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Carlo Pelanda: 2022-2-27La Verità

2022-2-27

27/2/2022

Come è possibile azzerare la dipendenza dalla Russia

La tendenza dell’Ue, pur temporaneamente frenata da Germania ed Italia, è di azzerare la dipendenza dai rifornimenti energetici dalla Russia. Il motivo: la Russia a conduzione Vladimir Putin non è più e mai più sarà un interlocutore credibile. Anche in caso di sua defenestrazione futura c’è il rischio di disordini prolungati in quella nazione. Inoltre, Mosca potrebbe da parte sua chiudere i rubinetti come contro-sanzione e ciò spinge l’Ue verso la ricerca rapida di fonti sostitutive. In sintesi, per tutelare la fiducia economica nell’Ue non è più proprio possibile avere relazioni di dipendenza dalla Russia: non solo per l’energia, ma anche per il grano ed alcuni minerali. Il gruppo di ricerca dello scrivente sta simulando le condizioni che permetterebbero il distacco totale dell’Ue dalla Russia: qui le prime linee guida emerse dall’analisi.

Il problema non è la disponibilità di idrocarburi al di fuori della Russia, ma quello di passare da una geo-dipendenza pericolosa sul piano geopolitico ad una rischiosa per i prezzi. Ciò implica soluzioni che creino un’architettura politica internazionale in grado sia di assicurare le quantità sia il loro costo. Nella simulazione è emerso che un accordo del G7, esteso ad altre nazioni compatibili, finalizzato alla sicurezza energetica potrebbe assicurare numeri abbondanti. Ma la necessità di una strutturazione finalizzata al governo dei flussi energetici di un G7+ è evidente al riguardo dei prezzi. Si tratta infatti di siglare con i Paesi produttori contratti di lungo termine in cambio di prezzi stabili e sostenibili. Inoltre, le nazioni produttrici devono poter vedere un futuro di lungo termine quando tra 20-30 anni vi sarà meno domanda di combustibili fossili. Il metodo è quello di includerle nella piattaforma energetica-economica del G7 + per trovare convergenze pratiche. Quindi il punto, al riguardo di una dipendenza dell’Ue e alleati da combustibili fossili per almeno tre decenni, probabilmente di più, è quello di creare un’organizzazione politica sufficientemente ampia per ottenere stabilità delle forniture e dei prezzi: ma non basterebbe la sola azione dell’Ue e sarebbe pericoloso trascurare le preoccupazioni delle nazioni produttrici in ansia prospettica per le pressione europea sulle fonti alternative a petrolio e gas, cioè solare, idro ed eolico nonché nucleare sia a fissione e poi a fusione. Tale ampia inclusione rende razionale, appunto, pensare ad una organizzazione gestita da un G7 + in convergenza con partner compatibili.

Indicazioni di strategia. Sul piano macro la convergenza G7 + appare facilitata dall’evidenza che il globo si sta dividendo in blocchi e che pertanto il dominio del pianeta e degli standard economici e politici impone di creare un impero delle democrazie più grande degli altri e difficilmente sfidabile. L’aggressività russa è solo il secondo capitolo di questa tendenza, il primo è stato scritto dalla Cina nazionalsocialista, ma questo secondo tomo è decisivo per risvegliare il realismo strategico del complesso democratico. La tendenza è stata avviata. Sul piano micro ora vanno valutate le azioni di dettaglio che chi scrive immagina come una divisione del lavoro tra Stati Uniti ed Ue nell’ambito di un coordinamento G7. Certamente tocca all’Ue prendere il controllo del Mediterraneo e dell’Africa: ha già iniziato a farlo nel recente vertice Ue/Africa, inaugurando un metodo di partenariato con le nazioni chiave africane finalizzato a minimizzare – non facile – i sospetti di neocolonialismo. Sulla questione libica l’azione dovrà essere più decisa sia instaurando una relazione convergente con la Turchia, prendendo atto che Ankara ha abbassato le pretese neo-ottomane, sia stabilizzando l’Algeria, dando a questa ed al Marocco motivi pratici per far finire la loro divergenza nonché altre azioni di pacificazione, tra cui la bonifica del Sahel per dejihadizzarlo. Al riguardo dell’Arabia ed Emirati, la pressione maggiore tocca all’America perché ha i mezzi per scambiare con loro convergenza in cambio di maggiore tutela contro l’Iran. Qui l’obiettivo è staccare l’Opec dalla Russia per includere il primo nelle convergenze. In sintesi, l’inclusione del Mediterraneo metanifero sommata all’Africa atlantica, centrata sulla Nigeria e, se possibile, sull’Angola, attraverso la collaborazione Ue-Usa, creerebbe un potenziale di fornitura fossile più che sufficiente per tutto il complesso democratico, chiamando il Giappone, l’Australia, il Sudafrica, ecc., a fornire contributi di stabilizzazione. Tale perimetro servirebbe ad assicurare le forniture di minerali critici a tutto il complesso. Una maggiore collaborazione tra Ue e Usa, invece, appare necessaria per includere alcune nazioni chiave nel perimetro di interesse sudamericano, quali Venezuela e Brasile. Mentre l’America dovrebbe elaborare con maggiore lucidità una politica più convergente con Il Messico. Questa è solo una pennellata di uno scenario simulato in modi più approfonditi, ma dà l’idea delle soluzioni.

La raccomandazione per Roma è di essere meno timorosa nello staccare i tubi da Mosca, cambiando postura: invece che frenare la tendenza, mettersi in una posizione per accelerarla. Per esempio un commissario per l’energia che sblocchi in un giorno tutti i programmi di fonti alternative e valuti in modo meno ristretto i potenziali nazionali di produzione di idrocarburi sarebbe misura che renderebbe credibile la minimizzazione dei tempi di ricorso al carbone.

In conclusione, nella simulazione sono emersi anche molti problemi che non rendono priva di rischi l’azione indicata, ma tali rischi sono comunque minori di quello di restare dipendenti da una Russia aggressiva.

(c) 2022 Carlo Pelanda
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