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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza e Italia Oggi

2020-4-24

24/4/2020

La continuità è più probabile della discontinuità

Molti, anche tecnici, pensano e dichiarano che a seguito della pandemia il mondo non sarà più lo stesso. Quanto è probabile? Nel lontano 1981 chi scrive, ricercatore quasi imberbe, fu invitato ad insegnare presso il Disaster Research Center della Ohio State University – ora presso la University of Delaware - Teoria dei sistemi. Fu sorpreso quando i due condirettori del centro, E.L. Quarantelli e R.R. Dynes, gli spiegarono che le ricerche diacroniche mostravano chiaramente che nei disastri non-bellici a letalità contenuta e localizzati prevaleva il “principio di continuità”: dopo il ripristino o ricostruzione il sistema colpito mostrava il ritorno dei trend pre-disastro. Le ricerche nei decenni successivi hanno corroborato tale ipotesi. La pandemia in atto è diffusa, ma a bassa letalità, pur elevata la contagiosità del virus, e non è un fenomeno bellico. Potrebbe produrre una duratura depressione economica. Ma la convivenza con il virus è resa possibile sia da una scienza medica evoluta sia da una letalità limitata agli anziani anche in caso di ritardo o perfino non individuazione di un vaccino. La depressione è contrastabile da una tecnica monetaria capace di rendere illimitate la liquidità e la sterilizzazione del debito. Il virus è paragonabile al pericolo radioattivo e quindi, in combinazione con la diffusione globale, causa di conseguenze discontinue? Non sembra. Pertanto, non essendo il fenomeno paragonabile a guerre mondiali che invece hanno potenziale discontinuista, la probabilità prevalente è che dopo la pandemia il mondo mostrerà, nel complesso, continuità con quello precedente, discontinui solo alcuni settori economici, ma come accelerazione di tendenze già in atto. Ciò non esclude catastrofi, ma al momento l’analisi fredda deve considerare la continuità delle tendenze pre-virus e l’accelerazione di alcune.

Quali? Chi scrive sta cercando di scenarizzare il fenomeno della “de-globalizzazione conflittuale” già in atto nell’era pre-virus a seguito della strategia trumpiana di riequilibrio commerciale via dazi dissuasivi e quella, bipartisan, di contenimento/soffocamento del potere cinese. Ma era anche visibile una tendenza iniziale alla “ri-globalizzazione selettiva”, cioè alla formazione di un mercato integrato G7 – precorso dai trattati bilaterali simmetrici di libero scambio già siglati o in agenda - contrapposto all’area sinocentrica. L’indebolimento di tutti i G7 probabilmente li spingerà ad una maggiore convergenza, accelerando la tendenza verso un nuovo bipolarismo mondiale e la competizione per aggregare altre nazioni in uno dei due poli.

(c) 2020 Carlo Pelanda
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