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Carlo Pelanda: 2022-1-16La Verità

2022-1-16

16/1/2022

L’Occidente avvia una nuova geopolitica mineraria

La geopolitica economica sarà sempre più “geo” nei prossimi 50 anni perché alcuni minerali e le terre rare saranno essenziali per l’elettrificazione, i carburanti fossili scarsi e costosi in vista della transizione ecologica, l’uranio sarà sempre più ricercato per le centrali mini di quarta generazione, oltre che per quelle tradizionali, a fissione che alcune nazioni vorranno aumentare, fino alla messa in opera di quelle a fusione, probabilmente verso il 2060-70 pur prevedendo prototipi (in concorrenza) verso il 2030. Cinque decenni è un tempo di dipendenza mineraria stimato preliminarmente valutando quello di sostituzione con nuove tecnologie, per esempio auto in carbonio (magari ricavato via catalisi dalla CO2 catturata in depositi) piuttosto che in metallo, “miniere urbane” che riciclano i materiali presenti in manufatti dismessi (ci sono già esempi), ecc. Ovviamente le nazioni con giacimenti li useranno per politiche di potenza e/o di controllo dei prezzi e quelle senza cercheranno di darsi un potenziale minerario autonomo per evitare la dipendenza. Tra produttori e consumatori di petrolio e gas c’è una possibilità di compromessi perché se i secondi vanno in recessione riducendo la domanda anche i primi subiscono danni gravi. Ma proprio il caso attuale della Russia che usa il gas per scopi di ricatto politico rende incerto questo tipico stabilizzatore di mercato. Inoltre, poiché il mondo si sta dividendo in due blocchi, quello delle democrazie e dei regimi autoritari, l’uno capitanato dall’America ed alleati, l’altro dalla Cina con la Russia pur non del tutto allineata, è prevedibile che il dominio di risorse minerarie – oltre che la compressione del potenziale tecnologico avversario e la ricerca della superiorità nello spazio extra – sarà tra i motivi principali di conflitto.

Anzi lo è già. Il Congresso statunitense sta impostando una legislazione bipartisan per vietare l’importazione di terre rare dalla Cina. Inizialmente tale tendenza toccherà l’industria militare, entro il 2026, per poi estendersi a tutta quella civile, trasformandosi in pressione verso le nazioni alleate: il blocco delle democrazie non vorrà più dipendere dalla Cina per i materiali essenziali ai prodotti di alta tecnologia. Ciò pone una domanda: o sono state trovate tecnologie alternative all’uso delle terre rare oppure c’è un piano per aprire nuovi giacimenti in giurisdizioni compatibili con il blocco delle democrazie. Nell’analisi della materia, chi scrive non ha trovato sostitutori pronti, pur annotando molta ricerca in corso, e quindi ritiene realistico (iniziare a) capire dove l’Occidente andrà a prendere le terre rare azzerando le importazioni dalla Cina.

Va sottolineato che in realtà le terre rare (17 elementi della tavola periodica) non sono per niente rare nel pianeta. Ma sono estratte solo in pochi luoghi perché la procedura distrugge il territorio e comporta rischi contaminanti. Pertanto i produttori o sono regimi autoritari che gestiscono il dissenso via repressione non tracciata dai media o nazioni che possono usare grandi spazi spopolati. Cina: riserve per 44 milioni di tonnellate, è il più grande produttore del mondo. Brasile: riserve per 22 milioni di tonnellate, è il quinto più grande produttore. Russia: riserve per 18 milioni di tonnellate che alimenta una notevole produzione. India: riserve per 6,9 milioni di tonnellate, poco sfruttate. Australia: riserve per 3,4 milioni di tonnellate, è il secondo più grande produttore. Groenlandia: riserve per 1,5 milioni di tonnellate, ma zero produzione. Usa: riserve per 1,4 milioni di tonnellate, produzione crescente in avvio. In realtà questa mappa può estendersi a tutta l’Africa meridionale, all’Europa centro-orientale, al Canada, ecc. Un recente aggiornamento delle riserve indica numeri circa 12 volte superiori, globalmente. L’azione di conquista da parte delle democrazie in materia di terre rare, secondo chi scrive, avrà due fronti: (a) tecnologie di estrazione pulita e ri-ecologizzazione dei siti sfruttati; (b) conquista di spazi spopolati combinata con la ri-ecologizzazione stessa per tener buoni gli ambientalisti. Probabilmente saranno zone di frizione con i regimi autoritari la Groenlandia (un bengodi minerario) e l’Africa meridionale, perché Cina e Russia non vorranno lasciare all’Occidente il bottino. Nella prima ci sono già penetrazioni cinesi e la Russia sta cercando di estendere la sua influenza artica. In Africa la Cina si sta ritirando da alcuni Paesi perché non ha più tanti soldi come nel passato, ma non mollerà quelli più ricchi di terre rare. Lo stesso la Russia, pur con capacità minori. In queste aree il potenziale di conflitto è molto alto. L’Ue è coinvolta perché la Groenlandia (senza dimenticare la Carelia, con potenziale minerario anche nella parte finlandese) è formalmente parte della Danimarca che ha lasciato (troppa) autonomia a 60mila Inuit. Ci vorrà una riflessione molto seria, già anticipata tempo fa qui dallo scrivente. Anche il Sudamerica è a rischio di confronti di influenza.

L’Italia? Ha terre rare estraibili dai materiali di scarto di alcune miniere che sono in riapertura con eco-impatto minimo.  Ma il suo plus è il fatto di essere un campione mondiale del riciclo. Tuttavia è piena di terre rare, cobalto, nikel, rame, ecc., nonché di gas e petrolio. Appunto, ci vuole una riflessione approfondita basata su una mappa finalmente vera delle georisorse naturali, non ancora completa

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