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Carlo A. Pelanda
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Milano Finanza e italia oggi

2019-2-15

15/2/2019

Urge un’alternativa alla statalizzazione dell’economia

In tutte le democrazie, pur in modi e volumi diversi, sta aumentando l’intervento diretto o indiretto dello Stato nell’economia come risposta all’impoverimento delle popolazioni. In Italia, oltre che l’estensione dell’assistenzialismo, è in atto una “irizzazione” del sistema industriale. In Germania la proposta di un fondo sovrano fatta dal ministro Altmaier per la protezione dell’industria tedesca si aggiunge alla prassi del governo di siglare accordi commerciali “ombra” con altre nazioni per favorire l’export, questo anche aiutato da facilitazioni nel credito da istituzioni pubbliche nonché da sostegni sovrani e non euroregolati del sistema bancario, quello locale gestito direttamente dalla politica. L’economia francese è già iperstatalizzata da decenni. L’America a tradizione liberista ha gonfiato il bilancio difesa anche per aumentare gli interventi assistenziali indiretti, sta cercando di attutire l’impoverimento con azioni non-stataliste, ma assimilabili, di protezionismo commerciale nonché forzando oltre misura l’indebitamento per detassazione stimolativa. In sintesi, le democrazie con modelli di garanzia economica sia diretta sia indiretta stanno ricorrendo alla generazione politica del denaro. Che ciò avvenga non deve sorprendere. La politica monetaria espansiva da sola non riesce a diffondere i soldi dove servono. Il modello liberista continua ad offrire opportunità crescenti, ma l’istruzione di massa inadeguata riduce il numero di chi è in grado di coglierle. Il punto: potrà funzionare la soluzione statalista in sostituzione di quella di libero mercato? Un primo scenario mostra che probabilmente riuscirà a contenere l’impoverimento, ma non ad invertirlo, con la complicazione di una (ri)nazionalizzazione del mercato globale e di eccessiva instabilità finanziaria. Pertanto il progetto del capitalismo democratico rimarrà a rischio. Alternative? Chi scrive sta studiando una soluzione che combina la de-debitazione degli Stati attuata via acquisto e cancellazione (parziale) del debito da parte delle Banche centrali per dare ai bilanci statali spazio sia per detassazioni utili a ravvivare il libero mercato sia per nuovi welfare che investano sulla competenza degli individui affinché possano in numero maggiore cogliere le opportunità. Tale ipotesi di riqualificazione del capitalismo democratico liberalizzato implica una convergenza d’eccezione tra politica monetaria e fiscale e una migliore comprensione di quanto sia flessibile la “moneta fiduciaria”, materia di ricerca innovativa che chi scrive spera sia più frequentata

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