleranza che permette alla struttura di stare in piedi nonostante la variabilità termica. In sintesi: la “stabilità dinamica” che non genera catastrofi ingestibili è individuabile per fini previsionali e di governo calcolando le soglie di elasticità del sistema, cioè i suoi limiti di tenuta.
Lo strumento serve in scenaristica strategica e diplomatica a costruire convergenze per mantenere i conflitti sotto soglia, ma è anche utile per strategie industriali e finanziarie private che devono calcolare le discontinuità di mercato e, fondamentale, per le politiche monetarie. Per inciso, tale logica implica l’integrazione tra calcolo del rischio e della vulnerabilità nonché valutare le controreazioni alle tendenze. Usando questo metodo i punti principali dello scenario sono:
a) non pace, ma tregue o limitazioni conflittuali tra potenze basate sulla deterrenza reciproca di un riarmo generalizzato;
b) aumento del conflitto sinoamericano per il dominio del Sud globale, di cui il recente atto statunitense in Venezuela è un esempio, ma sotto la soglia di un conflitto diretto;
c) evoluzione della guerra che implica accelerazioni della rivoluzione tecnologica nel settore civile e viceversa. Fino al 2028 è probabile una “stabilità dinamica” basata sulla reciproca deterrenza tra democrazie e regimi autoritari che sostenga sia l’ottimismo finanziario sia fornisca tempo utile per l’adattamento al cambiamento di mondo in atto.
Il successo o meno di questo nelle nazioni del capitalismo democratico sarà chiave per le analisi del loro destino. Quindi auguro e raccomando che nelle democrazie non si perda tempo a difendere modelli e concetti ormai invecchiati ed emerga un pensiero realistico e futurizzante maggioritario a cui do il nome di Nova Pax. Aggiornamenti.
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