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Carlo A. Pelanda
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Lettere a CP del 2006

25/12/2006

Sono un lettore del “il Giornale”, concordo e mi congratulo con Lei Sig. Pelanda, ne faccia su questo argomento una battaglia

del giornale e Sua, su questi aromenti il centro destra deve focalizzare le attenzioni sia sui media che in parlamento, se neces-

sario ritorniamo in  piazza………Grazie siamo con Lei ed il giornale…….Auguri di Buone Feste…….. Goffredo, Piergiorgio e tanti 

altri amici…….

25/12/2006

Grazie a chi si interessa delle brutalità che ci fa ingoiare questo governo . Io comune mortale nulla posso fare oltre a ringraziare chi ha la possibilità di far sentire la propria voce .W  L’ITALIA . W BERLUSCONI . W LA CASA DELLA LIBERTA . ABBASSO CASINI CHE HA FATTO PERDERE LE ELEZIONI ALLA DESTRA .

Grazie ancora a chi ci offre la possibilità di esprimere il nostro pensiero . Cordialmente IV

25/12/2006

Chiar.mo Prof. ,

ho gradito,in modo particolare, il contenuto del Suo articolo, scritto su "Il Giornale" del 24/12/06, dal titolo : I conti e il mistero di quei 25 miliardi.

Sento il dovere di rivolgermi a Lei, per confessarLe che spero proprio che la CdL non "passi sopra" ,oggi, a quel "falso in bilancio pubblico", per ritrovarsi nel 2007 anche beffata dal sicuro sbandieramento governativo di quel "miracoloso" risanamento finanziario di quei magnifici 25 miliardi di euro.

Se tutto ciò fosse invece avvenuto in una società di capitali, costituirebbe un "falso in comunicazione sociale", denunciabile pubblicamente e perseguibile giuridicamente, con attivazione certa ed immediata da parte di quella componente sociale che si sentisse defraudata.

Perchè la CdL non si attiva affinchè venga "certificata" pubblicamente, con ogni mezzo di prova, l'occultamento di questa questa preziosa eredità?

Mi auguro che, sempre la CdL, non "dorma" su una questione così importante per il presente, ma ancora di più per il futuro.

Tanto Le dovevo,ringraziandoLa anticipatamente per il tempo accordatomi, mentre con l'occasione Le porgo i miei più sentiti saluti.


Uberto Carafoli

20/12/2006

Caro Prof. Pelanda,

 

A scuola, quando prendevo un brutto vuoto, e capitava spesso, cercavo di giustificarmi dicendo: “Il tale (compagno di classe) ha preso ancora meno”. Al che mia madre replicava: “Non devi guardare in basso ma in alto, verso quelli che fanno meglio di te, non peggio”. Indirettamente mi faceva la morale e faceva bene, poiché contemporaneamente m’indicava la via da seguire. 

Questo ricordo mi è tornato in mente leggendo, su Il Giornale di Milano del 3 dicembre, il titolo: “Ai moralisti consiglio la Corea del Nord”, seguito da un’intervista di Eleonora Barbieri a Vittorio Messori, “scrittore cattolico”. Il quale, con una battuta, invita i moralisti guastafeste, che stigmatizzano il consumismo del Natale occidentale, ad andare a festeggiarlo in Corea del Nord. Certo che, come già rilevato a proposito dei voti a scuola, per ogni situazione brutta ce n’è sempre una peggiore. Ma sicuramente anche una migliore, basta cercarla. Cosa che il Messori non fa; anzi si accontenta del “meno peggio”, cioè del consumismo nel quale vede “una tendenza con cui bisogna fare i conti: la nostra società è basata anche su ciò che un moralista considera sprechi “. Poi aggiunge: “Dire che il Natale sia ridotto a una festa di consumi è ormai una banalità. Tali invettive non fanno i conti con la realtà mondiale che è basata sul consumo”.

Ragionamento nel contempo subdolo e riduttivo. Subdolo perché nega ai moralisti il diritto di esprimersi, ridicolizzandoli. Cos’è? la voce della morale deve essere zittita? Come si può pensare di correggere un difetto, qualunque esso sia, se non in base a consigli di tipo (me lo auguro) morale?

Riduttivo perché, se prendere atto di una situazione significa accettarla così com’è, anche se non soddisfa, senza nemmeno sognarsi di poterla correggere (con l’alibi del falso realismo), allora la via del meglio sarà sempre e comunque preclusa; il che, con tutti gli scompensi e le storture che esistono al giorno di oggi, sarebbe da rinunciatario oltre che da cinico irresponsabile. In pieno contrasto con il messaggio del cristianesimo che ogni scrittore cattolico ben conosce.

Per cominciare a valutare gli effetti del consumismo, basta rifarsi alla definizione che ne dà una qualsiasi enciclopedia dell’economia; ad esempio quella della De Agostini del 1998:

«Consumismo, orientamento, diffuso in vasti settori delle società moderne e incoraggiato dalle tecniche pubblicitarie, verso il consumo di quantità sempre maggiori di beni e servizi, indipendentemente dai veri bisogni.»

I danni del consumismo si desumono direttamente dalla definizione. Se io consumo più di quanto ho bisogno reco danno: 1°) a me stesso (mentre consumo, esageratamente, non faccio altro, come leggere piuttosto che passeggiare o ascoltare musica, perciò mi auto-limito, spesso non comunico, mi chiudo nella mono-dimensione del puro materialismo); 2°) agli altri, accaparrando per me, che sono già sazio o provvisto di quanto serve, risorse che potrebbero servire per fini utili.

L’insofferenza che si nota fra i benpensanti contro le critiche al consumismo è legata a molti fattori. La popolarità dell’equazione (errata) consumi = crescita o, ancora più sbagliata, consumi = progresso. Forse un vago senso di colpa nei ceti (sempre meno numerosi?) educati a pensare che il materialismo, da cui discende il consumismo, sia in contrasto con l’ideale cristiano. Soprattutto la difficoltà estrema di trovare una via percorribile verso il meglio, un’alternativa valida al consumismo come strumento di sviluppo. Un po’ la quadratura del cerchio.

Probabilmente si riuscirebbe a venirne fuori, domandandosi qual è il contrario del consumismo. Premesso che consumismo significa “consumare troppo”, quindi ha una sua valenza numerica/ quantitativa, il primo contrario/ correttivo che viene logicamente in mente potrebbe essere “generare risorse”.

Esempio (mondo occidentale): fra gli articoli di consumo più diffusi, molti sono fatti di plastica che è un derivato dai sottoprodotti del petrolio, quindi da una risorsa non rinnovabile anche se si esaurisce lentamente. Esistono tecniche, ormai assodate, per il recupero e il riciclaggio dei materiali plastici. Pertanto se in un determinato arco di tempo, in una determinata area geografica, la quantità di plastica utilizzata per la produzione di articoli destinati al consumo è uguale alla quantità di plastica riciclata (previa raccolta differenziata presso le imprese e la popolazione, ecc.), il “bilancio consumistico” di questo materiale sarebbe in pareggio, quindi situazione ideale o perlomeno accettabile.

Altro esempio (zona sub-sahariana): le popolazioni locali fanno anche chilometri per andare a tagliare le piante delle quali si servono come combustibile per cucinare o altro scopo. Il relativo “bilancio consumistico” sarebbe in pareggio (per modo di dire) se, in un determinato arco di tempo, i quantitativi prelevati fossero, in qualche maniera, contro-bilanciati dal numero di arbusti ripiantati sul territorio.

Salta agli occhi le difficoltà non tanto concettuali per l’elaborazione d’ipotetici bilanci consumistici (chi se ne frega delle statistiche!), quanto di ordine logistico per una migliore distribuzione delle risorse.

Comunque la via per un futuro migliore, che c’è da augurarsi non sia troppo remoto, è una sola: attraverso migliaia e migliaia di realizzazioni concrete, controbilanciare gli sprechi del consumismo con la creazione di risorse, dando naturalmente per scontato che il minor consumo di per sé è una risorsa. Ecco perché contestare per principio chi critica il consumismo è un controsenso economico, un gigantesco assurdo.

Cordialmente

Max Ramstein

15/12/2006

Gentile Prof. Pelanda, sono uno studente di Finanza  presso la Bocconi.
Le invio delle riflessioni che facevo circa la cessione di Alitali che mi
piacerebbe condividere con lei.

Con stima,
Pasquale Ingino

"CESSIONE DI ALITALIA da parte del governo, suo attuale azionista di
controllo (49,9%).

Il progetto di cessione della compagnia di bandiera prevede alcuni
elementi su cui occorre riflettere:
1-la short list dei potenziali acquirenti sarà compilata valutando non
il prezzo di acquisto della compagnia, bensì il piano industriale
presentato dal potenziale acquirente;
2-condizioni restrittive sulla gestione della stessa: ad esempio, non
dovrà esserci riduzione di personale;
3-una clausula di lock in, sarebbe a dire: tu che acquisti non puoi
disinvestire per 1-3-5 anni;
4-oggetto d?offerta sarà il 30,1% delle outstanding shares della
stessa, con successivo obbligo di OPA totalitaria: in breve,
l?acquirente potrebbe ritrovarsi tra un anno ad essere l?azionista
unico (del 100%) dell?azienda.
Tali sono le idee espresse dall? Esimio Professor (w l?Italia
meritocratica!) Prodi a riguardo (tra l?altro a mercati aperti, mmah),
pur non essendo ad oggi il bando non ancora disponibile.

Riflettiamo sui 4 punti proposti, cercando di capirne il significato:
1-In una economia moderna, in una economia di Mercato, in una economia
Occidentale, le transazioni ?soprattutto se di società quotate-
avvengono in virtù del sacrosanto principio della Trasparenza, la cui
santità è sancita da secoli di teoria economica, dalla prassi dei
mercati, e dalla UE.
L?utilizzo del piano industriale (piuttosto che del prezzo) quale
criterio di scelta dell?acquirente deroga a tale principio.
In breve e semplificando: dati due potenziali acquirenti, nell?ipotesi
che chi investe lo fa per ricavare profitti e non sia fuori di testa,
se ve n?è uno che ritiene di avere un piano industriale migliore
dell?altro, ciò risulterà nel prezzo offerto per l?acquisto
dell?azienda stessa.
Pertanto scegliere in virtù del piano industriale e non del prezzo
sottende una logica altra rispetto alla annunciata volontà di
?garantire stabilità e certezza? (cito Prodi) ad Alitalia: vuol dire
scegliersi l?acquirente ?semmai garantendogli condizioni d?ingresso di
particolare favore-. Potrebbe voler dire farsi un amico in più
(ricordate Soros?) o ricambiare un favore ad un vecchio amico
(Debenedetti?).
Da buon governo un po? post -(ma non troppo post) comunista ed un po?
figlio dell?IRI, il suo modus operandi è testimone di una chiara
volontà di dirigere il Mercato, è il manifesto del principio: il
Mercato non si autodetermina (così come in tutte le economie
Occidentali), il Mercato lo fa chi comanda. L?URSS docet.

2-Constatato che le compagnie aeree oggigiorno non possono più contare
sui ricavi ?a causa dell?incertezza della loro dinamica (terrorismo,
petrolio, TAV,etc)-, stando la sfida competitiva nel taglio dei costi,
date l?enorme rigidità della struttura di costo di Alitalia -imputabile
in larga parte al costo del personale, che mi fa sì che Alitalia perda
?1 mln al dì nonostante abbia gli aerei pieni- e la nota sovrabbondanza
di personale dell?azienda, ha ragione quel Luca (di sinistra) quando
afferma: ?Non si può non ridurre il personale, non si può imporre di
mantenere nel business anche le rotte su cui si perde: gli imprenditori
non sono dei kamikaze!?.
La lobby dei sindacati da una parte e il governo che di economia non
capisce un tubo dall?altra ignorano?

3 e 4-Imponendo tali condizioni si elimina automaticamente dal novero
dei potenziali acquirenti i fondi di private equity, che sono gli unici
che potrebbero esser capaci di dare un futuro ad Alitalia, date le
condizioni in cui essa versa, viste le masse da essi gestite,
l?esperienza nelle ristrutturazioni aziendali, la capacità manageriale,
gli incentivi che hanno ad operare con diligenza (leggi: profitti).
Ancora: quale investitore ?se non un fondo di private equity o
speculativo- potrebbe mai acquistare il 100% (secondo Citigroup, pari a
circa ?1,2mld) di una compagnia che ha una rischiosità alta e fattori
di rischio (leggi ?tra l?altro- sindacati) difficilmente gestibili?

Signori, se questo è quanto il mio governo riesce a produrre, io a 23
anni, laureando in finanza, penso di essere maturo e competente
abbastanza per aspirare al Ministero dell?Economia. Modestia a parte.

P.I.

8/12/2006

Davvero ottimo il tuo intervento sul Giornale di stamattina! Un problema: la distanza, per non dire l'estraneità, della "plebe" da un Terzo o Quarto Stato. Temo che tu sottovaluti la complementarità organica fra questa "plebe" e l'Oligarchia che di fatto avanza e distrugge sulle due sue gambe di Sinistra e di Destra. Tremonti, ad esempio, ne costituisce una organica ed intelligente visione prospettica. Dovrebbe dirci qualcosa la scelta della Rai Tv de Sinistra e la "grande stampa" Repubblica-na. Comunque, bravo e grazie.

Tuo,
M.P.
6/12/2006

Caro Professore,
                sono un lettore del Giornale che vive di mercato...
Permetta che Le esprima tutta la mia ammirazione e, sopratutto, la mia
gratitudine per i Suoi preziosi insegnamenti. Se il prezzo della Sua
dottrina è una certa solitudine (almeno in questo disgraziato Paese), io La
comprendo. Leggo i Suoi articoli con trepidazione e speranza, e vorrei che
fossero promesse di liberazione più che profezie di sventura.
Ma riusciremo a farcela? Mi pare che il pensiero liberale, per restare in
Italia, valga soltanto il 40% circa dei consensi elettorali: tale consenso
minoritario, tuttavia, è maggioranza al nord. Gravi minacce alla persona
gravano da Nord (comunità europea) e da est (islam). Che significa tutto
questo? Leggo i Suoi libri anche per interpretare i segni dei tempi. Sono
credente, e sono fermamente persuaso che Dio sia dalla nostra parte: il
lavoro autonomo è sostanzialmente la sola forma di occupazione che consenta
la piena espressione della libertà umana e di raggiungere la piena statura
di Cristo (Paolo era orgoglioso di vivere del suo lavoro e di non pesare
sulle comunità che serviva), dunque Dio non può non aiutarci. Mi sembra
perciò di sentire nel Suo pensiero la stessa freschezza e semplicità
evangeliche...
Grazie ancora e cordialissimi auguri. Abbiamo grande bisogno della Sua
intelligenza e del Suo coraggio. Lotti comunque per amore della verità e
della giustizia, anche davanti a questa platea di asini. Sappia che in
Italia c'è qualcuno che Le vuole bene.

E.A.A.

6/12/2006

Complimenti per l'articolo sul Giornale di oggi,sono d'accordo con lei cosi come la  maggioranza degli italiani.

A.V.
6/12/2006

COMPLIMENTI !

Per l'editoriale di oggi sulla "rivelazione" del sistema oligarchico salottiero, "culturale",  sfuggita al CorSera nel pezzo citato. Ma non deve finire li'!  Quanto annotato deve essere e/o diventare una premessa a base della  strategia culturale dei "plebei", senza spocchie, contro l'oligarchia che si autoalimenta, da anni, specie a Roma, di narcisistiche sfrontatezze.   
P. A.
6/12/2006

Caro Carlo, mi è molto piaciuto il tuo articolo sulla "rivoluzione dei plebei". La risposta giusta però, secondo me, è che Berlusconi e il centrodestra hanno commesso un grosso errore, anzi due :

1) A lasciare campo libero alla sinistra nella sua occupazione di questi “snodi di potere”. (Era proprio così inevitabile che fosse la sinistra a impadronirsene?).
2) A permettere che fosse la sinistra, e non la destra,  a offrire una spalla politica ai “poteri forti” : in questo secondo caso ammetto però che non era possibile pretendere da un lato di modernizzare l’Italia e dall’altro di garantire alle lobby e ai potentati economici i loro decennali privilegi. Si poteva però trovare una via di mezzo, dividere in qualche modo i poteri forti e impedire la loro totale saldatura con Prodi e con la sinistra. “Molti nemici, molto onore” diceva qualcuno, ma io più prosaicamente preferirei meno nemici, meno onore, e più possibilità di vittoria. Non possiamo sperare che siano sempre e solo i  “plebei” a salvare l’Italia”.
Un caro saluto e una forte solidarietà nella tua battaglia, che è anche la nostra.
Francesco B.
Firenze
28/11/2006

Caro Professor Pelanda ,

 

                                                    desidero ringraziarla per l’odierno suo editoriale del quale condivido ogni sua parola : quella da lei indicata ?la direzione verso la quale bisogna andare , facendo il pi?presto che si pu?, per riprendere quanto prima il discorso che si ?interrotto .Questo ? quello che pensiamo in molti .  Mi permetta di aggiungere che siamo ugualmente in molti a lamentare la mancanza di un “progetto liberale?di chiara appartenenza alla Cdl o al partito che si spera scaturir?span style="mso-spacerun: yes">  , nonch?della relativa strategia di diffusione : la strategia dell’egemonia culturale della sinistra ha pagato abbondantemente . Se non sappiamo inventarne altre , copiamola . Sbaglio ?

Cordiali saluti, G. C.   Pesaro  

28/11/2006

Egregio Dottor Pelanda,

sono un suo lettore ed estimatore. Volevo dirle che approvo quello che lei dice nel suo bell'articolo "Siamo pronti - Ritorno alle urne" sul Giornale del 28.11.2006.
Con l'occasione, vorrei attraverso la sua cortesia (non vedo altri mezzi), fare gli auguri di pronta guarigione al Presidente Berlusconi, pregandolo di essere pi?buono con se stesso, e meno buonista con tanti altri. Il buonismo della Cdl ?la seconda causa della mancata "spallata", essendo la prima causa  come noto la dissidenza in casa Cdl e il parlare continuamente di argomenti inutili che irritano solo i potenziali elettori.
La ringrazio per quello che lei fa, e mando i migliori saluti.
R.R.  Roma
28/11/2006

Caro Pelanda,

   siamo veramente pronti? questo interrogativo nasce, non dalle solite considerazioni che anche tu giustamente ritieni prive di fondamento, ma dalla constatazione che ancora manca alla casa delle libert?un chiaro messaggio da trasmettere agli italiani tutti.
Manca la denucia del grave degrado delle istituzioni ( es: mentre si scopriva che molti dipendeti dello Stato usavano il cervellone dalle finanze per usi "vari" e personali, era approvata una legge che aumentava di molto i dati inseriti nello stesso sistema. Nessuno ha aperto bocca!) Mentre, come rilevano gli istituti internazionali, aumentano le inefficienze ad i ritardi delle amministrazioni , sono introdotte sempre nuove sanzioni per errori dei cittadini nell'ottemperare a leggi incomprensibili.
Il Palazzo costa ogni anno agli italiani come una piccola finziaria annuale, per pagarlo aumentano imposte e bolli per tutti.
E' una situazione che ha caratteri storicamente prerivoluzionari.
Non ?campato in aria il parallelo tra gli agi e lussi di Versailles concessi ad una nobilt?che, sazia, doveva essere sostegno sicuro per il re, e le assurde retribuzioni e privilegi concesse generosamente ai troppi parlamentari, cifre e lussi che non hanno pari in Europa ma che servono a fidelizzare gli scherani.
Un nulla come Prodi ?il personaggio adatto per rassicurare potenti e scherani che nulla cambier? per ora, poi.. si vedr?
Intanto l'economia italiana cerca di sopravvivere, lo fa con difficolt?crescenti; la crescita del nostro PIL ?il fanale di coda del continente che gi?non brilla di luce propria.
Se questo ?il quadro, ed io credo che sia cos? bisogna parlare chiaro, avere la forza e la decisione di rompere le storiche ipocrisie che ci hanno condannato a questo purgatorio.
Gli italiani, io credo, sono attrezzati per la verit? sanno che nessuno la dice mai, ma la conoscono.
Perch? caro amico, al contrario di ci? che raccontava Lenin, ?la verit?che ?rivoluzionaria; sulle bugie si costruiscono solo regimi e dittature.
Siamo pronti a fare questo: a dire agli italiani la verit??
Saluti.
 
R. A.
Grosseto
28/11/2006

Caro Prof. Pelanda, ho letto il Suo articolo di oggi; sono assolutamente
d'accordo con Lei. Speriamo che
Le diano retta. Per ora il leader ?Berlusconi, non ci piove, ma io sto gi?br> pensando al futuro e non
vedo delfini, salvo forse...Formigoni. Credo abbia gli attributi necessari
sia sotto il profilo
dialettico che quello amministrativo. E' inoltre persona determinata ed
equilibrata. Se non La
disturbo potrebbe dirmi cosa ne pensa? Grazie e cordiali saluti. Suo E. A

28/11/2006

Caro Professor Carlo Pelanda,

c’è, come  Peter Hahne, che ha  definito la ?em>polE ?i>  attuale, << La Societ?del divertimento >>. C’è invece, come Marcello Veneziani, che  propende per definirla << Gli adoratori del  dio Kazzimiei >>,  ed a questi ultimi dedica il suo grido di rabbia: << Non vergognamoci di essere europei, occidentali, cristiani, mediterranei >>.   

Comunque la si voglia chiamare, considerandomi, io cittadino italiano, portatore sano della Libert? in una societ?Libera, seguace della  civilt? dei valori e virt? come Patria, Famiglia, Amore, tramandatici dalla nostra storia millenaria occidentale,  sfido chiunque, dal possessore del pi?alto grado  intellettuale, fino ad arrivare al mio, molto pi?modesto e terreno, a trovare chi possa dare torto alla bozza del Suo ?i>piano strategico? dopo aver letto il Suo articolo di oggi, 28 c.m. postato su il Giornale. Forse l’Emiliano ed il suo coacervo radical- sinistro, nichilista e marxista, e, se me lo consente, beota.  Ma presto imploder? 

Ci? che mi impensierisce oltre il lecito, e mi avvilisce come uomo, ?quando leggi su altri quotidiani, perch?amici, frasi come: <<? la CdL avrebbe potuto mettere in minoranza Prodi e i suoi tirapiedi,  ben 51 volte su 100, e questo non ?accaduto per la latitanza dei nostri, non solo al Senato ma anche alla Camera ! Addirittura, in una votazione mancavano 53 dei "nostri"?/em> >>. Ma che Lei sappia, (e non lo metto in dubbio ) davvero erano ?em>nostri? ?...Davvero siamo arrivati a s?bassi livelli di barbarie etica ? Che ne pensa, caro Carlo Pelanda ? Pu?confortarmi, e con me, ventimilioni di italiani che hanno votato per i moderati e che parte di essi (tanti mi auguro) si ritroveranno a Roma il due dicembre ?  

Un plauso sincero ed un grazie, per le parole di fiducia espresse sul Suo articolo.

Con costante stima,

  1. A. (Padova)
20/11/2006

Roma  20-11-06

Caro prof.  Pelanda,

 

anche oggi ho letto il suo articolo su “Il Giornale? non svendete il paese. Che termina con le parole”Presidente torni in Italia?Questa volta non sono molto d’accordo. Cinque senatori a vita. Formalmente a posto e col diritto di voto. Lo prevede la Costituzione. Lei ci ricorda i meriti di alcuni di loro, classificandoli come grandi politici che seppero, con le loro idee e il loro governo, tenere l’Italia nel mondo occidentale e nello stesso tempo unita e cara all’altra sponda del Mediterraneo.

Ma ?proprio cosi?. Io, forse perch?pi?vecchio e un po? rincitrullito mi ricordo altre cose.

L’Italia rimase legata all’occidente per gli accordi di Yalta, mentre, nell’epoca degasperiana  e seguente, non seppero cogliere, da scadenti politici, quello che era veramente l’URSS. Andreotti, Scalfaro, Cossiga, non erano gli stessi che mentre un impero andava crollando per implosione loro erano ancora invischiati nelle vecchie diatribe morotee come le convergenze parallele, la strategia dell’attenzione e il compromesso storico? Erano sagaci e previdenti? Anche quando, loro regnanti, si ?accumulato l’enorme debito pubblico? O erano soggetti legati soprattutto al proprio particulare, (per dirla con Guicciardini)?. Di Levi Montalcini ho letto(oltre che l’autobiografia) l’articolo pi?famoso forse per il suo premio Nobel: “Nerve Grovth Factor? sulla rivista bimensile “Advance in cancer researches?del mese di Aprile 1977(se ben ricordo a memoria) Lo ammirai molto. E ne gioii veramente quando vidi che il nome in calce era italiano. Ma il fattore di crescita dei nervi non ?politica.. Questa potrebbe farla addirittura meglio Calderoli. Intendiamoci: io non disprezzo n?ho mai disprezzato i senatori suddetti. Anzi per alcuni ho avuto sincera ammirazione. La loro azione ?formalmente e istituzionalmente corretta. Ma sono quattro o cinque che col loro voto “governano?un paese. Hanno finalmente realizzato il sogno di sempre. Una oligarchia di cinque dittatorelli che sotto mentite spoglie, condiziona un intero parlamento. Se fossero veramente intelligenti non potrebbero trovare loro una dignitosa formula per non farlo (per es. astenendosi) e magari per evolvere il loro stipendio e le spese per le loro scorte a qualche centinaio di poveri cristi? Ma per fare questo dovrebbero stimare molto gli italiani e non considerali in massa poveri imbecilli. E quindi, caro prof Pelanda  trasformerei la frase del suo fine articolo in questa esortazione: “Presidente?un poco di dignit?

Devotissimo

 

Mario Sebastiani

9/11/2006

A proposito della pena di morte, Le unisco una mia notarella.
Sulla Pena Capitale, pro
Molti si ergono contro la pena di morte, con l'argomentazione che con la condanna a morte il filibustiere, il criminale se la cava troppo facilmente. 'Bisogna metterlo alla gogna', 'esporlo all'insulto fisico-morale-verbale per tutta la vita', 'mutilarlo lentamente, inesorabilmente', 'scorticarlo a vita', ecc. ecc. Insomma, bisogna farlo soffrire come si deve, il criminale; bisogna vendicare la sofferenza che ha procurato, con una qualche forma del famoso occhio-per-occhio. Basta ascoltare i discorsi che scorrono attorno a crimini orrendi, quali stupri, pluriomicidii, matricidi, atti terroristici, ecc., per rendersi conto di quanto sia diffuso questo tipo di atteggiamento.

Eppure, secondo diversi sondaggi, pare che il 60 - 70% dei Canadesi [il Canada ha abolito la pena capitale negli anni '70] vorrebbe che la pena capitale fosse reinstaurata. In Inghilterra, dove ha sede il Quartier Generale di Amnesty International, pare che piu' del 60% della popolazione sia favorevole alla pena capitale. In Italia, circa il 50% vorrebbe che fosse reinstaurata; in Francia, la maggioranza e' per la riammissione della pena capitale, abolita nel 1981; il 49% degli svedesi sarebbe favorevole. Quindi sembra che nei 'Paesi industrializzati', la pena capitale sia stata eliminata dai Governi, piuttosto che per esplicita volonta' popolare; e allo stesso modo, nell'Unione Europea pare che sia 'imposta' ai Paesi che ne fanno - e ne faranno - parte; ma non sia lasciata libera scelta alle comunita' nazionali. Negli USA, 38 Stati prevedono la pena capitale; nel 2002, le esecuzioni sono state 71.
In ogni caso, l'articolo 3 della 'Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo' [UDHR] , "Every one has the right to life, liberty and security of person", non puo' essere interpretato come una dichiarazione contraria alla pena capitale, perche' allora deve anche essere ritenuta contraria a qualsiasi pena detentiva, che ovviamente priva della liberta' personale ['..the right to..liberty']. L'art. 5 della HDHD, "No one should be subjected to cruel or degrading punishment." , puo' essere applicato forse alla pena detentiva, piu' che a quella capitale. Il Beccaria [1738-1794], infatti, nel suo decantato 'Dei Delitti e delle Pene' [C. Beccaria, 1764], dice che: '..la privazione della libert?essendo una pena...' [XIX - Prontezza della Pena] della massima rilevanza, va utilizzata proficuamente per '..impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali.' [XV - Dolcezza delle Pene]. E il Beccaria ?contrario alla pena di morte, non tanto perche' la pena capitale violi qualche diritto personale inalienabile, ma soprattutto perche' la privazione della libert?personale [e pi??duratura, pi??efficace] ha un potere dissuasivo esorbitante; dice infatti: 'Non ?l'intensione della pena [la definitiva soluzione che si attua con la pena di morte, appunto] che fa il maggior effetto sull'animo umano, ma l'estensione di essa; perch? la nostra sensibilit??pi?facilmente e stabilmente mossa da minime ma replicate impressioni che da un forte ma passeggiero movimento. .. Non ?il terribile ma passeggiero spettacolo della morte di uno scellerato, ma il lungo e stentato esempio di un uomo privo di libert? che, divenuto bestia di servigio, ... ?il freno pi?forte contro i delitti... Perch?una pena sia giusta non deve avere che quei soli gradi d'intensione che bastano a rimuovere gli uomini dai delitti; ora non vi ?alcuno che, riflettendovi, scieglier possa la totale e perpetua perdita della propria libert?per quanto avvantaggioso possa essere un delitto: dunque l'intensione della pena di schiavit?perpetua sostituita alla pena di morte ha ci?che basta per rimuovere qualunque animo determinato;' [XVI - Della Pena di Morte]. Ed insiste, sempre il Beccaria, sulla maggiore crudelt?della prigionia rispetto alla pena capitale: 'Chi dicesse che la schiavit?perpetua ?dolorosa quanto la morte, e perci? egualmente crudele, io risponder?che sommando tutti i momenti infelici della schiavit?lo sar?forse anche di pi?. [XVI - Della Pena di Morte].

Anche Stuart Mill [1806-1873] sostiene [J.S.Mill, 1868, "Speech in Favor of Capital Punishment"] che "Non c'e' .. alcuna punizione umana che faccia un' impressione sull'immaginazione cosi' sproporzionata alla sua reale severita', quanto la pena di morte.. Malgrado ispiri piu' terrore, e' meno crudele, a conti fatti, di qualunque punizione possa sostituirla.'
Sua santita' il padreterno [PE], non disdegna ne' l'una pena, ne' l'altra. Dice infatti cose come queste, stando alla Bibbia: 'Non accetterete prezzo di riscatto per la vita di un omicida, reo di morte, perch?dovr?essere messo a morte. .. non si potr?fare per il paese alcuna espiazione del sangue che vi sar?stato sparso, se non mediante il sangue di chi l'avr?sparso.' [Numeri 35:31-33]; e ancora: 'Chi sparge il sangue dell'uomo, dall'uomo il suo sangue sar?sparso, ..' [Genesi 6:6]; ed anche: '..E quei miei nemici che non volevano che diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me' [Luca 19:27]: meglio verificare de visu.
Il sunnominato PE non esita a prescrivere la pena di morte - sempre stando alla Bibbia - come provvisoria conseguenza [giustizia umana, imperfetta, basata sui suoi desiderata] di una decina di inosservanze, per coloro che:
- non rispettano il divieto di lavorare il sabato,
- bestemmiano
- si dedicano ad una divinita' non gradita al PE ufficiale
- maledicono i genitori
- propinano botte ai genitori
- contravvengono ad ordini specifici [e talvolta anche apparentemente futili]
- compiono un sequestro-rapimento di persona
- si mettono a fare sesso con animali, maschi o femmine che siano
- sono proprietari di animali che abbiano provocato la morte di qualcuno
- che, infine, ammazzano qualcuno.
ESODO
19:10 Il Signore disse a Mos? ... 12 Fisserai per il popolo un limite tutto attorno, dicendo: Guardatevi dal salire sul monte e dal toccare le falde. Chiunque toccher?il monte sar? messo a morte.
20:22 Il Signore disse a Mos? «Dirai agli Israeliti: ... 21:12 Colui che colpisce un uomo causandone la morte, sar?messo a morte.
21:15 Colui che percuote suo padre o sua madre sar?messo a morte.
21:16 Colui che rapisce un uomo e lo vende, se lo si trova ancora in mano a lui, sar? messo a morte.
21:17 Colui che maledice suo padre o sua madre sar?messo a morte.
22:18 Chiunque si abbrutisce con una bestia sia messo a morte.
22:29 Ma se il bue era solito cozzare con le corna gi?prima e il padrone era stato avvisato e non lo aveva custodito, se ha causato la morte di un uomo o di una donna, il bue sar?lapidato e anche il suo padrone dev'essere messo a morte.
31:12 Il Signore disse a Mos? .......Chiunque far? un lavoro di sabato sar?messo a morte.
35:2 Per sei giorni si lavorer? ma il settimo sar?per voi un giorno santo, un giorno di riposo assoluto, sacro al Signore. Chiunque in quel giorno far?qualche lavoro sar? messo a morte.
LEVITICO
20: 1 Il Signore disse ancora a Mos? 2 «Dirai agli Israeliti: Chiunque tra gli Israeliti o tra i forestieri che soggiornano in Israele dar?qualcuno dei suoi figli a Moloch, dovr? essere messo a morte; il popolo del paese lo lapider?
20: 9 Chiunque maltratta suo padre o sua madre dovr?essere messo a morte; ... 20:13 Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte;
21:9 Se la figlia di un sacerdote si disonora prostituendosi, disonora suo padre; sar? arsa con il fuoco.
24: 13 Il Signore parl?/font> a Mos? .......15 Parla agli Israeliti e d?loro: .... 16 Chi bestemmia il nome del Signore dovr?essere messo a morte: tutta la comunit?lo dovr?lapidare. Straniero o nativo del paese, se ha bestemmiato il nome del Signore, sar? messo a morte.
24:17 Chi percuote a morte un uomo dovr?essere messo a morte.
24:21 Chi uccide un capo di bestiame lo pagher? ma chi uccide un uomo sar? messo a morte.
NUMERI
1:48 Il Signore disse a Mos? .... 51 Quando la Dimora dovr?partire, i leviti la smonteranno; quando la Dimora dovr?accamparsi in qualche luogo, i leviti la erigeranno; ogni estraneo che si avviciner?sar?messo a morte.
3:5 Il Signore disse a Mos? ... 10 Tu stabilirai Aronne e i suoi figli, perch?custodiscano le funzioni del loro sacerdozio; l'estraneo che vi si accoster?sar? messo a morte?
15:35 Il Signore disse a Mos? «Quell'uomo deve essere messo a morte; tutta la comunit?lo lapider?/font> fuori dell'accampamento?
18: 1 Il Signore disse ad Aronne: ... Io vi d? l'esercizio del sacerdozio come un dono; l'estraneo che si accoster?sar? messo a morte?
35:31 Non accetterete prezzo di riscatto per la vita di un omicida, reo di morte, perch?dovr? essere messo a morte.
35:33 Non contaminerete il paese dove sarete, perch?il sangue contamina il paese; non si potr? fare per il paese alcuna espiazione del sangue che vi sar?stato sparso, se non mediante il sangue di chi l'avr? sparso.
DEUTERONOMIO
13:6 Quanto a quel profeta o a quel sognatore, egli dovr?essere messo a morte, perch?ha proposto l'apostasia dal Signore, ...
13:7 Qualora il tuo fratello, figlio di tuo padre o figlio di tua madre, o il figlio o la figlia o la moglie che riposa sul tuo petto o l'amico che ?come te stesso, t'istighi in segreto, dicendo: Andiamo, serviamo altri dei, ... 10 .. devi ucciderlo: la tua mano sia la prima contro di lui per metterlo a morte; poi la mano di tutto il popolo; 11 lapidalo e muoia, perch?ha cercato di trascinarti lontano dal Signore tuo Dio...
17:12 L'uomo che si comporter? con presunzione e non obbedir?al sacerdote che sta l?per servire il Signore tuo Dio o al giudice, quell'uomo dovr? morire; cos?toglierai il male da Israele;
18:20 Ma il profeta che avr? la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parler?in nome di altri dei, quel profeta dovra' morire.
19:12 gli anziani della sua citt?lo manderanno a prendere di l?e lo consegneranno nelle mani del vendicatore del sangue perch?sia messo a morte.
21:18 Se un uomo avr?un figlio testardo e ribelle che non obbedisce alla voce n?di suo padre n? di sua madre ... 21 Allora tutti gli uomini della sua citt?lo lapideranno ed egli morir?/font>;
21:22 Se un uomo avr? commesso un delitto degno di morte e tu l'avrai messo a morte e appeso a un albero, ...
22:22 Quando un uomo verr? colto in fallo con una donna maritata, tutti e due dovranno morire: l'uomo che ha peccato con la donna e la donna. Cos?toglierai il male da Israele.
22:23 Quando una fanciulla vergine ?fidanzata e un uomo, trovandola in citt? pecca con lei, condurrete tutti e due alla porta di quella citt?e li lapiderete cos?che muoiano: ..
22:25 Ma se l'uomo trova per i campi la fanciulla fidanzata e facendole violenza pecca con lei, allora dovr?morire soltanto l'uomo che ha peccato con lei;
24: 7 Quando si trover?un uomo che abbia rapito qualcuno dei suoi fratelli tra gli Israeliti, l'abbia sfruttato come schiavo o l'abbia venduto, quel ladro sar? messo a morte; ...
44: 16 Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, n?si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri; ognuno sar? messo a morte per il proprio peccato.
Peccato che sia un dio folle e criminale, quello della Bibbia, quello che fa' queste prescrizioni; un dio che ne ha ammazzati di suo almeno un tre milioni circa, mediante sassate, grandinate, serpenti, pestilenze, nonche' colpi di spada e frecciate, di sua propria mano, o tramite angeli e altri suoi 'volenterosi carnefici' [Sacre ignominie]. Ovviamente, la follia del PE non consiste tanto nel prescrivere la pena capitale in se stessa; ma nel prescriverla per 'delitti' che non possono essere considerati veri e propri delitti, in nove casi su dieci; ma eventualmente solo comportamenti anomali per maleducazione, o idiozia, debolezza, o comunque violazioni di certe sue sciocche prescrizioni.
E' vero pero' che la pena di morte prevista dal sullodato PE e' una pena provvisoria, terrestre, una soluzione che vale per l'immediatezza, quasi una norma di buona educazione, di viver civile; un paradigma della giustizia umana, del tipo da lui approvata; mentre per quei tali 'criminali' che vanno ammazzati subito, il PE prevede un suo intervento ben piu' efficace ed esemplare, da somministrare successivamente, del tutto in accordo con l'opinione espressa dal Beccaria; con l'aggravante, che e' una pena di una criminale crudelta', la piu' grande e la piu' infinitamente abominevole e criminale crudelta', visto che consiste in una sofferenza di durata infinita: l'inferno, l'arrostimento senza fine!
DEUTEROMIO32: 22 Un fuoco si ?acceso nella mia collera e brucer? fino nella profondit?degl 'inferi; divorer?la terra e il suo prodotto e incendier?le radici dei monti.
ISAIA 66:24 Uscendo, vedranno i cadaveri degli uomini che si sono ribellati contro di me; poich?il loro verme non morir?il loro fuoco non si spegner?/span> e saranno un abominio per tutti?/font>.
SALMI 11:5 Il Signore scruta giusti ed empi, egli odia chi ama la violenza. 6 Far?piovere sugli empi brace, fuoco e zolfo, vento bruciante toccher?loro in sorte;
21:9 La tua mano raggiunger?ogni tuo nemico, la tua destra raggiunger?chiunque ti odia. 10 Ne farai una fornace ardente, nel giorno in cui ti mostrerai: il Signore li consumer?nella sua ira,li divorer?il fuoco.
49:15 Come pecore sono avviati agli inferi, sar?loro pastore la morte; scenderanno a precipizio nel sepolcro, svanir?ogni loro parvenza: gli inferi saranno la loro dimora.
2TESSALONICESI 1:9 Costoro saranno castigati con una rovina eterna, ...
ECCLESIASTE 9:10 Tutto ci?che trovi da fare, fallo finch?ne sei in grado, perch?non ci sar?n?attivit? n?ragione, n?scienza, n?sapienza gi? negli inferi dove stai per andare.
34: 8 Poich??il giorno della vendetta del Signore, l'anno della retribuzione per l'avversario di Sion. 9 I torrenti di quel paese si cambieranno in pece, la sua polvere in zolfo, la sua terra diventer?pece ardente. 10 Non si spegner?n?di giorno n?di notte, sempre salir?il suo fumo; per tutte le generazioni rester?deserta, mai pi? alcuno vi passer?
MATTEO 13:42 e li getteranno nella fornace ardente dove sar?pianto e stridore di denti..
23:41 maledetti, nel fuoco eterno.....23: 46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna? .. 25:41... Poi dir?a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, ...
MARCO 9:43 Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: ?meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nelfuoco inestinguibile.
9:47 dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue.
LUCA 16:23 Stando nell'inferno tra i tormenti, ....
Insomma, la detenzione con corredo di bragia, ancorche' senza fine, e' una pena ben maggiore, secondo il PE, di quanto non possa essere la pena capitale.
Ed e' proprio per questa sua caratteristica di insuperabile terribilit? d'altronde, che la pena senza fine ?stata prescelta dal PE. Insomma, la infinita potenza della divinita', si manifesta con la somministrazione di una sofferenza di durata infinita; non gia' con una risoluzione immediata e definitiva, come potrebbe essere la privazione dell'esistenza a tutti gli effetti, con la distruzione dell'essenza umana, in qualunque cosa consista. La massima pena concepita dal PE e' l'inferno, invece; la sofferenza che dura nel tempo, che dura un tempo senza fine.
Come si possa includere nelle proprie prospettive l'accettazione, il rispetto per ideologie, religioni che tra l'altro prevedono un'infinita crudelta' di questa portata, mi risulta veramente del tutto inconcepibile; se non da menti malate, ma veramente malate, mentalmente malatissime, geneticamente danneggiate [e c'e' altresi' da sorprendersi che non si impedisca di girare per le strade, a individui che propugnano tali criminali prospettive!]. Altro che 'Nessuno tocchi Caino'! Qui lo si tocca, eccome! Lo si infilza nello spiedo, e via col grill. Mi riesce incomprensibile l'accettazione da parte di cosittante persone 'apparentemente' sane, di dottrine [cristianesimo, islam, ecc.], che ospitano tra le loro pieghe infamita' criminali cosi' gigantesche.
Ma come e' possibile predicare la giustizia, la pace, la comprensione, il perdono, e allo stesso tempo la condanna alla sofferenza eterna di chi ha sbagliato? Magari dopo averlo prima ammazzato come si deve, a sassate!
Ne deriva comunque che l'opinione del PE e di NtC, per quanto concerne la pena capitale, differiscano sostanzialmente, concettualmente, in linea di principio [Bibbia e pena di morte ] e nella pratica [Sacre Igominie , lapidazione ].
Considerato l'enorme squilibrio di autorevolezza a favore del PE, si direbbe che NtC e' dalla parte sbagliata, e con NtC anche qualche consorteria fiancheggiatrice, e soprattutto un buon numero di Codici Penali.
Ammenocche' non ci si venga a dire che il PE voleva scherzare, quando ha fatto quelle ingiunzioni. Ma allora qualcuno dovrebbe spiegare come mai il PE ha voluto scherzare su ben una decina di situazioni almeno, visto che per almeno una quarantina di volte si ripete nella Bibbia, che certi delitti 'debbono' essere puniti con la morte del colpevole [ Bibbia e pena di morte ]; ed anche precisando che dovesse essere una morte somministrata piu' spesso tramite salutare lapidazione .
Il PE, oltre alla pena capitale, prevede altresi' la detenzione a vita, o meglio, l'arrostimento senza fine degli ammazzati. A prima vista sembrerebbe un' inconciliabile contraddizione: prescrive la pena capitale, per coloro che non hanno rispettato la sua legge, come se la pena capitale fosse una pena importante; pero' dopo, prescrive la sofferenza senza fine dell'inferno per gli ammazzati [non per gli ammazzatori; quelli se ne vanno beatamente in paradiso, tramite aerostato]. Quindi, la pena peggiore, quella che dovrebbe avere i migliori titoli dissuasivi, vista la sua durata senza fine, e' minacciata dal PE a chi e' contravvenuto alle prescrizioni, in aggiunta alla pena capitale, privilegio della provvisoria legge 'umana'. Insomma, si direbbe che il PE non creda tanto alla pena di morte come punizione delle malefatte; ma creda piuttosto nella pena detentiva, ancorche' adeguatamente corredata da opportuno arrostimento senza limite di tempo, in pece ardente, zolfo, bragia di carbone, ed ogni altro combustibile idoneo. Sembra quasi che il cerchio si chiuda, convergendo verso gli 'umani' atteggiamenti della gente nei confronti dei peggiori delitti; come si ricordava all'inizio.
Rimane da considerare la posizione sostenuta dal cattolicesimo, da NtC e dal venticinquenne Beccaria.
La posizione del cattolicesimo e' abbastanza chiara. Dichiara infatti [Conferenza Episcopale Italiana ] che: ?i>Le verit?divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute ed espresse, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo. La Santa Madre Chiesa, per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia dell'Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perch?scritti per ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa. ...?da ritenersi anche, per conseguenza, che i libri della Scrittura insegnano con certezza, fedelmente e senza errore la verit? che Dio per la nostra salvezza volle fosse consegnata nelle Sacre Lettere. Pertanto "ogni scrittura divinamente ispirata ?anche utile per insegnare, per convincere, per correggere, per educare alla giustizia, affinch? l'uomo di Dio sia perfetto, addestrato a ogni opera buona.? [BIBBIA-CEI] Ne deriva direttamente che il cattolicesimo non ?contrario alla pena di morte, come ?scritto in tutte le lingue nel Catechismo ufficiale [http://www.christusrex.org/www1/catechism/catindex-it.html]:
Art. 2261 La Scrittura precisa la proibizione del quinto comandamento: “Non far morire l'innocente e il giusto?(Es 23,7 ). [ma il colpevole e l’ingiusto, si possono ammazzare!] L'uccisione volontaria di un innocente [ma l’uccisione di un colpevole, ?ammessa, dunque] ?gravemente contraria alla dignit?dell'essere umano, alla “regola d'oro?[cos'?sta regola d'oro? puf!] e alla santit?del Creatore. La legge che vieta questo omicidio ha una validit?universale: obbliga tutti e ciascuno, sempre e dappertutto.
Art. 2262 Nel Discorso della montagna il Signore richiama il precetto: “Non uccidere?(Mt 5,21 ); vi aggiunge la proibizione dell'ira, dell'odio, della vendetta. [uccidere con calma, ?lecito] Ancora di pi? Cristo chiede al suo discepolo di porgere l'altra guancia, [Mt 5,22-39 ] di amare i propri nemici [Mt 5,44 ]. Egli stesso non si ?difeso e ha ingiunto a Pietro di rimettere la spada nel fodero [Mt 26,52 ]. [e quando ha preso a frustate i farisei che chiacchieravano beati nel tempio, non era arrabbiatello?]
Art. 2263 La legittima difesa delle persone e delle societ?non costituisce un'eccezione alla proibizione di uccidere l'innocente, uccisione in cui consiste l'omicidio volontario. “Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali ?la conservazione della propria vita; mentre l'altro ?l'uccisione dell'attentatore. . . Il primo soltanto ? intenzionale, l'altro ?involontario?/u> [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 64, 7].
Art. 2264 L'amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralit? E' quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se ? costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale: [dunque chi ammazza per difesa personale, pu?farlo tranquillamente.]
Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto ?illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa ?lecita. . . E non ? necessario per la salvezza dell'anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l'uccisione di altri: poich?un uomo ? tenuto di pi?a provvedere alla propria vita che alla vita altrui [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 64,7]. [insomma, ammazzare per legittima difesa, ?lecitissimo]
Art. 2265 La legittima difesa, oltre che un diritto, pu?essere anche un grave dovere, per chi ? responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorit?hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunit?civile affidata alla loro responsabilit?
Art. 2267 L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identit?e della responsabilit?del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.
.....
NtC predica contro la pena capitale, perche' ritiene inaccettabile la privazione della vita, anche se prevista per criminali che si son dati da fare per toglierla a uno o piu' persone; e indubbiamente tale atteggiamento rivela un totale disprezzo per la vita delle vittime: c'e' vita e vita; la vita non "e' uguale per tutti"; e per NtC, quella del criminale e' piu' rispettabile di quella delle vittime, non si sa bene perche'; salvo perche' vi sarebbe un suggerimento biblico in tal senso; e malgrado, come si e' visto sopra, i suggerimenti biblici siano in realta' in prevalenza assoluta di segno contrario. Ma soprattutto, a NtC evidentemente poco importa, che i criminali usciti di prigione si diano da fare per ammazzare circa 13 mila persone all'anno [nei soli USA]! Le 13 mila vittime annuali innocenti, non vanno difese, secondo NtC; quelle dei criminali [circa 70 esecuzioni all'anno, negli USA], si', che' sono le vite migliori, perdio! Non lo sapevate?
Il Beccaria, e' sulla stessa posizione di NtC, anche se per motivi opposti, almeno apparentemente; il Beccaria propende per la privazione della liberta' personale, non tanto perche' la pena capitale vEli un diritto personale fondamentale quale e' la vita, ma soprattutto perche' la privazione della libert?personale procura sofferenze maggiori ed ha cosi' un potere dissuasivo assolutamente piu' efficace nello scoraggiare la ripetizione del delitto, o l'esecuzione di delitti da parte di altri. Insomma, l'inferno, come aveva ben appreso dalla sacra [?] Bibbia il Beccaria, e' pur sempre una situazione di massimo potere terrificante, visto che nemmeno il PE era riuscito a prevedere qualcosa di meglio.
In relazione alle pur differenti motivazioni, tutte queste posizioni [PE, Beccaria, NtC], si direbbero comunque piuttosto abominevoli.
Alle pene che provocano maggiori sofferenze, e' certamente preferibile l'eliminazione immediata dei colpevoli dei massimi delitti, quali sono l'assassinio e la violenza carnale. Meglio la pena capitale, non ci sono dubbi. La comunita' si protegge contro chi ha violato le regole fondamentali della convivenza civile, con l'eliminazione fisica. La pena capitale e' meno violenta, meno infame nei riguardi del reo, gli procura minori sofferenze, e si risolve con rapidit?
Per i delitti minori, debbono essere previste delle pene detentive - e' inevitabile [?] - di durata proporzionale alla gravita' delle violazioni delle leggi.
Una pena rapida e definitiva potrebbe essere prevista anche da quelle tali "entita' " che invece prediligono la crudelta' ad infinitum, con l'ausilio del fornello infernale. Insomma, anche la divinita' dovrebbe eliminare in toto il criminale; eliminarlo ad infinitum; per sempre. Nessuna resurrezione. Niente di niente. Piu' nulla. La cancellazione perpetua, definitiva, della persona, dell'essenza della persona che ha compiuto crimini inaccettabili, potrebbe ben costituire una condanna meno infamemente crudele della dannazione 'perpetua', della sofferenza perpetua [ci sia o non ci sia il braciere appositamente predisposto, o altrettanto confortevole sostituto].
Non c'e' moralita', nella dannazione 'a vita', nella dannazione 'perpetua'. C'e' piuttosto 'crudelta' a vita', da parte di chi somministra tale condanna; della legge o saharia che la propugna e sostiene. Non sarebbero, tali "entita' ", da condannare piuttosto ad una forma di pena capitale, quale l'abbandono definitivo delle loro squinternate e infami 'dottrine' ?
Anche Stalin, Hitler e Mao, cercarono di organizzare dei piccoli inferni [talora risparmiando sul combustibile, per motivi economici], quali furono i gulag, i lager e i laogai, in modo da esercitare la schiavizzazione dei loro prigionieri mediante lavori forzati, percosse, privazioni innumerevoli e umiliazioni senza uguali, non necessariamente colpendoli subito a morte, ma prolungando la loro agonia ad infinitum. Cos?potevano essere d'esempio, esattamente come suggeriva il Beccaria. Ma che sant'uomini, perdio, questi tre seguaci del PE, del Beccaria, e di NtC!
Personalmente ritengo che la crudelta' non possa considerarsi un atteggiamento morale, su questo pianeta; o sbaglio? O sbaglia NtC?
I sostenitori di NtC sono assolutamente allineati con quanto sostiene il Beccaria e il PE: no alla pena di morte; si' alla crudelta' della carcerazione, anche per tutta la vita - e oltre - piuttosto. Che poi e' il modo peggiore, 'piu' violento', di 'toccare Caino', visto che il modo piu' crudele e malvagio di colpire il colpevole - come sostiene anche il Beccaria - e' proprio quello di infliggergli la reclusione a vita [e oltre, dice il PE]. Si direbbe che tutti coloro che sono contrari alla pena capitale, compreso NtC, coltivino un progetto criminale, piuttosto che un piano morale! O no?
a. casolari
___________________________
PS: C'e' il problema dell'errore giudiziario, ovviamente: 'Nessun giudizio umano e' infallibile' [Mill, 1868, citato]. Cio' non toglie che la possibilit?di errore giudiziario persista nella stessa misura anche nel caso di pene detentive, non solo 'capitali'; e se la privazione della liberta' personale, rimane la pena della massima crudelta', lo ?allo stesso modo in rapporto all'errore giudiziario.
Si dice spesso che tanto la pena capitale non risuscita le vittime; e' vero, ovviamente; ma forse che le pene detentive, a vita o no, invece le resuscitano? Si dice che la pena capitale e' in contraddizione con il principio che la vita e' un bene inalienabile; quindi si contrapporrebbe delitto a delitto. Ma non e' vero. Il delitto e' cosi' chiamato, perche' consiste in una 'violazione di una norma prevista dalla legge'; la pena capitale, quando e' prevista dalla legge, non e' piu' un delitto; non e' piu' un'illegalita'; anzi e' semplicemente l'esercizio della legge a difesa appunto del diritto inalienabile alla vita.
Spero non si intenda applicare anche a questo problema un principio analogo all'insano e funesto Principio di Precauzione [PP]. Altrimenti si cadrebbe nell'assurdo che nessuna pena - nemmeno quella pena consistente nella temporanea privazione della libert? - dovrebbe essere affibbiata a chicchessia, ch?appunto qualunque condanna potrebbe risultare in prosieguo di tempo, un bell'errore giudiziario. Ne' si puo' pretendere dalla Giustizia la perfezione, quando sappiamo che e' impossibile in qualunque attivita' umana, non fare errori. In tutta una serie di altre circostanze, quali l'utilizzo di automobili, treni, aerei, gas, elettricit? imbecillit?spontanea, e una quantita' di dispositivi, accettiamo il rischio che possano verificarsi circostanze tali da mettere in pericolo la nostra vita e l'altrui, quotidianamente, pur di beneficiare dei vantaggi che offrono tali mezzi. Dunque, perche' non dovremmo accettare un rischio analogo, per quanto riguarda l'applicazione della legge, che ci siamo dati per rendere accettabile la vita della comunita'? Certo, la pena capitale non va somministrata senza che vengano applicate, nel corso del processo, una serie supplementare di dispositivi tali che consentano di ridurre al minimo la probabilita' di errore [J.S.Mill, 1868]; ma alla fine, non c'e' alcun motivo serio per non prevederla nei nostri Codici.

3/11/2006

Caro professor Pelanda,
Solo una riga per farle i complimenti per l'articolo sul Foglio di oggi a
 proposito dello tsunami di catastrofismo che ci sta travolgendo!
 Un caro saluto,
 Carlo Stagnaro

 Direttore, Ecologia di mercato
 Istituto Bruno Leoni
 www.brunoleoni.it

24/10/2006

Buongiorno,
mi chiamo Marina Collini, ho problemi col mutuo: dalle 625 euro del 2004 siamo passati alle 756 euro del prossimo mese. Abbiamo stipulato un mutuo di 20 anni a tasso variabile. Per dicembre sono previsti nuovi aumenti. Io ho perso il lavoro a febbraio di quest' anno, grazie alla mia indennit?di disoccupazione siamo riusciti a gestire le rate fino a questo mese. Per i prossimi tre mesi lavorer?per le Poste italiane con un contratto a termine. Sono molto preoccupata, ho chiesto alla mia Banca la Antonveneta di poter convertire il tasso da variabile a fisso. Mi ?stato risposto di ripassare verso la met?di novembre, in attesa delle nuove direttive dalla sede centrale.
Cosa mi consiglia?
Grazie per la cortese attenzione, attendo un gentile riscontro.
Cordiali saluti.
M. C.

24/10/2006

gentile professore
bentornato!
“la confindustria ?stata brava .... nel difendere le aziende con meno di 50
dipendenti  ......  che fine far?il 51?dipendente?  ..... sembra un
incredibile pasticcio .... ?br> mi dica professore se confindustria non si metteva di traverso non avremmo
avuto un sistema pi?chiaro e pi?giusto?
la confindustria ?nbsp; formata da una maggioranza che non sa rischiare e non sa
mettersi in gioco.
W il guadagno facile!!!!!!!
suo giovanni gualtiero

21/10/2006

Gentile Professore, Perugia 21 ottobre 2006

non ?la prima volta che mi rivolgo a lei per esprimere qualche pacato commento sui suoi articoli o per dire la mia sulle vicende politiche e sociali che affliggono questo nostro Paese. Nella presente circostanza tuttavia ci?che mi accingo a scriverle ha piuttosto il sapore di un preoccupato grido di allarme di un elettore di centrodestra che non intende accettare il clima di perdurante inerzia che sembra condizionare le menti e le membra dell’Opposizione parlamentare.
Dal giorno di una sconfitta elettorale cocente e disastrosa per noi tutti ?stato un susseguirsi di batoste su tutti i fronti: abbiamo subEo penalizzazioni sul piano delle nomine istituzionali come sul piano pi?propriamente politico dove si assiste ad una sostanziale cancellazione di iniziative, programmi e riforme varate dal Governo Berlusconi; sul piano parlamentare dove la maggioranza finisce per prevalere al fotofinish con ineluttabilit?deprimente, come su quello mediatico dove le ragioni del nostro schieramento sono affidate a poche, fioche voci e i media sembrano aver esiliato perfino il cognome del Cavaliere. Insomma Professore, ?stata un’estate da dimenticare segnata dall?iperattivismo di Prodi e C. che ha arraffato l’arraffabile, cui ha fatto riscontro una sorta di rassegnata passivit? dello schieramento di Centrodestra.
Ora per?siamo ad una svolta e all’emergenza: sapevamo gi?che nella maggioranza l’azione di governo sarebbe stata fortemente condizionata dalla sinistra massimalista e il recente disegno di Legge Finanziaria ce ne ha fornito le prove con progetti e provvedimenti di chiaro intento punitivo per una parte della societ?italiana che soffiano sul fuoco della lotta di classe. Prodi in realt??prigioniero della parte pi?settaria e arrogante del suo schieramento e questo oltre a costituire una minaccia per il ceto medio moderato, rappresenta anche un possibile punto di rottura con gli altri alleati di Governo (Margherita e DS) che non hanno interesse a radicalizzare lo scontro.
E? tempo perci?di decisioni e iniziative coraggiose che non facciano troppo affidamento sull’aspettativa di un passo falso del Governo ( Prodi appare debole e sconclusionato ma in realt??un avversario temibile e determinato) e neppure sul ricorso alla piazza che al massimo potr?strappare qualche modesta concessione. In palio c’è molto di pi?di un successo tattico, c’è cio?il progressivo e subdolo slittamento del Paese verso un regime radicale di sinistra (? di pochi giorni fa la voce dal sen fuggita - il seno ?quello di Bertinotti - che vagheggia - testuale - “una dittatura di Rifondazione?, a causa di un’iperattiva minoranza di partiti che tende ad imporre la propria volont?grazie ai soliti “utili idioti?stupidamente attratti dalla vanagloria del potere e dall’illusione di una giustizia sociale che presenta il volto della rivalsa e della ritorsione.
Per fermare questa deriva sinistra in tutti i sensi e scongiurare l’espandersi di una ideologia livellatrice e limitatrice di libert? occorre perseguire un disegno che punti a coinvolgere la parte pi? responsabile e meno estrema della coalizione al potere e i suoi uomini pi?rappresentativi, vale a dire i DS (D’Alema) e la Margherita (Rutelli) nel superamento del Governo Prodi. Utilizzando a tal fine il crescente malessere di partiti che, pur disponendo della maggior forza parlamentare nella coalizione prodiana, sembrano subire le iniziative classiste e sottostare al dinamismo programmatico e all’aggressivit?nbsp; della fazione estremista. In altre parole ?necessario rompere il fronte governativo, facendo intendere a chi ha orecchi che l’Opposizione ?disponibile a negoziare un programma politico che meglio rispecchi e rispetti il risultato elettorale fino ad oggi violentato dall’ingordigia e dall’arroganza di Prodi e C. In assenza del quale programma, le lacerazioni della societ?civile sono destinate ad acuirsi con danno di tutti, governanti e oppositori, ma dovrebbe essere chiaro che il prezzo maggiore sar?pagato da chi detiene il bastone del comando.
Una simile linea d’azione in fondo riecheggia - sia pure in forma diversa - quella “Grosse Koalition?che Berlusconi stesso prospett? l’indomani delle elezioni allorch?prese realisticamente atto che il risultato elettorale vedeva e vede l’Italia spaccata a met?
Si obbietter?che questa ?fantapolitica pura e che i partiti dell?Ulivo non si presteranno al gioco, avendo condiviso un programma comune e intenti come sono a dar vita ad una nuova formazione politica (il Partito Democratico) in cui confluire.
Come ben sappiamo tuttavia ?lo strappo??gi?stato commesso una volta e il suo ripetersi dipender?si dalle tensioni interne che si potranno sviluppare nella coalizione governativa, ma anche dall’atteggiamento di un’Opposizione disposta a riconoscere che D’Alema e Rutelli sono pi?moderati e quindi preferibili a Bertinotti e Diliberto e che un appoggio ai primi sarebbe in definitiva l’accettazione del male minore in attesa di un nuovo ricorso alle urne. Evento, questo, che - come la stessa Opposizione ammette - difficilmente potr?avvenire prima di un paio di anni.
Nel frattempo sar?necessario affrontare un chiarimento di fondo all’interno dei partiti che si riconoscono nella Casa delle Libert?e particolarmente con Casini e l’UDC, dato che appare sempre pi? problematico e autolesionista ripresentarsi a nuove elezioni con una coalizione dove alcuni membri mettono continuamente in discussione la leadership di Berlusconi o il programma di governo concordato. Perdurando la fronda attuale meglio sarebbe risolversi (per tempo) a sopportare un’amputazione chirurgica e abbandonare al loro destino pseudo-alleati infidi e velleitari. Gli elettori capiranno.
Caro Professore, non sono immune da dubbi e perplessit?su quanto vengo scrivendo, ma nutro una certezza e cio?che la passivit?e l’inerzia fanno il gioco dei nostri avversari e il tempo che passa favorisce il consolidamento di risultati acquisiti dalla sinistra radicale al centro e in periferia. Immagini poi se questo tempo dovesse essere dell’ordine dei due anni, che tra l’altro significa ancora due “Finanziarie?a disposizione dei beneamati nipotini di Lenin.
Ecco perch?mi sono risolto a gettare questo sasso in piccionaia esprimendo idee e proposte che potranno anche essere tacciate di “inciucismo?e di cedimento al compromesso, ma francamente non vedo altra soluzione per uscire dalla situazione in cui ci siamo cacciati (sottolineo il siamo) a meno di uno scatto di coraggio e una buona dose di realismo politico.
Voglia gradire i sensi della mia stima e il mio saluto cordiale

G.Z., Perugia

20/10/2006
Caro Prof.
lo scoramento ?totale!
Passa addrittura la voglia di discutere, ragionare e quant'altro.I punti da prendere in considerazione sarebbero infiniti.Il nostro Giornale se ne occupa ampiamente anche se talvolta cade nella pi?bieca demagogia propagandistica.Su un punto, per? debbo dire che non si ?mai fatto nulla e mi riferisco ai crediti di imposta.Nel mio piccolo attendo un rimborso IRPEG ed uno Irpef dal 2001.La disparit?che lo Stato applica( anche sotto il governo Berlusconi) fra la propria e la dignit?del cittadino, in questo caso, raggiunge livelli da magliari.
E' mai possibile che su questo argomento non vi sia un'adeguata, documentata e massiccia campagna stampa? Un'ingiustizia del genere dovrebbe arrivare sino alla Corte Europea.
Suo
Marco Viganotti
5/10/2006
Stim.mo Prof. PELANDA,
 
aveva ragione nel dirmi, in una Sua risposta, che ne avremmo viste di tutti i colori.
Un scena di un recente film ambientato in Cina, trasmesso in TV, mi ha colpito particolarmente; un funzionario del partito comunista cinese affermava che in Cina si persegue, come obiettivo prioritario, il bene dello Stato...il popolo ?in fondo alla lista delle priorit?
Non sapevo a quale tipo di soggetto paragonarmi, oggi, dopo le annunciate stangate del governo su tutti i fronti del benessere privato dei cittadini (elettori!), ma posso dire di sentirmi un p?nbsp;"cinese". Lo Stato non esamina n?analizza niente di niente; hai un'auto vecchia con motore di 10 anni fa...sei tassato!! Non importa se non puoi permetterti di avere un'auto nuova Euro 4; se non vuoi pagare tasse in pi?..devi disfartene, comprati una moto, un motocarro; e se non puoi comprarti una moto o un motocarro, vai in bicicletta. Ecco la Cina che avanza!
 
Con i migliori saluti
 
Zamax
24/9/2006

Caro Pelanda,

 ho letto il suo ultimo articolo su “il Giornale?del 20 settembre 2006 : “Se il premier tende la mano al demonio?e quello di Renzo Foa, sullo stesso giornale del giorno dopo:”Al professore serve una badante? L’uno e l’altro mi hanno confortato nel giudizio dato  in una lettera che le avevo inviata qualche giorno fa (il 12 settembre scorso): “Quest’uomo non sa quello che dice e non si rende conto di quello che fa? Il giudizio mi era poi sembrato troppo severo e quasi mi ero pentito. Non pi?ora dopo gli ultimi accadimenti (il fatto di Telecom, l’incontro con Ahmadinejad ecc.) e i loro articoli. E?purtroppo ( per l’Italia!) proprio cos? Ora, il nostro - come ben diceva lei -  ?del tutto inaffidabile e quindi gli iraniani seguiteranno a ricattarlo e gli alleati a consideralo un utile cretino da sfruttare ai loro scopi.

 Mi domandavo, fra l’altro, come uomini di siffatta pasta, potessero  arrivare nel nostro paese, a s?alte cariche universitarie  e istituzionali.  Improvvisamente la risposta l’ho avuta da quanto ?accaduto a me stesso. Da tanti anni io, medico, mi occupavo, di una teoria sull’insorgenza dei tumori. Ho scritto anche decine di lavori, purtroppo su riviste redatte in italiano( che non legge pi? nessuno). Quando sono riuscito (chiss?per quale strana fortuna) a farne pubblicare uno su una rivista in lingua inglese, mi sono visto arrivare molte richieste di estratti (da istituti di una certa notoriet? e perfino la richiesta di iscrivermi alla “american association for the advancement of science? E?vero che questo invito ?rivolto a tutti quelli che hanno fatto pubblicazioni in riviste di cancerologia, insieme all’invito ad abbonarsi alla rivista  “Science??per?

Poi non sono riuscito a farne pubblicare pi?anche se a me sembravano molto pi?importanti del primo. Le ragioni addotte dagli istituti a cui avevo mandato le mie “teorie?mi sono sembrate inconsistenti oEeggio ancora, i refeers non avevano capito niente. Si avanza e si pubblica a seconda dell’appartenenza a lobby e sotto-lobby e si erano accorti evidentemente che i miei scritti erano fatti da un primario di un ospedale di provincia (italiano!). Il valore dell’individuo non ha importanza,

E? cos?che l’attuale presidente del consiglio ?arrivato.

Io, ormai fuori dalla mischia (sono in pensione) mi sono fatto(povero illuso!) un sito su internet.  Lo consideravo una specie di dovere. Speravo che qualcuno lo visitasse e potesse trovare ancora giovamento dalle mie teorie. Ma nessuno finora lo ha visitato. Eppure, penso che ancora oggi le mie idee potrebbero interessare a qualcuno: parlavo gi?trent’anni fa di eventi che oggi si ripropongono con le cellule staminali e di meccanismi cellulari che finora nessuno ha preso in considerazione  Ma nessuno ha capito.

Il sito ? mariosebastiani.it

Distinti saluti

Mario Sebastiani

22/9/2006

Gent.mo prof. Pelanda,
Spett.le redazione del sito,

da appassionato della materia, invio una breve analisi geopolitica sulla
presenza italiana in Libano.

Ecco come la vedo io: l'Italia ?stata trascinata ed ?caduta in una vera e
propria trappola, abilmente sviluppata da Israele e, probabilmente anche dal
governo libanese.

La situazione precedente all'intervento israeliano in Libano era quella
degli ezbollah che quotidianamente lanciavano razzi sul nord di Israele, un
problema non da poco, tenendo conto soprattutto della fornitura di armi agli
stessi ezbollah da parte dell'Iran. Israele aveva probabilmente anche avuto
sentore di un salto di qualit?di tali razzi, poi dimostrato dal fatto che
questi sono stati lanciati fino ad Haifa dove, per l'appunto non erano mai
arrivati prima.

Dunque Israele attacca il Libano meridionale, ovviamente solo per eliminare
il pericolo ezbollah e non certo per annettersi quall'area. Il piano ?br> semplice, Israele sa che ricever?fortissime critiche da una buona parte
dell'opinione pubblica europea, soprattutto se ci saranno dei morti civili
(e si ha la pressoch?certezze che ci saranno). Come previsto, soprattutto
una certa parte dell'opinione pubblica, grida agli isaraeliani assassini.
Ma Israele ha previsto anche la reazione delle istituzioni di alcuni Paesi,
tra cui certamente l'Italia. A quel punto, approfittando delle critiche che
riceve dal governo italiano (ripeto previste, con parte dell'elettorato
oltranzizsta dell'unione che lo chiedeva e con la necessit?di offuscare i
partiti pi?radicali della coalizione c'erano davvero pochi dubbi sulle
reazioni ufficiali italiane) lancia un'"improvvisa" proposta di una mini
conferenza di pace, indovinate un p? a Roma. A quel punto il governo di
centro sinistra che deve necessariamente dimostrarsi pacifista e diverso
rispetto al precedente governo Berlusconi, senza pensarci un secondo,
accetta, anche considerando che, nonostante le critiche pretestuose,
riconosce certamente l'ottimo lavoro di Berlusconi in politica estera e sa
di dover recuperare. Non pu?credere all'insperata opportunit?di visibilit?br> concessa dagli israeliani, ?troppo bello e tutto gratis (cos? pensano). A
quel punto interviene anche il governo libanese affermando che dell'Italia
si fidano pienamente.
Prodi e d'Alema felici per le belle prestazioni internazionali cadono nella
rete senza rendersi conto del prossimo incastro.
Ebbene alla mini conferenza di Roma, le parti in causa (sia quelle presente
effettivamente che quelle presenti in modo indiretto) lanciano la presenza
di truppe dell'Onu, chiedendo esprassamente quelle italiane.
A quel punto la trappola ?chiusa, d'Alema si accorge probabilmente
dell'incastro ma, dopo aver criticato l'uso eccessivo della forza da parte
degli israeliani, non pu?tirarsi indietro chiamato come pacificatore.

Anche Ezbollah ?stretta nell'angolo non potendo rifiutare le truppe Onu,
per due motivi, il primo di immagine, un eventuale rifiuto li disegnerebbe
agli occhi del mondo inequivocabilmente solo come terroristi, il secondo
immediato, dovuto al fatto che le stanno prendendo di brutto dagli
israeliani e necessitano anche loro di tirare il fiato.

Morale finale, chi ci ha guadagnato?

Soprattutto Israele che, con un colpo di teatro, ha messo fuori gioco (non
sappiamo per quanto ma comunque per un p?di tempo) Ezbollah che ovviamente
non pu?pi? quanto meno in una fase iniziale, lanciare razzi con le truppe
Onu tra i piedi.
Ne ha guadagnato poi il governo libanese ben felice di indebolire uno Stato
nello Stato che solo guai crea al popolo e al governo libanese. Il Libano
non ha infatti problemi di confine con Israele e gli unici contrasti sono
causati da ezbollah.

Chi ci ha rimesso? Ezbollah, certamente, per i motivi di cui sopra.

E l'Italia?
Certamente anche l'Italia, per una missione inutile dal punto di vista delle
nazioni unite e utile solo a Israele e Libano. Non ci vorr?molto a che
ezbollah non potr?pi?tollerare questa presenza. Ezbollah non pu? infatti
essere disarmata perch?i nostri ragazzi non possono farlo, cos? dicono le
regole d'ingaggio.
E' probabile che, per far capire agli italiani, quando arriver?il momento,
che ?ora di tornare a casa, quei signori non avranno problemi a progettare
attentati contro le nostre truppe.
Ma ancora meglio, potrebbero essere tentati di colpire direttamente il
nostro Paese come chiaro segnale che ?ora di fare le valigie.

Morale conclusiva, Italia ingannata e pesantemente esposta, Israele e Libano
che indeboliscono ezbollah, ezbollah e i suoi alleati infuriati di non
potesri muovere, non ci vorr?molto che al quaeda proponga un aiuto
estemporaneo a quei signori.

Che ne pensa della mia lettura dei fatti?

Cordiali saluti,

Lorenzo Socci

21/9/2006

Caro professore, come sempre trovo chiaramente illustrata e molto
 pragmatica la Sua strategia per domare l'Iran che mi sembra adattabile
 anche a tutti i Paesi le cui strutture industriali siano deboli o carenti.
 Ritengo che la strategia possa mostrarsi efficace in brevi lassi
 temporali non-ostante le sicure interferenze e contrasti che gli
 'alleati occidentali' eserciterebbero diminuendone l'efficacia eludendo,
 per miopi interessi nazionali, i disincentivi agli investimenti ed alle
 forniture tecnologiche.
 Se mi consente Le suggerirei di integrare i Suoi 4 punti coi 2 seguenti
 che ritengo anch'esi validi nei confronti del pi?vasto fronte di regimi
 anti-occidentali.
 Il primo punto che Le suggerirei ?l'avvio dell'aggiornamento del
 trattato NATO ormai imposto dalla caduta dell'URSS e dal mutato scenario
 geopolitico in cui occorre valutare i rischi e le affinit?di interessi
 strategici (estensione verso Est e Medio-Oriente unitamente
 all'allargamento della sfera di interesse dell'UE ma anche disponibilit?br>  ad agire con una credibile e pronta forza armata al servizio dell'ONU su
 chiari mandati e con limpidi criteri di comando). Del trattato NATO vedo
 utili in particolare gli aspetti relativi alla cooperazione industriale
 tra i partner e gli associati.
 Il secondo punto che LE suggerirei ?una comune azione in ambito ONU per
 riattribuire legittimit?ai suoi interventi globali. L'azione potrebbe
 essere condotta con alta efficacia sospendendo i versamenti alle casse
 ONU finch?non si sia raggiunto un nuovo e accettabile assetto
 decisionale ed operativo. Chiudere l'ossigeno conduce infatti
 rapidamente a maggiori dosi di disponibilit? come insegna l'attuale
 'caso Israele-Hamas'.
 In entrambi i casi si tratta di poter condizionare immediatamente i
 controproducenti canali in cui vengono riversate risorse finanziarie
 notevoli che temporaneamente potrebbero essere assegnate su base
 progetto con accordi bi-laterali.
 In entrambi i casi si imporrebbe una condivisione dei concetti base
 della legittimit?di organismi multilaterali ormai abbondantemente
 obsoleti ma essenziali per lo sviluppo di qualsiasi azione strategica
 col sostegno dell'opinione pubblica occidentale che ne sostiene l'onere
 fiscale.
 Le ricordo infine che, per il 'caso NATO' Le ho gi?segnalato la
 concreta disponibilit?di poter impiegare per uno studio le risorse di
 quel giovane laureatosi in Scienze Politiche su questo tema che vorrebbe
 trattare fino a conseguire un PhD sotto la Sua guida. Se ci? potesse
 avvenire in Georgia credo che il professor Philip Bobbitt potrebbe
 trovare di interesse una collaborazione sugli aspetti tecnico-giuridici
 del tema.
 Cordialmente Carlo Vitali

21/9/2006

Caro Pelanda,

mi ?capitato, alcuni minuti fa, di leggere l'articolo di Sergio Romano nella verione On-line.
Devo dire che, semmai avessi avuto dubbi, che ho capito fino in fondo come mai, negli ultimi mesi, ?sempre pi?difficile trovare una copia de Il Giornale in edicola (ieri alle 12, ben tre edicole di Milano lo avevano terminato, cos?mi sono impossessato dell'ultima copia di Libero).
Sono affascinato dalla meravigliosa prosa di Romano (Sergio), fulgido esempio di servilismo.
Frasi del tipo: "....?accaduto nel 1996 quando il «partito? di Prodi (un autobus in giro per l’Italia) ha vinto le elezioni" Un autobus, non i potentati econimici che gli pagavano la benzina e le piadine; oppure :"...Non penso soltanto alla classe politica e al Parlamento, che Prodi, comunque, dovrebbe tenere in maggiore considerazione. Penso a un parlamento pi? grande, composto da uomini e donne che hanno responsabilit?di varia natura e formano, tutti insieme, la parte pi?attiva e consapevole del Paese". Pazzesco. Il buon mortadella "dovrebbe" tenere in maggior considerazione il Parlamento.
Che dire poi del Parlamento globale "composto da uomini e donne che hanno responsabilit?di varia natura e formano, tutti insieme, la parte pi?attiva e consapevole del Paese", ovviamente i soli che possono rendersi conto della grande fortuna capitataci e che quindi consapevolmente non possono che sostenere Prodi anche se non l'hanno votato....sic!
Ma siamo impazziti?!
Secondo me si fanno mandare i pezzi dalla Corea del Nord e  li adattano all'Italia. Non vedo altra spiegazione.
La saluto cordialmente e vado a buttare già un antiacido
18/9/2006

Gent.mo prof. Pelanda
che dire del discorso del papa a Ratisbona? Voce dal sen sfuggita, mai pi?ritorner? Oppure, parafrasando Marco Antonio del Giulio Cesare shakespaeriano: <<Furia, sei scatenata, segui il tuo corso>>. A questo punto non interessa pi?sapere se papa Benedetto XVI ha meditatamente voluto lanciare un sasso nello stagno o ha peccato di leggerezza. Chi ?credente pu?anche scorgere nell’accaduto un segno della provvidenza. Quel che importa, adesso, ?che non si pu?tornare indietro. Il papa si ?gi?esposto abbastanza nel dichiararsi rammaricato e nel disconoscere la citazione micidiale dell’imperatore bizantino (in realt? sia detto fra noi, tale citazione ha costituito la premessa imprescindibile del suo ragionamento). Guai, se il papa mercoled?prossimo perseverasse in un mea culpa che credo, nessun cittadino del mondo occidentale, che non fosse in mala fede o pregiudizialmente filoislamico, gli perdonerebbe. Ho l’impressione che dopo l?1 settembre e le due guerre mosse dall’America questa sia un’altra deflagrazione di portata mondiale, e forse dalle conseguenze inimmaginabili. Il papa non ?un semplice ministro di un semplice governo che possa smentirsi a cuor leggero e in una questione cos?fondamentale. Il popolo cristiano (dei praticanti, dei medi praticanti, dei semplici credenti e perfino dei non credenti ?span style="mso-spacerun: yes"> chi si ?educato nei paesi occidentali non pu?non sentirsi cristiano -) ?in subbuglio, ed ?pervaso da uno scatto di vero orgoglio. Che far?ora il papa? Che succeder? Questo solo Dio lo sa. L’unica cosa che credo di sapere ?che il nostro rapporto con l’islam non potr?essere pi?cos?ipocrita e cedevole come ? stato fino ad ora.
Donato Antonio

12/9/2006

Caro Pelanda,

 

ho letto su il Giornale del 11- 9 -06 il suo articolo di fondo:”il Professore irresponsabile?. Sono perfettamente d’accordo:

-Alla fortuna del professore corrisponde la sfortuna dell’Italia:

-non ha fatto niente, proponendo appunto di non fare niente, quando alla direzione del governo nel 1996, tutto, visto i grandi cambiamenti portati dalla globalizzione, suggeriva di accedere a nuove strategie.

 -Si lascer?sfuggire le odierne occasioni date dalla grande crescita economica di America, Cina ed India.

-Spera in cose, quale la persistenza della crescita del pil europeo e in specie italiano, cosa che potrebbe non avverarsi.

-Si affider?a tecniche di crescita economica aderendo  alle strategie di Visco (da sempre fallimentari).

Ma, se me lo consente io vorrei aggiungere qualcosa di mio. Sono vecchio e da tempo sono stato colpito dall’agire di Prodi. Il primo episodio fu quello della seduta spiritica in  cui si evocavano, per scoprire il nascondiglio dove era tenuto Aldo Moro, le anime di La Pira e don Sturzo. Ne usc?un nome: Gradoli. Solo che non era un lago, ma una nota via di Roma. Anche un bambino avrebbe capito che Prodi “sapeva? probabilmente informato da qualcuno delle brigate rosse o dintorni. Ma Prodi pi?che alla verit?e alla salvezza di Moro, teneva coraggiosamente alla sua incolumit?e alla colla che gli legava il sedere alla poltrona.

Poi vennero  gli episodi dell’IRI ,  della Cirio e di Telecom Serbia. Lo nominai in cuor mio “l’ufficiale liquidatore a basso prezzo?.

Eppure le confesso che nei riguardi del nostro, l’impressione peggiore l’ho avuta ora, da quando ?ridiventato presidente del consiglio:

Quest’uomo non sa quello che dice e non si rende conto di quello che fa. Vedi gli episodi  del colloquio( narrato mentre era all’ultimo G 8) con Amhadinejat in cui chiedeva all’iraniano di essere mediatore fra la Palestina e Israele; la gaffe della assicurazione da parte della Siria del controllo al confine col Libano, del traffico delle armi da parte di soldati non in divisa e soprattutto l’adesione acritica e spassionata, alla missione dei soldati italiani nel Libano. (Speriamo che, visti i presupposti, non si risolva in una catastrofe).

Il continuo farfugliare mentre parla, e il continuo far ricorso alle parole “grande?e “forte?quando si tratta delle sue azioni governative. Pare che non conosca altri aggettivi.

La lentezza dell’eloquio unita ad una banalit?spesso esasperante.

Ne chiedo perdono, ma a me sembra un uomo che non riesce a collegare il pensiero con la parola. Un “minus abens?insomma.

Ma com’è che in Italia uomini siffatti possano accedere alle massime cariche universitarie e di governo? Mi sbaglio io o l’Italia, dopo decenni di governo di centrosinistra(perch?questa ?la realt? dal 1961 cio?Moro e Fanfani) ha la mente ottusa? La sinistra ha tanti uomini validi; perch?proprio Prodi? Quale immane malefico pastrocchio v’è sotto?

 

Cordiali saluti

Mario Sebastiani

7/9/2006

Come Cambiare ?

Berlusconi ha commesso tre errori di strategia organizzativa a cui non ha potuto rimediare n?con il suo grande carisma n?con i buoni risultati del suo governo. In politica, come dimostra la sconfitta di Aznar bench?da vette irraggiungibili di successi economici, conta soprattutto l’emozione e la passione.

Veniamo agli errori: 1) ?stato un errore madornale vincere contro il referendum Finiano-pannelliano sull’abrogazione della quota proporzionale, 2) ?stato un altro errore ancora pi?grande aver rifiutato la proposta del fedifrago Follini sulle nostre primarie, irridendo le primarie locali della sinistra che in Puglia hanno portato financo l’estremista Vendola al governatorato, 3) e stato un errore ritornare al sistema proporzionale di stampo Urbani-Tremonti.

Il primo ed il terzo sono irrimediabili. Rimangono le primarie, ? con esse che si organizzano le emozioni e le passioni di iscritti e simpatizzanti per poi coinvolgere gli elettori nelle elezioni politiche, che sono secondarie ai fini della scelta del Leader di partito. Berlusconi, leader secondario della CdL, ?debole nella CdL perch?ha scelto di esserne leader solo per aver vinto nelle secondarie. Per cambiare e vincere serve scegliere i propri capi e capetti ( candidati sindaci, candidati governatori, candidati onorevoli, candidato leader ) con le primarie. Non importa che le primarie siano vere o fasulle l’importante, come per la giustizia, ?che lo sembrino. Le primarie sono la manifestazione delle emozioni della gente e serviranno a risolvere i problemi di Forza Italia anche a livello locale oltre che quelli della democrazia interna e del ricambio. Spero che Berlusconi si decida ad organizzare Forza Italia con le primarie a tutti i livelli, il resto verr?da solo. Per resto intendo quanto scrivono i Guzzanti, i Baget Bozzo, i Guerri, i lettori del Giornale incazzati, le Letizia Bandoni, i Del Debbio eccetera, che per quanto culturalmente sottili e/o emozionalmente sincere e furiose non sono idonee a risolvere il problema. Serve essere pratici, come gli americani. Servono le primarie come nel partito di Bush a cui vogliamo assomigliare, ficcatevelo nella zucca troppo piena di cultura.

Daniele Gionimi

Camisano Vicentino 07 Settembre 2006

6/9/2006

Caro Pelanda,

 cerco, come riaveva chiesto, di riassumere la prolissa lettera che le avevo scritto, in occasione del suo articolo si “il Giornale?del 25-8-06: “Cara Magli, l’isam moderato c’è?/font>

Alcuni fatti di questi ultimi giorni, quali i tentati attentati di Londra, Angelo Fra martino il ragazzo ventiquattrenne di Monterotondo, la ragazza pachistana uccisa dal padre, il ventunenne  ucciso dai suoi compagnia calci e pugni , mentre altri riprendevano la scena, perch?ritenuto spia d’Israele, mi hanno fatto pensare che c’è, fra questi fatti un comun denominatore: l’Islam. Basta leggere le sure II, III,VIII, IX, XLVII (e ancora la quarta sulle condizioni in cui dovrebbe essere tenuta la donna).Si possono riassumere in poche parole: “Uccideteli(i cani infedeli) catturateli, assediateli; ammazzateli ovunque essi si incontrino:Non voi li avete trucidati: e Dio che li ha uccisi? E per contro le parole di Matteo:“Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha(siano essi farisei, battezzati o gentili),e ancora  “Donna va e non peccare pi?. A questi due essenziali principi si sono formate le due civilt? la nostra che ha avuto esito,nella concezione dei diritti dell’uomo e quella mussulmana che ?rimasta  alle varie sette e sottosette senza pi?progredire. La civilt?mussulmana si ? fermata, come nell’evoluzione una specie si ferma ad una razza determinata, non pi?evolubile, mentre un’altra, forse per l’attivazione di alcuni geni aberranti, seguita a evolvere. Ma non sono pi?compatibili fra loro, cos?come non sono pi?compatibili lo scimpanz?e l’uomo.  

Lo scontro fra le due civilt?vi ?sempre stato da quando Maometto cominci?ad organizzare il suo esercito a Medina . Basta far mente ad alcuni nomi e agli avvenimenti ad essi connessi:Ferdinando di Aragona e  e Isabella di Castiglia, la battaglia di Lepanto  Giovanni III Sbieski e Eugenio di Savoia con le battaglie sotto le mura di Vienna ecc.

Non esiste un Islam moderato semplicemente perch?non pu?esistere. La moderazione e solo un aspetto di facciata necessario a far fessi quei cani infedeli che avessero chiara la verit?dell’Islam invasore e dottrinalmente convertitore all’Islam di tutte le altre credenze. Un islamico ?un islamico, indiscutibilmente preferito di Allah. Perch? dovrebbe “moderarsi?

E i rimedi allora?

Credo che si potrebbero riassumere in una sola parola: reciprocit?

Se essi(i prediletti di Allah) hanno un terrorismo dobbiamo creare un nostro creando prima di tutto una stazione di comunicazione simile ad al jaseera in cui noi comunicando  in arabo e inglese le nostre idee, che giocoforza qualcuno dei prediletti di Allah raccoglier?

Poi fargli sapere che al primo attentato o tentativo di attentato una parte delle loro citt?o delle loro moschee potrebbe scomparire a suon di missili

Poi esclusione dal nostro paese delle loro moschee finche non ?possibile costruire chiese nei loro paesi.ecc. Mostrare dunque i denti, non l’altra guancia.

E? triste per la nostra mentalit? ma ?cos?/font>

Al contrario di quanto lei pensa, caro Pelanda l’Islam moderato non esiste perch?non pu?esistere e tutti i tentativi di assimilazione o integrazione messi sinora in atto dall’occidente sono miseramente falliti e destinati a fallire,

Mario Sebastiani 6-9-06

25/8/2006

Preg.mo Sig. Pelanda,
la sua strategia teoricamente non fa una piega, ma purtroppo è inattuabile: lei sa, vero?, che un qualsiasi musulmano può essere messo a morte da un qualsiasi fedele se mette in dubbio una qualsivoglia parola del Corano? Quando lei saprà per certo che il più insignificante ulema nel più piccolo villaggio di questo mondo, di fronte anche a soli tre fedeli avrà avuto il coraggio di esprimere un parere positivo sull’idea esposta e motivata nello scritto che Le allego, allora ne riparleremo. Nel frattempo non perdere tempo a dialogare con dei maestri nel menare il can per l’aia (o, parliamo chiaro, nel prendere per il culo deprecando il terrorismo ma non rinnegando, o almeno ridimensionando, i versetti del Corano che lo giustificano). Sarei peraltro interessato a sapere qual è la chiave per modificare il codice culturale islamico che avete trovato nel think tank del 2001.
La mia più grande stima e i più distinti saluti.
FDP, Udine
Venerdì Santo 2004


E’ POSSIBILE DISINNESCARE LA BOMBA ISLAM ?

E’ vero: la religione musulmana è una bomba terrificante capace di far esplodere tutto il pianeta, perché, almeno nella sua versione attuale, è l’incubatrice del terrorismo peggiore, quello fideistico.
L’abbiamo tutti visto con i nostri occhi, nei giorni scorsi in Iraq, come nasce un gruppo terroristico: un trentaduenne religioso sciita di punto in bianco è riuscito a convincere migliaia di fedeli a prendere le armi e a uccidere addirittura chi li aveva liberati dal loro oppressore, semplicemente portando a motivazione le parole di Maometto contro i nemici della fede. Così, proprio così è nato, nasce e rinascerà in continuazione il terrorismo musulmano internazionale: sarà inutile eliminare nei vari paesi del mondo i tentacoli di una piovra che vive e si rigenera nelle viscere degli stati musulmani integralisti semplicemente per volere di un prete islamico.
Questo è tecnicamente possibile perché in effetti nella ‘bibbia’ dell’Islam, il Corano, l’ammissione e anche l’ordine dell’uccisione dei ‘nemici’ sono messi più di una volta sulla bocca di Maometto.
Ma se si potesse dimostrare che queste dichiarazioni del profeta non rientravano nella sfera religiosa e non erano precetti morali, ma nascevano da esigenze di natura ‘politica’ allora la situazione potrebbe cambiare radicalmente.
Purtroppo il grande problema della religione musulmana è che non ha una gerarchia o autorità autorizzate a interpretare il Corano ed è addirittura passibile di morte chiunque anche soltanto accenni a farlo.
E’ giocoforza quindi che provino a leggere correttamente il Corano i non-musulmani e anche alla svelta: ne va della loro sopravvivenza.
E’ quello che ha provato a fare il sottoscritto…con una grande sorpresa: l’Islam integralista si può disinnescare e la base comune per una soddisfacente convivenza di religoni e popoli diversi è molto più ampia, grazie a Dio, di quello che si pensi.

Come leggere il Corano

Quello che mi ha fatto apparire chiarissimi il senso e i limiti veri dell’Islam è stato semplicemente il metodo con cui ho voluto leggere il Corano.
Da buon occidentale di cultura ellenistica-positivistica ho cominciato a valutare l’’oggetto’ nei suoi aspetti materiali.
Comunemente questo libro propone la lettura dei 114 capitoli (‘sure’, composte da versetti) iniziando (chissà perché) dal più lungo e finendo con il più corto.
Ritenendo questo metodo un’infantile assurdità (che la dice lunga sulla capacità interpretativa dei musulmani), ho optato per una più logica lettura in ordine cronologico, cosa permessami fortunatamente dal curatore del testo ed estensore di una valida introduzione.
Confrontando quanto racconta il testo secondo questo ordine e le vicende in ordine temporale della vita di Maometto ho capito la chiave interpretativa di questo Sacro Libro.

L’Islam è una buona religione?

Ho impiegato tre mesi per leggere il Corano, non per la lunghezza del testo, non per la difficile comprensione, ma perché letterariamente è un ‘mattone’ pesantissimo, da sorbire a dosi molto piccole.
Partito convinto di leggere una manuale per tagliagole, ho dovuto ricredermi: il Corano insegna effettivamente una buona religione. E chi ne trae giustificazioni alla violenza o è un’ignorante o è in malafede.
Se non avete tempo o voglia di leggervi il Corano da soli, Ve lo dimostro in quattro pagine, con parole e logica normali, premettendovi che il vero problema attuale dell’Islam non è di essere una religione ‘diversa’, ma semplicemente arretrata. Lo è nella interpretazione della sua ‘bibbia’; lo è nella sua attuazione, ferma alla fase teocratica o integralista che il Cattolicesimo ha già superato da almeno 7 secoli (grazie al provvidenziale istituto del Papato, garanzia di coerenza e, insieme, di costante modernizzazione che purtroppo i molteplici e scoordinati eredi, per di più carnali, del Profeta non possono dare).

La prima parte del Corano: i principi morali dell’Islam

Muhammad (o, italianamente, Maometto) indubbiamente è stato un vero profeta mandato da Dio per convertire al monoteismo e alla bontà un coacervo di tribù arabe che vivevano di pastorizia e di razzie con il nullaosta di una religione politeista e idolatra ancora sei secoli dopo Cristo.
L’Islam è una religione valida, derivata direttamente dall’Ebraismo con una robusta iniezione di ‘bontà’ cristiana, senza però arrivare all’altezza e alla nitidezza dell’”Ama il prossimo tuo come te stesso” e senza riuscire (vedremo poi perché) a fare a meno di una dettagliata precettistica liturgica e socio-ecnomica.
La lunghissima e faticosissima lettura del Corano (580 pagine contro le 72 del Vangelo più lungo) fa capire la durezza delle meningi dei suoi destinatari e rende chiaro perché Dio ha voluto scegliere e preparare a lungo il popolo degli Ebrei per rendere comprensibile almeno a una piccola parte di essi il messaggio concentrato e purissimo dell’Uomo-Dio Gesù: tra il Vangelo e il Corano corre (con tutto il rispetto) la stessa differenza che c’è tra un’aquila e un pitbull.
Ne consegue che il Vangelo oggi si può leggere esattamente e interamente come 2000 anni fa mentre il Corano nella sua stesura originale è una martellata continua alla scatola cranica di un europeo. Il testo non è un racconto ma una enunciazione diretta, come fatta dallo stesso Muhammad (che però fu scritta da altri dopo la sua morte).
In sintesi, cosa insegna di buono il Corano?
C’è un unico Dio, che ha creato tutto e che manda periodicamente tra gli uomini i suoi profeti (tra cui Gesù) affinché essi lo riconoscano, gli siano devoti e si comportino bene soprattutto verso gli altri credenti (con le solite buone azioni, correttezza, morigeratezza, tolleranza e generosità, nonché preghiera e forti elemosine): alla risurrezione dei morti, chi avrà creduto al profeta avrà il paradiso; chi non avrà creduto sarà condannato, in un giudizio universale, a pene eterne, senza alcuna remissione.
Questi concetti sono espressi in modo molto semplice e, letterariamente, molto potente (il Corano, in arabo, risulta un testo spesso poetico). La loro ripetizione ossessionante tende a ‘spianare’ la mente e a creare nella psiche una forte angoscia escatologica, impedendo qualsiasi prospettiva esistenziale terrena: infatti (e questo è un elemento molto importante) in questa vita, da vivere in continua tensione e senza nessuna illusione, non ci si deve aspettare nessun premio da parte dei buoni, ma neppure castighi da parte dei cattivi, perché tutti i conti saranno regolati nel giudizio universale. Tale prospettiva ultraterrena è l’aspetto del Corano da cui, non correttamente, si sono originati atteggiamenti fatalistici e immobilistici per diversi periodi in larghi strati di popolazioni musulmane.
Questi sono i contenuti (molto consonanti con il Cristianesimo ma soprattutto con l’Ebraismo) della prima parte del Corano che rappresenta circa i due terzi dell’opera.

Il problema: i precetti della seconda parte del Corano

La seconda parte del Corano (l’ultimo terzo dello scritto) oltre a ripetere molti concetti generali della prima parte, entra nel dettaglio della vita di tutti i giorni esprimendo molti giudizi e precetti sui comportamenti individuali e collettivi sul piano religioso, civile e politico alcuni dei quali appaiono oggi veramente inaccettabili, specialmente ai cristiani educati da principi come questo: “Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Giovanni IV, 23). Questo insieme di norme costituisce per i musulmani quello che per i cattolici è il Diritto canonico.
Il problema è costituito dal fatto che il Diritto canonico (a differenza del Vangelo) è modificabile nel tempo (per decisione del Papa e dei Vescovi) mentre i musulmani sostengono che le leggi della seconda parte del Corano hanno valore assoluto come i principi della prima parte e quindi devono valere oggi tali e quali come 1400 anni fa.
E’ questa posizione intransigente che crea attrito con il mondo occidentale cristiano, per il quale è naturale il progressivo cambiamento delle leggi, ma non dei principi, in relazione all’evoluzione globale dell’uomo.
Inoltre in questa seconda parte del Corano (e mai nella prima!) ci sono una dozzina di versetti (su un totale di 6.235) che incitano alla violenza contro i miscredenti, entrando tra l’altro clamorosamente in contraddizione con la bonaria ed escatologica visione del mondo insistentemente proclamata nella prima parte.
Ebbene, se teniamo presente da chi, quando e perché questa ben identificabile seconda parte del Corano fu proclamata, possiamo tranquillamente togliere tutti i versetti ‘normativi’ dal ‘corpus’ dei veri e propri insegnamenti religiosi di Muhammad e raggrupparli in un’area di precettistica e di disposizioni socio-politiche (strettamente legate alle vicende dell’autore e del suo popolo e quindi prive di valore universale, nello spazio e nel tempo) che abbia con il nucleo primordiale del Corano lo stesso rapporto che ha il Diritto canonico con il Vangelo.

La soluzione: chi era il Profeta e come è nato il Corano

Occorre considerare che Muhammad è stato asceta, mistico (ebbe anche delle visioni) e profeta a pieno tempo per dieci anni (dal 612 al 622 dopo Cristo) nella città della Mecca, centro dell’Arabia pullulante di idolatri che, dopo la morte della facoltosa moglie, resero insicura la sua vita, a causa della predicazione radicalmente innovativa.
Muhammad si rifugiò pertanto nella vicina città di Medina in cui mancava, guarda il caso, un capo politico, essendo abitata da gruppi etnico-culturali diversi (vi erano anche numerosi ebrei). Egli ne approfittò (dato il forte carisma) per divenire capo della città e così concretizzare e ufficializzare la sua religione in una società teocratica. Con la forza intrinseca di questo sistema teocratico (tipico delle società primitive), oltre a continuare la predicazione e dare nuove regole ai costumi, usanze e attività economiche della comunità medinese, riuscì a condurre numerose battaglie, razzie e tradizionali massacri che, dopo dieci anni, gli consentirono la conquista della Mecca e di gran parte dell’Arabia.
Una considerazione storico-religiosa: se Dio non avesse inviato Muhammad e Muhammad non avesse messo Dio direttamente a capo della comunità medinese, quasi certamente l’Islam non sarebbe sopravvissuto al contrattacco della comunità idolatra meccana, e quindi questa indispensabile nuova religione non avrebbe portato la salvezza morale e materiale a numerosi popoli dell’Africa e dell’Asia. Anche per questo Muhammad dovrebbe essere considerato un profeta mandato dallo stesso Dio Provvidente dei giudei e dei cristiani.
Muhammad, in pratica, impersonò insieme due ruoli biblici: quello del ‘profeta’ portatore delle parole e delle leggi di Dio, come Mosè, e quello del ‘condottiero’, come Giosuè, l’effettivo conquistatore della Terra promessa.
Le poche parole di Muhammad che incitano alla violenza (contenute nella seconda parte del Corano, quella medinese) si riferiscono pertanto alla sanguinosa guerra che egli colà dovette sostenere. Chi realizzò la stesura definitiva del Corano ovviamente riportò tutto quello che egli disse senza fare distinzione tra religione e politica e presentando tutto come parola di Dio trasmessa dal Profeta. E’ evidente invece che a Medina (lo conferma, oltre ai contenuti, anche il diverso modo di esprimersi) Muhammad ha parlato come condottiero e non come profeta, pur ricordando ogni tanto i precedenti temi religiosi.
Nella diversissima situazione storica ed evolutiva di oggi, noi abbiamo non soltanto la capacità e il diritto ma anche il dovere, anche verso lo stesso Muhammad, di depurare il Corano dalle affermazioni contingenti ed allegoriche e quindi di non considerare come tendenziali assassini oltre un miliardo di persone.
Per la stessa ragione non dobbiamo svilire il Corano in altri dettagli: l’accusa di edonismo materialista basata sul ‘paradiso’ coranico, ad esempio, è infondata perchè il Profeta non poteva raffigurare a rozzi predoni un paradiso senza donne, che comunque sono, le poche volte, indicate delicatamente come giovani mogli: molte più volte, invece, è ripetuta la promessa di acqua fresca e cibo, oggi ovviamente di molto minore ‘appeal’!. Così pure la poligamia all’epoca e nell’area (in cui la mortalità maschile era altissima) era stata provvidenzialmente pensata a vantaggio di vedove e orfane (tra l’altro, molto tutelate sul piano economico).
La seconda parte del Corano va depurata, quindi, sul piano religioso, da tutta la precettistica ‘civile’ e dalle disposizioni politiche e militari richieste dalla situazione storica. D’altra parte le affermazioni ‘medinesi’ violente sarebbero in totale contrasto con le affermazioni pacifiche e fataliste del periodo ‘meccano’.
Avere capito questo enorme problema è per noi occidentali e cristiani un passo importantissimo
che ci permette di vedere e trattare gli islamici in modo nuovo e senz’altro più accettabile.
Ma la sua soluzione non può venire che all’interno dell’Islam stesso, che deve decidersi una volta per tutte a: - separare la religione dalla politica; - depurare dalle scorie storico-politiche i suoi precetti di pratica religiosa. Se al presente non ha figure istituzionali in grado di farlo, si organizzi, e anche in fretta, perché i due mondi si stanno sovrapponendo molto velocemente e l’europeo medio comincia a capire che non può vivere con un immigrato virtuale tagliagole nell’appartamento di fronte.

I versetti incriminati e la Storia

Ed ecco i versetti della seconda parte del Corano più ‘pesanti’ cui, per una migliore valutazione, premetto il versetto III, 134 della cui presenza assieme agli altri qualche esagitato Ulema dovrebbe dare spiegazione: “I credenti perdonano gli offensori”!
(Ricordo che la numerazione dei capitoli non rispetta l’ordine cronologico).
XXXIII, 61: “Uccidete i vostri nemici”
IX, 5: “Uccidete gli idolatri”
IX, 14: “Gli idolatri Dio li castigherà per mano vostra”
IX, 29: “Combattete i miscredenti finchè non paghino il tributo”
IV, 91: “Gli ipocriti, chi si tiene in disparte e non offre pace e non getta le armi, prendeteli e uccideteli dove li trovate”
II, 191: “Uccidete chi vi combatte”.
Queste inaccettabili affermazioni non dobbiamo, onestamente, ritenerle facenti parte della dottrina islamica perché si riferiscono chiaramente alla guerra sanguinosa che i ‘credenti’ medinesi stavano combattendo con i nemici meccani, ‘idolatri’ e ‘miscredenti’, per la propria sopravvivenza: non hanno fatto lo stesso anche i cristiani nel Medioevo e nel Rinascimento contro gli stessi musulmani? Per non parlare degli ebrei…
Muhammad era un uomo del suo tempo, come Mosè e come Giosuè: non hanno forse ucciso anche loro? Giosuè non era forse il capo degli ebrei che hanno massacrato fino all’ultimo bambino ben sei popoli per conquistare la terra promessa e questo su precisa disposizione di Dio? “Quando ti avvicinerai a una città per attaccarla, se la città non accetta la pace la stringerai d’assedio e il Signore tuo Dio la metterà nelle tue mani. Passerai tutti i maschi a fil di spada, mentre le donne, i bambini, il bestiame e quanto ci sarà nella città lo catturerai. Invece nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dona in eredità non lascerai viva anima alcuna ma voterai allo sterminio Hittiti, Amorrei, Cananei, Perizziti, Evei e Gebusei.” (Deuteronomio XX, 10-18). Gli ebrei dell’odierna Israele si trovano esattamente nella stessa situazione politica di tremila anni fa e tuttora considerano valida la Bibbia: dovrebbero forse sterminare (e potrebbero farlo facilmente) tutti gli abitanti non ebrei della Palestina? No, perché gli ebrei evoluti sanno che non può valere oggi una disposizione, seppur divina, di tremila anni fa. Invece i musulmani integralisti pensano di dover sterminare ebrei e cristiani in forza di un ordine di Maometto di 1400 anni fa.
A questo punto, chi sono gli ignoranti, incapaci di intendere le parole del proprio Libro Sacro?
Ci sarebbero ancora moltissime considerazioni da fare sul Corano e sulla Shari’a (‘corpus’ legislativo e normativo creato dagli immediati successori di Muhammad cui però gli islamici non riconoscono valore assoluto), soprattutto sulla precettistica e le sue conseguenze sulla convivenza dei musulmani con concittadini di altre religioni, ma sarebbero comunque inutili se non si rimuove questa mannaia sospesa della ‘licenza’ di uccidere in nome di Dio.

La ‘guerra santa’

Il versetto II,191 (“Uccidete chi vi combatte”) è quello che i musulmani portano a giustificazione della ‘jihad’ o ‘guerra santa’: Muhammad, però, non l’ha mai nominata o proclamata con questo senso. Pertanto, visto che gli Ulema attuali sono così ligi alla parola del Corano e solo a quella, devono piantarla di usare questo termine che tanto effetto fa sui loro fedeli.
Innanzitutto perché il messaggio religioso del Corano (per chi lo legge cercando di capirne il senso generale, con semplicità e onestà, e non pappagallescamente) è nettamente non-violento sia nelle enunciazioni sia nelle motivazioni.
In secondo luogo, perché è ormai assurdo nei fatti non separare le regole della convivenza civile da quelle religiose: nel terzo millennio dopo Cristo ci ritroviamo tra i piedi gruppi di islamici fanatici pronti a dichiarare la ‘guerra santa’ perché le autorità civili proibiscono di portare il velo a scuola!
E infine, chi ci assicura che chi dichiara la ‘jihad’ non lo faccia soltanto per legittimare i propri istinti violenti e le proprie brame di beni o di potere (o, più modernamente, maggiore visibilità politica) come hanno fatto per secoli, approfittando di sudditi-fedeli acritici e frustrati, califfi e sultani di tutto il Medioriente ?

Cosa possiamo fare noi oggi?

Di fronte a un mondo politico-religioso così arretrato come quello musulmano (senza nulla togliere al livello spirituale dei singoli individui che è da ritenere, tra l’altro, nettamente superiore nella media a quello dei cristiani) da parte del mondo occidentale occorrerebbe tenere un duplice atteggiamento, non per prevaricare ma neanche per soccombere.
Da una parte accettare l’Islam, anche sul piano legislativo, come una delle grandi religioni monoteistiche, con gli stessi valori di fondo del Cristianesimo e dell’Ebraismo (che il Corano rispetta), alla condizione categorica di liberarsi una volta per tutte dall’integralismo separando ufficialmente per sempre i principi del Corano meccano (da codificare in una specie di decalogo) dai precetti del Corano medinese (passibili di modifiche nel tempo da parte di un organismo rappresentativo dei religiosi islamici ).
Dall’altra usare il pugno di ferro sia in pace (niente moschee stabili né con funzioni politico-culturali; niente favoritismi comportamentali) sia in guerra (ricordiamoci che l’Islam è sempre stato totalitario e per quanti rapporti culturali ci siano stati nei secoli tra le due civiltà, non ha mai smesso di tentare di conquistare con le armi l’Europa finchè non abbiamo distrutto fisicamente la sua potenza militare a Lepanto e a Vienna) fino a quando i musulmani non accetteranno di togliersi la benda dagli occhi e dal cervello. E’ molto simbolica la striscia di stoffa con scritte che i combattenti islamici si mettono attorno alla testa: le frasi ‘sbagliate’ del Corano gli impediscono di ragionare.
La mossa successiva, quando si fosse cominciato a muovere qualcosa all’interno degli ecclesiastici musulmani nel senso da noi auspicato, potrebbe essere la richiesta di sottoscrivere pubblicamente una professione di fede (che gli islamici già usano: la ‘shahada’) sul Corano ‘depurato’ a tutti coloro che vogliono risiedere in un paese occidentale.

25/8/2006

Egr. professore,
ho letto il suo articolo sul Giornale,riguardante la problematica del confronto della società occidentale con quella islamica sia sul piano politico-culturale che militare.
Il suo punto di vista e' molto interessante e credo piu' condiviso di quanto lei stesso possa immaginare..
La esorto ad insistere.I cd benpensanti,influenzati dalla campagna di stampa della sinistra contro gli scritti di Oriana Fallaci e della presa di posizione coraggiosa di Berlusconi che ebbe a rivendicare orgogliosamente la superiorità etica e materiale della società occidentale rispetto a quella islamica,sono in netta ritirata,sotto il tiro velenoso dei frutti amari dell'Islam che possono essere apprezzati da tutti.
Bisogna separare piu' che islamico buono da islamico cattivo,l'islam dall'uomo schiavo dell'islam,in una prospettiva evolutiva e di liberazione.
Bisogna avere il coraggio di dire agli islamici che credere nel paradiso della puttane sacre che la daranno generosamente ai kamikaze e' una boiata pazzesca per dirla col comico Fantozzi e non una credenza degna di rispetto,proprio per il rispetto della mente e della vita dell'iomo che crede nelle fandonie dell'Islam.Qui ha toppato anche la Chiesa cattolica,sopravvalutando la rispettabilità delle credenza e superstizioni che incatenano l'uomo islamico per una sotrta di solidarismo fra religioni..
C'e' iun islamico in Italia che e' impegnato in una battaglia di libertà e di apetrura ai valori veri ed universali Il suo nome e' Magdi Allam.
Ha studiato presso i comboniani e presso i salesiani da ragazzo nel natio Egitto acquisendo ciò che lei assai probabilmente ha avuto modo di assorbire imn parrocchia nella sua natia Tolmezzo,ha studiato ffilosofia e sociologia a Roma con Ferrarotti.Si chiama Magdi Allam ed e' apprezzato giornalista,prima della "Repubblica" dalla quale si e' dimesso per le caratteristiche di estrema militanza politica che Scalfari ha dato a quel giornale,ed ora nel Corriere della Sera.
Mi farà piacere di annoverarla nella pattuglia dei riformatori non tanto dell'Islam la cui mutevolezza richiede il trascorrere dei secoli,ma dell'uomo prigioniero dell'ideologia politica islamica,che va liberato in fretta ,e basterebbero una o due generazioni a mio avviso, per dar loro il piacere dell'interiorizzazione dei valori universali che contano.

Dario F.

25/8/2006

Caro Pelanda, concordo col suo commento all'articolo di Ida Magli, e penso che tocchi davvero all'Occidente tentare di favorire un'evoluzione in senso "laico" dell'Islam. Mi permetto comunque di segnalarle alcuni problemi : 1) Ammesso che l'Islam sia davvero riformabile, come e quanto tempo sarà necessario? 2) Abbiamo questo tempo? 3) Gli islamici sono assimilabili? Per quanto è dato capire, quelli residenti in Europa - anche da molti anni, anche quelli di seconda generazione – sono del tutto refrattari ad ogni forma di integrazione culturale, anzi, al contrario, finiscono per rafforzare ancor più la loro identità islamica e per stringersi ancor più intorno ai loro valori, disprezzando e rigettando i nostri. Non tutti sono terroristi, certo, ma quasi tutti li approvano e quasi tutti vedono di buon occhio la conquista islamica dell’Europa, una islamizzazione che può avvenire semplicemente per pressione demografica, pacificamente e ben prima che possa crearsi una frattura e un conflitto fra islam “buono” e islam “cattivo” : faranno prima, cioè, loro a islamizzare noi che noi a occidentalizzare loro. Anche perché 4) la gran parte della popolazione europea sembra ancora lontanissima dal rendersi conto della reale portata della minaccia in atto e preferisce la politica dello struzzo o quella di Monaco 1938.

Alla luce di quanto sopra, soffiare nelle trombe – come fanno   la Magli , la Fallaci e altre oche del Campidoglio -  e arroccarsi a difesa, sembra il provvedimento tampone più immediatamente attuabile, per darci quel tempo necessario all’attuazione di una strategia più efficace a lungo termine.

Fuori dai denti, lei pensa che l'Occidente sopravviverà a questa sfida? E l'Europa?

La saluto con grande stima

Francesco Birardi

21/8/2006

Gent.mo Dott. Pelanda,
leggendo il suo fondo su "il Giornale" odierno,intitolato "Visco-Robespierre
ed il Terrore fiscale",ho condiviso in pieno la Sua analisi.
Mi permetto,solamente,di contestarle l'affermazione....Chi è Visco,nel
sistema post-comunista...
Questo governo (uso la minuscola per la cosiderazione che ne ho) non è altro
che l'espressione di metodi comunisti,evoluti nel famoso Comunismo
Reale,dove l'applicazione delle metodologie persecutrici verso la classe
medio-borghese,erano state affinate e,perché no,"vasellinate" in modo
adeguato alle strategie della Lotta di Classe.
Sarà che sono appena tornato da un viaggio a Mosca e S.Pietroburgo,dove ho
visto cosa hanno lasciato gli Zar e cosa ha lasciato il Comunismo,ma le mie
sensazioni su questo governo (uso ancora la minuscola)stanno diventando una
certezza,stanno applicando metodi da Comunismo reale.
Ed è bene che la Cdl si dia una mossa,od il suo elettorato si sposterà verso
l'estrema destra,altro che inciuci,partoto unico ed appoggi estreni.Con
stima.
Cordiali saluti
Pettini Franco

20/8/2006

Caro Carlo Pelanda,

Prima pagare, poi disegnare: prima pagare poi qualsiasi cosa.

Questa mirabile battuta di Andrea Pazienza (che arrivava fino a dire: prima pagare, poi il conto) è la risposta semplice e banalissima alle questioni gravi che assillano oggi la stampa assennata di fronte all´antisemitismo manifesto o strisciante dell´informazione piú diffusa.

Da anni si perde tempo a discutere riguardo all´egemonia della sinistra sulla cultura: cercando di capire le ragioni, la genealogia, di quello che, in fondo, resta apparentemente un mistero.

Le idee di sinistra sono state sconfitte dalla storia, il marxismo ha prodotto solo mostruositá e drammi infiniti, ogni volta che la sinistra ha emesso previsioni o fatto proposte di soluzione queste si sono rivelate sbagliate o foriere di guai peggiori: il tutto nel consenso generale degli organi di stampa e degli opinion leaders.

In nome di teorie campate in aria e analisi francamente senza né capo né coda, moltissime persone sono diventate premi Nobel, autori di culto, professori universitari.

Dove risiede la ragione di tutto questo?

Il mistero è un mistero buffo e il segreto un segreto di Pulcinella.

Tutto proviene dall´atavica e insaziabile fame degli intellettuali.

Poiché non sono in grado di produrre strumenti per il proprio sostentamento fisico, la maggior parte degli intellettuali sono dei morti di fame: morti di fame nell´anima e nelle viscere, prima ancora che nel corpo.

La sola cosa che li motiva a sostenere indifferentemente qualsiasi posizione, dalla piú barbara a quella del piú normale buon senso, è il compenso: compenso in denaro o in natura, materiale o simbolico, non importa.

In che modo si costruisce un´egemonia culturale? è talmente semplice che, se non ci fosse da piangere, verrebbe da ridere.

1. Identificare un discreto e eterogeneo numero d´imbecilli che giá scrivono, disegnano, suonano, compongono, pittano, happeningano, istallano
2. Organizzare 1500 conferenze stampa all´anno su qualsiasi cosa e chiamarli a dirigerle pagando loro un gettone di presenza di 5 euri e 50 centesimi (piú li si tratta da pezzenti, piú li si tiene in pugno)
3. Promuovere festival di cineteatrodanza, premi letterari, di cucina, di videopoesia, di banane, di architettura biologica, di sci transessuale, oppure dibattiti su amaca o sedia a sdraio, e chiamarli a presiedere l´augusto consesso o a fare parte della giuria (compenso 8 euri e 75)
4. Pubblicare atti del convegno, cataloghi, brochures, opuscoli, manifesti e locandine in cui il loro nome risalti come quello di Wanda Osiris.
5. Pagare loro alberghi e cene nelle localitá dove sono organizzate le mille manifestazioni a cui essi devono essere invitati.
6. ELEMENTO DECISIVO: tra gli imbecilli selezionati non scegliere coloro che hanno leggiucchiato marx, la scuola di francoforte o samir amin, ma altri (imbecilli ce ne sono in quantitá sia di destra che di sinistra) che hanno, al contrario, intraletto weber, schumpeter o siano in grado di pronunciare il nome di qualche neocon.

Un programma di questo genere costa un decimo della campagna elettorale di un qualsiasi candidato elettorale, ma dona frutti sterminati a lunga scadenza perché, incoraggiati dal miraggio di qualsiasi cosa sia loro offerta a titolo gratuito, un pasto caldo, un aperitivo, un bicchiere di champagne, una stanza d´albergo, una giornata al mare, in montagna, in monastero, nonché dalla gloria ricevutane ( se godo, mio malgrado, di un privilegio, è perché sono importante), a migliaia si convertiranno a idee completamente opposte a quelle che professavano un minuto prima e l´egemonia culturale di colpo cambierá colore.

Cordialmente

Vincent Caetani

22/6/2006

COMUNICATO STAMPA

 

DRAGOTTO (FI). REFERENDUM: VOTARE SI PER NON ARRESTARE LA MODERNIZZAZIONE DEL PAESE E DARE UNA SPALLATA A PRODI

 

La riforma costituzionale della CDL non modifica la prima parte della Costituzione, quella concernente i valori fondamentali: l’inviolabilit? dei diritti, la famiglia, l’uguaglianza tra i cittadini. La riforma, invece, modifica l’aspetto organizzativo dei poteri pubblici, specificando e chiarendo le nuove competenze esclusive tra Stato e Regioni. Ci?consente di combinare al meglio l'esigenza dell’autogoverno delle Regioni con quella del rispetto dell'interesse nazionale, cancellato dalla riforma del centro-sinistra. La riforma del Titolo V approvata dal centro-sinistra ha provocato un alto numero di ricorsi alla Corte Costituzionale, con elevati oneri finanziari e interi settori amministrativi paralizzati. La Regione Emilia-Romagna ha speso ben 25 milioni di euro in ricorsi.

Votare SI al referendum consente: a) maggiore autonomia alle Regioni e agli Enti locali, pur nella piena salvaguardia dell’interesse nazionale; b) un iter delle leggi pi?efficiente, grazie alla fine del bicameralismo perfetto, che comporta una competenza legislativa esclusiva della Camera sulle materia statali e del Senato federale su quelle regionali; c) il diritto dei cittadini di scegliere il primo ministro, il programma e la coalizione di governo, evitando i ribaltoni e garantendo maggiore stabilit?di governo; d) la riduzione del numero di parlamentari.

Con la vittoria del SI, quindi, in Italia si potr?avere l'inizio di un nuovo Stato, di una Nazione con un Governo rafforzato nei suoi poteri, meno in balia delle spinte corporativistiche che oggi ci sono in Parlamento e pi?capace di rispettare gli equilibri imposti dal patto di stabilit?e di crescita.

La vittoria del NO al referendum avrebbe due sostanziali effetti negativi: a) lascerebbe in vigore la riforma del centro-sinistra, con tutti i problemi di attribuzione di competenze e di conflittualit? istituzionale che ha generato. Chi fa appello al NO per difendere la Costituzione, in realt?vuole difendere la Carta modificata dalla riforma del centro-sinistra; b) data l’impossibilit?del centro-sinistra di trovare una comune e condivisa piattaforma di proposte di modifica e ammodernamento della Costituzione, a causa della profonda diversit?e divergenza di tesi e posizioni rispetto al tema delle riforme costituzionali, il rischio di immobilizzare per molti anni il processo, urgente e indifferibile anche rispetto al quadro costituente dell’Unione europea, di revisione dei nostri assetti istituzionali, sarebbe concreto ed esiziale.

L’affermazione del SI, inoltre, avrebbe un altro importante riflesso politico: impedirebbe sul nascere il tentativo del Governo Prodi, contro il quale si ?pronunciato lo stesso Presidente delle Repubblica, di cancellare tutte le riforme approvate dalla Casa delle Libert?nella scorsa legislatura (riforma del mercato del lavoro e della scuola e legge Obiettivo per l’avvio delle grandi opere, su tutte). Con il voto referendario non ?in ballo solo il futuro istituzionale dell’Italia, ma anche la sua crescita economica e culturale, in quanto la vittoria del SI delegittimerebbe ulteriormente un governo gi?in bilico per lo striminzito e discutibile esito elettorale e per le sue palesi contraddizioni interne.

In Emilia-Romagna noi moderati che abbiamo a cuore il futuro del nostro Paese, bench?stanchi per le tante tornate elettorali, dobbiamo fare un ulteriore decisivo sforzo per andare a votare e per convincere quante pi? persone a farlo. In questo modo faremo l’interesse del Paese che avr? una Costituzione pi?moderna , l’interesse dei cittadini italiani che non vedranno cancellate riforme che hanno gi?dato ottimi risultati, e, da ultimo ma non per importanza, daremo una prima importante spallata a Prodi e al suo Governo.

21/6/2006

Un ricercatore italiano (a suo modo figlio d'arte) ha scoperto dove sono le cellule che governano le nostre scelte economiche.

Altri ci stanno mappando il cervello.
Obiettivo? Capire perch?a volte ?pi? facile sbagliare che azzeccarci.
 
 
 Usare il cervello per fare economia, o per ripensarla. Sembra una banalit? invece questa frase anima il lavoro di un'avanguardia di neuroscienziati che sta cercando le chiavi per comprendere come la mente fa una scelta, prende una decisione, determina insomma il costo - beneficio di un'offerta assegnandole un valore. Quali aree del cervello si attivano, quali neuroni vengono coinvolti e come "si accendono" quando l'individuo ?messo di fronte a diverse opzioni? Una volta compreso il processo di decision - making, come si applica tale scoperta ai modelli economici? A queste e molte altre domande cerca di dare risposta la NEUROECONOMICS, punto di incontro di due scienze che dovrebbero essere esatte eppure custodiscono ancora troppi segreti. Sfiorando eterni quesiti della filosofia, come quello sull'esistenza del libero arbitrio. In questo lavoro ?impossibile non porsi domande che hanno significati ben pi?ampi dei risultati sperimentali ottenuti. Nei laboratori di Boston della Harvard Medical School si frequentano territori ai confini tra psicologia cognitiva, neurobiologia e teoria economica.
 
 
Dalle scimmie all'uomo
 
 Spesso ci troviamo a scegliere se lavorare e guadagnare di pi?oppure avere pi?tempo libero, se investire in obbligazioni o in azioni. E gli studi comportamentali hanno dimostrato che a volte si fa la scelta meno razionale. Economisti e neurobiologi concordano sul fatto che alla base della decisione ci sia l'assegnazione di un valore alle opzioni disponibili, la sfida ?capire quali sono i meccanismi neurali che governano quest'assegnazione. Varie ricerche hanno individuato nella corteccia orbitofrontale la probabile area coinvolta: in soggetti umani con lesioni in quest'area si osservano infatti deficit tipicamente collegati con problemi di scelta, quali disturbi alimentari, comportamenti abnormali in situazioni di rischio o comportamenti asociali. Deficit simili sono stati riscontrati anche nelle scimmie, spingendo gli scienziati ad ipotizzare che le funzioni dell'area orbitofrontale nelle due specie siano omologhe.
 In un precedente esperimento, condotto da Elisabetta Visalberghi e collaboratori del Cnr, si era osservato il comportamento delle scimmie e concluso che il processo di scelta prevede due tappe: prima si assegna un valore alle singole opzioni e poi si confrontano questi valori e si prende una decisione. Nel secondo esperimento - condotto con John Assad a Harvard, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista "Nature" - ha inserito gli elettrodi nell'area orbitofrontale dell'animale ed ? riuscito ad individuare le cellule nervose che si accendono e si spengono a seconda del valore associato ad una data offerta. Dal profilo di scelta si evince il valore che ciascun soggetto assegna alle due bevande. Per una scimmia, il valore di una goccia di mela ? uguale a tre gocce d'acqua, due gocce di mela equivalgono a sei gocce d'acqua e via dicendo. Nella corteccia orbitofrontale si sono trovati alcuni neuroni la cui attivit?varia proporzionalmente assieme al valore assegnato all'offerta, indipendentemente dal tipo di bevanda scelto: per esempio, l'attivit?di un neurone specifico risulta bassa quando la scimmia beve una goccia di mela oppure tre gocce d'acqua, ?due volte pi?alta se la scimmia prende due gocce di mela o sei gocce d'acqua, ?tre volte pi?alta se prende tre gocce di mela o nove d'acqua. Insomma, tanto pi?alto ?il valore tanto pi? questi neuroni si attivano. Restano ancora da scoprire, ed ? l'obiettivo di un nuovo studio, i neuroni coinvolti nel processo decisionale, probabilmente esteso ad altre aree.
 
 
In difesa del libero arbitrio
 
 Gli studi di Camillo Padoa-Schioppa e collaboratori peraltro confermano che la scelta pu?prescindere da precedenti esperienze. In un esperimento, la scimmia ?stata posta davanti a cibi nuovi, come papaya e mango, mai offerti prima insieme. Se fosse valida la teoria dei comportamentalisti, secondo la quale ogni scelta risponde ad una sorta di tabella mentale precostituita, la scimmia avrebbe dovuto rispondere in modo casuale e poi imparare piano piano cosa scegliere seguendo un'associazione appresa nel tempo. Invece, la scimmia ha risposto in modo netto fin dalla primissima sessione. Smentendo, cos? la teoria associazionista ( accettata in parte dall'economia classica ) secondo cui la scelta ?un'illusione e tutti i nostri comportamenti sono riflessi condizionati.
 
 
Uno scenario alla Orwell?
 
 Padoa-Schioppa Jr. fuga l'incubo di futuri condizionamenti alla Orwell e spiega come sia impensabile, con le tecniche a disposizione, riuscire a manipolare le preferenze delle persone con un'azione diretta su questi neuroni. Ma le applicazioni pratiche non mancheranno. L'economia ha considerato finora il processo delle decisioni come una scatola chiusa, per necessit? In questo ha avuto delle intuizioni brillanti che adesso vanno portate nello studio del cervello.
 Con esperimenti meno invasivi ( anche se meno precisi ) di quelli effettuati su cavie animali, gli scienziati hanno imparato a "viaggiare" all'interno del cervello umano utilizzando moderne tecniche di imaging quali la risonanza magnetica funzionale ( fMRI ), la tomografia ad emissioni di positroni ( PET ) o la magnetoencefalografia. Strumenti che stanno lentamente portando alla mappatura, funzionale ed anche genetica, del cervello umano, come hanno spiegato gli scienziati riuniti a Firenze per il Congresso mondiale di Human Brain Mapping, conclusosi gioved? 15 giugno 2006. La neuroeconomics ?uno dei campi di applicazione pi? affascinanti. In un tipico esperimento, si chiede al soggetto di fare delle scelte: per esempio se preferisce 4 euro sicuri o una scommessa fra 10 euro o nulla con uguale probabilit? L'attivazione di precise aree del cervello, cos?coma altri parametri ( battito cardiaco, o grado di umidit?alla superficie della pelle, che ?una misura del coinvolgimento emozionale e viscerale ), dimostra quali processi fisiologici si mettono in movimento. Le evidenze scientifiche ci aiutano a comprendere come i soggetti economici si comportano, con implicazioni importantissime. Una fra tutte: come rispondere a chi suggerisce un intervento dello Stato nelle scelte economiche individuali? L'evidenza suggerisce che gli uomini sono guidati in primo luogo da un grande desiderio di libert? e credo che tale desiderio vada rispettato.
 Altra possibile applicazione ?il neuromarketing. Uno degli studi pi?eclatanti in questo campo ? stato condotto da Marco Iacoboni, professore alla Ucla di Los Angeles. Iacoboni e collaboratori hanno misurato con la fMRI l'attivit? cerebrale mentre i soggetti osservavano vari spot pubblicitari e poi li hanno intervistati. Hanno osservato che quello che racconta il cervello spesso ?diverso da ci?che raccontano le persone. Per due fattori principali: da un lato la pressione sociale ( la gente tende a dire quello che ci si aspetta ) e dall'altro il fatto che le nostre motivazioni pi?profonde, i fattori che ci fanno decidere, sono spesso inconsci. Per esempio, gli spot considerati pi?efficaci dai soggetti durante l'intervista davano in realt?risposte deboli nelle aree cerebrali che si attivano per stimoli "rewarding" ( premianti ) o per processi empatici ( che sono i maggiori indicatori dell'efficacia di uno spot ). Viceversa altri spot, non molto menzionati dai soggetti, producevano risposte "robuste".
 L'applicazione pratica pi? immediata, a detta di Iacoboni, ?nel marketing ed anche nel "political consulting", magari spodestando i sondaggisti. I dati neurali, infatti, potrebbero facilitare l'efficacia di campagne commerciali o elettorali. Tenendo presente, per? i condizionamenti esterni. Uno dei meccanismi pi?importanti ?l'imitazione, che ?stata studiata molto. I dati mostrano, per esempio, che alcuni pezzi musicali piacciono di pi?se si sa che piacciono ad altra gente.
  
L'ultima parola all'incertezza
 
 I giornali gi?parlano di "neuroni dello shopping" e perfino di nuove forme di persuasione occulta. Sorgeranno fabbriche del consenso studiate in laboratorio? Decisamente no. In un certo senso il neuromarketing fa il contrario della "persuasione". Persuasione vuol dire modificare i processi decisionali, i sopra citati esperimenti invece non modificano l'attivit?cerebrale dei soggetti: cercano piuttosto di ottenere dati che raccontano cosa la gente pensa e desidera veramente.
 Desideri e scelte che, alla fine, devono pur fare i conti con l'incertezza. Guardiamo alle decisioni economiche importanti, come quale laurea prendere, chi votare, se trasferirsi all'estero. Queste decisioni non sono prese da un processo esplicito, consapevole, da un calcolo. Sono il frutto di un processo inconscio, anche se perfettamente razionale, che richiede la considerazione di fattori complessi. Gran parte di questo processo ? la scoperta di se stessi: cosa vogliamo davvero, di cosa ci consideriamo capaci, quanto siamo disposti a pagare per un sogno. Spesso, non vogliamo neppure sapere la risposta, ma solo che fare. Per questo, forse, prendere decisioni importanti, anche se puramente "economiche", ?quasi sempre accompagnato dall'incertezza. A volte, dal rimpianto.
  
Disponibile ad ogni tipo di chiarimento
Porgo cordiali saluti
 Dott. Lorenzo Polojac
18/6/2006

Caro Pelanda, condivido in pieno la Sua opinione sull'ipotesi di un futuro assetto geopolitico imperniato sull'alleanza delle "Tre Rome", America, Europa e Russia (Il Foglio 17-606)

E lo condivido soprattutto per un motivo, che Lei forse non considera o forse non ritiene fondamentale dal Suo punto di vista, ma che per me ?il vero motivo a sostegno di questa previsione, quello che la rende realistica e direi quasi inevitabile.
Sono tutti e tre "Continenti cristiani", cio?tutti e tre hanno conosciuto la rivoluzione della "Persona", cio?il passaggio dalla preminenza della collettivit?a quello dell'individuo, che ?alla base del Cristianesimo e quindi alla base della modernit?
Cosicch?anche la Russia, che pur non ha conosciuto l'esperienza liberale, ?tuttavia infinitamente pi? vicina alle altre due Rome, di quanto non lo siano quelle culture, quali la cinese, che non hanno conosciuto il Cristianesimo e che, imperniate come sono sulla prevalenza del collettivo (Marx o Confucio non importa), lo temono come la peste.
Cos?alla lunga non ?ipotizzabile un'alleanza tra una delle tre Rome con la Cina proprio per questo motivo.
Cordiali saluti, Giulio Rupi.
18/6/2006

Vittorio Emanuele di Savoia: da re d'Italia a re di......Troia!
 Pasquino

17/6/2006

Buongiorno

mi chiamo Fabio Tincati vivo a Milano dove ho un'attivita' artigiana.  Credo che sia molto interessante l'uso delle e mail con le quali si puo' colloquiare facilmente anche solo per fare una domanda .     Ho letto con molto interesse il suo articolo in prima pagina del Giornale di oggi 17\6  e concordo pienamente con le sue osservazioni.   Certo che tutto questo tentennare da parte dei componenti del governo farebbe pensare ad una adeguata insicurezza, Berlusconi ha creato un bel disastro ai suoi successori dimostrando che si puo' governare per 5 anni senza aumentare le tasse, quindi ritornare ai vecchi metodi dopo cosi' poco tempo creerebbe molto malcontento.    D'altra parte non avendo grandi teorie ne' grandi interpreti  torneranno a governare come hanno gia' fatto prima e probabilmente rifaranno gli stessi errori che li avevano fatti cadere.   Non credo che vi siano profili molto alti :l'approccio e'lo stesso, come prima paventando difficolta' e sacrifici per superarle (il momento e' grave.... se ne parlera' in futuro ora non e' possibile....ecc ecc) discussioni inutili come una telenovela su fatti marginali ( i soldati sono in guerra con il fucile carico o con le bombe a mano in sicura?)   Si tira cioe' a moltiplicare gli strilli per poi procurare una manovra meno imponente, per dire dopo qualche mese che non e' bastata, per colpa di qualcosa di non previsto e ricominciare da capo per un 'altro giro.     Dico questo perche' la sua perplessita' "abbiamo un grande allarme sui conti pubblici, ma non abbiamo parlato di cifre...." " e allora di cosa hanno parlato..." soggiunge Lei giustamente, mi ricorda oltre all'appuntamento del referendum che consiglia una certa attenzione per la maggioranza , una certa consuetudine dei passati governi a varare le batoste di venerdi'.
Non mi stupirebbe molto se stessero aspettando le chiusure di Agosto, alle quali manca solo un mese per annunciare ad un popolo di vacanzieri , di uffici deserti e di fabbriche chiuse tutte le manovre che probabilmente sono gia' pronte,ma che fino a settembre nessuno potra' poi discutere.    Le idee sono poche ,ma gli uffici propaganda funzionano sempre alla stessa maniera , ma funzionano.
La ringrazio per lo spazio concessomi
Fabio T
28/5/2006

gentile professore
ho cominciato a scriverle l'indomani della vittoria elettorale della
coalizione del buon governo, e ci ritroviamo in una situazione economica
delicatissima.
in un momento di crisi internazionale, senza grandi sbocchi economici, forse
una politica diversa ci avrebbe fatto giungere nel 2006 in condizioni
migliori.
?la finanza allegra di tremonti e delle varie bande di furbetti che ha
messo
il paese alle corde.
un superministro dell'economia che trucca i conti non ci voleva. (per
fortuna
che c'?l'europa con i suoi vincoli)
un buon segnale poteva essere l'inasprimento delle pene per il falso in
bilancio, ma probabilmente ci saremmo trovati con il presidente del
consiglio
in galera.
che povero paese.
si figuri che un mio collega d'ufficio, prossimo alla pensione, si
preoccupava
per le tasse sull'eredit?invece di preoccuparsi di quanto le riforme
fiscali
della destra gli stanno sfilando dalla tasca per l'indennit?di fine
rapporto.
un po' di terrorismo televisivo fa bene ai voti ma non certo all'economia
dei
singoli e del paese.
che la fortuna ci assista con il nuovo governo.
suo giovanni gualtiero

22/5/2006

Egregio dottor Carlo Pelanda,

ho letto con attenzione il Suo intervento su "Il Giornale" del 21.5.,2006 "Il referendum, battaglia per la libert?quot; e ne condivido ampiamente i contenuti. Tuttavia, al di l?delle conseguenze sui risultati del "Si" e del "No", che consentirebbero nel primo caso una vittoria ed un progetto della Cdl e nel secondo un successo del Governo appena insediato, non mi pare siano descritte motivazioni convincenti sul perch?della devoluzione. Non credo siano sufficienti solo motivazioni di bandiera verso le quali il cittadino potrebbe rimanere pi?o meno indifferente con conseguenze non auspicabili.

Senza scomodare i numerosi opinionisti del Risorgimento, credo che a questo bisogna risalire per spiegare gli inconvenienti ed i disagi che serpeggiano sempre pi?insistenti nel nostro Paese.

E? una realt?questa che trae origini dall’Unit?d’Italia, da quando il Piemonte, percorrendo la politica delle annessioni, - l’unit??altra cosa! -  stabil? con Liguria e Sardegna una politica di controllo ed egemonia sulle regioni centromeridionali, alle quali concesse statalismo, assistenzialismo e consociativismo per finalit?proprie ?vedi la storia della Fiat ad esempio -  contribuendo al loro degrado ed alla loro arretratezza.

Dalla tela del ragno la Lombardia, ed in parte anche il Veneto ne sono state sempre escluse per DNA e storia differenti.

Basta dare uno sguardo ai 60 anni della Repubblica per rendersene conto.

Fra i 10 Presidenti della Repubblica 3 piemontesi, 3 campani, 2 sardi, 2 toscani ed 1 ligure. Nessun lombardo! Mai!

Dei numerosi Presidenti del Consiglio, a parte il primo, Alcide De Gasperi di Trento,3 furono piemontesi, 4 toscani, 3 sardi, 2 campani, 2 emiliani, 2 laziali, 2 marchigiani, 1 pugliese (Aldo Moro), 1 della Basilicata (Emilio Colombo), 1 siciliano. Dei due unici lombardi, il primo, Bettino Craxi fu costretto all’esilio da Mani Pulite, da quei magistrati che stranamente non furono altrettanto giustizialisti con il governo Leone (scandalo Lockhed) o con certe amministrazioni campane tuttora operanti. Il secondo, Silvio Berlusconi ?stato investito da odio ed intolleranza senza precedenti, perch?aveva configurato con la sua operosit?ed il suo pragmatismo un’Italia diversa

Ma procediamo con ordine.

La storia della Presidenza della Camera, a parte la breve parentesi della lombarda Pivetti, ?stata scritta da 2 emiliani, da un laziale (P.Ingrao), da un campano (G. Napolitano) e da Violante, nato in Etiopia. E? vero, da pochi giorni c’è Bertinotti, un milanese, ma ?vissuto e si ?plasmato per anni nel sindacato torinese!

Per i Presidenti del Senato il discorso cambia poco: gli emiliani, i toscani, i campani sono prevalenti.

Ma ci?che pi?stupisce, o non ha mai stupito,  ?che dei 28 Giudici della Corte Costituzionale, nominati dal Parlamento dal 1956, ben 5 sono napoletani, 3 di Catanzaro, 3 di Roma, 2 di Torino, 2 di Taranto, 2 di Perugia, 2 della Sicilia, 1 per altre citt? tutte del centro-sud. Come avrebbero potuto questi alti magistrati farsi interpreti della politica di questo centro-destra fuori regola?

Alla luce di tali dati, appare evidente che dopo la parentesi di un Governo lombardo, il potere, a conduzione della "repubblica sabauda" - doveva ritornare nelle mani del centro-sud attraverso quella sinistra statalista, che pi?efficacemente rappresenta gli interessi individuali dell’Italia peninsulare, e perch?quindi il berlusconismo non poteva essere tollerato oltre, a qualsiasi costo.

La distinzione geopolitica fra Italia continentale ed Italia peninsulare ?sempre esistita, ma le storiche “esigenze?l’hanno resa manifesta con il bipolarismo.  Non c'?da stupirsi quindi se nuovamente due dicasteri importanti siano stati affidati ad Amato ed alla Turco, piemontesi.

Se cos?non fosse, dai dati citati non si spiegherebbe perch?una Regione quale la Lombardia, la pi?grande per pil pro capite e per densit?di popolazione, sia stata sempre esclusa dalla gestione della res pubblica, quasi emarginata nella sua efficace produttivit? Casualit? Incapacit? E?da escludere. Dissenso della Repubblica di Piemonte e Sardegna e dei loro sudditi? E?probabile.

La Lega e FI in particolare avevano ben recepito questa realt? promuovendo la riforma costituzionale di un federalismo vero, - del quale Miglio fu il grande ideologo - allo scopo di favorire nell’autodeterminazione regionale una nuova dignit?ed un vero sviluppo sociale, culturale ed economico nazionale.

Andrebbe detto a chiare lettere che la politica delle noccioline con la distribuzione di assistenzialismo, di dicasteri, di segretari, di sottosegretari e quant'altro ?nbsp;da sempre deleterio per lo sviluppo del Mezzogiorno, bisognoso di integralismo socio-culturale, realizzabile non con i flussi migratori continui dal sud verso il nord ma con investimenti produttivi, formativi ed educativi in quelle regioni.

Se un errore, forse inevitabile per perseguire il consenso almeno iniziale, ?stato fatto da Bossi, ?stato quello di ridurre  questo grande progetto, che avrebbe dovuto coinvolgere l’intero Paese, ad una politica provinciale e separatista di corto respiro con la conseguenza di non unire e progredire insieme nel federalismo, ma di dividere per interessi particolari. E ci?non poteva non creare diffidenze nelle regioni dell'Italia peninsulare. Sarebbe una sciagura se all'antipiemontesismo post 1861 succedesse ora l'antilombardismo!

E' tardi. Ma un'operazione culturale di convincimento va attuata comunque per raggiungere un risultato positivo. Proprio perch?nbsp;la devolution appare in antitesi con l’assistenzialismo Einistro, con il posto a tempo indeterminato nelle poste, nelle scuole, nelle ferrovie, ecc. ecc.,  -- da sempre perseguito e diffuso dalla borghesia piemontese e dai suoi sindacati - il compito sar?molto arduo e c’è da temere che i risultati del referendum del 25 ?26 giugno saranno in sintonia con quelli delle elezioni politiche recenti, con conseguenze a distanza imprevedibili, perch?nbsp;tutta l’Italia esige presto un vero Risorgimento - attraverso la rottura con la storia -  non pi?rinviabile.e non certo riconoscibile in un eventuale separatismo lombardo-veneto:

 

La ringrazio per l'attenzione. Cordiali saluti.

 

Beppe Ciccone - Lodi

22/5/2006

Stimatissimo professor  Pelanda,

ho letto con grande soddisfazione il suo articolo sul Giornale di Milano del 21.5.2006  relativo al referendum sulla riforma costituzionale, perch?conferma, autorevolmente,  che avevo visto giusto allorquando avevo pensato che l’occupazione dei centri di potere da parte dei comunisti  (ex e post) avrebbe potuto trasformare  detto referendum in una “battaglia per la libert?,  con tutte le conseguenze dirompenti sulla tenuta del governo della sinistra in caso di vittoria dei “s?.  Ma nella CdL non c’è accordo: Fini e Casini perseguono interessi opposti rispetto a quelli di Berlusconi. Mentre quest’ultimo preme per far cadere  questo governo al pi?presto  per avere cos?span style="mso-spacerun: yes">  la possibilit?di ricandidarsi alla Presidenza del Consiglio, i primi due operano affinch?questo governo duri  quanto pi?pu? al fine di  logorare Berlusconi ed escluderlo dal corsa a palazzo Chigi: il loro atteggiamento favorevole all’elezione di Napolitano a Presidente della Repubblica penso mirasse proprio a facilitare la vita al governo Prodi  e ad escludere la possibilit?di futuri attacchi della CdL contro lo “strapotere dei comunisti? specie in occasione del referendum.  Come la CdL pu?uscirne?  Non credo che sia sufficiente un appello generico all’unit?  Penso che la soluzione sia solo nelle mani di Berlusconi, che ha due possibilit? O annunciare che ha donato tutte le sue aziende ai figli per dedicarsi esclusivamente alla politica (e sarebbe ora che lo facesse,  per il bene di tutti!), togliendo cos?ai suoi alleati ogni velleit?di poterlo sostituire; oppure dichiarare che in caso di elezioni anticipate non si candider?alla carica di Primo Ministro. Tertium non datur. La ringrazio per l’attenzione. Ho scritto queste mie modeste riflessioni ai giornali vicini al centro destra ma non ho riscontrato alcun effetto.

Donato Antonio

21/5/2006

Gentile Dott. Pelanda,

 sono stato piacevolmente sorpreso nel leggere su "Il Giornale" on-line di
 oggi il suo articolo in ordine al referendum in oggetto. Dico questo, in
 quanto proprio ieri avevo indirizzato un appello all'ottimo Direttore
 Belpietro circa la necessit?che la CdL -abbandonato ogni motivo di
 contrasto interno- operi una martellante campagna di informazione sui
 contenuti e gli scopi delle modifiche costituzionali affinch?i chiamati
al voto recepiscano l'assoluta importanza del sostegno da dare.
 Devo darle inoltre atto dell'avverarsi delle nefaste previsioni che lei
fece non so quanti anni fa, credo proprio sulle colonne dello stesso
 giornale,circa la grave crisi in cui sarebbe caduta l'Europa (segnatamente
 Germania,Francia e Italia) con la globalizzazione dell'economia a
 motivo -tra l'altro- della rigidit?del mercato del lavoro.
 Un cruccio infine: che non sia riuscito a "disintegrare" quel beduino,
 venuto a sputare nel piatto dove mangia,nel corso di una trasmissione
 televisiva; e,mi creda, non lo dico nella maniera pi?assoluta per
razzismo.

 Con stima.

 Sergio Contegiacomo.

18/5/2006

Egr.Professore,
sono nauseato per quanto avvenuto nel Paese alle ultime politiche.
NON PASSA GIORNO che non ci sia una GROSSA NOVITA' (1) per quanto rigurarda
i brogli elettorali che la sinistra ha perpetrato (specialmente all'estero) per okkupare tutto.


(1)
“E IL PICCOLO SCRIVANO BELGA VOTO? CENTINAIA DI VOLTE??Rodolfo Casadei, Tempi del 18/5/2006

Il settimanale "Tempi" inaugura una rubrica sulle irregolarit?del voto italiano all’estero con il proposito di accompagnare e incoraggiare l’inchiesta giudiziaria. Ti proponiamo la prima puntata?br>
"Sebastiano Scandereberg, l’uomo del video anonimo di "Striscia la notizia" che il 13 aprile scorso denunciava l’incetta di schede per il voto degli italiani in Belgio, vive nel paese che fu di re Baldovino da pi?di 50 anni. E?stato testimone della strage di Marcinelle del 1956, allorch?per due mesi partecip?al riconoscimento e al rimpatrio delle salme dei 136 minatori italiani che l? perirono. Anima, senza farsi pagare, il patronato Enas di Roselies (Charleroi) ed ?un esponente di punta della Lista Tremaglia. Un mese dopo essersi autodenunciato a Tempi ed essere apparso sulla tiv?belga, il settuagenario torna alla carica con un’antologia di accuse. Si rifiuta di fare il nome di chi lo avrebbe aiutato a videoriprendere le buste svuotate delle schede ("?una persona che lavora per la sinistra, non posso fargli perdere il lavoro"), e si limita a precisare che "le buste che avete visto fanno parte di quelle raccolte dai patronati della sinistra, dopo l’apparizione del video hanno provveduto a farle sparire bruciandole".

Mette per?altra carne al fuoco: ­Io calcolo che nella sola zona di Charleroi 8-9 mila schede elettorali siano passate di mano: in parte sono state acquistate a 10 euro l’una, in parte raccolte dai patronati passando per le case degli italiani o in particolari appuntamenti. Poco prima delle elezioni ?stata organizzata una grande cena sponsorizzata dal partito socialista belga, e tutti gli italiani che partecipavano dovevano depositare all’ingresso le loro buste elettorali e tutte quelle che erano riusciti a raccogliere. Il sindacato della sinistra, l’Fgtb, ha mobilitato i suoi militanti per raccogliere le buste: italiani e belgi insieme sono passati casa per casa? Scandereberg accusa per nome Elio Di Rupo, il leader socialista italo-belga che nel 1994 rifiut?di stringere la mano del ministro italiano Tatarella perch?"fascista" e organizz?le contestazioni contro il ministro Tremaglia in occasione di un anniversario della strage di Marcinelle.
Scandereberg ha assistito allo spoglio del voto italiano all’estero a Roma, e anche su quello ha molto da ridire: "C’erano buste chiuse con lo scotch che sono state aperte e scrutinate come valide. Come si fa a non immaginare che qualcuno abbia sostituito le schede dentro? C’erano centinaia di preferenze tutte con la stessa calligrafia. Se la magistratura ordinasse un riesame delle schede votate, si scoprirebbe facilmente che centinaia di schede sono state votate con preferenza espressa chiaramente dalla stessa mano. ?cos?che ?stato eletto un candidato dell’Unione che vive a Liegi, ma non vi dir?il suo nome". Troppo facile identificare il personaggio: si tratta evidentemente di Franco Narducci, eletto alla Camera con 28.838 preferenze.""


Ho l'impressione che questi Signori sinistroidi HANNO RUBATO IL GOVERNO DEL PAESE.
Ma tutto ci?potrebbe rientrare nella logica (sic!) della spartizione del potere.
QUELLO CHE FA PIU' MALE E' VEDERE CHE QUESTI NOSTRI MAGISTRATI COMPRESI QUELLI
DELLA CASSAZIONE, NICCHIANO, FANNO FINTA DI NULLA: NESSUNO HA AVUTO IL CORAGGIO
MORALE ED INTELLETTUALE DI APRIRE UN FASCICOLO CONTRO I PRESUNTI BROGLI SIA IN
ITALIA CHE ALL'ESTERO. FORSE LOR SIGNORI TEMONO UN RITORNO DI SILVIO E QUINDI SONO
TERRORIZZATI DALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE?
Mi auguro che qualche magistrato di centrodestra (ce ne sono?) abbia la compiacenza di darsi una mossa:
perdere il Governo del Paese in modo legittimo ?un conto, PERDERLO PERCHE' UNA BANDA DI DELINQUENTI
CIVILI, ARRUOLATI DALLA SINISTRA E DAI PATRONATI ESTERI DEI NOSTRI SINDACATI, SONO RIUSCITI A
MODIFICARE IL RISULTATO NAZIONALE, E' QUALCOSA DI PENALMENTE RILEVANTE E VERGOGNOSO.
CHISSA' COSA NE PENSA IL LEADER DE "L'ITALIA DEI VALORI" DI PIETRO, IL NEO ELETTO MINISTRO
DELLE INFRASTRUTTURE!! PERCHE' NON FA UNA TELEFONATINA AI SUOI AMICI MAGISTRATI SOLLECITAN-
DOLI AD APRIRE UNA INCHIESTA? GIA', DI PIETRO LE INCHIESTE MORALI PIACE FARLE SUGLI ALTRI.

E' QUESTA PURTROPPO L'ITALIETTA CHE SI PRESENTA SULLO SCENARIO INTERNAZIONALE: UNA
ITALIETTA AIUTATA A DIVENTARE ANCORA MENO ITALIETTA DA SETTE OTTUAGENARI SENATORI A VITA:
COME SIAMO CADUTI IN BASSO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Cordialità
M.T.

13/5/2006

Ecco come il cervello reagisce alla pubblicit?/font>

In California il primo test al mondo su un gruppo di  telespettatori

L'ha diretto uno scienziato italiano:" Ho visto i flash dei neuroni"

Rivelati i meccanismi dei processi di empatia e di identificazione

 

 Tempi duri per i maghi della pubblicit? Non soltanto le persone mentono quando rispondono ai sondaggi elettorali, ma non sanno neppure che cosa piace sul serio al loro cervello. La scoperta soprendente l'ha fatta il neurologo italiano Marco Iacoboni, membro della Facolt?di Medicina alla UCLA, University of California at Los Angeles, e direttore del Transcranial Magnetic Stimulation Laboratory presso l'Ahmanson-Lovelace Brain Mapping Center della California.

 

L'esperimento

 Negli Stati Uniti il Super Bowl, cio?la finale del campionato di football, ?anche la sfida annuale pi?importante per i pubblicitari. Decine di spot costosissimi vengono prodotti apposta per questa partita e mandati in onda per la prima volta durante la diretta televisiva. Poi si fanno sondaggi e classifiche per vedere chi ha vinto la gara della pubblicit? creando il video pi?interessante. L'equipe della UCLA University ha deciso di stilare una graduatoria, andando a verificare quale spot aveva stimolato di pi?il cervello. E' stata utilizzata la risonanza magnetica funzionale, che consente di riprendere non solo le immagini anatomiche dell'organo, ma anche di raccogliere dati fisiologici. In sostanza hanno visto quali erano le regioni del cervello che si attivavano di pi?oppure di meno, in base agli stimoli ricevuti. L'elemento pi?singolare scoperto ?la divergenza fra ci?che dicono le persone e ci?che dicono i loro cervelli. I partecipanti al test in pratica sostenevano di aver apprezzato un certo spot, ma, in realt? il pensiero era stato eccitato da un altro. Questo fenomeno avviene in parte per la pressione sociale: le persone rispondono quello che pensano di dover rispondere. Le donne, ad esempio, bocciano gli spot con attrici attraenti, perch?credono di doversi opporre allo sfruttamento della figura femminile. In realt?l'esperimento dimostra che questi filmati provocano in loro risposte cerebrali nelle aree dedicate all'empatia e all'identificazione. La divergenza, poi, ?provocata anche da questioni di gusto. Forse ?vero che un certo spot ci ?piaciuto pi? di altri, ma questo non significa che sia efficace sul piano commerciale. Possiamo gradirlo come fonte di intrattenimento, ma, se non attiva le parti giuste del cervello, non ci spinge a comprare un certo prodotto. Le parti giuste da attivare paiono siano quelle del “reward? del premio, ossia la corteccia orbitofrontale e il corpo striato. Quando facciamo sentire a una scimmia un suono, e poi le diamo del cibo, l’animale collega i due fattori. La volta successiva, appena sentir?il suono, le zone del “reward?nel suo cervello si attiveranno. Uno spot, per essere efficace, deve svolgere la stessa funzione nell’uomo. Se le zone del “reward?non vengono stimolate, il soggetto non ?spinto a cercare quel determinato prodotto che ?stato pubblicizzato. Non si ?ancora in grado di suggerire a chi fa pubblicit?quali siano gli spot migliori per generare l'effetto giusto sul cervello, perch? i dati non sono sufficienti. Continuando questo genere di studi, per? si potrebbe aiutare molto il neuromarketing, prevedendo quali sono gli elementi pi?attraenti di uno spot in relazione ai vari prodotti proposti.

 Una specie di pubblicit?subliminale? Ormai non si fa pi? Era una tecnica che funzionava, interponendo nel filmato immagini apparentemente invisibili, ma la reazione negativa dei consumatori ha determinato il suo abbandono . Al momento nessuno sa se gli spot funzionino davvero. E' incredibile, ma non ci sono studi definitivi. Bisogna fare nuovi esperimenti, proponendo, per esempio, lo stesso prodotto in aree simili ma con spot diversi. Se in una delle due aree ci fosse un incremento delle vendite, allora avremmo una prima prova empirica.

 Per quanto riguarda il funzionamento degli spot elettorali, in America servono soprattutto a mettere il candidato in una luce che lo renda eleggibile. Durante le ultime presidenziali fu fatto un test: si mostr?le foto di Bush e Kerry ai partecipanti, registrando le reazioni. Poi si fece vedere loro degli spot. Quindi si mostr? ancora le foto per vedere se c'era stata una variazione nelle reazioni. La differenza era minima, lo spot non aveva cambiato pi?di tanto la percezione. Per ora i pubblicitari sottopongono le loro idee all'equipe della Ucla University per verificare la reazione dei soggetti prima delle campagne. Forse in futuro, proseguendo su questa strada, si potr?spiegare ai pubblicitari come realizzare spot efficaci.

 

 

Riassuntino schematico come pro memoria:

 

LE REAZIONI DEL CERVELLO:

1) Stimolazione della corteccia orbitofrontale e del corpo striato: sono legate al concetto di premio ("reward"). Se questa zona non viene stimolata, il soggetto non ?spinto a cercare il prodotto che ?stato pubblicizzato in TV.

2) Stimolazione dei "neuroni specchio": sono legati ai concetti di empatia ed identificazione. Si attivano quando lo spot si rivela efficace.

3) Stimolazione della corteccia cingolata e della corteccia dorsolaterale prefrontale: sono legate al controllo cognitivo.

 

LE REAZIONI PSICOLOGICHE:

1) MENZOGNA: di fronte ad uno spot "forte" si tende sempre a fare un commento politicamente corretto, anche quando le reazioni cerebrali rivelano una reazione opposta.

2) ABITUDINE: quando si vede lo stesso spot per la seconda volta la reazione cala bruscamente rispetto a quella iniziale.

3) AUTOMATISMI: l'attenzione scatta costantemente solo dal punto di vista audiovisivo, anche se non con i livelli di intensit?molto variabili.

 

IL TEST:

1) LA TECNICA UTILIZZATA. Risonanza magnetica funzionale (Rmf).

2) CHE COSA RIVELA: differenti livelli di ossigenazione del sangue nel cervello: si correlano con i cambiamenti nell'attivit?neuronale. La risonanza magnetica permette di riprendere non soltanto le immagini anatomiche del cervello, ma anche di raccogliere una lunga serie di dati fisiologici.

 

 

 

 

Disponibile ad ogni eventuale tipo di chiarimento

Porgo cordiali saluti

 

 

 

Dott. Lorenzo Polojac

10/5/2006

Caro professore la Sua rubrica di oggi Marted?su 'il Foglio' presenta
 in modo sintetico e chiaro la minaccia di perdita di peso in
 ternazionale che potrebbe discendere da una non chiara linea di
 continuit?in politica estera del nuovo governo in Italia rispetto a
 quanto realizzato nel lustro Berlusconi.
 La rubrica trascura tuttavia una terza gamba degli armamenti che
 potrebbe rischiare di essere ceduta agli interessi dell'industria
 militare estera: quella delle telecomunicazioni.
 In questo campo in Italia abbiamo infatti capacit?consolidate tanto sul
 piano della componentistica quanto su quello della sistemistica che su
 quello delle applicazioni dei servizi a valore aggiunto di ogni tipo.
 Una cooperazione tra il gruppo Fininvest e le aziende gi?IRI anche
 solamente a fini civili in progetti di realizzazione di reti di servizi
 pubblici potrebbe offrire ai leader pi?'innovatori' l'opportunit? di
 concordare linee di ammodernamento tecnologico in questo comparto del
 terziario. Cooperazione che trascendendo i limiti della pi? spicciola (e
 sempre pi?invisa) 'politica dei sinedri' potrebbe concorrere coi due
 settori gi?da Lei citati a rafforzare la capacit? dell'industria
 italiana a concepire soluzioni innovative in tema di politiche della
 sicurezza e di aggiornamento delle reti tecnologiche infrastrutturali
 che sono richieste per dare servizio ai pi?nuovi servizi a valore
 aggiunto di interesse non solo militare ma anche civile.
 Non credo sia difficile comprendere che anche il mondo finanziario
 riceverebbe grandi benefici dall'insistere su questo terzo settore
 applicativo capace di risultare rapidamente sia profittevole per gli
 investimenti industriali che competitivo per le esportazioni industriali
 (di soluzioni applicative di carattere tanto militare che civile).
 Si tratta di un comparto di applicazione delle ICT al servizio di
 soluzioni innovative dei servizi di interesse pubblico di mio
 particolare e costante interesse da quando lasciai la ricerca e la
 docenza in fisica di base. Un comparto che ho potuto curare anche con
 una diretta e pluriennale esperienza in sede NATO durante la mia vita
 professionale di coordinamento di progetti complessi tra grandi gruppi
 industriali italiani ed USA.
 Spero questo contributo Le possa essere utile come spunto per integrare
 le considerazioni da Lei espresse sulla rubrica in questione,
 cordialmente
 Carlo Vitali

7/5/2006

buongiorno. per l'elezione del presidente della repubblica secondo me si
dovrebbe ragionare nel seguente modo= qual'?il candidato che farebbe
storcere di pi?il naso all'ala moderata del centro sinistra? (vedi
margherita). se la risposta ?dalema allora vada per lui. se venisse eletto,
questo non farebbe che rendere molto teso il gi?precario equilibrio della
maggioranza(-minoranza del paese) attuale. insomma l'elastico inizierebbe a
tendere dalla parte della sinistra pi?radicale provocando una futura
spezzatura dalla parte moderata. quindi dalema al colle non potrebbe far
altro che notificare la spaccatura della maggioranza alle prime vere
difficolt?programmatiche, quando la margherita verrebbe all'incasso, e
scioglierebbe o le camere o cercherebbe un accordo con berlusconi.

Andrea Carone

4/5/2006

Egregio Prof. Pelanda,

 
dopo l'ennesima strage di militari italiani, e dopo che gli italiani hanno dimostrato (vedi le lunghe code di persone che hanno reso omaggio alle salme) di essere pi?attaccati di quanto non si creda agli uomini e alle donne con le stellette, non crede che sia arrivato il momento di dare alle FF.AA. un aiuto concreto? Rendere omaggio alle salme ed esporre il tricolore va benissimo, ma io avrei una modestissima proposta: perch?non consentire a chi lo desiderasse di destinare, tramite il modello 730, il 5 per mille dell'Irpef (oltre che a sanit? ricerca, volontariato o alle attivit?sociali del proprio comune come si pu?fare da quest'anno) anche alle Forze Armate che, come ben si sa, grazie all'incuria dei governi (compreso quello uscente) hanno cronici problemi di bilancio?
 
Saluti
Luca Falzoni
4/5/2006

Egregio Prof. Pelanda,

 
dopo l'ennesima strage di militari italiani, e dopo che gli italiani hanno dimostrato (vedi le lunghe code di persone che hanno reso omaggio alle salme) di essere pi?attaccati di quanto non si creda agli uomini e alle donne con le stellette, non crede che sia arrivato il momento di dare alle FF.AA. un aiuto concreto? Rendere omaggio alle salme ed esporre il tricolore va benissimo, ma io avrei una modestissima proposta: perch?non consentire a chi lo desiderasse di destinare, tramite il modello 730, il 5 per mille dell'Irpef (oltre che a sanit? ricerca, volontariato o alle attivit?sociali del proprio comune come si pu?fare da quest'anno) anche alle Forze Armate che, come ben si sa, grazie all'incuria dei governi (compreso quello uscente) hanno cronici problemi di bilancio?
 
Saluti
Luca Falzoni
2/5/2006

Addio a Galbraith liberal di un'America che non c'?pi?/font>

 

 Era inevitabile che la morte di John Kenneth Galbraith, sabato scorso a Boston, offrisse lo spunto per qualche riflessione sul significato, ieri e oggi, di essere liberal. Cio?di professare e seguire le idee dell'impegno sociale, dei limiti del mercato e del ruolo di una "mano visibile" della politica che corregga alcuni difetti di quella invisibile dell'economia.

 L'essenza del liberalism americano, ispirato in alcuni concetti-base da quello britannico inizio '900 di Lloyd George, ? quella del ruolo correttivo, e se necessario propulsivo, dello Stato. Galbraith ?stato un osservatore troppo noto dei difetti del mercato e un protagonista troppo importante della lunga stagione progressista del partito democratico americano, da Roosevelt a Kennedy a Johnson, per non far coincidere un esame su quanto sopravvive del liberalism con il mesto saluto alla sua dipartita, dopo una lunga vita pienamente vissuta.

 Il giudizio pi?diffuso sulla stampa americana, europea e anche italiana, si tratti di un rammarico o di una constatazione pi? o meno compiaciuta, ?che le idee di John Kenneth Galbraith e di altri a lui congeniali non hanno oggi lo spazio di una volta. Per J. Bradford DeLong, economista a Berkeley e gi?con Robert Rubin al Tesoro negli anni di Clinton, sono i settantenni ad avere letto Galbraith e a pensare che ?molto importante; i cinquantenni sanno che i settantenni lo hanno letto e ritengono che sia importante ma non sanno bene perch? e i trentenni non lo hanno letto.

 Ma a parte i giudizi pi?o meno affrettati imposti dalla cronaca, la figura dell'economista americano, troppo frettolosamente dismesso dai suoi critici come un buon scrittore che non aveva molto da dire in fatto di economia, ha gi?avuto una consacrazione meno sommaria. Una biografia pubblicata un anno fa, scritta da un amico, Richad Parker, (John Kenneth Galbraith: His Life, His Politics, His Economics, Farrar, Strauss Giroux, 2005) e alla quale Galbraith stesso ha consegnato il proprio testamento ideale, ben conscio di non essere pi?da anni al centro delle cose.

 Al centro del lavoro di Galbraith come economista, ricorda Parker, c'?il tentativo di spiegare che cosa ha voluto dire per gli Stati Uniti passare da Paese di piccole fattorie, piccoli commerci piccole industrie a un Paese di grosse corporation e di superstores. Da questo i suoi libri pi?noti di interpretazione della societ?e dell'economia contemporanee, americane, The Affluent Society (1958) e The New Industrial State (1967).

 Per Milton Friedman, padre del neoliberalismo e quindi al polo opposto, Galbraith era un aristocratico che, non fidandosi del mercato, preferiva affidare scelte cruciali a uomini saggi capaci di evitare le scelte sbagliate che l'uomo comune avrebbe invece commesso, seguendo il mercato.

 Gli economisti sono oggi tutti figli di Paul Samuelson e dei suoi Fondamenti di analisi economica e, persi dietro qualche modello matematico, ignorano - sostiene Parker - quanto Galbraith sostiene, e cio?che ci sono problemi e nodi molto pi?legati alla struttura profonda di una societ? ai concetti morali ed economici di giusto e ingiusto, di duraturo e fallace.

 I modelli matematici degli economisti contemporanei, continua Parker, servono a dimostrare due cose: o che il mercato funziona, o che c'?una "market failure" da correggere. I neo classici sanno che tutto pi?o meno funziona, se non disturba troppo il mercato; i monetaristi sono convinti che il cuore ?il controllo della massa monetaria; i neo keynesiani che il motore sta nelle corrette decisioni del mercato del lavoro, e delle imprese.

 Galbraith non ha lasciato idee semplici e chiare, tipo il keynesiano "la domanda aggregata crea l'offerta" o il friedmaniano "l'inflazione ?sempre e dovunque un fenomeno monetario". Preferiva dichiarazioni pi?mirate. "Il mondo ?complicato, e sia l'ideologia di destra che il pensiero dominante che ?l'autoritratto della nostra epoca - affermava - sono terribilmente sbagliati".

 Figlio della Grande Depressione, Galbraith aveva una sensibilit?redistributiva che molti americani sembrano oggi condividere meno. L'America ?diventata di nuovo, negli ultimi 25 anni, la terra dell'individualismo e delle opportunit? E rilanciarvi l'etica socialdemocratica che Galbraith aveva ereditato dal padre, scozzese, sembra ancora oggi difficile. Ma il viatico lasciato da Galbraith agli ideali allievi pu? una volta che il pendolo delle idee avr?ripreso a spostarsi, tornare utile. E' molto semplice: siate brillanri, scrivete bene, e leggete molto.

 

 

 

 

 

 

 

 

Disponibile ad ogni eventuale tipo di chiarimento

Porgo cordiali saluti

 

 

 

Dott. Lorenzo Polojac

15/4/2006
Egregio prof. Pelanda,
 
condivido pienamente l'analisi da Lei fatta su Il Giornale di oggi circa il rischio di ingovernabilità che corriamo con lo stallo del nuovo Parlamento, e la necessità di un accordo per le nuove elezioni come unica soluzione logica. Tuttavia credo che abbiamo fatto i conti senza l'oste, cioè Prodi.
La sicumera del Professore è ormai un ingombro anche per la sinistra moderata - basta vedere le facce scure dei vari D'Alema, Fassino e Rutelli,  che però non possono ammetterlo - ma lui, che non ha partito, teme di sparire nel nulla e resisterà, resisterà, resisterà. Tale resistenza sarà appoggiata da tutta la sinistra radicale che spera di avere almeno una chance di governare e dagli antiberlusconiani duri e puri che non vogliono patti col diavolo.
Per tali motivi vedo come molto difficile allo stato un accordo bi-partisan; Prodi arriverà a formare l'agognato governo e il suo primo atto sarà quello di guidare la carica per l'abrogazione della riforma costituzionale al referendum confermativo di giugno. Ciò probabilmente li ricompatterà  e creerà tensioni nel centrodestra, dove non mancano certo i contrari (già Follini si prepara), e questo sarà lo scoglio più duro dove il centrodestra potrebbe anche perdere pezzi (la Lega). Se la Casa delle Libertà sarà unita in una tenace opposizione al governicchio della sinistra e supererà la prova referendum, allora le loro contraddizioni potranno esplodere.
Con una dura, asfissiante opposizione da subito e per qualche mese  il Mortadella sarà affettato ad opera dei suoi, che non vorranno essere bolliti con lui (Mastella ha gia fiutato il rischio). Poi si potranno esaminare i vari scenari che si apriranno, non escluso un governo tecnico di unità che faccia la finanziaria e ci porti a nuove elezioni nel 2007, in occasione delle quali il centrodestra metterà a frutto la lezione imparata quest'anno.
Non possiamo (ancora) decomunistizzare l'Italia, ma deprodizzarla forse, si.
Vittorio G.
12/4/2006
Stim.mo Prof. Pelanda,
 
mi permetta un breve commento sul risultato elettorale.
Il centrosinistra ha tremato veramente fino all'ultimo minuto, consapevole, sin dall'inizio dell'avventura elettorale, dell'improbabile esito proveniente dalle urne. Ora che possiedono Camera e Senato, il centro sinistra così coalizzato deve fare, ovviamente, ciò che non ha mai fatto prima nella storia dell'Italia democratica: "lavorare duro" (come sottolinea Prodi) non soltanto per rispondere alle esigenze degli elettori che li hanno votati, ma per dare una qualche soddisfazione all'altra metà del Paese che nel centrosinistra non si riconosce. Ed è difficile accontentare entrambe le "partizioni" di elettori. Prodi, rifiutando la proposta di Berlusconi per una "Grosse Coalition", ha già fatto vedere i fili che pendono sopra alla sua testa. Se fosse veramente il "governatore" indiscusso di tutti noi, avrebbe potuto accettare la proposta e la governabilità del Paese era salva! O, perlomeno, avrebbe dato un segnale di grande volontà di far ripartire il Paese alla metà del Paese che non lo ha votato, mantenendo le positività ed aggiungendo quel che, secondo LUI, manca.
Ma i burattinai sono tanti e molti di loro non vorrebbero usare gli stessi fili per cinque anni.
La CDL non dovrebbe più sprecare risorse in contestazioni, ma "far buon viso" ed analizzare con grande criticità (e competenza) i percorsi che il nuovo governo, con ovvia baldanza, intraprenderà, così da mettere a punto tutte le strategie possibili per produrre tutte le incrinature possibili nella fiducia che gli elettori del centrosinistra hanno riposto il 9/10 aprile scorsi.
 
Da tempo, il più diffuso quotidiano economico italiano pubblica pezzi autorevoli sui grandi economisti contemporanei, ma mai come in questi ultimi mesi ha dato grande enfasi al liberismo smithiano (ripreso, a modo suo, da Vaciago qualche giorno fa). Il Paese, con ogni probabilità, compresi coloro che non ne conoscono le teorie, ha voglia di un modello di liberismo moderno, adattato al nostro contesto mediterraneo, nel rispetto della dignità di chi lavora e di chi non può lavorare (e non di chi non vuole); la CDL dovrebbe identificare ed isolare gli aspetti essenziali del proprio liberalismo ed mostrarne gli effetti, di breve-medio-lungo termine, al Paese, come quarant'anni fa il M.° Manzi fece con tanti ragazzini ed adulti analfabeti di allora...In queste elezioni l'italiano ha dimostrato una grande partecipazione alla vita economico-politica del Paese...soprattutto economica. Occorre dare all'italiano quelle semplici conoscenze macroeconomiche con le quali egli possa riconoscere le "bufale" a prima vista, in modo da poter evitare i raggiri politici provenienti da qualsiasi parte. E la parte, da molti anni, è sempre la stessa.
 
Cordialità vivissime
 
Zamax "smithiano"
10/4/2006

gentile professore
intanto auguri, anche se tardivi, di buona pasqua.

"non piangere argentina"
un regime fascista in argentina ha fatto il disastro ecnomico e un mucchio
di
morti con regole che sarebbero care a Berlusconi.
lui, i suoi soldi, li moltiplicherebbe come conigli.
Un po' di sincerità non guasterebbe, purtroppo la destra è scatenata in
menzogne pacchiane.
povera italia con due risibili voti quel povero cristo di Prodi dovrebbe
governare contro televisioni, giornali e pubblicitatri professionisti in
balle.
la vedo brutta.
suo giovanni gualtiero

7/4/2006

Gentile professor Pelanda,

con questa mistica del ceto medio ci stiamo suicidando l'ultima settimana. Lei mi insegna che "le bandiere blu" sono naturaliter il popolo delle partite iva + i dipendenti del settore privato, cioè tutta la gente -non garantita- che se vuole mangiare deve confermare giorno per giorno la propria utilità/necessità nell'economia reale.
Che suicidio dire "Si vuole togliere al cetomedio per darlo alla classe operaia"!
Magari fosse così, la verità è che "la sinistra vuole togliere al ceto medio per darlo alla burocrazia parassitaria e alle aziende ammanicate e assistite", mentre classe operaia e imprenditori veri devono mantenere tutti quanti!
La giusta parola è "popolo contro privilegio".
Il ceto medio è parola fuorviante marxista, che alla giusta distinzione gerantiti-nongarantiti oppone la coppia borghesia-proletariato (o ceto medio-proletariato), che è del tutto falsa poichè all'interno della cosiddetta borghesia allignano moltissimi ceti e classi parassitarie, eccome, che sono il vero nostro nemico.
Il Berlusconi vincente è quello che contrappone i piccoli e medi imprenditori alla grande industria assistita, beninteso allargando la propria parte alla classe operaia!
Milioni di operai ci hanno votato nel 2001, avendo maturato che far la guerra al padrone è segare il proprio ramo. Non ci piacciono i loro voti?
Ora non ho tempo, devo consegnare in questi giorni e poi non ha senso scoraggiarci due giorni prima del voto, ma le prossime settimane con calma tornerò sull'argomento con un numero di "Italians".
Cordiali saluti
Luigi Fressoia, pg
7/4/2006

Guardando l’allegato (sotto) 320 anni non sembrano passati utilmente per i lavori pubblici.

Ho notato che spesso le opere pubbliche, quando sono terminate, scontano costi eccessivi per le manutenzioni. Infatti, i progettisti, sia per leggi specifiche, sia per evitare accuse di favorire determinate case, danno descrizioni generiche dei materiali e dei componenti degli impianti tecnologici, lasciando campo libero alle imprese, che logicamente utilizzando i materiali con i costi inferiori. A questo va aggiunto che direttori dei lavori, assistenti e collaudatori, non possono controllare o verificare ogni particolare, con la conseguenza di lasciare tanti piccoli e grandi difetti di costruzione da risolvere nel futuro, quasi sempre a carico dell’acquirente (soggetto pubblico).

La soluzione a mio avviso è molto semplice, basterebbe obbligare tutte le amministrazioni pubbliche a bandire gare che affidino contestualmente ai lavori di costruzione ed alle  forniture  la manutenzione, organizzata come di seguito.

Per le forniture, manutenzione da offrire contestualmente alla offerta di gara con durata pari al ciclo di vita dell’apparecchio, dove dovrebbe essere previste con vincolo in fase di offerta quotazione del bene fornito in diviso in ogni suo componente, comprendendo parti di ricambio e manodopera e quantificazione economica delle parti escluse (che potrebbero essere sostituite con oneri al di fuori dei canoni, per esempio a seguito di danneggiamenti da parte di terzi), così evitando di acquistare una apparecchiatura, ad esempio diagnostica, molto economica in fase di acquisto ma dai costi di manutenzione di uno shuttle.

Per i lavori pubblici, si potrebbe prevedere l’assegnazione contestuale  della realizzazione dell’opera e della manutenzione decennale integrale con canoni prestabiliti, a decorrere dall’ultimazione dei lavori, dove dovrebbero essere quotate in fase di offerta tutti i componenti, sottocomponenti ed interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria con le relative modalità (non raccogliendo delle fotocopie di fotocopie inutili ed illeggibili di foglietti di istruzioni), vincolando alla gestione della manutenzione, la stessa impresa o consorzio con i subappaltatori autorizzati per le singole lavorazioni e i fornitori dei materiali (anche questi ultimi dovrebbero essere obbligati a garantire la fornitura di ricambi nel decennio a prezzi prestabiliti).

A mio avviso, dovendo l’impresa aggiudicataria mantenere in efficienza l’opera per 10 anni, dove emergerebbero almeno il 90 % dei difetti non accertabili in fase di costruzione e collaudo, la stessa impresa,  se bene irreggimentata contrattualmente (con fideiussioni serie) avrà tutto l’interesse a realizzare un manufatto di qualità, quindi utilizzando materiali e componenti affidabili, perché il suo guadagno, lo conseguirebbe con i lavori, offrendo un prezzo giusto e poi lo ritroverebbe ancora nei contenuti costi di gestione, conseguendo per la pubblica amministrazione la prevedibilità della spesa anche a lungo termine e la sua fruibilità nel suo ciclo di vita. In due parole penso che si avrebbe una selezione darwiniana degli appaltatori di opere pubbliche, senza affannarsi in compilazioni di modelli che vanno a costituire solo carico di incendio per gli archivi pubblici, ma certamente non reggono i palazzi.

 

 

Cordialmente

Francesco A.

6/4/2006

Ho letto il Suo articolo sull'ici, il discorso non fa una grinza se l'atto di togliere l'ici fosse stato fatto o all'inizio della campagna elettorale o addirittura durante la legislatura precedente(per dire che alla base c'è uno straccio di programma).

Del resto la proposta che da anni viene riproposta anche da Bertinotti non ha mai trovato nemmeno spazio di discussione ma è stata ripresa durante la campagna da Fini senza peraltro trovare grande consenso da parte dei suoi alleati.

Ora in un momento difficile per i 2 schieramenti si alza il tiro delle offerte per accattivarsi l'elettorato e minimizzando l'impatto economico e sociale che ciò comporterebbe.

Si fa tante storie per 5 punti di cuneo fiscale e si dice molto poco e molto genericamente su una manovra che costa 37,3 mld di euro.

Credo sia più importante spiegare agli Italiani dove si trovano le risorse piuttosto che spiegarlo a Prodi in sede separata.

Cordiali saluti. 

Roberto M., Udine

25/3/2006

Caro professore, ho apprezzato la concisione del Suo scenario apparso su ‘il Foglio?di Sabato scorso che, come al solito, dimostra come un professionista appassionato possa aiutare la politica nazionale (anche quella sui temi meno esaltanti) ad orientare la pubblica opinione e i produttori di reddito sui ‘vincoli esterni?che limitano la ‘libert?d’azione?di qualsiasi governo della nostra italietta.

Credo sia il solo approccio concreto che possa suggerire all’elettorato di condizionare le scelte elettorali altrimenti prevaricate in modo sterile e partigiano ‘per default informativo?dalle nostre ‘ubbE idelogiche?.

La sterilit?delle aspettative che si sono spesso poste in Italia circa le conseguenze del voto politico ha creato inevitabilmente nel corpo elettorale costanti dosi di frustrazione e di percezione di tradimento delle promesse alimentando quindi la unica fonte di mobilitazione elettorale (quella tifoso-partigiana cui ancora siamo costretti a ricorrere in campagna elettorale) per sollecitare alla massiccia partecipazione ben oltre la soglia dell?0%. Soglia che convincendo la fascia pi?moderata e meno informata a recarsi alle urne costituisce l’unico elemento di ‘oggettivit? del voto e di salvaguardia da pericolose svolte ideologico-intellettualistiche.

Mi scusi la lunga ‘tirata iniziale?che costituisce uno dei pochi ed irrinunciabili appagamenti di esternazione delle mie convinzioni ed impegno politico.

 

Gli elementi di contorno attorno all’esigenza di qualsiasi nuovo governo di reperire immediatamente i 20 miliardi ‘strutturali? da Lei rappresentati in modo cos?efficace, compongono infatti la parte di gran lunga prioritaria della dura realt?che si oppone alle aspettative pi?rosee che i politici tentano di suggerire all’elettorato e meritano quindi sia di essere portati all’attenzione del vasto pubblico (come Ella ha fatto in modo ‘ficcante?e comprensibilissimo) sia di essere approfonditi nelle conseguenze (cosa che tento con la presente di suggerirLe di fare in altro breve ‘scenario?su ‘il Foglio?stesso magari addirittura nel corso della settimana entrante).

 

Mi sembra infatti che tutti i potenziali elettori in Italia abbiano chiaro che Tremonti sia il pi?idoneo a condurre una ulteriore operazione di ‘finanzia creativa?che possa evitare di ‘dirottare?la linea politica del possibile, futuro governo ‘Berlusconi ter?invece di affidarsi alle scelte dei potenziali Visco nell’altrettanto possibile governo ‘Prodi bis?su linee di fiscalit?ideologicamente orientata alla ‘redistribuzione?di un reddito nazionale impegnato al recupero del debito dell’era del consociativismo (altrimenti non si riesce a definire con chiarezza quel periodo che chiamiamo in modo mistificante la ‘prima repubblica?che fu invece suddiviso in almeno tre periodi tutti dipendenti dal contesto globale di allora: governo Parri e fino all’espulsione del ‘fronte popolare? governi del ‘miracolo economico?con garante De Gasperi fino al primo ‘centro sinistra?con Gronchi e il consociativismo DC-PCI sostenuto dall’arco costituzionale e dal patto tra ‘poteri forti-Confindustria-CGIL-CISL-UIL?fino al crollo del muro di Berlino). Credo che questo riepilogo possa essere poco contestato nelle sue linee essenziali e che quindi nessun elettore n? conservatore (di destra o di sinistra) n?progressista (di destra o di sinistra) che sia potrebbe ragionevolmente negare un secondo mandato a Berlusconi (indipendentemente da simpatie o avversioni dettate da birignao di casta).

 

Come detto non credo sia quello il messaggio da illustrare anche se come Ella ha fatto in modo cos?efficace. Occorrerebbe infatti approfondire le possibilit?che si offrono all’Italia nei decenni futuri ‘dopo?avere messo in carica il nuovo governo. Ci? traspare in modo chiaro ma solo accennato nel Suo scenario e mi muove a chiederLe un ulteriore immediato contributo.

Qualora si dovesse scegliere in concreto di ottenere in campo internazionale appoggio per condurre le nostre politiche di rilancio economico ci troveremmo infatti immersi in una tenaglia di pressioni di interessi esteri non ancora (per nostra fortuna) pienamente stabilizzati: quelli dei ‘paesi forti?europei che ci vedono come un prezioso ‘tributario?e vassallo delle loro politiche di ‘terziet? tra USA e Asia (qualsiasi cosa ci?voglia dire data la ancora indefinita dimensione degli interessi di questo primo blocco di potenze regionali ?Francia e, forse, Germania-Russia) e quelli USA-UK che potrebbero affidarci un ruolo meno ‘vassallo?grazie alla utilit?propria della struttura interna del nostro sistema produttivo e politico (alludo al fatto che politicamente siamo quasi assenti e quindi accettati all’Est e al Sud tramite sinergie con i forti gruppi multinazionali USA-UK e con la Chiesa di Roma ed i suoi ordini caritatevoli impegnati nella ‘cooperazione allo sviluppo? fino alla CdO e al San Raffaele di Don Verz?.

Tali scelte di collocazione alternativa non sarebbero indolori ma offrirebbero comunque prospettive di rilancio di una nostra capacit? d’azione globale di maggiore o minore decoro (a seconda del gusto di ‘sinistra?anti-americana anti-israeliana o di quello dettate dalle aspirazioni diffuse di assomigliare sempre pi?alla ‘democrazia anglosassone?USA-UK ormai su posizioni saldamente ‘di destra?economica ?e quindi di concreta ispirazione liberal-democratica).

Mi scusi la lunghezza e valuti Lei se soddisfare questa nostra richiesta di maggiori lumi nel Suo eventuale ‘scenario?integrativo,

cordialmente

Carlo Vitali

15/3/2006

Caro Pelanda,
due righe per ringraziarla del limpido commento sul Giornale di oggi
relativamente a Confindustria e Confapi.
Ha ragione: Confapi ?fin troppo sconosciuta ai pi?e dovrebbe avere
maggiore visibilit? Confindustria oltre a tutto non mi pare proprio
rispecchi pi?la vera realt?industriale italiana, comprendendo, come
fa, anche per esempio delle aziende statali come mi pare le ferrovie.

Perfino Prodi ieri sera ha detto che l'Italia si regge sulle PMI e
che bisogna aiutarle (!)... peccato che poi con il suo programma
(tassazione delle rendite finanziarie, IRAP, etc) le voglia
strozzare!!
Ma come si fa a difendere una legge indifendibile come l'IRAP nel
giorno stesso in cui dalla UE ne chiedono l'abolizione, non lo so :-)
Cordialmente,
Alessandra Torriani

13/3/2006

Caro Pelanda,

     come credo saprai la probabilit?nbsp;del fallimento dell'euro ?stata raddoppiata da esperti di rating ( dal 6 al 13%) mentre la crescita del nostro continente, Regno Unito escluso, resta meno della met?del resto del mondo industriale " storico", ed un quarto dei paesi in fase di crescita rapida.
Questa ?/strong> la tendenza europea ed italiana, ed i decimi di punto intorno a cui si discute sono del tutto indifferenti.
N? con questi presupposti, ci sono in vista possibilit?di agganciarci al trend mondiale .
Manca del tutto la percezione del declino, o peggio; non c'?nelle incredibili richieste CGIL -Prodiane di tornare ad un mercato del lavoro e ad una fiscalt?morti da anni, n? nei pronuciamenti dei vertici di Confindustria  ( che sembra sperare in un ritorno della sovvenzione statale), n?ahim? nelle parole e nei fatti del leader del cosiddetto centrodestra.
Non parliamo dei non-giornalisti che fanno politica raccontando verit?di partito ad un pubblico che beve tutto .
Il vecchio continente e l'Italia ancor di pi?  vivono del passato, sopravvivono grazie agli acquisti americani e si permettono di criticare chi gli consente di galleggiare ancora un p?
Se continua a mancare un vasto movimento d'opinione capace di rivoluzionare i luoghi comuni ormai logori del wellfare buracratico, della spesa pubblica motore di sviluppo (secondo Hitler e Keynes), del lavoro come valore invece del valore del lavoro, la vittoria di Prodi o di Belusconi avr?effetti limitati.
Addirittura se prevalesse il dossettiano demitista l'accelerazione della crisi potrebbe favorire un esito pi? rapido verso un futuro diverso ma piuttosto oscuro.
Saluti
Roberto Alessi

 

13/3/2006
Stim.mo Prof. Pelanda,
 
Le invio un "breve" commento sul confronto tra i candidati-premier di ieri sera.
Pare che l'uso, l'abitudine tipicamente italiana di parlare di politica in "pubblici locali di ritrovo", cio?i bar, conduca anche il professionista della politica a conservare anche in altri luoghi i medesimi schemi di dibattito col?rispettati. A chi non ?capitato di assistere, trovandosi di passaggio per un caff? sia agli scambi di accuse e battute tra avventori di fede politica opposta, sia al continuo andirivieni di uno dei soggetti accusatori/accusati tra l'uscio del locale (come se stesse per andarsene) ed il tavolo al quale si trova l'antagonista (come se avesse ancora qualcosa da dire). Dicendo che anche taluni tra coloro che si trovano ai vertici della politica italiana non hanno dismesso tali abitudini, intendo dire che questi, probabilmente perch?nbsp;hanno conosciuto e sperimentato di persona questi "schemi", sanno bene che in tal modo riescono a raggiungere quell'elettorato che si attende proprio, e soltanto, quel comportamento politico, fatto di accuse e critiche, piuttosto che di proposte, progetti e programmi concretamente spiegati. I due contendenti di ieri sera provengono da ambienti diversi e, comunque, lontani dai "pubblici locali di ritrovo". Ci?nbsp;fa s? che l'esponente della CdL si rivolga all'elettorato esponendo programmi e proposte come se si rivolgesse a chi, tra i mille interessi, abbia soprattutto quello della libert?di fare, di intraprendere, di impoverirsi il meno possibile (anzi), di giustizia, di rispetto in ambito europeo ed extra-europeo, ecc. L'esponente del centro-sinistra, grazie anche al fatto di provenire da una regione in cui quel vezzo di cui sopra ?diffuso proprio tra tutti i ceti sociali, ha imparato a rivolgersi agli elettori che, tra i mille interessi, c'?quello di non interessarsi di numeri, tabelle o programmi tecnicamente apprezzabili e fattibili, quanto piuttosto di applaudire all'accusa pi?pesante, alla critica pi? distruttiva cui fanno seguito proposte di benessere e ricchezza di "buon livello" per tutti, anche per quelli che, per scelta o per destino, frequentano i "pubblici locali....".
Cosa accadrebbe in un Paese come l'Italia se i candidati-premier, a turno, dedicassero il proprio tempo televisivo a disposizione all'illustrazione, anche visiva, di programmi, progetti e proposte partendo dall'organigramma governativo, spiegando all'elettorato cosa faranno il Ministero delle infrastrutture e trasporti, il Ministero della sanit? e cos?via per tutte le grandi aree tematiche, individuando obiettivi e percorsi strategici nel breve-medio termine cos?da offrire panorami o scenari in cui ogni cittadino, "scoprendo" il significato dell'operato di ogni ministro, viceministro e sottosegretari, commissioni, ecc., pu?ritrovarsi ed apprezzarne i contenuti oppure no.
Sto chiedendo la luna? Anzi, Marte?
Con i migliori saluti
Zamax
9/3/2006

Professore, mi sembra molto interessante il Suo intervento su ‘il Foglio? relativamente alla necessit?di mettere a punto un meccanismo di valutazione sul rischio degli investimenti sull’emergente ‘borsa valori Internet?(tutti sono ‘speculativi?altrimenti non ‘giocheremmo? in borsa valori).

Credo che non dovrebbe essere difficile fissare almeno due criteri di valutazione sul rischio di valutazione eccessiva e di misurarne la grandezza sulla base di rilevazioni puramente statistiche qualora esistesse un ente interessato a investire in materia.

I criteri dovrebbero definire i parametri da tenere sotto osservazione mentre i parametri scelti potrebbero essere organizzati in matrici di input output in piena analogia per intenderci con quanto port?Leontiev al Nobel con le sue matrici macroeconomiche.

Gli investimenti mobiliari di rischio infatti sono collegati a due comparti dell’economia:

1 - agli aumenti di produttivit?realizzabili nel breve-medio termine grazie al valore aggiunto che pu?essere fornito all’industria nei suoi pi?diversi comparti da parte dei nuovi servizi in rete. Questa fascia di investimenti ?collegata a parametri ben noti in quanto connessi all’attuale struttura produttiva ed alla sua reattivit?a fronte di migliorie disponibili nei servizi distributivi di materie prime e beni prodotti. Credo che esistano abbondanti disponibili fonti statistiche in ogni Paese per consentire di organizzare un insieme di matrici che sappiano discriminare tra quanto potrebbe credibilmente reagire a maggiori investimenti, in quali tempi e in che misura sul piano della crescita di produttivit?dell’attuale sistema industriale in via di crescente ma lenta integrazione e quanto invece non potrebbe in alcun modo risultare credibile e pertanto fonte di rischio sempre maggiore, oppure

2 ?alla reattivit?sul medio-lungo termine che possa derivare credibilmente dall’immissione di nuovi apporti finanziari nel circuito dei comparti pi?innovativi del sistema produttivo e distributivo (dalla ricerca applicata in materia di nuove soluzioni energetiche, in nuove tecnologie rurali, in gestione delle risorse primarie, in riciclo delle scorie industriali, ecc.). Anche in questo campo esistono quantit?di investimento oltre le quali non ?credibile attendersi un effetto pratico in tempi misurabili. Ci?a causa dell’impatto delle strutture sociali e politiche sulla concreta diffusione dell’innovazione. Inoltre lo spostamento geopolitico di capitali crea anche discontinuit? traumatiche nei correnti sistemi produttivi e distributivi nel Nord mentre non pu?credibilmente essere controbilanciato da altrettanto affidabili ritorni sugli investimenti.

In entrambi i comparti industriali una modellistica basata sulle matrici di Leontiev potrebbe risultare di semplice realizzazione ed altrettanto facile sarebbe acquisire i dati statistici da inserirvi per i calcoli. Inoltre la statistica ha il grande vantaggio di essere totalmente ‘trasparente? rispetto ai due comparti industriali di cui valutare le reattivit?ed i connessi eccessi di rischio.

Voglio sperare che i maggiori istituti di credito nazionali o internazionali pubblici e privati abbiano gi?messo mano a questo tipo di valutazioni del rischio. Tendo ad essere realista ma di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Forse ?questa mia peculiarit?caratteriale che mi ha fino ad oggi convinto che tali modelli esistano, da oggi ho un nuovo elemento su cui riflettere con ansia (si fa per dire).

Per chiudere voglio allegarLe a questa mia lettera qualche indicazione ‘operativa? su come io procederei al fine di creare un ‘modello di valutazione dei flussi finanziari?che siano legati alla globalizzazione ma che vogliano conservare credibilit?e controllabilit?agli associati processi di breve-medio termine e di medio-lungo termine.

cordialmente Carlo Vitali

9/2/2006

Professore, mi sembra molto interessante il Suo intervento su ‘il Foglio’ relativamente alla necessità di mettere a punto un meccanismo di valutazione sul rischio degli investimenti sull’emergente ‘borsa valori Internet’ (tutti sono ‘speculativi’ altrimenti non ‘giocheremmo’ in borsa valori).
Credo che non dovrebbe essere difficile fissare almeno due criteri di valutazione sul rischio di valutazione eccessiva e di misurarne la grandezza sulla base di rilevazioni puramente statistiche qualora esistesse un ente interessato a investire in materia.
I criteri dovrebbero definire i parametri da tenere sotto osservazione mentre i parametri scelti potrebbero essere organizzati in matrici di input output in piena analogia per intenderci con quanto portò Leontiev al Nobel con le sue matrici macroeconomiche.
Gli investimenti mobiliari di rischio infatti sono collegati a due comparti dell’economia:
1 - agli aumenti di produttività realizzabili nel breve-medio termine grazie al valore aggiunto che può essere fornito all’industria nei suoi più diversi comparti da parte dei nuovi servizi in rete. Questa fascia di investimenti è collegata a parametri ben noti in quanto connessi all’attuale struttura produttiva ed alla sua reattività a fronte di migliorie disponibili nei servizi distributivi di materie prime e beni prodotti. Credo che esistano abbondanti disponibili fonti statistiche in ogni Paese per consentire di organizzare un insieme di matrici che sappiano discriminare tra quanto potrebbe credibilmente reagire a maggiori investimenti, in quali tempi e in che misura sul piano della crescita di produttività dell’attuale sistema industriale in via di crescente ma lenta integrazione e quanto invece non potrebbe in alcun modo risultare credibile e pertanto fonte di rischio sempre maggiore, oppure
2 – alla reattività sul medio-lungo termine che possa derivare credibilmente dall’immissione di nuovi apporti finanziari nel circuito dei comparti più innovativi del sistema produttivo e distributivo (dalla ricerca applicata in materia di nuove soluzioni energetiche, in nuove tecnologie rurali, in gestione delle risorse primarie, in riciclo delle scorie industriali, ecc.). Anche in questo campo esistono quantità di investimento oltre le quali non è credibile attendersi un effetto pratico in tempi misurabili. Ciò a causa dell’impatto delle strutture sociali e politiche sulla concreta diffusione dell’innovazione. Inoltre lo spostamento geopolitico di capitali crea anche discontinuità traumatiche nei correnti sistemi produttivi e distributivi nel Nord mentre non può credibilmente essere controbilanciato da altrettanto affidabili ritorni sugli investimenti.
In entrambi i comparti industriali una modellistica basata sulle matrici di Leontiev potrebbe risultare di semplice realizzazione ed altrettanto facile sarebbe acquisire i dati statistici da inserirvi per i calcoli. Inoltre la statistica ha il grande vantaggio di essere totalmente ‘trasparente’ rispetto ai due comparti industriali di cui valutare le reattività ed i connessi eccessi di rischio.
Voglio sperare che i maggiori istituti di credito nazionali o internazionali pubblici e privati abbiano già messo mano a questo tipo di valutazioni del rischio. Tendo ad essere realista ma di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Forse è questa mia peculiarità caratteriale che mi ha fino ad oggi convinto che tali modelli esistano, da oggi ho un nuovo elemento su cui riflettere con ansia (si fa per dire).
Per chiudere voglio allegarLe a questa mia lettera qualche indicazione ‘operativa’ su come io procederei al fine di creare un ‘modello di valutazione dei flussi finanziari’ che siano legati alla globalizzazione ma che vogliano conservare credibilità e controllabilità agli associati processi di breve-medio termine e di medio-lungo termine.
cordialmente Carlo Vitali

6/2/2006

gentile professore
ricordo un tremonti che denunciava "il Buco" più che un tremonti ingannato
dal
cambio euro dollaro.
per condurre l'economia così male potevamo risparmiare un po' assumendo iun
ministro che non triuuccase i conti.
avremmo rispparmiato un sacco e forse ci avrebbe portato fuori dalla
stagnazione.
cinque anni da dimentica al più presto.
giovanni gualtiero

30/1/2006

Gent.mo Prof. Carlo Pelanda

Ho letto con grande interesse il suo articolo “ Pensare e Osare il Nuovo “ e devo dire che tutto quanto da Lei analizzato circa le cause di crescita zero della nostra economia e della stagnazione agli anni 70 delle aziende italiane incapaci di investire nel pensiero e nella ricerca, per fornire al mercato prodotti e servizi in armonia con un nuovo modo di vivere i nostri tempi, è perfettamente condivisibile.
Noi italiani siamo gli ultimi tra i paesi europei e chissà se usciremo da questa condizione !!

Io però le scrivo come imprenditore che ha “ pensato e osato “: infatti ho investito molto, in sforzi finanziari e in fatiche personali, cercando di trascinare con me, in un mio progetto di valenza nazionale ed internazionale che ho chiamato “Turismo Integrato per lo Sviluppo del Territorio “, le Istituzioni, le aziende, i giovani e non, che volessero seguire “ il nuovo “ .
Ora che questa avventura imprenditoriale è completata, alla luce delle fatiche fatte, ho capito che era meglio che mi godessi i soldi, senza pensare né osare nulla: troppa vita è andata nel presentare al mercato un nuovo modo di fare Marketing Territoriale a livello nazionale e internazionale ( www.centuryholiday.com : è l’oggetto dei nostri sacrifici ) .
E’ vero! E’ una follia che un’azienda privata ( una piccola società di cui sono socio con mia figlia ) si cimenti in un’ impresa cosi ambiziosa, ma è pur vero che a volte la follia è anche una risorsa e in questa ottica, ho interpretato il mio ruolo.
In Italia, tuttavia, pensare al nuovo, fa paura perché impone ai destinatari, fatiche e sforzi per essere capito, aggiornamenti e adeguamenti anche psicologici : pertanto è doppiamente faticoso comunicare a chi non ha voglia di fare fatica o non ha tempo o non vuole abbracciare nuove modalità di vivere i nostri tempi, anche se sono cose di interesse reale !!
Perciò, se con il suo articolo voleva rivolgersi a tutti coloro che hanno un desiderio imprenditoriale e una moderata ambizione, per stimolarli a proporre il nuovo pensando ed osando, le dico che “Pensare e Osare il nuovo “ oggi, non può più essere una operazione aperta a tutti.
“Pensare e Osare il nuovo “ non può essere l’azione di un volonteroso che crede che fantasia, creatività e coraggio diano le risposte alla sua onesta ambizione. Oggi, infatti, solo i grandi Gruppi possono permettersi di rischiare “ il nuovo “ perché hanno risorse finanziarie infinite e possono supportare il rischio finanziario e le risorse umane per affrontare il tempo che serve per affermare le nuove iniziative.
Quindi mi dispiace ammetterlo, pur così vero, il suo articolo non può essere diretto a tutti, perché non siamo più negli anni 70 anni, tempi in cui tutti potevano affermasi, con una buona idea, la volontà e la perseveranza; oggi, il pensare e l’osare può essere concesso solo a pochi: a quelli che hanno le risorse, le alleanze e la notorietà.
Eppure il nostro progetto costruito per realizzare la valorizzazione e la promozione del territorio sembra essere un progetto che può essere proposto anche da una piccola azienda privata come la mia “ Century Holiday “ (www.centuryholiday.com ) perché siamo certi e consapevoli che la globalizzazione, vista positivamente come capacità di offrire comunicazione attraverso le nuove tecnologie, passa tuttavia, in primo luogo, anche attraverso la risoluzione di problemi di carattere territoriale, come giustamente espresso da Lei in “Lo stato della crescita”:
“ La globalizzazione, per intenderci, è il mercato a misura territoriale, nazionale e continentale che si fa mondiale grazie alla rivoluzione telematica per la quale, associando computer, televisione e telefono, si può operare in qualsiasi Borsa del mondo standosene a casa, magari dormendo dopo aver bene imbeccato il computer, e non soltanto per vendere o acquistare azioni e obbligazioni, ma anche per fare affari, dare la scalata alle imprese, comprare immobili, ecc. Il tutto "in tempo reale", come si usa dire in gergo, ossia all'istante o quasi. Ma da qualche tempo in qua il dibattito sulla globalizzazione si è fatto più problematico, ha sì continuato a sgranare la litania dei vantaggi che essa può produrre quando spinge all'insù la produttività delle imprese, riduce costi e prezzi, snida le parassitarie rendite monopolistiche, innesca insomma quel "circolo virtuoso" per cui si ha più reddito, più consumi, più investimenti e dunque più occupazione. Ma come è accaduto spesso in economia, dal modello dottrinario alla realtà del giorno dopo giorno può esserci un gap, uno scarto che ha fatto sorgere più di un dubbio sulle capacità salvifiche della globalizzazione nel risolvere i problemi del mondo, che sono tanti e tanto diversi da territorio a territorio, da paese a paese, da continente a continente.”
Comunque sia, noi andiamo avanti perché crediamo nella nostra intuizione e speriamo che un giorno, tra coloro che si rivolgono a noi in quanto desiderosi di lavorare e presentare qualcosa di nuovo, ci sia anche un Opinion Leader che ci aiuti a sviluppare le nostre iniziative perché capisce che noi possiamo dare molto, in termini di occupazione, di formazione e di trasferimento di know how per nuove professionalità !
Mi scuso per averla disturbata, ma Lei, nella sua saggezza, capirà che questa e.mail è solo lo sfogo di chi credeva che bastasse “ Pensare e Osare il nuovo “ ma che si è trovato davanti la realtà della vita e della economia e, con grande fatica, continua a pensare e osare il nuovo, certo con meno ingenuità, ma sempre conservando l’atteggiamento positivo interiore che è il motore dell’entusiasmo, attraverso il quale si possono coinvolgere anche gli altri a seguire “una sana Follia “.
Le auguro un anno ricco di soddisfazioni umane e professionali e la ringrazio per avermi insegnato tante cose.
Giuliano Vitalini
Century Holiday Italy srl
C.so Cavour 31 – 25131 Brescia
Tel. 030 43547
www.centuryholiday.com

27/1/2006

Caro professore,
le recenti elezioni pienamente democratiche per la prima volta veramente nel Medio Oriente mussulmano (anche Lauro comprava come Hamas i voti con forme di clientelismo meno serie dell’assistenza caritatevole di Hamas ai suoi ‘clientes? mi offrono l’occasione di segnalarLe che, contrariamente alla generalit?delle reazioni che ho sinora potuto leggere anche sulla stampa pi?‘intellettualmente qualificata? mi sembra di vedere un prevalere di segni positivi dal fatto che Hamas abbia raccolto la maggioranza assoluta dei seggi al primo parlamento palestinese globalmente riconosciuto come democraticamente eletto.
Intanto mi sembra doveroso dichiarare che la mia posizione ?quella di un totale sostegno alla crescita della liberal-democrazia ovunque e d’una lotta spietata a tutte le forme di terrorismo senza concedere alcuna scusante n?ideologica n?economica.
Ci? detto mi sembra che ora Hamas dovr?gestire il consenso elettorale raccolto. E dovr?gestirlo secondo le regole di una democrazia che ne ha legittimato il potere. Questo impegno sar?ovviamente sotto l’attenzione mondiale e non potr?che ‘negoziare?ulteriori diritti ai palestinesi da una sede istituzionale che trova una collocazione sia geografica (i territori in suo possesso) che giuridica (un parlamento eletto e riconosciuto globalmente) che mi sembra essere pienamente compatibile con i nostri concetti di Stato liberal-democratico.
Ergo: Hamas con questa sua vittoria si trovi in mano due risultati che ne condizioneranno le possibili tattiche: un’opportunit?(per i suoi uomini di potere) ed una ‘castagna calda?(la scelta della linea politica da tenere).
Le due cose, combinate tra loro, la condurranno a due esiti strategici: o la sua frammentazione tra moderati e radicali e discredito verso chi li ha eletti, oppure al suo consolidamento elettorale e la sua necessit?di aprirsi a chi potr?finanziarne le scelte politiche.
Possiamo comunque dedurne che Hamas ormai dovr?chiudere i finanziamenti esteri che la legano ai movimenti mussulmani pi?integralisti per la crescente impraticabilit?dei ‘canali ufficiali?e per il ruolo di ‘controllo?che Al Fatah non potr?che abbracciare come suo unico strumento di visibilit?politica per criticare ogni sospetto di connivenza col terrorismo della maggioranza di governo.
La ‘vittoria?di Al Fatah avrebbe invece costretto a proseguire nel logorante impegno occidentale (filo-israeliano ?unico stato democratico nella regione) a sostenere dall’esterno un movimento accreditato d’un’immagine di profonda corruzione che si riverbera su chi ?costretto a sostenerlo (le liberal-democrazie occidentali) ed avrebbe continuato a consolidare la crescita di Hamas non gravata dalla responsabilit?di governare.
Strategia tanto obbligata quanto sterile (o addirittura deteriore) per tutto l’occidente e per Israele.
Invece gli sviluppi che ora si aprono sono molto favorevoli a nuove prospettive di cooperazione internazionale che ho potuto maturare nel tempo e di cui ho potuto farLe seppur vagamente cenno. Cooperazione auto-finanziata a sostegno di un autonomo (e quindi meno corruttibile) sviluppo di PMI locali grazie a joint venture imprenditoriali che si basino sulle capacit?professionali del popolo palestinese. Unica popolazione araba della regione che ha dato segni di possedere attitudini industriali. Tranne forse il Libano (molto diverso come storia, religioni ed etnie) e l’Egitto (fortemente influenzato dalla sua storia molto particolare e dagli stretti rapporti di lunga tradizione con Francia ed UK).
Sono molto fiducioso e sereno sul futuro che grazie alla ‘follia?di Dubye si sta costantemente aprendo a beneficio di migliori e pi? stretti rapporti col mondo arabo proprio grazie ai risultati emersi (non ostante le preoccupazioni espresse perfino da Gianfranco Fini ).
Credo che l’amico Dan Segre potrebbe esprimerLe una sua autorevole opinione in merito qualora Ella ritenesse di chiederGli lumi a proposito,
cordialmente
Carlo Vitali

24/1/2006

Egr. dott. Pelanda,

 
Sottoscrivo pienamente tutte le Sue espressioni nell'articolo di ieri comparso su il Giornale. Continui, La prego, nel non facile compito di "contro demonizzazione" dell'onorevole Berlusconi.
Gli elettori indecisi, purtroppo ancora molti, devono rendersi conto che il nostro Paese ha ancora bisogno (adesso più che mai) di un presidente del consiglio autorevole, competente, deciso, preciso, pragmatico, lungimirante, carismatico come ha dimostrato di essere l'onorevole Berlusconi, esempio raro nel variegato mondo politico.
Grazie e buon lavoro.
                                   
                                           Maria Antonietta Torsetta.
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(c) 1999 Carlo Pelanda
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