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Carlo A. Pelanda
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L' Arena

2019-2-11

11/2/2019

Allarme lavoro

Il governo dovrebbe rendersi conto che alcune sue misure economiche generano un rischio notevole di incremento della disoccupazione nel 2019 e che, in generale, una politica economica che aumenta il debito più della crescita costringerà l’Italia, nel 2020, ad un’austerità – imposta dal requisito di fiducia richiesto dai mercati per rifinanziare il debito - con impatto sistemico negativo sull’occupazione. E’ difficile stimare con precisione tale rischio. Ma il tentarlo, e il farlo in un momento recessivo del mercato globale che certamente non aiuta la tenuta di quello interno, appare necessario per motivare numericamente l’allarme.

Lista delle misure “lavoricide”. La chiusura domenicale degli esercizi commerciali mette a rischio circa 40.000 persone. Il blocco delle trivellazioni almeno 110.000. La cancellazione o ritardo della linea ad alta velocità Lisbona – Kiev (Tav), con passaggio nella valle padana, ed altre infrastrutture, almeno 300.000, calcolando l’indotto di tale cantieristica. L’ecotassa colpisce in particolare la produzione di piccole auto in Italia, mettendo a rischio, considerando l’indotto, circa 50.000 lavoratori.  Pertanto circa 500.000 persone potrebbero essere licenziate nel 2019-20, di cui molti, se accadesse, a rischio di disoccupazione prolungata per mancanza di investimenti e domanda di lavoro in altri settori nonché per il ciclo economico stagnante. Quello descritto è un caso peggiore, teorico, ma quello intermedio, ora probabile, riguarda almeno 300.00 persone, eventualità destabilizzante se combinata con il mancato riassorbimento della disoccupazione esistente. Per evitarla, il governo dovrebbe: abolire la chiusura domenicale; dare ed estendere il permesso per la ricerca di nuovi giacimenti di gas e petrolio nei fondali marini nonché aumentare lo sfruttamento di quelli già individuati con tecnologie che rendono minimo il rischio di contaminazioni; aprire senza indugio, perché stimolo economico più rapido, i cantieri; dare più tempo alle aziende automobilistiche per adeguarsi ai nuovi ecostandard. Possibile? Le cronache politiche riportano un’opposizione totale del M5s, per soddisfare l’ambientalismo ideologico e la visione de-sviluppista di parte del suo elettorato, e un tentativo della Lega di fargli cambiare idea, ma senza successo. Pertanto alla seconda dovrebbe essere posto il seguente problema: la continuazione di questo governo vale il rischio sociale ed economico qui descritto, pur in modo semplificato?

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