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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza e Italia Oggi

2020-6-19

19/6/2020

Il rischio di seconda ondata è molto minore di quanto ora valutato

Sia nelle percezioni del mercato sia negli scenari tecnici, globalmente, è rilevabile una sopravalutazione del rischio di ritorno del contagio e quindi di blocchi precauzionali delle attività economiche che compromettano la ripresa, rendendola a W. Questa possibilità è un preoccupante precursore di una configurazione a L che, pur non essendo valutata come più probabile, genera comunque un’inquietudine latente che fa rinviare le decisioni di investimento e conseguentemente il ritmo di ripresa stessa. Il team di ricerca di chi scrive ha analizzato un campione di espressioni e scenaristica tecnica in materia trovando che il focus è prevalentemente sui ri-contagi e non sulla capacità delle istituzioni di individuarli e controllarli. Questa è un’incompletezza metodologica perché in caso di analisi del pericolo la variabile centrale dipendente non è il pericolo stesso, ma la probabilità che questo ecceda la capacità di eliminarlo. Analizzando con questa metodica più corretta i casi di ri-contagio in atto nelle nazioni più industrializzate si trova che tale capacità attiva è mediamente elevata, segno che le istituzioni nazionali hanno organizzato una reazione rapida alle informazioni epidemiologiche. Certamente nel più dell’Ue e in Cina. Un po’ meno negli Stati Uniti ed altre nazioni dove le istituzioni hanno scommesso sull’immunità di gregge e/o hanno preso un modello precauzionale non completo o confuso. Ma anche queste nazioni stanno migliorando la capacità di presidio. In sintesi, la probabilità di nuovi blocchi alla viabilità dei sistemi economici è molto bassa anche se quella di esplosione di focolai resta significativa: tanti spot rossi ben contenuti non sono un pericolo sistemico e gli scenari di rischio nonché le percezioni dovrebbero tenerne conto.

Ma per confermarlo serve una gestione dell’entropia delle (auto)precauzioni di massa: dopo qualche settimana c’è meno attenzione alla sicurezza. Tale osservazione, se confermata, pone il problema di limitare il numero di disattenzioni al pericolo affinché non superino le capacità di presidio. Che sui media ci siano continuamente notizie non terroristiche di nuovi focolai contenuti può aiutare. Ma andrebbe potenziata la comunicazione sull’utilità di app che permettano alle istituzioni di emettere e ricevere segnali di allerta e procedure di sicurezza: serve per mantenere una giusta attenzione al pericolo, ma senza spaventare. E serve sia come esercitazione di massa contro rischi futuri sia per produrre fiducia in presenza di un pericolo: se hai un problema è la tecnologia che lo risolve. 

(c) 2020 Carlo Pelanda
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