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Carlo A. Pelanda
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La Verità

2020-5-24

24/5/2020

Europa contro Francia e Germania

Molti segnali indicano che Parigi e Berlino sentano la priorità di difendere un’architettura europea e dell’Eurozona di loro vantaggio condizionante nel momento in cui questa si è sostanzialmente modificata per rispondere all’emergenza economica e difficilmente potrà tornare come prima attraverso un processo consensuale tra nazioni. Per tale motivo hanno comunicato congiuntamente l’impegno a rendere le istituzioni europee generose verso chi ha bisogno per legittimare una stretta successiva che ripristini il potere condizionante del modello pre-virus. Per la Germania il problema è che se la Bce restasse permanentemente nella configurazione di garante illimitato degli eurodebiti, allora il suo potere condizionante esercitato attraverso le istituzioni ordinative dell’Ue, sparirebbe. Per esempio, se la Bce compra parte del debito emesso dall’Italia perché mai Roma dovrebbe ricorrere alla procedura del Mes? E perché mai dovrebbe rispettare vincoli eccessivi, cioè depressivi, alla sua politica fiscale come nell’ordinamento pre-virus dell’Ue? Berlino tiene a briglia l’Italia calibrando la pressione dell’Ue così come offre alla Francia il permesso speciale di non rispettare i vincoli europei di bilancio in cambio di concessioni politiche e industriali riservate, tra cui il chiudere un occhio sulle piccole banche tedesche a conduzione partitica che restano fuori dalla vigilanza europea e sulla qualità discutibile dei bilanci di quelle grandi, qui in complicità con quelle francesi. Pertanto Berlino ad un certo punto dovrà rispristinare il divieto alla Bce, statutario, di comprare debiti degli Stati perché in caso contrario perderebbe il potere condizionante. Ma durante l’emergenza ha anche il problema di sostenere la domanda di merci tedesche nel mercato europeo. La soluzione, appunto, è mixare generosità diretta – per esempio istruire la Bundesbank a dichiarare che la Bce fa bene a fare così, accettare che la Commissione dia qualche (piccolo) contributo a perdere, ecc. – con rigorismo indiretto, aizzando le nazioni auto-denominatesi “frugali” ad opporsi a tale generosità, in un gioco delle parti ben orchestrato. Ma i “frugali” – Olanda, Austria, Danimarca e Svezia – sono in realtà nazioni ricattabili dalla Germania o che comunque hanno bisogno di relazioni industriali privilegiate. L’Olanda ha bisogno di copertura per giustificare un regime fiscale opaco, l’Austria sia di questo sia di concessioni nel business, come Copenhagen e Stoccolma. Il fronte del Nord è in realtà l’area di satelliti – coccolati e condizionati - che la Germania sta preparando sia per una sua area di influenza in caso di rottura dell’Ue sia per operazioni entro questa. Perché l’Italia non ricatta l’Olanda o attacca il segreto bancario austriaco? Sarebbe bombardata dalla Germania e non difesa dalla Francia, pur Parigi offrendo il suo aiuto in cambio di sudditanza. Tipici giochi europei di una Francia per cui l’Ue a sua guida è un moltiplicatore della forza nazionale troppo piccola per essere globale e dalla Germania che la imita in modi meno pubblici, ma silenziosamente più efficaci.

Tuttavia, la strategia germano-tedesca sta trovando ostacoli. La Commissione, correttamente, stima che il fondo europeo anticrisi debba essere molto più generoso ed arrivare a mille miliardi, e oltre qualora servisse (servirà). Non per bontà: se così non fosse perché mai uno Stato dovrebbe conferire al bilancio Ue i suoi soldi? Se li terrebbe. Così come la Bce difende quotidianamente la sua postura di garante illimitato non per amore e non solo per la missione statutaria di difendere la stabilità dell’euro, ma perché se non emulasse la sovranità monetaria di una nazione, monetizzando e sterilizzando il debito, allora le nazioni dovrebbero necessariamente riprendersi la sovranità monetaria stessa. Infatti sarà molto difficile che tutte le nazioni accettino di ripristinare l’architettura europea pre-virus dopo aver sperimentato la libertà di bilancio e di aiuti di Stato, nonché la sospensione di vincoli ordinativi dell’Ue ed una Bce che, finalmente, si comporta da garante illimitato. Pertanto c’è una novità sottovalutata dai centri strategici di Francia e Germania: i funzionari delle istituzioni europee hanno compreso che se queste non si comportano bene compensando con le giuste risorse e misure i danni enormi e duraturi della crisi alla fine vi sarà una ribellione contro le istituzioni stesse e questi, volgarizzando, perderanno il lavoro. Quindi, pur l’Ue incompleta, c’è abbastanza Europa che capisce la necessità di modificare il modello per renderla comoda per tutti, attutendone l’ordinamento depressivo e repressivo-condizionante. La Germania vorrà ripristinarlo, la Francia meno, ma seguirà la prima per mantenere la diarchia. Quindi c’è un potenziale conflitto tra l’Europa positiva e quella negativa franco-tedesca. Se così, l’Italia deve schierarsi a difesa dell’indipendenza della Bce, sostenere la Commissione e rifiutare finanziamenti troppo condizionanti nonché cercare alleanze con gli altri europei, anche nell’europarlamento, per mettersi a capo dell’Europa positiva contro quella negativa in sede di di tavolo intergovernativo, per arrivare a un compromesso in cui Francia e Germania trovino nel modello post crisi sì comodità, ma non il potere condizionante che finora hanno esercitato. Roma è debole, ma la strategia “Europa contro Francia e Germania” qui abbozzata è possibile e sarebbe un moltiplicatore di forza negoziale. I partiti si sono accorti di tale opportunità strategica e vedono i motivi di convergenza nazionale per coglierla? 

(c) 2020 Carlo Pelanda
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