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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza e italia oggi

2019-11-1

1/11/2019

La collocazione euroamericana dell’Italia richiede più sostegno dal capitale privato

La più produttiva collocazione internazionale dell’Italia sul piano della geopolitica economica è sintetizzata dall’espressione, non a caso ripetuta di frequente, del Presidente della Repubblica, Mattarella: leali sia all’Ue sia all’alleanza atlantica. La dottrina strategica sottostante è realistica. Ue, Nato nonché G7 sono alleanze intese come moltiplicatori di forza per una piccola potenza come l’Italia, ma con la necessità di un profilo globale per sostenere i suoi interessi esportativi, di sicurezza e tutela della ricchezza residente. Tale dottrina, però sta diventando di difficile applicazione per la divergenza tra Stati Uniti a conduzione Trump ed Ue a guida francese e tedesca e per una posizione con intenti predatori della Francia a conduzione Macron nei confronti dell’Italia. Con la complicazione che il “più Europa” recentemente sottolineato da Mattarella viene inteso da Parigi come costruzione di una sovranità europea tendenzialmente post-Nato che si colloca come potere terzo attivista tra America e Cina, mentre la Germania è orientata a tenere l’Ue in una posizione neutrale passiva a tutela dei suoi interessi mercantilistici. La tendenza è quella di una pur faticosa ri-convergenza euroamericana. Ma Parigi in questo periodo ha il “momentum” e la priorità di condizionare di più l’Italia sia per indebolirne l’atlantismo sia per bilanciare il potere tedesco e quindi ergersi ad interlocutore dell’America con forza sufficiente per trattare alla pari gli affari globali. Riuscirà l’Italia a mantenere una posizione euroamericana e ad evitare il condizionamento francese?

Chi scrive ha la sensazione che Mattarella abbia preso una posizione di regia riservata attiva di tale tentativo. La conferma dello F35, della partecipazione al progetto anglo-italiano Tempest, il recente accordo tra Nasa e Agenzia spaziale italiana, la collaborazione italo-francese sul riservatissimo piano della cybersecurity, la richiesta (respinta) di partecipare al programma per il nuovo carro armato franco-tedesco, l’apertura al progetto francese di una forza militare europea di intervento rapido, alla condizione che non sia post-Nato, ecc., fanno intendere la ricerca di un equilibrio tra collaborazioni industriali e geopolitiche con America e Francia. Parigi, però, sta rispondendo aumentando la pressione acquisitiva su importanti snodi dell’economia italiana potendo contare su una potenza di capitale privato politicamente orientato superiore. Pertanto la giusta strategia dell’equilibrio va sostenuta da una concentrazione strategica di capitale privato italiano.                  

(c) 2019 Carlo Pelanda
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