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Carlo A. Pelanda
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La Verità

2020-5-3

3/5/2020

Attenzione alla geopolitica della vaccinazione

La pandemia rende il vaccino uno strumento di dominio. In un mondo ideale un centro mondiale “globemed” dovrebbe integrare tutte le risorse nazionali, di ricerca e produzione, e distribuire in modo sincronico circa 8 miliardi di dosi, aiutando le nazioni meno organizzate a farlo. Ma nel mondo reale tale salvazione sincronica e cooperativa ha bassa probabilità. Infatti è più probabile uno scenario di “geopolitica della vaccinazione”, cioè di strategie contrapposte di influenza/condizionamento basate sul potere medico configurato come strumento di superiorità. Forse il mondo rinsavirà, ma è più realistico prepararsi in tempo per minimizzare i problemi.

Prima di tutto, in cornice, va valutato quale modello favorisca di più l’individuazione rapida di un vaccino che funzioni: concorrenza o centralizzazione delle risorse? Poiché la competizione tra nazioni, la pressione sulla politica per salvare prima la propria popolazione e la concorrenza tra industrie sono realtà in atto, la scelta è già nei fatti. Ci sono circa 50 ricerche in corso nel mondo, almeno 3 sono già in fase di test su umani. Potrebbero essere di più. Ciò porta all’ipotesi che in autunno potremmo avere almeno una decina di candidati vaccini. Gli esperti avvertono che le fasi di sperimentazione di un vaccino per individuarne uno efficace richiedono almeno 18 mesi, forse di più. Ma c’è l’evidenza che molti stiano cercando di “strappare”. Un paio di settimane fa la Svizzera ha annunciato che entro ottobre-novembre vaccinerà i suoi cittadini. Il Regno Unito e gli Stati Uniti che entro dicembre un vaccino potrebbe esserci. Eccetera. Da un lato, tali annunci potrebbero essere determinati dal tentativo di instaurare una profezia ottimistica per contrastare la crisi economica. Dall’altro, è osservabile una vera e propria gara per chi arriva primo alla vaccinazione di massa. Il problema è che vengano immessi in circolazione vaccini “frettolosi” con copertura non completa. Come si risolve? Evidentemente, ad un certo punto, bisognerebbe passare dal modello di concorrenza a quello di concentrazione cooperativa delle risorse per velocizzare test, produzione e distribuzione. Ma ciò richiederebbe una convergenza internazionale che può essere solo selettiva. Vediamo più avanti come.

Nel quadro, certamente il problema maggiore è la distribuzione sincrona e diffusa di un vaccino sufficientemente efficace. Al momento le nazioni hanno in programma – non detto, ma intuibile dalle dichiarazioni indirette di alcune – di somministrarlo prima ai propri cittadini. La scena dove una nazione deve aspettare in coda la vaccinazione mentre un’altra la esegue è un generatore di conflitto. Evitarlo è una priorità.

Come lo è l’uso del vaccino per politiche di potenza da parte della Cina. Il sospetto nasce, oltre che da spifferi, dal fatto che i centri di ricerca cinesi non stanno scambiando con gli altri del mondo tutti i dati utili. Ciò irrobustisce l’ipotesi che la Cina stia silenziosamente correndo per essere pronta a distribuire globalmente un vaccino, prima di altri, con modalità condizionanti e, visto il controllo dell’economia da parte di un regime autoritario, gratuitamente. Poiché Africa, America del Sud e alcune parti dell’Asia sono aree, per lo più poverissime, dove è in atto una competizione per influenzarle tra Cina ed America, più altre democrazie, è evidente che la fornitura di un vaccino avrebbe capacità condizionanti. Amplificate se l’Ue si trovasse in ritardo e bisognosa nonché scollegata dall’America. Così Pechino otterrebbe tre vantaggi: il voto di più paesi nell’Assemblea dell’Onu per conquistarne il potere legittimante, sul quale per altro riesce già ad influire, per esempio nominando un proxy alla testa della Oms, l’allargamento della sua sfera di influenza e il recupero della reputazione compromessa dal nascondimento iniziale dell’epidemia e quindi la riduzione di fatto della sua imputabilità. Certamente la Cina, pur meno evoluta tecnologicamente di quanto si creda, ma molto attrezzata per lo spionaggio e furto di scienza, nonché facilitata da un modello di concentrazione delle risorse, sta tentando il colpaccio. Questo è un grande problema.

Soluzioni. I problemi qui citati hanno un’unica soluzione, dal punto di vista dell’alleanza tra democrazie: creare a livello G7 (più altre democrazie associate) un centro per la distribuzione sincrona e di massa per il migliore vaccino – o gruppo di essi – che emerge dalla competizione in atto. Sia nelle nazioni partecipanti sia sul piano globale. Costa? Molto. Ma proprio questo è un buon motivo per mettere a consorzio le risorse dei partecipanti. Non solo: la Nato dovrebbe caricarsi della missione di logistica globale per la fornitura del vaccino ai distributori delle singole nazioni, integrandoli se necessario. La Nato, in cooperazione con le altre alleanze militari compatibili, ha la capacità per coordinare ed attuare un tale sforzo. Significa entrare in una guerra a bassa intensità con il regime comunista cinese? Sarebbe ora, ma offrendo alla popolazione cinese un vaccino ben fatto, iniettando un antivirus democratizzante contro il virus autoritario. Prima di questo tema, tuttavia, va affrontato per tempo quello della convergenza tra democrazie anche per essere certi che tutte abbiano il vaccino prima di quello eventuale cinese.  

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