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Carlo A. Pelanda
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Lettere a CP del 2010

16/12/2010

Prof Perlanda

Ho avuto il piacere di sentire la sua lezione al convegno di Verona del 18 novembre

Accellerare la ripresa ? si puo fare.

Mi è stato utile perche mi ha inquadrato  l’attuale crisi finanziaria dentro un contesto

Togliendogli in parte l’alone di incertezza che attanaglia ogni persona.

Mi ha colpito in particolare i seguenti punti:

pertanto non si può capire l’evoluzione del proprio particolare se non contestualizzandolo nella dinamica di un processo globale

,il sottostante reale, da un semplice  numero =rapporto euro/$

di ridesignazione delle mappe geografiche attraverso politiche monetarie. Non è più necessario inviare le cannoniere(modello Inglese 800)

basta ridesignare il  rapporto valutario e /o far esplodere una mina modello Lehman Brothers.

Dal mio piccolo osservatorio, sono un piccolo imprenditore nel settore energie rinnovabili,

sento ed avverto che la sfida è innanzitutto antropologica e sociale, si stanno ridesignando nuovi paradigmi,

di cui anche le teste d’uovo Goldman,Morgan,BoA non  sanno dove approderanno.

Il fascino del Mistero stà delineando nuovi approdi,ed interpella la responsabilità di ognuno.

Saluti Valter

7/11/2010

Stim.mo Prof. Pelanda

mi pare di notare che, in questi ultimi tempi, la politica "professionale", quella svolta dai politici "di professione", sta operando come più gli aggrada sotto gli occhi dell'elettorato come se questo non desiderasse altro. Non ho chiesto, e parlo da elettore, che ad un certo punto della legislatura, alcuni "professionisti" si dedicassero a qualcosa di diverso da quello che era stato programmato per il quinquennio, a progetti diversi da quelli prospettati da un movimento politico che, vincendo le elezioni, ha promesso alla maggioranza degli elettori tante belle cose. Non ho desiderato, votando, che uno o più deputati si occupassero di cose ben diverse da quelle per i quali essi hanno chiesto il mio voto. Mi sembra di assistere a ciò che accade in una classe di scolari che, quando l'insegnante deve allontanarsi dall'aula e chiede alla scolaresca di restare in silenzio e di dedicarsi ai propri doveri, scopre che questi hanno saputo far altro che scatenarsi in una disastrosa dimostrazione di disobbedienza. E, tornando a noi, il Paese assiste a questa fulgida dimostrazione di serietà, convinto dagli "scolari" che tutto questo fa parte della mission che ognuno di loro deve svolgere. E così, mentre i "genitori degli scolari" credono che i propri figli si dedichino con impegno alla funzione più importante, riservando loro attenzioni (e risparmi!), questi ultimi, o almeno una buona parte, fraintendono le raccomandazioni dei "genitori" e si avventurano in tutt'altri impegni ed occupazioni! Come tanti Pinocchio alle prese con altrettanti Lucignolo! Bello sarebbe che ogni volta che un deputato ed un senatore neoeletti si dedicano a tutt'altro per cui snon stati scelti dagli elettori, o si schierano su altre posizioni, diverse da quelle originarie, uscissero dai palazzi della politica e passeggiassero per le vie centrali della Capitale...con le grandi orecchie pelose e la coda ben in mostra! Senza offesa per gli asini, quelli veri.

Cordialmente

Suo ZAMAX

4/11/2010

Caro professore si dice che solo gli idioti non cambino mai opinione, e questo è un concetto più che giusto. Errare è umano, perseverare è diabolico, quindi è legittimo che, ogni essere umano accorgendosi di aver sbagliato sostenendo determinate convinzioni, ne prenda atto e cambi opinione al riguardo. Ma, dietro l'improvviso antiberlusconismo di tanti ex berlusconiani duri e puri, io non riesco ad intravedere alcun sacrosanto diritto di cambiare idea. Paolo Guzzanti scriveva su "Il Giornale" di cui era vicedirettore, editoriali di fuoco in difesa di Berlusconi, andava in televisione a ribattere colpo su colpo alle accuse degli antiberlusconiani, arrivò al punto di polemizzare in pubblico con la figlia Sabrina cercando di convincerla che Berlusconi non era il male assoluto e che stare dalla parte dalla sua parte non significava essere delinquenti a prescindere. Oggi Guzzanti, che continua a professarsi liberale, non ha rivali in antiberlusconismo. Basta aprire il suo blog, leggere i suoi interventi, ascoltarlo nelle trasmissioni televisive per sentire stillare odio verso tutto ciò che profuma di berlusconismo. E' stato lui ad inventare il termine "mignottocrazia" in riferimento alle donne che hanno fatto carriera politica nel Pdl entrando nel Governo ed è fra i più accesi sostenitori della necessità di liberare l'Italia dal pericolo Berlusconi. L'altro giorno apro "il Giornale" e cosa leggo? Che anche Massimo Teodori da me sempre stimato, può essere annoverato a tutti gli effetti nella schiera degli antiberlusconiani senza se e senza ma. Lui che è un liberale a 360 gradi, paladino dell'Occidente, strenuo difensore del diritto alla difesa di Israele contro le minacce islamiche, laico illuminato ma rispettoso delle posizioni del mondo cattolico, è oggi un antiberlusconiano. Ora, mi rendo conto che Berlusconi possa aver procurato delusioni a chi magari si aspettava da lui azioni più concrete o riforme incisive in grado di portare a compimento la tanto auspicata riforma liberale più volte annunciata, ma può diventare dall'oggi al domani il male assoluto nella mente di chi per anni ha cercato di dimostrare testardamente e fieramente il contrario? Alle volte mi domando da cosa possa essere determinato tanto odio nei suoi confronti da parte di tanti ex amici. Sarà colpa di Berlusconi stesso? Può darsi, però certi detrattori si rendono conto di apparire poco credibili per ciò che hanno sostenuto in passato, per ciò che sostengono oggi smentendo quello che hanno sostenuto nel passato e per quello che sosterranno in futuro quando potrebbero smentire quello che sostengono oggi, smentendo ciò che hanno sostenuto in passato? Distinti saluti Americo Mascarucci

17/10/2010

Salve Dott. Pelanda,

  è da un po' che seguo le sue pubblicazioni in giro per il web. Devo dire che trovo molto interessante leggere le sue
opinioni sui mercati finanziari e sull' evoluzione dell economia in generale.

Mi domando come fa a prevedere il futuro dei mercati..

Devo dire che per puro caso ho incontrato un suo post e da diffidente ho atteso conferma dei suoi pronostici.
Con il passare del tempo ho visto che non si sbagliava e mi sono ricreduto!
Da quel giorno non aspetto altro di leggere i suoi commenti!
Mi piacerebbe approfondire la sua conoscenza o magari iniziare un rapporto di corrispondenza per aiutarmi
a capire l evoluzioni dei mercati finanziari.
Cordialmente
Daniel U.

Como
25/9/2010

Caro professor Pelanda, spero voglia dare ospitalità a questa mia lettera. Non parlo di temi economici come altri amici del suo sito, perchè non sono un esperto e mi limito a leggere le opinioni di persone competenti in materia come lei.
Io da giornalista pubblicista seguo più la politica e le sue continue evoluzioni. Ora sto seguendo giorno dopo giorno la vicenda di Montecarlo e i risvolti che questa può avere sul governo e sulla stasbilità istituzionale.
Con stima.
Americo Mascarucci 

E’ tornato Annozero, è tornato Michele Santoro e con lui tutta l’inseparabile truppa, da Travaglio, a Vauro, da Formigli a Ruotolo e compagnia cantante.
Santoro ha attaccato il direttore generale della Rai Mauro Masi dichiarando, ad inizio trasmissione, che lui, delle circolari aziendali, se ne frega. Il programma lo fa come gli pare e piace e nessuno, ai piani alti, deve permettersi di criticarlo. Non avendo garantito già dalla prima puntata il minimo pluralismo come stabilito nella circolare di Masi, ora dovrebbe almeno essere censurato.
Se sarà in qualche maniera richiamato all’ordine, ci verrà riproposto puntualmente il solito repertorio sul martire perseguitato, con i soliti trombettieri della sinistra pronti ad intonare cori di protesta contro Masi ed elogi a squarciagola per il garante supremo della libertà di stampa (naturalmente antiberlusconiana).
Il santorismo è questo, da sempre, è antiberlusconismo allo stato puro tranne il periodo in cui, anche Michele, accettava di buon grado i quattrini del Cavaliere lavorando a mediaste.
Solo che, stavolta, probabilmente a difendere il ‘martire’ non ci saranno solo i Di Pietro, i Grillo, i Vendola, i Ferrero, i Gentiloni ecc. ma sicuramente in prima linea troveremo il neo santoriano (o santorista) Italo Bocchino, quello che vorrebbe imporre il bavaglio al direttore del Tg1 Augusto Minzolini vietandogli di esprimere, tramite editoriale, i suoi commenti. E insieme a Bocchino ci saranno sicuramente l’inseparabile compagno di viaggio Fabio Granata, e il dispensatore di ‘Caffeina’ Filippo Rossi (per chi non lo sapesse Caffeina è una rassegna culturale che il buon Rossi organizza ogni estate a Viterbo dove partecipano intellettuali rigorosamente di sinistra e il più possibile antiberlusconiani).
Si, ci saranno anche loro a difendere l’amico Michele che due sere fa ha concesso a Bocchino la prima serata per sostenere, senza alcun contraddittorio, che la lettera del ministro di S. Lucia (dove si sostiene che Giancarlo Tulliani fratello di Elisabetta compagna del presidente della Camera Gianfranco Fini è il titolare della società off-shore che ha acquistato l’appartamento di Montecarlo che era di An), è una bufala  colossale (mentre il governo caraibico ne confermava l’autenticità al Fatto di Travaglio) e per sputare veleno contro i giornalisti che fanno il loro mestiere.
Ritengo che Feltri abbia commesso un gravissimo errore per ciò che riguarda il ben noto “Caso Boffo”. Prima di sputtanare l’ex direttore di Avvenire avrebbe dovuto verificare accuratamente l’autenticità dei documenti in suo possesso. Ha sbagliato e lo ha ammesso lui stesso.
Ma, partendo dal “Caso Boffo” non si può bollare come falsa ogni inchiesta giornalistica portata avanti da “Il Giornale” così come non si può parlare di “metodo Boffo” di fronte ad una vicenda, la casa di Montecarlo, sulla quale giorno dopo giorno emergono nuovi risvolti per altro ripresi e rilanciati da tutti i giornali, di destra, di sinistra e di centro. E mi rifiuto di credere che i giornalisti de Il Giornale, di Libero, de Il Tempo agiscano su mandato di Berlusconi per punire Fini di aver dato vita ad un’opposizione interna al Pdl. Non lo credo, non lo penso e provo pena per chi, come Bocchino, Granata, Raisi e l’intellettuale Rossi che troppa caffeina sta rendendo nervoso, si ostina impunemente a sostenere questa tesi. E provo pena anche per Fini, ridotto a chiedere il “soccorso rosso” di Santoro. Caro presidente della Camera, ricordo ancora un suo comizio al cinema Azzurro di Viterbo in occasione delle politiche del 2001. Su quel palco tuonò contro Santoro e il suo programma (si chiamava all’epoca Raggio Verde), appellandosi agli italiani e invitandoli a non guardare la televisione il giovedì sera per evitare di imbattersi nel teletribuno. All’epoca Santoro, Travaglio, Luttazzi, Fabio Fazio erano per Fini, Bocchino e compagni “la vergogna del servizio pubblico”. Oggi sono i loro idoli. Ad iniziare dal più rosso di tutti, il vignettista Vauro, ospite a Viterbo del salotto di Filippo Rossi e anche lui sempre ben disposto a fare abuso di caffeina.
Americo Mascarucci - Viterbo

16/9/2010

Gent. dott. Pelanda,

 

da abituale lettore de Il Foglio, laureato alla LUISS in Relazioni Internazionali e appassionato di politica statunitense ho letto il suo articolo del 14 settembre: "L'America si ribella contro Obama, ma il GOP ha ancora due problemi".

L'articolo spiega in modo chiaro e semplice la situazione del Partito repubblicano e del fenomeno del Tea Party che ha consentito ad alcuni candidati "estremisti" di vincere le primarie repubblicane. Lei insiste che non c'è un ncandidato del GOP con profilo competitivo. Le chiedo se il mormone Mitt Romney potrebbe sia affermarsi alle primarie del 2012 e addirittura avere chance di vittoria. A parte lui, nessun altro volto nuovo: Bobby Jindal, Tim Pawlenty o volto vecchio: Fred Thompson, Newt Gingrich sembra "presidenziale".

 

PS: Condol(c)ezza Rice alla vicepresidenza? Magari in un ticket Romney/Rice.

10/9/2010

Mia moglie ha una microscopica attività artigianale io sono laureato in
economia e commercio, negli anni 70 con solo il diploma di ragioniere
tenevo tutta la contabilità della moglie da solo. adesso mi serve un
professionista che sta a guardare i mille impicci che si inventa ogni
giorni un governo d'incapaci. di certo pago più al commercialista che al
fisco.
Semplificare, non il numero delle aliquote, ma le regole di calcolo e di
compilazione.
Se poi si adottasse il denaro elettronico basterebbe verificare quanto già
ha fatto il governo per me un risparmo di 400 euro. purtroppo la destra
berlusconiana evita tutte le riforme non utili al padrone.
Il microscopico passo avanti di Bersani è stato cancellato il giorno
stesso in cui questo governo di falsi amorini si è insediato.
Scusi lo sfogo, ma quando ci vuole ci vuole.
suo affezionato
Giovanni Gualtiero

21/8/2010

Caro Professore!

 
Leggo l'Uomo Medievale a cura  di Le Goff ove in un capitolo si sostiene  che l'Italia non partecipo' alla conquista  alle Americhe per due motivi: 1) la Chiesa "raccomanda" ai fedeli ricchi, mercanti soprattutto,usurai, di destinare parte dei loro guadagni in vita e tutto il resto in morte all'acquisto dei terreni e/o cedere i  beni suddetti ai monasteri; in cambio:indulgenze e il purgatorio (inventato ad hoc verso il 1200). 2) L'italia del basso medioevo, era talmente frazionata in grandi e piccoli territori,Cfr. Mappa dell'Italia del 1400, ducati, granducati e regni vari impegnatissimi a combattersi tra loro, pagare i propri eserciti, cavalieri e mercenari da non avere la visione e tantomeno le risorse per andare alla conquista dei nuovi territori oltremare, cosa che, volta scoperte le americhe, Spagnoli e Portoghesi fecero e in fretta. E' noto che la Spagna sempre stata povera di risorse visse dal 1500 in poi e per un periodo moto lungo sull'oro e poi sull'argento (prima rubato poi estratto)  degli Incas.(cfr Carlo Maria Cipolla,.Conquistadores, pirati, mercatanti. La saga dell'argento spagnuolo.  Per l'Italia del Nord, l'unico beneficio derivò dalla vendita di mercurio agli Spagnoli.
 
Oggi al posto di granducati, ducati, stati e staterelli medievali abbiamo Partitoni e Partitini con i loro grandi e piccoli seguiti mercenari o meno con i loro cavalieri piuttosto che peones che controllano il territorio a livello locale e si battono tra loro ferocemente per la loro fetta di potere al quale corrisponde una fetta di benefici. Il sistema Partitico volubile,coloriforme, camaleontico ed erratico come i cavalieri di ventura sempre alla ricerca di una ricca dama da sposare, cambia etichetta ma le persone sono sempre le stesse, è integrato o sostenuto o contaminato da infiltrazioni più o meno criminali. I nuovi Signori e Signorotti elevati per meriti di lotta dal volgo all'aristocrazia , pagano le loro armate con posti-stipendi nell'Italico sistema lottizzando enti ed istituzioni pubbliche o semipubbliche  a beneficio dei loro adepti dei quali acquistano la temporanea fedeltà. (Con i soldi di tutti noi sudditi pagatori di tasse e balzelli).
 
Gli adepti, le confraternite burocratiche o meno  piuttosto che le associazioni costituiscono oggi, esercito poco visibile, la catena di trasmissione del comando senza la quale ordini e disposizioni non sono applicate alla faccia del neodirigismo del ministro Brunetta al quale pochi dan retta. (perdoni la facile rima) ed il verdissimo Calderoli che probabilmente non si accorge che eliminata una legge, il sistema ne genera altre 4. Il motivo: facile ed intuitivo, così come nessuno di buonsenso imbraccia una carabina e si spara nei piedi, così il burocrate che appartiene alla catena del comando applica le istruzioni o le disposizioni che alla fine ne provocano la fine. Vedasi Enti inutili soppressi e quelli da sopprimere: appena ne tocchi uno si levano gli scudi e,  come nel medioevo è invocato il Santo protettore al quale saranno portati preziosi EX Voto, accettati anche doni in natura, vedasi escort, viaggi, appartamenti e beni vari. Ancora oggi il popolo di alcune zone d'italia porta doni propizatori ai potenti locali acquistarne  la benevolenza aspettandosi improbabili favori. Nel medioevo avveniva la stessa cosa: i doni erano portati ai Monaci, in quanto intercessori ed intermediari presso Dio,allora il popolo non sapeva nè leggere nè scrivere....
 
Mi stupisce che uomini come Lei, Pietro Ichino, Ricossa,Ricolfi  e tanti altri colleghi economisti veri che insegnano in università top,  che seguo leggo e con i quali,talvolta dialogo, uomini saggi e sapienti che studiano i fenomeni socio-economici e propongono soluzioni siano così poco ascoltati dal sistema Partitico. D'altra parte nel medioevo si usava il rogo per liberarsi da fastidiosi, onesti saggi. Oggi il silenzio. Che occorra un novello Lutero?
 
Caro Professore, la leggo da sempre ed attendo il suo conforto, in attesa (ascolto ora), di andare presto alle elezioni, dopo le quali vedremo le cose con gli stessi occhi ormai annoiati, sulla mappa cambieranno i colori non le persone.
 
Con la massima fiduciosa stima
 
Dott. Emilio Odescalchi
9/8/2010

Egr. Prof. Pelanda,

                                    ho letto l’articolo che parla del rallentamento della crescita italiana in autunno, e come sempre, le mie domande e le perplessità invece di essere soddisfatte, aumentano.

Sono un ‘micro’ imprenditore del sud che lotta tutti i giorni (e le notti) per sopravvivere. In sette mesi ho dovuto licenziare cinque operai su sei per la carenza di commesse e di liquidità. Ho con l’Unicredit un piccolo fido di 20.000 euro (garantito con le proprietà di mio padre). Oggi, per piccoli sconfini, mi è stato chiesto il rientro provocando in me un grande sconforto e determinando una grave difficoltà nella mia azienda. Dove sono finite quelle richieste alle banche paventate in tv da parte delle istituzioni di aiutare le aziende? Io non ho chiesto un aiuto maggiore.

Le ho raccontato questo per farle capire come siano lontane da noi piccoli ed umili queste analisi e che forse la soluzione a tutto non è così difficile, basterebbe ridare valore e libertà a chi produce, a chi lavora con le proprie mani tutto il giorno senza chiedere straordinari, senza aver bisogno dei sindacati o degli avvocati e che quando si fa male si rimprovera da solo e continua senza aver bisogno dell’INAIL. Significa fare un passo in dietro di mezzo secolo? No credo che significhi essere meno utopici e più concreti.

Cosa centra la mia piccola falegnameria con la crisi mondiale? (io vendo nella mia provincia), devo essere contento della crescita? (eppure non vedo aumentare la clientela), perché io microbo della produzione devo soffrire di una crisi che non affama i grandi? (eppure mi basterebbe poco).

Con questo non critico il vostro lavoro di esperti ma penso che manchi nelle vostre analisi le ragioni, l’essenza e la cultura di chi produce.

Io spero che questa mail non servi solamente a me come sfogo, bensì che sia servita anche a lei a capire una realtà molto distante.

La saluto cordialmente

 

Nicastro Antonio

6/8/2010

Gentile professore
sui mercati aperti bisogna ricordare l'esempio inglese all'inizio della
prima guerra mondiale.
L'agricoltura decentrata nelle colonie dove lavoravano degli schiavi, i
sottomarini tedeschi bloccando commerci agli inglesi li ridussero alla
fame.
Non è facile dire ai lavoratori di dislocarsi dove c'è il lavoro. Le
persone hanno affetti, tradizioni, magari anche età diversi, chissà se un
lavoratore di 60 anni si dislocherà altrove con la stessa propensione
marginale di uno di 20.
L'economia dovrebbe essere al servizio delle persone in quanto come
scienza non ha alcun significato senza le persone.
La fisica esisterebbe anche se l'uomo non l'avesse ancora scoperta, Così
come la matematica o la geografia o la musica. La scienza economica invece
studia la forzatura del sistema naturale per produrre cose in modo
assolutamente irrazionale.
Il massimo della produzione vegetale ed animale metro metro quadrato si ha
solo lasciando la selezione naturale agire sul territori.
Prospereranno le specie più adatte al clima alla latitudine
all'esposizione al sole alla chimica del terreno alla quantità di acqua
disponibile eccetera eccetera, la vera “mano naturale” il massimo prodotto
al minimo dei costi.
Non ha alcun senso andare avanti. Lei è come quella persona che si fissa
ad asserire che sole gira intorno al mondo perchè ogni persona di buon
senso non può non osservare altro guardano il cielo. Le convinzioni
profonde fanno parte della persona, cambiarle è impossibile, inutile far
loro osservare osservare che sono “splendide falsità”.
Suo affezionato
giovanni gualtiero

14/7/2010

Chiarissimo Professore, qualche volta lo scrivente è stato critico nei
suoi confronti.
Tuttavia l'articolo odierno su libero dal titolo " Oggi ci salva il
mondo " trova  consenso ed plauso.
Sempre su tematiche economiche ieri è stato inviato al GOVERNATORE di
BANKITALIA
un breve  scritto più sotto evidenziato.
Se Lei, nella fattispecie, può offrire qualche SUA riflessione, voglia
essere generoso.
Se può " batta un colpo ".
Grazie dell'attenzione.
Estremi identificativi a fine alla fine della presente mail.
 Rodolfo ZANCHETTA.

12/7/2010

Alla c.a. Professore
Carlo Pelanda

Ho letto il Suo editoriale di oggi 12 luglio 2010 sul Il Giornale di Vicenza e ne condivido appieno la sua analisi e le conclusioni.
Sotto Le riporto una breve nota che ho inviato di recente (25 di giugno u.s. ) al Presidente del Consiglio on Silvio Berlusconi.
Con cordialità.
Francesco L.
Vicenza
**************************************************************
Liberiamo le imprese dall'oppressione burocratica: le mie proposte

Caro Presidente,
ti ho sempre appoggiato e condiviso le tue idee e proposte.
Pensa, che come presidente del più grande Milan Club del Veneto , l'ho voluto chiamare con il nome di "Luigi Berlusconi".
Mi auguro che quanto promesso per le imprese sia subito approvato. Però sono pessimista!!
Mi permetto di suggerirti:
1) Portare il regime fiscale dei minimi da € 30.000,00 a € 40.000,00. Questa sarebbe vera libertà e sostegno anche ai piccoli imprenditori.
Via burocrazia, denunce, contabilità, si paga le tasse con aliquota fissa del 20%.
Molti giovani potrebbero aprire un'attività e far germogliare il seme imprenditoriale che qui al nord tantissimi hanno nel loro dna.
2) Un piano decennale di riduzione dei costi della pubblica amministrazione con il pensionamento e/o incentivazione all'esodo per 100.000 dipendenti pubblici ogni anno. In 10 anni avremmo 1.000.000 di dipendenti in meno. e tanta MENO BUROCRAZIA!!!
E RISANATO IL DEBITO DELLO STATO!!!!
In questo modo potranno essere ridotte le tasse che favoriranno lo sviluppo delle attività imprenditoriali e di conseguenza l'occupazione, con l'assorbimento anche di parte dei dipendenti pubblici.
Presidente "dati una mossa" avrai ancora più consenso!! .... E DIVENTERAI IL VERO STATISTA DELLA REPUBBLICA ITALIANA RICORDATO NEI LIBRI DI STORIA.
Nel concludere mi auguro di avere suggerito qualche idea interessante.
Cordiali ed affettuosi saluti. Anche forza Milan.
Francesco L., Vicenza

4/7/2010
Prof. Pelanda ....buona sera. Come la stà? La me se venudo in mente mentre ghe scrivevo a un ingegner per un lavoro.
Stavo pensando che i grandi sconfitti de questi ultimi tempi se gli economisti predicatori del libero mercato. El Monti ad esempio el deve andar a nasconderse el deve far come Lippi.
Alla prova dei fatti le teorie del libero mercato le ga portà una grande depression economica.
Come se fa a far el libero mercato in concorenza con la Cina (China per mio bisnono che navigava per el loyd austriaco). La Cina se el capitalismo comunista o el comunismo capitalista con + de 2x10 alla 9 proletari. In questo momento storico el nostro stato dovria tornar all'IRI. Se dovria tornar ad un sistema bancario a partecipazione statale per calmierar el sistema privato. Stessa roba per el sistema industriale. Non disemo che era corruzion, sprechi .....Sprechi corruzion se le perdite del sistema 10, 20% ma el resto serviva.
Oltre queste quattro  .... bale la saludo .... e aspetto una sua risposta.
Walter Trentini Triansitich
P.s.: in ultimo mi penso che sia tutto solo frutto de una strategia geopolitica 
22/6/2010

Caro Professore, leggo - sul Corriere - una dichiarazione di Prodi,
il quale afferma, fra l'altro, che " oggi Sergio Marchionne lancia le
stesse urla che lanciavamo noi (...) dare l'Alfa alla Fiat non fu una
scelta politica". Io rammento che l'Alfa fu offerta alla Fiat(Romiti) che
rispose picche, precipitandosi poi ad accettare l'offerta quando l'Alfa
venne proposta alla Ford. E mi piacerebbe anche ricordare a quale prezzo
Romiti l'abbia acquistata, e quale fosse l'offerta degli Americani.
Sicuramente,
caro Pelanda, i suoi ricordi
sono meno annebbiati dei miei. Un saluto. Avaldi

16/6/2010

Stimatissimo Prof.Pelanda,

Anche se la mia opinione Le interesserà poco, mi permetto di commentare il di Lei essay titolato: ''La Maestrina Merkel sciagura d'Europa''.
Fra 1000 anni gli storici si domanderanno perché la Germania si sia riunita a spese di tutti noi nonostante abbia perso tutte le guerre e non troveranno ragioni loogiche. La DDR non puo' essere maestra per i popoli liberi dell'occidente e la maestrina Merkel viene da là. Io ho notato che la Germania è sempre partita in tromba dichiarando le guerre e,regolarmente perdendole. L'ultima è quella dell'Euro. Qui è tutto da rifare e tutto sbagliato(Gino Bartali docebat). la Maestrina è nel pallone con l'Euro; è impegnata finanziariamente in Grecia,Spagna,Portogallo ed ha paura e coinvolge tutti. Poi quando c'è da prendere vorrebbe essere sola.Adesso si arrangi.
La cosa migliore è rifare una nuova Europa come semplice zona di libero scambio visto che l'unione politica è impossibile a causa della primadonna e di altre primedonne. Adesso basta.Noi abbiamo la linea diretta con: USA,Russia,Libia,Cina e possiamo fare da soli. In più abbiamo il Vaticano come parafulmine altrimenti non ci avrebbe preso in considerazioe nessuno.Schroeder in  Gazprom è proprio una barzelletta alla barba dell'Europa unita.Ma che vogliamo scherzare? Ricominciamo da capo ognuno con la propria moneta e con la propria politica economica e finanziaria ed estera. La pletora di mangiastipendi di Bruxelles e Strasburgo(con le loro migrazioni semestrali di oceani di funzionari ,interpreti,nani e ballerine che ci costano due occhi)deve cessare e cesseranno le spese inutili. Qui in Europa si buttano i palazzi dalle finestre e la gente non arriva a fine mese. La follia europea è finita.Ritorniamo a casa,abbassiamo le tasse,tagliamo la spesa pubblica interna(abolendo anche 8100 comuni) e,con le tasse basse e la lira ritorneremo a produrr e ad esportare.
Saluti.
Giancarlo Politi-pensionato
9/6/2010

gentile professore
e se aumentare la competitività del sistema paese si riandasse ai
fondamenti della dottrina economica moderna: il libero mercato?
mi raccontava il mio professore all'università che l'offerta e la domanda
si adeguano automaticamente impedendo la sottoutilizzo dei fattori di
produzione.
prenda per esempio il mercato immobiliare, se ad un aspirante imprenditore
venisse la voglia di avviare un'attività dovrebbe presentarsi sul mercato
per acquisire un luogo dove lavorare (poi eventulamente dovrà avviare le
pratiche burocratiche).
che trova? prezzi inarrivabili ed un sistema di invenduti spaventosamente
enorme.
non si dovrebbe avviare un meccanismo automatico che avvicina il prezzo
alle esigenze di chi acquista in modo che l'eccesso di offerta venga
riassorbito?
suo
giovanni gualtiero

11/5/2010
Egregio Professore, leggo molto volentieri i suoi articoli su L'Arena, sempre mirati e puntuali su tutto ciò che di economico e non solo, ci circonda. Non vorrei sembrare presuntuoso, ma mi permetto di segnalarle un problema di natura localistica che mi piacerebbe potesse affrontare, contribuendo magari e contenere gli effetti negativi, quando saremo chiamati direttamente a contribuire di tasca nostra per raddrizzare le sorti del nostro paese.Si tratta nello specifico della moltiplicazione di aziende da parte di Enti Locali a detta loro, per maggior efficienza ed efficacia. Anzichè fusioni tra aziende operanti nello stesso settore( trasporti comunali e provinciali) se ne creano di nuove magari per la sola gestione degli immobili. Aziende municipalizzate erogatrici di servizi che creano ulteriori aziende per la distribuzione dei servizi stessi. Potrei continuare ancora ma lei ne saprà sicuramente molto più di me. Non trovo corretto poi che a capo di queste aziende siano collocati amici trombati(elettoralmente) di scarso profilo professionale ma adeguatamente (vergognosamente) remunerati come abili gestori. Si ha l'impressione che l'IRI sia tornato in formato mignon in tante città italiane (Verona compresa). Non pensa che tali comportamenti dei nostri "eletti" possano generare particolari tensioni al momento della resa dei conti? Sperando di non averle sottratto troppo tempo, nel rinnovarle la mia stima, le invio per l'occasione, distinti saluti.    
 
Giovanni, Verona 
9/4/2010

Ho letto l'articolo su libero di oggi e mi permetto un suggerimento, a me
sembra molto rapido, per ridurre la spesa: basta istituire la cassa
integrazione per il personale pubblico (almeno centomila per iniziare),
escludo tassativamente il prepensionamento per evitare nuove riassunzioni.
Alcune valutazioni.
I pubblici dipendenti sono tendenzialmente di sinistra e pertanto il governo
attuale non avrebbe contraccolpi in termini di voti.
Il risparmio sarebbe immediato in riduzione di spesa logistica (energia
elettrica, telefoni, carta, ecc. ed a seguire le locazione di immobili) ed
una riduzione, pur contenuta, delle retribuzioni (almeno 5miliardi subito).
Il rientro dei cassintegrati potrebbe avvenire mediante sostituzione dei
dimissionari chi non ci sta viene licenziato.
Cosa cambierebbe nella pubblica amministrazione: niente, tutto andrebbe
avanti come prima.
Il comune di Novara, per ovvie necessità di riduzione di spesa, è passato da
1000 dipendenti a 900 e non è cambiato niente: i servizi erogati sono quelli
di prima. Mi assicurano che ci sono ulteriori margini di riduzione ad
invarianza di servizi.
Dopo di che avanti con il resto che si vuole un po' più di tempo, ma
prioritariamente SEMPLIFICARE, SEMPLIFICARE, SEMPLIFICARE, sempre in primis
meno burocrati meno burocrazia e probabilmente meno approfittatori.

 Cordialità

Mario Guereschi

17/3/2010

Gentile professore

del suo articolo trovo particolarmente interessante il suo indicare
l'università quale strumento di formazione continua per la popolazione
tutta.

Il sapere è la sola ricchezza che non fa male a nessuno.

È che non ho i mezzi per diffondere le idee ma io il suo "formazione
continua" lo sto applicando da un pezzo per me.

Non mi vuole nessuno perché ho più di 60 anni per il lavoro sono, dicono
loro, troppo vecchio però adesso sto seguendo il corso di statistica
presso l'università di Verona sede di Vicenza, a febbraio ho passato
l'esame di matematica. Non sono riuscito a seguire il corso di informatica
presso scienze naturali e matematiche a Verona, per disgrazie varie.

Cosa ci vuole fare è una società di furboni dediti ai propri vizi la
nostra. Il più grosso furbone governa a Roma. Speriamo bene per il futuro.

Suo

giovanni gualtiero

15/3/2010
Sig.Pelanda,
Rif: Suo Essay su Libero Mercato 16 marzo
Ho letto con interesse il di Lei essay su Libero Mercato principalmente centrato sui ''problemi'' germanici.
Se mi permette, credo sia l'ora della verità poiché il PENSIERO UNICO della favola dell'Euro ci ha già divertito ed ora è il momento di uscirne.
I Motivi:
E' evidente che l'Euro senza una unità politica dietro, o quantomeno unità economica( come dice l'ottimo Jacques Délors) è pura utopia che ora è alle corde poiché il mercato non perdona errori.(vedasi Repubblica di ieri o di ieri l'altro;non ricordo bene in cui DELORS parla molto chiaro)
E' evidente anche quanto dice il Prof:Dani Rodrik della Kennedy School di Harward che ''c'è un'arte nel gioco monetario''(vedasiIL Sole24ore 9.9.2007 che sostiene che una moneta flessibile(cioè svalutabile) è lo strumento necessario ai paesi che crescono).
E' evidente quanto Rampini scrisse del FMI che ha prestato ai paesi in via di sviluppo e che ora,grazie alla moneta nazionale, sono cresciuti ed hanno restituito il prestito al FMI che ora non ha più clienti(salvo la Turchia) e che deve vendere l'oro per avere un po' di liquidità per mandare avanti la baracca.
E' evidente anche che è pura accademia ideologica perditempo quella di cercare affannosamente un fondo che rimedi ai gusti dell'Euro come nel caso Grecia. Questi sono lavori da pool di banche(casomai) che c'entra invocare il FMI o creare altri mostri? Qui non siamo all'università a teorizzare le tesi neoclassiche perditempo ed il Keynesismo demenziale se immesso negli scenari odierni.
BISOGNA GUARDARE SOLO AI FATTI:
Nihil novi sub soli. Abbiamo avuto il SERPENTE MONETARIO e l'ECU che altro non erano che l'Euro ante litteram. Ne siamo usciti(insieme alla volpe Britannica) senza tanti patemi d'animo ed abbiamo ripreso la nostra attività con la LIRA che,nonostante sia stata artificialmente difesa senza nessuna motivazione tecnica se non quella trombonistica di parapatriottismo di maniera BRUCIANDO NEL 1992 INUTILMENTE SUL MERCATO VALUTARIO 75.000 miliardi(miliardi NON MILIONI) di Lire di allora, funzionò benissimo seguendo l'andazzo del mercato delle divise(speculazione compresa poiché la speculazione è un mestiere come un altro)e si deprezzò in maniera tale da favorire le esportazioni e fare girare la macchina dell'economia. La favola che le svalutazioni competitive SIANO un male assoluto è una bestemmia liberistica ed un falso segnale alla gente disoccupata di oggi. L'Euro stesso è una bestemmia del libero mercato poiché esso è stato stampato solo per favorire la Germania AD UNA PARITA'  ERRATA VOLUTAMENTE E FATTA IN LABORATORIO  VERSO LA LIRA. TECNICAMENTE PARLANDO,POI,non puo' esistere che ci sia una moneta unica in paesi eterogenei economicamente,fiscalmente,politicamente,culturalmente come l'accozzaglia europeista che ci RITROVIAMO ADESSO.
L'Euro è come,nel costruire una casa,si incominciasse dalla bandierina da mettere sulla piccionaia della mansarda anziché dalle fondamenta(l'unione politica o economica).
Se siamo usciti dal serpentone, possiamo uscire dall'Euro ed iniziare autonoma politica produttiva ed esportativa. Qui con la BCE che ha difeso a spada tratta la lotta all'inflazione poiché guidata con criteri germanici(memori della demenziale iperinflazione di Weimar che è la loro ossessione),rischiamo di avere inflazione ZERO solo perché si è già uccisa l'economia. Che l'economia sia fortemente ferita sono i fatti a dimostralo.La Germania volle l'Italia nell'EURO solo perché la Confindustria tedesca temeva la nostra concorrenza nell'esportazione. Allora a testa bassa,certamente per leggerezza valutativa,entrammo nel giro.
Con l'Euro raddoppiato sia nel mercato domestico che nella parità con il Dollaro, il nostro mondo produttivo si è INGRIPPATO; non ha più ordinativi, ferma la produzione,dilagano i licenziamenti. Bel programma dal 1997 ad oggi!!! Meglio morti che con l'inflazione? NO!! Meglio un po' di inflazione che fa girare il motore e che risolve tutti i problemi monetari trascinado per simpatia anche quelli economici.Demonizzare la SANA INFLAZIONE è andare contro le idee di Luigi Einaudi che ne sapeva molto più di questi soloni moderni.
Quindi la Germania,la Francia, la Spagna ecc. corrano da sole. Io non ci sto a mantenere la pletora europea che legifera sui cetrioli,che ha tolto potere alla nostra banca centrale, che ci scippa il vino l'olio,il latte,il turismo. Preferisco trattare direttamente con USA,RUSSIA, CINA,INDIA anziché tramite un'Europa che è una nuvola inconsistente dal lato pratico.
Io indico anche alcune soluzioni che sono controcorrente(talvolta) ma che sono dettate dalla pratica svolta da me sul campo per circa 50 anni. Ho imparato molto dai fatti e niente dai professori.
Se ha voglia di leggere, mi farà piacere e mi farà piacere conoscere le Sue CONTRODEDUZIONI su quanto scrivo(PREFERIBILMENTE BASATE SU DATI CONCRETI E NON SUL PENSIERO ACCADEMICO CORRENTE). PERALTRO QUANDO SI SCRIVE SUI GIORNALI BISOGNA AVERE ANCHE LA PAZIENZA DI ASCOLTARE LE OPINIONI DEI LETTORI. Veda sotto:
 USCITA DALLA CRISI
Darò la ''ricetta ''verso la fine di questo scritto.Sono però necessarie le premesse sottostanti(che vanno lette attentamente per comprendere il finale)
Si puo' tentare di uscire dalla crisi appoggiandoci sulle nostre risorse(anche agricole,come vedremo di seguito) poiché ricorrere all'aiuto europeo è pura immaginazione; l'Europa è un ectoplasma artificiale che osteggia la nostra agricoltura,banalizza i vini,ci rema contro sempre e comunque.
Questa Europa ha tradito le nostre radici Cristiane(infatti i Cristiani,anche a causa di questo lassismo, sono ora perseguitati in Sudan, Egitto,Indonesia,India ecc.,proprio perché l'Europa è vigliacca e non li difende rinnegando se stessa).
Questa Europa ha tradito i grandi padri fondatori: De Gasperi,Adenauer,Schumann,Délors che volevano un' Europa politicamente unita; invece questi quattro ''soloni'', in salotti riservati, hanno inventato solo un pezzo di carta(l'Euro) che scricchiola da ogni dove e la cui rivalutazione(il Dollaro si è vendicato) inibisce ed ostacola le esportazioni dell'eurozona e,soprattutto, quelle dell'Italia.
Questa Europa ha costruito una BCE che insegue ossessivamente la lotta all'inflazione(non sa fare altro) poiché la banca è comandata dai mitteleuropei che sono ossessionati dai fatti della Repubblica di Weimar e non sanno muoversi da lì. La lotta ossessiva all'inflazione è puro ''caso di scuola'' solo accademico e per niente pratico. Si sono tenuti alti i tassi per ''drenare'' liquidità(secondo il manuale Cencelli dell'economista accademico) mentre il mercato diceva il contrario. Solo molto tempo dopo l'Europa si è svegliata ed ha abbassato i tassi; ma era tardi; il malato stava morendo.
Molte grandi banche si sono occupate solo di fare finanza fine a se stessa. Ora non sappiamo quali e quanti derivati tossici siano in circolo e non sappiamo quando esploderanno e quali danni faranno.
In tutta questa scena fanno eccezione le Banche di Credito Cooperativo che, essendo piccole e locali, sono inibite dall'andare dietro alle mode ''milanesi''(poi ti dirò cosa intendo per mode ''milanesi'').
Infatti i dipendenti delle piccole BBCC vivono a fianco della clientela, sia durante l'orario di lavoro, che dopo nella vita di paese. Non possono permettersi,quindi, di fare grosse bischerate ''para-finanziarie'' né possono non rispondere tempestivamente alla clientela.
Ci ha visto bene Tremonti in queste banchine(4000 e più sportelli in tutta Italia di cui 400 circa nella mia Toscana, dove,inter alia,è nata la più antica Cassa Rurale nel diciannovesimo secolo,grazie ad un parroco di campagna che voleva così combattere le usure alla povera gente) che-insieme ai 14.000 sportelli postali dovrebbero costituire la più grande banca diffusa a livello popolare).
Prima di passare ai rimedi( in cui si inseriscono anche l'agricoltura e l'agriturismo,cenno a riforme organizzative delle grandi banche che, verticizzate come sono e con centri deliberativi lontani dalla base operativa delle filiali periferiche,assumeranno sempre decisioni non confortate dalla conoscenza diretta del cliente(tramite la PLAY STATION  di Basilea 3) e c'è da scommettere che certe decisioni saranno spesso sbagliate poiché basate solo su carteggi senz'anima ;decisioni assunte da funzionari anonimi che non conoscono i clienti da vicino. Le BBCC,invece,vivono ed operano sul campo ed assumono decisioni(giuste o sbagliate) in brevissimo tempo dando risposte(positive o negative) alla clientela. La clientela vuole chiarezza. Anche negare con velocità una linea di credito immeritata è ''trasparenza''.La gente cerca questo dalle banche).
Per le grandi banche( o almeno per molte) avrei la seguente idea:
eliminare le loro filiali fisiche(che costano un occhio di mantenimento e di manutenzione) ed usare massicciamente la telematica per sportelli fisici di ''reti amiche'' quali intermediari nelle operazioni.
Tali reti amiche dovrebbero essere:
Per il ''corporate'' ed il ''retail'' i 4000 sportelli delle BBCC
Per il retail: i 14000 sportelli delle Poste nonchè: pompe di benzina, uffici dei professionisti, ricevitorie e tabaccherie, piccola e grande distribuzione.
Il personale bancario attuale è da smaltire con pre-pensionamenti e,se troppo giovane, da mandare ad istruire le ''reti amiche'' con compensi fisso-variabile intelligenti. E ciò fino all'età della pensione o delle dimissioni volontarie. Meglio questo riciclo che eventuali licenziamenti collettivi nel caso le banche non guadagnino più come una volta.
Con i tempi che corrono non ci sono troppe alternative, ''tertium non datur''. Il lavoro non si inventa a tavolino; se non c'è, non c'è. Con questa crisi, sempre meno aziende sono finanziabili ed il piatto(del bilancio bancario) piange. CON LE RETI AMICHE SAREBBERO ABOLITI I COSTI FISSI E SI POTREBBERO PRATICARE BUONE CONNDIZIONI ALLA CLIENTELA.
Queste sarebbero le famose economie di scale vere e reali.
Invece,al momento, nelle grandi banche è spesso prevalso il concetto  moda ''milanese'' che nulla ha a che fare con l'operosità dei meneghini. Infatti a Milano i meneghini sono spariti e sono arrivati i provincialotti che si sono spacciati per efficienti . In realtà questi soggetti hanno incominciato a copiare(male) ed acriticamente tutto quanto venisse dall'estero. Insomma hanno rinnegato le nostre tradizioni bancarie nate all'indomani dell'Unità d'Italia (BBCC fondate dai preti di campagna per combattere le usure alla povera gente a causa della introduzione della Lira al posto delle varie monete italiche pre-unitarie) ed hanno incominciato a fare la controfigura ridicola xenofila del mondo bancario degli degli anglo-americani' SENZA AVERNE LA STRUTTURA.
In sostanza hanno scimmiottato il mondo ANGLO per apparire chic; ma hanno preso il peggio: si sono messi a fare solo finanza dimenticando il cliente e si sono riempiti la bocca di termini ANGLO che non sanno neppure pronunciare poiché si ostinano a parlare scioccamente inglese(anche quando non ce ne è bisogno) senza avere avuto l'umiltà di studiarlo. Pronunciano le parole come Stanlio e Ollio in un para-milan-english con accento tonico sulla prima sillaba. SE parlassero come mangiano sarebbe meglio..
Il male è che hanno inteso avere bilanci buoni non investendo nel personale( le ''human resources'' dicono loro per riempirsi la bocca) e senza tracciare programmi di medio lungo termine per cercare di sapere ''cosa fare da grandi', ma hanno beceramente solo tagliato i costi'(come avrebbe fatto il primo bischero o il primo uomo della strada)esiziali per l'azienda. Si sono appiccicati l'etichetta di Managers e,scodinzolando in riunioni ove si sono parlati addosso, hanno bruciato i tovaglioli per fare cenere per avere l'annual report performed(come dicono pomposamente anziché parlare come mangiano).
Insomma(lo rileva egregiamente Giuseppe Vigorelli) hanno distrutto ricchezza futura e potenziale per avere guadagni immediati anno per anno da mostrare al CDA(che li avrebbe dovuti cacciare). Così con due-tre anni di guadagni(rubati al futuro proprio distruggendo i tovaglioli a termine per avere cenere a pronti) si facevano il nome di grandi managers e ricevevano premi.
La colpa non è di loro;la colpa è di chi li ha pagati e non li ha presi a calci nelle terga.
Questi sono i modelli di una America deteriore(l'altra America è grande e seria) che il  provinciale nostrano ha importato con i risultati che vediamo.
Peraltro in America questi pseudo dirigenti erano stati formati in Università dove accademici immaturi insegnavano nei Campus(ghetti di studenti cui viene insegnato il pensiero unico omologato) e riversavano i loro complessi di inferiorità(rispetto agli imprenditori iper-maturi)sui loro studenti quali loro protesi fisiche.
Il trucco consisteva nel ''vendere''prodotti finanziari con provvigione cosiddetta ''upfront''(cioè immediata) anziché la saggia provvigione a cose andate a buon fine dopo diversi anni di attività(Come avrebbe fatto un saggio contadino toscano con la licenza media).
Se li avessero pagati a valle anziché a monte, tali managers avrebbero evitato i disastri finanziari attuali.
Ed ora veniamo ai disastri finanziari;la crisi insomma:
Gli accademici(che continuano a parlarsi addosso)seguiti da alcuni giornalisti che di economia spesso sanno poco e che spiegano le cose che non sanno, hanno diffuso il verbo della CRISI finanziaria. Ma in realtà la crisi finanziaria è solo il pallido riverbero della crisi vera: QUELLA ECONOMICA.(Troppi ''Soloni'' fanno confusione fra i due termini).
La Crisi è nelle COSE(reali e tangibili); poi scende nella finanza(che ha moltiplicato con il pantografo finanziario-swap ecc.-la crisi delle cose facendo circolare carta finanziaria almeno venti volte superiore alle cose reali che essa rappresenta).
Il meccanismo della crisi planetaria è il seguente(lo ripeterò anche dopo):
1.La velocità di informazione e di produzione ha prodotto TUTTO e di PIU' nel mondo
2.Tutti abbiamo comprato tutto nel cupio dissolvi del consumismo folle(che anche la Chiesa aveva deprecato una ventina d'anni fa)
3. Adesso tutti abbiamo le case piene di cianfrusaglie e non compriamo più nulla(solo il necessario:prodotti agricoli ad esempio)
4:Non comprando più nulla, le fabbriche si fermano e CHIUDONO.
5.Chiudendo, mandano a casa la gente che,disoccupata, non compra più(aumenta il numero dei NON COMPRATORI).
6.Le banche non prestano ad aziende CHIUSE; ed ecco che calano anche i bilanci delle banche
7.Se le imprese chiudono, si chiude ,anche il rubinetto delle imposte pagate all'erario
8.Se mancano le imposte e tasse con che si va avanti?
Sotto indico una soluzione ITALICA( o,meglio, un tentativo) ma prima voglia anche scrivere della cavolata dei BOND ARGENTINI.
la soluzione ''Argentina''sarebbe stata facile solo se la cosa fosse stata affrontata nei suoi termini reali:
SAREBBE BASTATO CHE UNA BANCA ITALIANA LUNGIMIRANTE AVVESSE OSSERVATO L'IMPORT ITALIANO DALL'ARGENTINA(enorme e fatto di MOLTISSIMI prodotti dell'agricoltura) e la pochezza(in termini assoluti) del debito pubblico argentino in  mano agli italiani ed avesse fatto due conti e fosse partita verso Buenos Aires per incontrare le banche argentine cui avrebbe dovuto proporre la seguente soluzione bonaria del problema:
Le banche argentine(su spinta di una banca italiana intelligente) avrebbero dovuto convincere la loro clientela, che esporta in Italia, a farsi pagare dagli Italiani le fatture al 90% con i mezzi tradizionali ed il 10% con BOND ARGENTINI raccolti in Italia. Con tali Bond gli Argentini avrebbero dovuto pagare le tasse in Argentina. IL Cerchio si sarebbe chiuso in pochi anni senza ricorrere ai Tribunali che hanno risolto poco o nulla.
Tale banca italiana avrebbe dovuto fare da collettore dei Bond Argentini in Italia pagandoli al 100% del loro valore faciale ai risparmiatori Italiani(oggi essi prenderanno si  e no il 20%):. Una banca ancora più vispa avrebbee dovuto pagarli al 95% guadagnando il 2% per sé ed il 3% da dare agli importatori Italiani per invogliarli ad accettare la procedura. Tutto sarebbe stato liscio. Ma nessuna banca ha alzato lo sguardo oltre la siepe per risolvere queste cose.
FORSE SI SAREBBE ANCORA IN TEMPO A MUOVERSI IN QUESTA PROSPETTIVA.Potrebbero fare ancora questo passo le banche. Se non lo fanno le banche grandi lo facciano le attive BBCC. Non tutto è finito.
In tanti casi molti giornalisti e  molti supposti economisti hanno dipinto questa crisi globale come ''crisi finanziaria e delle banche''.
Questa mi pare una limitazione culturale e pressappoochista nell'esame del problema; io credo che la crisi sia nelle COSE, oltre che nella finanza ,che è la cugina soft dell'economia. l'ECONOMIA è FATTA DI PRODOTTI E SERVIZI E LA FINANZA E' FATTA DI CARTA CHE MISURA I MOVIMENTI ECONOMICI.
Questa crisi globale sia spiega terra terra senza argomenti dei soliti Soloni e cioè(riassumo quanto un po' detto sopra):
la tecnologia e le comunicazioni hanno talmente accellerato i tempi di produzione che adesso tutti abbiamo tutto(fuorché i poveri ovviamente) ed avendo tutto, abbiamo smesso di comprare,e,per conseguenza le fabbriche hanno smesso o smetteranno di produrre e,per conseguenza, c'è e ci sarà disoccupazione.
LA DISOCCUPAZIONE è la crisi vera ,reale,tangibile.Il resto è accessorio. Con i disoccupati,inoltre, mancheranno consumatori e,mancando consumatori, saranno frustrate le volontà di investire nuovamente per produrre.
L'imbecillità del consumismo, che portava a comprare per consumare e distruggere, è arrivata al capolinea.
Ora nessuno sa da dove ripartire per produrre cose utili e vendibili; e ,se vendibili, vendibili a chi? Non certo al mondo occidentale(che ne è pieno). Solo certe cose possono essere vendute al mondo orientale(CINA in testa) purché non siano cose manufatte che i Cinesi ormai fanno meglio di noi.
Però le banche(le BBCC che conoscono il territorio) hanno un grandissimo NETWORK di altre banche corrispondenti nel mondo intero.
Potrebbero sfruttare questa grande rete per esportare i prodotti tipici italiani, sia ai DIPENDENTI di tali banche estere, sia alla loro clientela. I prodotti tipici italiani sono specialmente quelli agricoli(olio,vino,cibi genuini) nonché quelli TURISTICI(soggiorni in agriturismo sotto la regia delle BBCC in maniera da dare grande serietà alle prenotazioni ed alle caparre per evitare truffe dei pochi o molti tour Operators che falliscono con i soldi dei clienti in mano)
L'Italia è anche la depositaria del 40% delle opere d'arte mondiali, è la sede del Papato, ha produzioni agricole tipiche(vino,olio,altro).
Possiamo vendere questi prodotti  ANCHE ai CINESI attraverso il TURISMO. Il Turismo è il petrolio italiano lasciatoci dai nostri Padri(le opere d'arte).
Esistono circa 400 milioni di cinesi ricchi e ricchissimi che,sicuramente, hanno fame di cultura occidentale. Devono essere conquistati almeno in parte. Essi risolverebbero molti nostri problemi economici poiché attorno al turismo c'è tutto un indotto collaterale che genera occupazione. La condizione è che le cose si facciano in  maniera organizzata e seria: Solo la serietà ,alla lunga, paga.
Però dovremmo avere l'accortezza di CONQUISTARCI i CINESI come soci in affari; solo allora sarebbero invogliati,tecnicamente, a venire a fare i turisti in Italia.
I Cinesi (stato sovrano) sono pieni di Dollari USA poiché sono i massimi sottoscrittori del debito pubblico americano. Si puo' dire che sono prigionieri di questo investimento che rischia di deprezzarsi ma,ormai, sono costretti ad aumentare le sottoscrizioni in Dollari USA per evitare la caduta di valore e ciò in un looping straziante(finanziariamente parlando).
Allora perché non invogliarli ad investire in EURO nel debito pubblico italiano e nelle imprese italiane? E ciò in due maniere:
a)nelle imprese italiane: attraverso prestiti standard ed attraverso prestiti con opzione di conversione in capitale di partecipazione.
b)nel debito pubblico italiano: attraverso la sottoscrizione di un debito pubblico IRREDIMIBILE(c'è già il ''precedente'' della Rendita Italiana 5% del 1935) i cui fondi ,raccolti dal Tesoro Italiano, potrebbero essere destinati alla estinzione del debito pubblico corrente(il Leviathan che ci opprime)così da avere le mani libere per ridurre massicciamente le tasse(tasse, imposte, tributi in genere,contributi ecc.).
La tassa ideale per ripartire sarebbe una FLAT TAX(prendiamo l'esempio del Cile che la introdusse nella misura del 10% e fece ripartire l'economia che ora va bene) con l'abolizione di qualsiasi altro balzello.
Solo allora le aziende se la sentirebbero di investire capitale proprio. Diversamente,con l'oppressione fiscale e contributiva attuale del 65% circa, nessuno se la sente di investire né di andare avanti con le imprese ancora attive. Queste imprese furono fondate dai padri; i figli non se la sentono di rimangiarsi quanto i padri hanno accumulato. E' pensabile che tirino giù i le saracinesche. E poiché al 90% si tratta di PMI, se chiudono le PMI, chiudiamo tutti. E' quindi imperativo impedire la chiusura delle imprese che occupano gente.
Se un bel debito pubblico IRREDIMIBILE fosse sottoscritto dai Cinesi(cedola al 4% annuo) e la durata fosse 40 anni, i Cinesi farebbero un affare poiché la duration di 30 anni al 4% farebbe riportare loro a casa il capitale investito(quindi il debito sarebbe sostanzialmente restituito e non irredimibile) ed i restanti 10 anni avrebbero una cedola di buoni interessi. Anche l'Italia farebbe un grosso affare poiché troverebbe il salvatori. Infatti ''business is business if both fit''. Gli affari si fanno sempre in due.
Tutto sta a sollecitare nelle maniere dovute i CINESI (ma anche gli Indiani).Per questo spero fortemente nei PRATESI che hanno la comunità cinese più grande in Europa. Infatti a PRATO c'è sempre stata una bella inventiva. Curzio Malaparte in Maledetti Toscani esalta i PRATESI a tal punto che dice(cito a memoria): I Toscani non hanno grossi difetti; ma un solo è gravissimo: NON ESSERE TUTTI PRATESI.
Se questa gente partecipasse con il proprio danaro alla ripresa italiana e,specialmente se partecipasse al capitale di tante aziende(agricole in testa), l'Italia avrebbe canali preferenziali nella esportazione di olio e vino di pregio in tali paesi nonché di prodotti altamente tecnologici.
Poi, se mi è permessa una nota sociale e civile, ciò avvicinerrebbe ancora di più i popoli. Anche ai fini della nostra cultura e tradizione religiosa l'oriente(novelli Magi)prenderebbe contatto con i nostri valori spirituali.
('' verranno dall'oriente e dall'occidente popoli'' -cito a memoria- in aggiunta al popolo della rivelazione. Mi ricordo un ''grande siculo-fiorentino(Giorgio La Pira) che diceva queste cose). Avvicinare i popoli con l'economia può portare ad avvicinarli anche ad i nostri valori spirituali.
A tale scopo funzionarono la scoperta dell'America ed i viaggi di Marco Polo e di Matteo Ricci in Cina.
Puo' essere un sogno quanto ho esposto ma,così come siamo messi, se non ci attacchiamo al sogno ci attacchiamo al..tram.
IO CREDO CHE SE QUESTE IDEE ANZICHE' ESSERE ESPOSTE DA UN PENSIONATO COME ME FOSSERO ESPOSTE DA GENTE CHE CONTA,ATTECCHIREBBERO. ECCO PERCHE? SCRIVO A LEI Saluti.
Giancarlo Politi pensionato (classe 1941) in VINCI(Firenze) 
 P.S. VINCI  è proprio della città natale di Leonardo da Vinci
3/2/2010

Gentile professore

far decidere ai politici o agli economisti cosa deve fare una banca credo
sia il punto di partenza di una tragedia.
Però nemmeno i banchieri sono infallibili.
Dividiamo il problema
banche in libero mercato: numerosissimi istituti che si fanno concorrenza
l'un l'altro e se un numero ragionevolmente piccolo salta, non succede
niente.
Oligopolio: se una banca salta è una tragedia.
Il libero mercato nel credito è ancora possibile?
Ripristiniamolo, ma temo che servirà una decisione politica le banche da
se non si frammenteranno di certo.
Ci teniamo l'oligopolio?
Allora bisogna evitare che la collettività corra a salvare i banchieri
incompetenti. Servono un minimo di regole perché poi a pagare sono i
cittadini e a guadagnare gli azionisti/dirigenti. Un furto.
Suo
giovanni gualtiero

12/1/2010

Salve, leggo spesso la sua rubrica su La Voce FC.
Volevo semplicemente comunicarLe il mio appoggio proprio sul merito di come Lei affronta le tematiche: vedi la riforma fiscale.
Cordilamente

Furani Michele (FC)

12/1/2010

gentile priofessore
non mi preoccuperei per una riduzione delle spese pubbliche
Padron Berlusconi quando estrasse dal cilindro la riforma fiscale asseri
che una diminuzione forte delle aliquote avrebbe comportato un aumento del
gettito tributare, vedi curva di Lafer, ed elezioni di Regan.
o ciò non è mai stato detto da Maidettodichiamarmiberlusconi Berlusconi?
suo
giovanni gualtiero

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