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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza e Italia Oggi

2020-6-5

5/6/2020

La difficile scelta di collocazione nel conflitto tra America e Cina

Lo scenario, qui abbozzato tempo fa, di “de-globalizzazione generale e ri-globalizzazione selettiva” includeva nell’ipotesi una riconfigurazione di mondo caratterizzata dalla creazione di una grande alleanza amerocentrica, con base un mercato integrato, contrapposta ad una sfera di influenza sinocentrica. Ora questa ipotesi è corroborata dall’annuncio da parte dell’Amministrazione Trump di voler aprire il G7 all’inclusione consultiva di India e Russia e a quella operativa di Australia e Corea del Sud, precursore di un G11. Da un lato, sarà difficile che tale formato prenda struttura già nel 2020: Trump ha accelerato a strappo per motivi elettorali un progetto su cui la diplomazia statunitense sta lavorando da mesi, ma ancora non chiuso. Dall’altro, l’aquila è uscita dalla gabbia ed è a caccia del dragone. La nuova “grande strategia” americana è creare qualcosa di più grande della Cina per poterla condizionare, in particolare attraverso un’area di mercato che costringa Pechino a rinegoziare gli accessi. Questa idea verrà mantenuta in caso di vittoria sia di Trump sia di Biden a novembre pur probabili variazioni applicative nell’uno o altro caso. Parecchi analisti sono scettici sulla fattibilità di tale riorganizzazione dell’impero americano finalizzata al soffocamento di quello cinese. Ma Pechino la teme ed ha cambiato postura politica proprio perché la sua intelligence sta osservando che c’è un rischio reale di accerchiamento geopolitico della Cina, seguito, appunto, da un condizionamento economico caricato da ipotesi di pressione militare, per esempio l’estensione della Nato al Pacifico, già invocata dall’Australia. Tale cambiamento può essere semplificato come transizione dalla “pazienza strategica” alla minaccia di negare accessi al proprio mercato interno, o comunque ritorsioni, alle nazioni che mostreranno comportamenti anticinesi, nonché a minacce dirette contro Taiwan corroborate per motivi dimostrativi dalla stretta su Hong Kong. In sintesi, la Cina si sta preparando a combattere in modo simmetrico con l’America.

Per gli attori di mercato, al netto di altre manovre strategiche, è di rilievo annotare che ambedue usano l’accesso al loro mercato interno per lusingare o minacciare nazioni. Ciò rende più difficile cercare di stare in ambedue i mercati. La Germania sta tentando di collocare l’Ue in una posizione che rassicuri l’America, ma non sia ostile alla Cina. Ma sarebbe più produttiva, anche per l’Italia, una strategia di forte convergenza con l’America in cambio di uno spazio concordato con Washington di relazioni commerciali con Pechino.      

(c) 2020 Carlo Pelanda
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