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Carlo A. Pelanda
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Lettere a CP del 2019

14/6/2019
Egregio Prof. Pelanda,
ho letto, con vivo interesse, l’articolo recente da Lei pubblicato su Italia Oggi e ne ho apprezzato il sano realismo stante lo stato delle cose.
Il nostro paese si trova in una situazione “bloccata” e sono un po' sconfortato a fronte dello scarso dibattito a cui è sottoposto il tema fondamentale del ns. Debito Pubblico.
Qualcuno crede di poter liquidare la questione, semplicisticamente, come si fece con la Grecia?
Siamo consapevoli del prezzo altissimo pagato dai cittadini greci per applicare l’austerity voluta da Bruxelles?
Vogliamo lo stesso per l’Italia?
Ho votato, giusto o sbagliato che sia, sempre per partiti o movimenti di centro sinistra ma come è possibile non vedere e riconoscere i limiti enormi e la rigidità del funzionamento dell’euro?
E’ giusto che uno Stato venga lasciato alla mercè del mercato speculativo con conseguenze pesantissime per i cittadini?
Perché nessun dibattito, confronto su proposte e alternative?
Di fronte ad una recessione economica esistente e in cui tutti ci troviamo nella stessa barca non cercare soluzioni alternative allo sbattere contro il muro di Bruxelles, mi pare una mancanza grave e inspiegabile.
 
Nella speranza e onore  di una sua gradita risposta, con l’occasione porgo i miei migliori saluti.
 
Con stima,
 
Andrea Artioli
 
7/5/2019

Caro Carlo,
sono un vecchio docente universitario di Statistica (Cà Foscari e Padova), iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Veneto, e dopo aver letto il tuo articolo su La Verità del 5 maggio ho ritenuto utile e necessario portarti a conoscenza di quanto segue.
ECONOMIA CRISTIANA? MA CHI LA CONOSCE!!!

In particolare vorrei segnalarti che il network di esperti internazionali World-Lab (www.worldlabnetwork.ru) condividendo la convinzione di Papa Francesco (sintetizzata nella frase "questa economia uccide") ha formulato un inedito modello economico, alternativo al Capitalismo (oltre che, beninteso, al Collettivismo propugnato dall'ideologia comunista).
Detto modello è descritto in dettaglio (sotto la denominazione tecnica di Tradizionale Dinamico Rigenerativo - TDR), nel libro La Dignità delle Nazioni (allego PDF) pubblicato nel Giugno 2015 in singolare concomitanza con l'enciclica Laudato si' di Papa Francesco.
Il modello TDR è stato successivamente analizzato alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) e, avendo mostrato una perfetta coerenza con questa, si è tradotto, in sostanza, in una Dottrina Economica della Chiesa (DEC) dotata, in quanto tale, di precise Prassi per realizzarla.
L'analisi menzionata ha, anzi, mostrato che l'inedito modello economico è suscettibile di superare ampiamente le aspettative della DSC sia sul piano ambientale, avviando il sistema alla sostenibilità, che sociale, attraverso un avvicinamento del baricentro decisionale alla base della piramide sociale condizione necessaria per una maggior autodeterminazione della persona e di una sua dignità dando luogo ad un sistema sociale genuinamente democratico denominato Civismo.
A seguito della detta analisi, nel Giugno del 2016 World-Lab ha pubblicato il libro intitolato Manifesto del Civismo (PDF allegato) nel quale il nuovo modello economico è stato denominato Economia cristiana.
I due libri sono stati presentati alle autorità vaticane (Segreteria di Stato nella persona di Monsignor Osvaldo Neves de Almeida, in diretta rappresentanza del Card. Parolin e Dicastero per il servizio dello Sviluppo Umano Integrale, nella persona del Cardinale Peter Turkson e della sua assistente D.ssa Paola Stoppa).
Entrambe le Istanze vaticane hanno espresso vivo interesse nei confronti del nuovo Modello di sviluppo socio-economico riconoscendone la piena legittimità ad incarnare la DSC.
A riprova il Card. Parolin, in un suo discorso tenuto difronte all'Assemblea generale dell'ONU, di cui Mons. Neves de Almeida ci ha mostrato il testo, ha ripreso alcuni passi importanti dalle pubblicazioni di World-Lab.
Il Card. Turkson, dal canto suo, ha suggerito di creare, sotto i suoi auspici, un primo evento promozionale dell'Economia cristiana e del Civismo.
Il che si è tradotto in una "Giornata di studi" intitolata "Un modello di sviluppo cristiano per una Ecologia integrale" che ha avuto luogo nel Maggio 2017 a Venezia (locandina e nota di sintesi allegate), iniziata appunto con la lettura di un messaggio augurale del Cardinale Turkson.
Alla detta giornata di studi, disertata dal Patriarcato di Venezia, ha attivamente partecipato la Chiesa cristiano-ortodossa Russa con la presentazione, da parte del proto-presbitero di Venezia, del pensiero socio-ambientale del Patriarca Kirill e con l'esibizione musicale del coro del Patriarcato di Mosca.
Dopo quanto sopra esposto risulta assai curioso il fatto che nel recente convegno organizzato dal Dicastero per il servizio dello Sviluppo Umano Integrale al quale la dr.ssa Ruggiero, giornalista, ha partecipato facendo rapporto del discorso di Papa Francesco (che, stando alla lettera dell'Assessore Borgia pubblicata nel sito di World-Lab, ha impartito la sua benedizione agli autori del Manifesto del Civismo il che lascia pensare che ha avuto modo di leggerlo o di aver preso conoscenza sintetica del suo contenuto), oltre a "Scomunicare il Capitalismo" non faccia alcun cenno ad un modello di sviluppo alternativo (sarebbe il "minimo sindacale") tanto più che ancor oggi le Prassi economiche raccomandate dalla Chiesa sembrano riassumersi nell'auspicare la responsabilità dei produttori (Corporate Social Responsibility) e dei consumatori (votare col portafoglio) o, in altri termini, nella raccomandazione : fate i bravi!
Vien da pensare che il Papa non sia MAI stato messo al corrente dell'esistenza della Economia cristiana, altrimenti ne farebbe cenno quantomeno con riferimento alla principale Prassi (inizialmente denominata Distretto di Sviluppo Locale e oggi, più semplicemente, Convivio) consistente in una cooperativa fondata sull'auto-produzione "multi-famigliare & multi-attività".
Tanto più che, con la sola diffusione di tale Prassi, l'Economia cristiana prende forma, in modo quasi automatico, attraverso semplici "effetti domino".
Eppure si tratta di un concetto semplice da comunicare alla gente la quale è abituata a praticare correntemente l'auto-produzione, multi-attività ma, purtroppo, uni-famigliare (in tale tipologia di auto-produzione l'Economia islamica impiega niente meno che la metà della popolazione attiva, femminile nella fattispecie) mentre le avanguardie socio-economiche occidentali si vantano di innovare l'economia con l'introduzione della CSA (Community Supported Agriculture) la quale si traduce in una auto-produzione multi-famigliare ma, purtroppo, mono-attività,
Non sarebbe un grande sforzo per Papa Francesco promuovere l'auto-produzione congiuntamente "multi-famigliare & multi-attività" e cioè promuovere il Convivio, la Prassi, per eccellenza cristiana, in quanto fondata non tanto sulla competizione con la finalità di massimizzare il profitto, bensì sulla solidarietà tanto al suo interno, fra i soci (con la finalità di massimizzare l'efficienza riducendo gli scarti) che fra i Convivi che hanno tutto l'interesse a scambiarsi "buone pratiche" l'un l'altro.
Peccato che il Papa sia all'oscuro di tutto ciò (l'alternativa sarebbe una sua ipocrisia smisurata, cosa di cui si fatica a credere).
Anche perché se non sarà la Chiesa cattolica a promuovere l'Economia cristiana ed il Civismo lo farà qualche altra organizzazione cristiana o sedicente tale (tipo i Testimoni di Geova o altre sette pseudo-cristiane, per intenderci).
Per fortuna che i Domenicani sono al corrente (articolo allegato) ed è assai probabile che si daranno da fare per supplire all'incredibile inazione della Chiesa ridotta oramai, in gran parte, ad un carrozzone guidato da "economisti di Dio" che continuano a cianciare da decenni di Economie "Civili" e "Circolari" mentre il Titanic sta affondando.
Ho tenuto a metterti al corrente di quanto sopra in quanto solo grazie alla stampa c'è la speranza che Papa Francesco venga a conoscere l'esistenza dell'Economia cristiana e della principale Prassi per realizzarla (in tempi relativamente brevi, in quanto il Convivio può essere realizzato simultaneamente ovunque richiesto).
Per finire, se alla lettura del materiale allegato, desiderassi avere qualunque delucidazione in merito, non esitare a contattarmi.
Sarà mia cura e piacere risponderti in tempi brevi o in diretta, insieme al mio collega dr. Dino Gerardi col quale abbiamo pubblicato i due volumetti citati.

Gianfranco Trabuio

5/5/2019

Buongiorno professore,
come al solito seguo i suoi scritti regolarmente e ho particolarmente apprezzato quello di oggi.
La sua visione della possibile evoluzione del liberismo è molto interessante parole che però temo cadano nel vuoto ed è un vero peccato. Il problema credo che risieda nella formazione innazitutto di chi ci governa.
Le sue parole credo non trovino autonomamente la strada per raggiungerli. Allora le suggerisco di avviare un percorso di formazione dei governati con una serie di brevi lettere personali, come se fosssero dispense, in cui illustra questi concetti a puntate. Chissà che quacuno non cominci a leggerle e a capire?
Il pesce puzza dalla testa e allora dalla testa si deve cominciare
Cordialmente

Paolo Faenza
treviso

5/5/2019

Buongiorno,
mi è capitato di lèggere l’articolo in oggetto, pur non essendo un lettore di “La verità”. Credo che nella sua analisi ci sia molto di condivisibile (Lo Stato deve dare garanzie, il mercato creare ricchezza). Tuttavia, la crescente ondata di populismi nel mondo occidentale dove il mercato regna sovrano, evidenzia che il problema sia la distribuzione di tale ricchezza. Tutte le analisi recenti segnalano la crescita del divario nella distribuzione: tale divario è alla base della percezione di eccessiva diseguaglianza, quindi di ingiustizia. Gli enormi piani di buyback delle Coprorate americane, (non solo tecnologiche) sono la rappresentazione lampante del fatto che la distribuzione del reddito fatta dal mercato, potrà essere anche efficiente, ma non giusta, portando con sé il virus della sua stessa distruzione. Si può negare che la capacità di spesa dei redditi medi nel secondo dopoguerra, sia alla base della crescita del reddito in quegli anni?
Dopodichè sono d’accordo con lei che non possiamo farci indicare la strada da Dimon e Dalio. Mi aspetto quindi un dibattitto serio sulla redistribuzione del reddito nel mondo produttivo occidentale. Economisti, politologi, statistici: nessuno di loro è stato ancora in grado di smentire la semplice verità del pollo di Trilussa.

Gian Paolo Tiberi

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