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Carlo A. Pelanda
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La Verità

2019-3-24

24/3/2019

L’ombra vaticana

Resta il mistero del perché l’Italia abbia preso un rischio di rottura delle relazioni atlantiche e con l’Ue in cambio di un accordo commerciale con la Cina che, leggendolo bene, è vago, a parte un paio di cose che però non avevano necessità di una marcatura geopolitica così forte. Forse mi sfugge qualcosa di importante, ma sono in compagnia di decine di analisti ed esperti che sono rimasti basiti. In telefonate private alcuni di questi mi hanno chiesto di approfondire l’ipotesi che ho abbozzato su queste pagine domenica scorsa che nell’anomalia c’entri la strategia del Vaticano. Volentieri.

La Chiesa cattolica ha siglato un trattato con il governo cinese dove accetta che la nomina dei vescovi locali sia concordata con il secondo. I dettagli sono segreti, ma è forte la sensazione che il metodo per scegliere le persone non sia stato ancora precisato. Probabilmente manca la fiducia necessaria tra le due parti. Il ministero delle religioni cinese è stato creato in base ad un concetto raffinato: non repressione generalizzata – come i sovietici - delle fedi in nome dell’ateismo comunista, ma controllo delle fedi stesse e dei loro riti, definendo quali modalità siano compatibili con il regime e quali no, nel secondo caso motivo di invio in un “laogai” (campo di rieducazione, spesso di sterminio) o di esclusione dalle università, dalle migliori carriere, dal passaporto per viaggi all’estero, ecc. Per inciso, in Cina operano reti internet e telefoniche solo nazionali che creano un profilo per ciascun individuo, inserito in un modello predittivo di comportamenti anche basato sulle relazioni, vero motivo dell’investimento massivo in sistemi di intelligenza artificiale. Nel passato la Cina reclutava i soldati del ministero dell’Interno in zone lasciate intenzionalmente povere e rurali affinché i soldati stessi, senza istruzione, non esitassero a sparare, anche per invidia, contro i nuovi borghesi cinesi, in particolare giovani, in caso di loro partecipazione a movimenti per la libertà politica, come successo in Piazza Tienanmen nel 1989. Ora cerca un più evoluto controllo di repressione preventiva via tecnologia per evitare disordini. Evidentemente la Chiesa vuole più peso nel definire i propri vescovi e modi di reclutamento, ma il governo cinese ha problemi a lasciarle troppa corda. Inoltre per la Chiesa c’è un problema di concorrenza con i cristiani protestanti che sono in numero maggiore. Quindi non è escludibile che il Vaticano voglia dare a Pechino qualcosa in cambio per ottenere più fiducia e più autonomia per non essere accusato di collaborazionismo dai fedeli, considerando che molti (eroici) si stanno ribellando, organizzando cappelle segrete fuori dal controllo dei vescovi e della polizia. In sintesi, ci sono motivi per sospettare che la Chiesa abbia offerto l’Italia alla Cina come prova di fiducia per ottenere più autonomia.

Ma probabilmente c’è di più e più oscuro. Nel mondo ci sono tre imperi: America, Cina e Vaticano. Da tempo il terzo è in frizione con il primo, sospettato di aver enfatizzato oltre misura l’immoralità di prelati cattolici per far prevalere il movimento protestante dei “rinati in Cristo” incline a far coincidere la figura dell’imperatore americano con quella di capo della cristianità. Con l’elezione del gesuita Bergoglio la Chiesa ha scelto decisamente l’alleanza con l’impero cinese, per esempio la posizione contro il movimento democratico in Venezuela, anche per il progetto gesuitico di ripristinare l’antica influenza in Asia. Ma Pechino sta ritardando l’alleanza con il Vaticano sia perché non vuole sfidare troppo l’America fino a che non sarà pronta sia perché vuole capire se ciò non comprometterà il controllo delle menti e, soprattutto, il come gestire i protestanti. Quindi si può immaginare il nervosismo del Vaticano: “ma come, caro Xi Jinping, ti regalo l’Italia; schierandomi con te non solo comprimo il potere americano, ma riduco il rischio di una pressione democratizzante di cui hai il terrore; inoltre, essendo un’organizzazione politica verticale ti posso dare garanzie, mentre l’arcipelago protestante fatto di piccole unità settarie non lo potrà, e tu non solo stai nicchiando, ma nemmeno mi dai un segno di rispetto?”. Xi non lo può dare in modi espliciti, come richiesto disperatamente dal Vaticano, ma ha interesse a darlo almeno indirettamente. E lo ha fatto stando un numero ragionevole di minuti nella splendida chiesa (consacrata) entro il Palazzo dei normanni a Palermo con la scusa di una visita istituzionale-turistica nonché inviando parte della sua delegazione per un incontro riservato in Vaticano. La scelta di quella chiesa e non di altre, però, fa pensare. All’entrata ci sono scritte in tre lingue: latino, greco-bizantino e arabo. Le visite sono gestite dalla Fondazione Federico 2°, imperatore che nel XIII° secolo perseguì un progetto esoterico di convergenza sincretica tra diverse religioni e tra queste e i capi politici: esagono entro un ottagono. E’ un semplice segnale di rispetto o un simbolismo più complesso? Nel secondo caso significherebbe una complicità o una condizione sincretica per l’alleanza con la Chiesa, rivolgendosi alla corrente (giovannisti e gesuiti) che fa prevalere la pace sulla fede e conseguentemente sulla difesa della libertà. Qui ci vuole l’aiuto di una vaticanista per capire meglio, ma certamente il Papa ha fatto pressioni sul governo italiano e sul Quirinale per i suoi scopi di relazione con la Cina. Ciò, secondo me, è una parte della spiegazione che manca per capire la fesseria strategica fatta dall’Italia e anche come ripararla.

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