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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza e Italia Oggi

2020-11-13

13/11/2020

La Germania guida la riconvergenza euroamericana

Un trattato commerciale euroamericano è tra i più rilevanti amplificatori della crescita nello scenario di medio termine per l’Ue e per l’Italia. Le dichiarazioni indirette di Joe Biden e quelle dirette di Angela Merkel lo caricano di probabilità. Pertanto, pur non ancora precisata la linea della nuova amministrazione statunitense e formalmente non confermata la sua legittimità, certamente va avviato lo studio di quale configurazione di tale trattato sia la più fattibile. Anche perché Manfred Weber, capogruppo del Ppe nell’europarlamento e politico incardinato nell’establishment tedesco, ne ha già proposta una: ricalcare il trattato doganale tra Ue e Canada che taglia il 99% dei dazi. 

Seguirà l’Ue tale proposta? L’attivismo tedesco ha spiazzato la Francia non consultata. Anche la Commissione europea non lo ha gradito: Dombrowskis ha confermato i dazi contro l’America come ritorsione simmetrica contro quelli statunitensi verso prodotti europei come se volesse segnalare che non sarà la sola Germania a decidere la materia, ma una più ampia e bilanciata convergenza intraeuropea. Tuttavia, difficilmente Berlino rinuncerà a guidare il processo di riconvergenza atlantica perché, dopo tentennamenti, i suoi strateghi hanno preso una direzione precisa: la Germania ha bisogno dell’America e di diventare il suo interlocutore privilegiato. In realtà questa posizione di westbindung è sostenuta da tempo dai club politici e industriali più influenti, motivo del no tedesco al progetto macroniano, ma l’amministrazione Trump ha voluto comprimere la Germania per depotenziarne il dominio. Ora Biden è visto come opportunità per un forte allacciamento a ovest necessario per rinforzare l’influenza tedesca nell’Eurasia e per un accesso fluido al mercato statunitense. Berlino è disposta alla reciprocità. La Francia lo è molto meno sia per difesa della sua sovranità tecnologica sia per protezionismo sociale. Tale euroconflitto interno impatterà sui settori de-daziabili, sia strumentalmente sia sostanzialmente, come già successo. L’America vorrà un accordo simmetrico, posizione dell’amministrazione Obama nei negoziati Ttip 2013-16, irrigidita poi da quella Trump: difficile che cambi di molto. Non sarà una passeggiata. Sarebbe razionale limitare a pochi settori il trattato doganale per poi renderlo evolutivo. Ma le regole europee in materia di approvazione impediscono questa flessibilità. Pertanto ci vorrà una forzatura politica. In tale gioco la posizione dell’Italia sarà rilevante: è molto condizionata dalla Francia, ma ha interessi economici convergenti con la Germania.     

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