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Carlo Pelanda: 2022-4-17La Verità

2022-4-17

17/4/2022

Capire che la guerra in Ucraina è un episodio di quella decennale tra America e Cina per fare strategie adeguate

E’ il momento di chiarire in quale guerra siamo. Iniziò nel febbraio 2013 quando Barack Obama, dopo aver tentato una fallimentare convergenza sinoamericana G2 in ambito G20 dal 2009, annunciò la creazione di due aree economiche amerocentriche, nel Pacifico (Tpp) e nell’Atlantico (Ttip), che escludevano Cina e Russia. Pechino reagì nel 2014 generando il progetto di Via della seta con lo scopo di creare un’area di influenza economica e politica sinocentrica più grande di quella amerocentrica. La Russia cercò di sabotare il Ttip con minacce riservate alla Germania e iniziò a fare pressione bellica verso l’Ue stimolando la secessione di parte del Donbass. Mosca non voleva il mercato euroamericano integrato previsto nel Ttip né essere parte minore del progetto cinese né tantomeno un’Ucraina come avamposto democratizzante. Nel 2016 Angela Merkel, mandando avanti la Francia con una latente postura antiamericana, fece mettere in sospensione il Ttip facendo finta di volerlo per non compromettere le relazioni con Washington. Donald Trump, agli inizi del 2017, cancellò il Tpp nel Pacifico perché a suo avviso aggravava il deficit commerciale statunitense senza una reciprocità degli alleati, Giappone in particolare, capace di bilanciarlo. Ma nello stesso anno Trump spinse per dichiarare la Cina nemico dell’America, ottenendo il consenso bipartisan da parte del Congresso. L’analisi di molteplici azioni, per lo più spionaggio, a danno del sistema industriale statunitense, tra cui quello militare, diede un significato di minaccia incombente all’espansione del potere cinese. La nemicizzazione fu totale. Tuttavia, Trump la utilizzò per cercare di bilanciare le relazioni commerciali con Pechino prima di scatenare una guerra economica vera. E cercò di trovare una convivenza con la Russia, anche puntando ad un accerchiamento della Cina. Per tale motivo ha ritenuto marginali Ue e Nato. Poi nel 2019-20 Mike Pompeo lo ha portato su posizioni più realistiche perché la crescente sfida della Cina combinata con la pressione russa di staccare l’Ue dall’America, considerando anche l’inalberata euro-franco-sovranista di Parigi, implicava la riconvergenza economica e strategica con l’Ue pur nella priorità di arginare il potere cinese nel Pacifico. Anche Pechino, simmetricamente, dal 2017 cambiò strategia: resasi conto che la sua speranza di un mondo multipolare dove la Cina sarebbe stata il polo più grande stava svanendo e che la tendenza era quella verso un nuovo bipolarismo, prese una postura di costruzione di un blocco sinocentrico, riorientando la Via della seta per tale scopo, corteggiando la Russia e mostrando i muscoli a Hong Kong e contro Taiwan. Ciò diede a Vladimir Putin il motivo per convergere di più con Pechino, anche rafforzato dal fatto che Joe Biden, in carica dal gennaio 2021, manteneva la postura anticinese dei predecessori, inasprendola, e riesumava quella antirussa, caricata di una pur nominale pressione democratizzante globale. Non è chiaro se fu Mosca ad offrire a Pechino, o viceversa, l’opportunità di aprire un secondo fronte bellico in Europa per alleggerire la pressione statunitense nel Pacifico e dissuadere l’Ue dall’ostracismo crescente contro la Cina, ma è certo che i due abbiano concordato la strategia, pur incerto l’accordo sulla sua intensità bellica. In sintesi, la guerra è da un decennio tra America e Cina, montante, quella in Ucraina un episodio di questa.

Conseguenze per l’analisi strategica. Mosca non può soccombere vistosamente perché perderebbe rilevanza agli occhi di Pechino, come successe a Mussolini in Africa e Albania con Hitler, così come Kiev non può concedere perché sarebbe un segnale di debolezza per l’America e Biden. Per inciso, motivo del vaffa ucraino a Berlino e Parigi che vorrebbero un compromesso con la Russia per mantenere almeno qualche relazione con la Cina. Per altro, Mosca comunica con Washington quasi quotidianamente, così come Pechino, in un modello di relazioni riservate di “forte con forte” dove gli europei sono esclusi pur parzialmente aggiornati dall’America. Le richieste di Putin di lasciargli una minima vittoria trovano la difficoltà degli americani a convincere Volodymyr Zelensky perché sarebbe defenestrato dai suoi se accettasse compromessi con la Russia, pur trattandoli anch’egli su un tavolo riservato con Mosca. In tal senso la guerra in Ucraina potrebbe essere ancora lunga e finire non con una pace, ma con un cessate il fuoco che lascerebbe aperte le tensioni, proprio perché la Russia è ormai un proxy della Cina e l’Ucraina, per altro comprensibilmente, dell’America. Perché per la Cina è utile mantenere le tensioni? Teme un’estensione delle sanzioni ai suoi commerci ed è indecisa tra confronto crescente o tregua con l’America, al momento testando ambedue. L’Ue? Finora spiazzata, ora dovrebbe spingere per un trattato economico euroamericano estendibile ad un G7 allargato per sostituire la perdita del mercato russo e, in prospettiva di quello cinese, per le aziende europee, interesse vitale per Germania ed Italia. Pur non potendolo fare subito, Washington dovrebbe capire che se vuole l’Ue in piena convergenza deve darle questo sbocco. Sull’altro lato, le nazioni europee dovrebbero capire che in guerra, in particolare questa del tipo Roma-Cartagine, bisogna scegliere nettamente da che parte stare: piaccia o non piaccia, il realismo (geo)economico (prospettico) rende più vantaggioso stare nettamente con l’America, anche perché alla fine la maggiore scala dell’Ue peserà a suo favore. India, Sudamerica, Africa? Si valuti la sostituzione del filocinese Imran Khan con il filoamericano Shebbaz Sharif in Pakistan dopo una posizione neutralista dell’India per intuire la dinamica globale in corso.  

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