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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza e italia oggi

2019-5-24

24/5/2019

Dall’ambientalismo ideologico all’ecopragmatismo

Il sindaco di Miami - terreno a pelo d’acqua che in un periodo interglaciale di circa 130mila anni fa stava 7,5 metri sotto il livello del mare - ha visitato Rotterdam per studiare le soluzioni olandesi applicabili all’innalzamento delle acque, dichiarando: non entro nelle cause del cambiamento climatico, ma poiché c’è devo adattare ad esso l’area di cui sono responsabile. Il punto: chi amministra in prima linea sistemi territoriali non crede che la strategia di solo tagliare le emissioni di “gas serra”, pur non contestandola, possa essere fattibile e/o efficace e pragmaticamente studia l’adattamento ad un nuovo ambiente. Tale ecopragmatismo, infatti, è sempre più frequentato. Tra pochi giorni a Lisbona si terrà il quarto convegno dell’ECCA (European Climate Change Adaptation). La “Nordic Conference on Climate Change Adaptation”, ottimo esempio di cooperazione internazionale per le tecniche di adattamento, è arrivata alla quinta edizione. Ciò segnala che un numero crescente di amministratori, scienziati e tecnici sta abbandonando le teorie ecolimitative e sviluppando un nuovo ecointerventismo. In altri termini, non si può affidare la sorte del 70% della popolazione mondiale che vive in aree costiere e fluviali esposte a modifiche dall’innalzamento dei mari al solo taglio delle emissioni con esito incerto, pur utile per la qualità dell’aria, anche perché il pianeta cambia per altri motivi. E sta cambiando generando un nuovo scenario non solo climatico-territoriale, ma anche epidemiologico, geopolitico – nuove rotte artiche, migrazioni indotte da mutamenti ecologici, ecc. – ed economico/finanziario. Chi scrive propose nel 1990, in qualità di membro di un gruppo costituito dal Segretario generale dell’Onu per la prevenzione di catastrofi ambientali (UN-IDNDR) di mettere in priorità la trasformazione dell’ambiente costruito esposto al mutamento, di attivare un megafondo presso la World Bank per co-finanziare tale trasformazione allo scopo di evitare una depressione e deflazione globali a causa della distruzione di valori territoriali  e di creare HOME (Holistic Model of Earth) per monitorare in dettaglio i mutamenti planetari ed offrire soluzioni di adattamento. La risposta dei colleghi fu: non serve, taglia le emissioni e risolvi i problemi. In realtà non piaceva loro, per ideologia, uno scenario di “ecologia artificiale”, cioè di un habitat antropico sovrapposto a quello naturale e indipendente dai suoi mutamenti termici e altri. Ma ora è necessaria, come lo sarebbero HOME e un fondo finanziario dell’Ue per l’ecoadattamento.                                

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