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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2014-9-29

29/9/2014

La svalutazione dell’euro ci farà almeno galleggiare

L’unica vera stimolazione economica in atto nell’Eurozona è la svalutazione competitiva dell’euro pilotata dalla Bce. Sia la Ue sia i governi nazionali stanno studiando misure anticrisi, con un interessante tendenza in Italia di sblocco del rigidissimo mercato del lavoro, ma è improbabile che queste possano sortire effetti prima di un anno, nel caso migliore. Quindi, per lo scenario economico di fine 2014 e del 2015 possiamo contare solo sulla leva di crescita fornita dal cambio ed appare realistico chiedersi quanto contribuirà alla ripresa, in particolare per Italia e Francia che sono le malate dell’Eurozona e per la Germania che si sta ammalando. La svalutazione dell’euro, in teoria, favorisce: (a) l’esportazione di beni prezzati in euro in quanto ne riduce il costo per compratori in altre valute, in particolare quelle legate al dollaro; (b) gli investimenti diretti in attività economiche nell’Eurozona da parte di soggetti che operano in dollari, yuan e yen; (c) l’afflusso di turisti dal mondo non-euro per ovvii motivi di riduzione dei costi. La svalutazione comporta anche possibili effetti negativi. I flussi di capitale finanziario globale verso l’euro potrebbero ridursi, ponendo problemi al rifinanziamento dei debiti sovrani, cosa delicatissima per l’Italia. Il prezzo di petrolio e gas e quello delle materie prime, poiché fissato in dollari, potrebbe aumentare mettendo in difficoltà le economie di trasformazione. Ma nello scenario di breve-medio termine (18 mesi) tali problemi sembrano minimi. Per esempio, se il dollaro sale il prezzo del petrolio, pur considerando la sua dipendenza da finanziarizzazioni complesse, tende a scendere. Per questo è più probabile che gli effetti benefici della svalutazione superino di gran lunga quelli problematici. Inoltre, più che di svalutazione dell’euro si tratta di un riallineamento con il dollaro considerando che la parità di potere d’acquisto tra le due valute è di 1,16 dollari per 1 euro. Ora il cambio è sceso fino allo 1,27 dal quasi 1,40 di qualche mese fa. Ma a quale livello del cambio l’effetto stimolativo/competitivo diviene rilevante per l’Eurozona? Sotto l’1,20 sarebbe sufficiente, verso l’1,10 sarebbe fortissimo e darebbe un spinta robusta alle economie esportative di Germania, già competitiva con un cambio attorno allo 1,30, ed Italia che lo è attorno allo 1,20. In conclusione, la svalutazione non potrà bilanciare del tutto la tendenza recessiva dovuta alla lentezza della politica, ma permetterà all’Eurozona ed all’Italia di almeno galleggiare. Se la Germania non bloccherà la svalutazione e se l’America accetterà un dollaro alto.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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