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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2019-4-15

15/4/2019

La priorità della reputazione

L’Italia è criticabile per troppo debito pubblico e bassa crescita. Ma è del tutto fuori dalla realtà sostenere che sia una mina per la stabilità economica globale come affermato la scorsa settimana dalla francese Martine Lagarde a capo del Fondo monetario internazionale. Sono altrettanto esagerati – e più politici che tecnici - i ripetuti commenti da parte di esponenti della Commissione europea che l’Italia sia un rischio per l’Eurozona. Infatti Mario Draghi si è sentito in dovere di replicare a Lagarde, ma anche alla Commissione, che l’Italia ha tutti i mezzi e la forza per (ri)rimettersi in ordine e sulla via della crescita. Vero: se ci fosse un governo serio la tendenza al declino economico dell’Italia sarebbe presto invertita. Ma l’evidente gap di consistenza del governo, peggiorato dalla sua incoerenza, fa scrivere a tanti analisti che difficilmente Roma lo farà e ciò crea un problema di reputazione che sta deprimendo il vitale ciclo degli investimenti esteri.  Da un lato, è visibile l’interesse di alcune nazioni a peggiorare l’immagine dell’Italia per condizionarne la politica. Dall’altro, però, la politica italiana sta dando ai detrattori buoni argomenti. Dal 2011 sono stati tagliati circa 50 miliardi di investimenti pubblici per mantenere la spesa corrente improduttiva. Il debito pubblico è salito alle stelle e lo stesso governo prevede che la spesa annua per interessi salirà dai 64 miliardi a quasi 75 nel prossimo triennio. Invece di finanziare con deficit la detassazione stimolativa, nel 2018 il governo ha usato il deficit stesso per aumentare la spesa assistenziale, facendo temere agli analisti che la finanza pubblica andrà fuori controllo. Nel progetto di bilancio per il 2020 ora all’esame del Parlamento i numeri sono ambigui, le passività nascoste e la stimolazione alla crescita irrisoria. Per recuperare reputazione è necessaria un’azione comunicativa che mostri i punti di forza dell’Italia, per esempio lo status di potenza industriale globale, con tenuta contingente dell’export meglio della Germania, e che la somma tra debito pubblico e privato è tra le minori nel mondo. Ma per rendere efficace tale comunicazione ci vuole un governo che metta in priorità lo sviluppo e non lo spreco assistenziale nonché l’equilibrio di bilancio. Solo così l’Italia riconquisterà la reputazione – il rating e gli investimenti esteri – che la sua popolazione produttiva merita, questa sempre più inquieta per il declino. 

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