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Carlo Pelanda: 2022-8-20Verità and Affari

2022-8-20

20/8/2022

La configurazione del prestatore di ultima istanza nelle emergenze sistemiche

In scenaristica economica e finanziaria i rischi prospettici vanno valutati calcolando la reattività di istituzioni, mercato e società. Prevedere tale reattività è metodologicamente difficile e per questo le istituzioni preferiscono aggiornare gli scenari periodicamente per corrispondere  alla realtà. Per esempio, di fronte ad un periodo incerto la Bce ha scelto una postura di “opzionalità”, così come la Fed, riservandosi di creare strumenti di intervento adatti, la Bce attivando solo quelli minimi di contenimento dei differenziali di spread, in base all’evidenza di maggiore o minore stress. Tale posizione genera un gap strutturale tra fabbisogno ed intervento reattivo. Nei periodi normali il problema non emerge. Ma in periodi d’emergenza sistemica o di sbolla finanziaria oppure disinflazione forzata, il gap tra reattività e fabbisogno pesa moltissimo sia nella produzione della fiducia economica sia nell’economia reale. Ora l’Ue e l’Eurozona sono in uno di questi periodi e chi scrive sta rilevando che la mancanza di strumenti preventivi da parte delle istituzioni di politica fiscale e monetaria sta orientando il sistema economico verso un eccesso di pessimismo -  gap di fiducia - che rischia di trasformarsi in profezia autorealizzantesi negativa. In altri termini, il metodo di gestione posticipata dei rischi da parte delle istituzioni genera un macrorischio elevato da intendersi come indebolimento della capacità reattiva di mercato e popolazione. Secondo chi scrive, rivolto ai colleghi economisti, ciò crea la necessità di più ricerca in materia di funzione del prestatore di ultima istanza in un’area monetaria in condizioni di emergenza, quella corrente in Europa definita dal rischio di impatti di scarsità per motivi di guerra economica, deglobalizzazione delle catene logistiche, sostituzione delle fonti energetiche tradizionali e crisi ambientali. Tale scarsità, come noto, accende un tipo di inflazione da offerta che non è contenibile dalla politica monetaria se non mandando il sistema economico in recessione allo scopo di ridurre la domanda di beni scarsi. Il punto: quale configurazione dovrebbe avere il prestatore di ultima istanza in condizioni di stress con rischio di arrivare  oltre la soglia di destabilizzazione?

Chi scrive, per intanto, ha studiato alcune ipotesi di “opzionalità rinforzata”. Quella prescelta, facendo riferimento alle contingenze, suggerisce alla Bce di non solo dichiarare per fini rassicurativi che è pronta a tutto, ma di mostrare con quale strumento lo sarebbe. Questo potrebbe/dovrebbe essere un un “programma a fisarmonica”. Cioè una struttura già pronta con protocolli di intervento e personale tecnico (a livello di eurosistema) che può erogare risorse da un minimo ad un massimo (senza definire un limite) in relazione al fabbisogno contingente. Con questo modello preventivo basterebbe un click per la sua attivazione, riducendo il gap tra l’emergere di un fabbisogno straordinario e la sua copertura. Con quali tipi di intervento? Un ampio raggio, entro la missione della Bce: acquisto di debiti nazionali, operazioni di finanziamento selettivo (per non aumentare l’inflazione da pompa di liquidità) del sistema bancario, ecc. In tale ottica andrebbe creata una massa monetaria aggiuntiva definita come di “sterilizzazione a lungo termine” allocata in un comparto speciale del bilancio della Bce. Non solo. In emergenza non ha senso pratico differenziare istituzioni monetarie e fiscali. Chi scrive vede la necessità di un fondo paneuropeo, gestito dalla Commissione, ad indebitamento collettivo, e non delle singole nazioni (cioè fuori dai bilanci degli Stati) con titoli di debito stesso comprati dalla Bce (che in fase d’emergenza dovrebbe accedere al mercato primario delle emissioni) e non dal mercato privato nonché, appunto, inseriti nella massa monetaria a sterilizzazione di lungo termine. Impossibile una tale megamonetizzazione del debito? Se gli Stati e l’Ue rinunciano ad incassare gli interessi e li dedicano alla riduzione della massa monetaria a sterilizzazione lunga, chi scrive non vede un enorme problema ad attivare questo, pur anomalo ed emergenziale, ciclo di capitale. Fantafinanza, brivido? Lo si valuti considerando gli effetti probabili. Le aziende energivore potrebbero contare sul finanziamento d’emergenza di un tetto ai prezzi e/o di linee di credito selettive coperte dal fondo d’emergenza Ue e sua volta alimentato da un programma speciale della Bce. Gli Stati potrebbero rinunciare alla tassazione dei carburanti - fonte di diffusione dell’inflazione - se assistiti temporaneamente da un extra deficit fuori bilancio, caricato sul fondo Ue. Ecc. In termini macro, si genera una liquidità d’emergenza a regime speciale per scopi di disinflazione. In tal modo si dà il tempo al sistema di ridurre la scarsità aprendo nuove fonti di rifornimento, prevenzione delle catastrofi ambientali via ecoadattamento, limitazione di danni che potrebbero portare discontinuità alle unità produttive, ecc. In sintesi, lo strumento detto sarebbe un pilastro formidabile di fiducia per il mercato e la popolazione, spostandone la profezia dal lato negativo a quello positivo.

Tutto da studiare, ovviamente. Ma a chi ritiene tali idee, e altre del genere, inapplicabili dovrebbe aprirsi alla critica: volete mandare veramente il sistema economico in recessione per disinflazionare oppure siete disposti a fare uno sforzo mentale per creare innovazioni tali da rendere possibile un prestatore di ultima istanza d’emergenza che eviti impoverimenti nel prossimo biennio critico? 

(c) 2022 Carlo Pelanda
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