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Carlo A. Pelanda
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La Verità

2020-6-28

28/6/2020

Capire la nuova strategia tedesca per elaborarne una italiana

Il 1° luglio la Germania sarà presidente di turno dell’Ue. La conduzione di Angela Merkel sarà attiva e strategica viste l’emergenza economica e la turbolenza globale. Pertanto è razionale ipotizzarla per predisporre le opzioni di interesse nazionale italiano.

Annotazioni di profilo. Merkel ha annunciato che non si ricandiderà e quindi è libera da vincoli elettivi nazionali: avrà più libertà strategica. Poi è una figura politica anomala: Dottorato di ricerca in fisica - chimica quantistica all’Università di Lipsia, carriera di ricerca presso l’Accademia delle Scienze della Repubblica democratica tedesca e poi portavoce dell’ultimo governo di questa (desovietizzato) nel 1990 prima della riunificazione. Vanno annotate la capacità di “potere cognitivo”, di controllo delle proprie emozioni ed espressioni – apprese in un regime comunista di polizia diffusa – nonché di tattica e manipolazione dimostrate nel salto in politica ben calibrato nei tempi e nei modi, metodo usato più volte che l’ha portata nel 2005, come leader della Cdu, alla Cancelleria dove è rimasta fino ad ora. Nel mondo delle democrazie non ci sono altri leader con tale combinazione di capacità. Finora Merkel ha usato un metodo di rinvii dei problemi, di basso profilo geopolitico della Germania – per evitare reazioni che citassero l’aggressività del passato - e di influenza riservata nonché di impiego di proxy per fare cose cattive senza rendersi imputabile.

 Ora Merkel ha certamente in mente una strategia dove Berlino deve prendere direttamente ed apertamente la leadership dell’Ue per evitare rischi esistenziali alla Germania, con due obbiettivi: cercare di mantenere l’accesso per l’export tedesco ai mercati sia americano sia cinese nonostante la guerra tra Washington e Pechino e non far diventare l’Ue campo di battaglia tra i due, anzi fra i tre includendo la Russia, perché ciò frammenterebbe l’Ue che è già dominio consolidato di Berlino. Il terzo obiettivo è incluso nel secondo: evitare eurodivergenze. Per esempio, all’Italia verranno concessi soldi eurogarantiti in più di quanto ne mette nel bilancio europeo, ma in cambio Roma deve chiedere aiuto alle istituzioni europee, in particolare al Mes. Perché? La Germania ha il dominio degli europei attraverso la sua prevalenza nelle istituzioni europee. Se l’Italia scegliesse di tenersi i soldi invece di versarli nei bilanci delle euroistituzioni minerebbe lo strumento di comando indiretto tedesco. Ciò non esclude che Roma possa concordare il non ricorso al Mes, su cui Berlino insiste solo per far convergere le nazioni rigoriste, ma dovrà mostrare eurosudditanza in altri modi. Tuttavia, Merkel è più concentrata sul problema di collocazione internazionale dell’Ue. Attende l’esito delle elezioni americane per calibrare la strategia, ma già la si intravede: affermare il legame con l’America, cercando di recuperare Londra, ma chiedendo in cambio uno spazio di relazioni commerciali con Cina e Russia. Emmanuel Macron, invece, punta ad un’autonomia europea post Nato. Merkel resterà pro Nato perché Ue e Germania non hanno capacità per gestire una tale autonomia. Se confermata, la strategia di Merkel è quella di maggior vantaggio anche per l’Italia in quanto potenza manifatturiera esportatrice. Difficile che Merkel punti sulla “GeRussia”, incubo per gli strateghi statunitensi, perché capisce che la somma di due debolezze non fa la forza. Già nel 2007, quando fu Presidente dell’Ue, propose all’America un trattato di integrazione finanziaria e giuridica che l’Amministrazione Bush – se ci fosse stato un Henry Kissinger ne avrebbe capito l’importanza - rigettò. Ma il segnale fu alla Russia: se aumenti l’aggressività, mi stringo di più all’America. Probabilmente ora Merkel farà il medesimo ragionamento in relazione al corteggiamento ricattatorio della Cina. Ma l’America non si fida della Germania. E Trump non di fida di Merkel perché questa aveva sviluppato una convergenza forte con Barak Obama. Infatti Merkel tifa silenziosamente per Jo Biden sperando che un obamiano vada agli Esteri e al Commercio estero. E aspetta. Per l’Italia c’è l’opportunità di aiutare la Germania a ricostruire una buona relazione con l’America, vinca Trump o Biden, chiedendo a Berlino una convergenza rafforzata per spingere un trattato di libero scambio tra Ue e Stati Uniti che poi porti nel tempo all’integrazione tra i due mercati, soluzione salvifica per Italia e Germania, ma anche, a ben guardare nel futuro, per America ed europei nonché per euro e dollaro. Pertanto, pur queste ipotesi molto preliminari, Roma dovrebbe predisporre riservatamente tale soluzione sia sul lato statunitense sia su quello tedesco e Ue, sapendo che la Francia sarà riluttante, ma visti i suoi problemi, dialogante. Per farlo, però, deve tagliare le complicità politiche con Cina, Venezuela e Iran. Ma deve anche prepararsi ad uno scenario dove la politica tedesca post Merkel potrebbe essere più dura con l’Italia. Per bilanciarla serve, appunto, il trattato con l’America anche considerando che la “Grand Strategy” merkeliana punta comunque a consolidare il Reich tedesco, costringendo l’Italia ad avere una seconda sponda. Per questo Merkel va aiutata/spinta verso la convergenza euroatlantica. Sembra un paradosso che l’Italia debba convergere con la Germania per attutirne il dominio grazie all’aggancio con l’America. Ma è l’unica strategia realistica calibrata sull’ipotesi che la Germania si senta forte in Europa, ma debolissima nel globo e che non possa chiudersi nel proprio blocco regionale. Aggiornamenti

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