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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2014-3-18

18/3/2014

Il TTIP passo dopo passo avanza con un vantaggio più chiaro per l’Italia

La rubrica desidera aggiornare periodicamente lo scenario relativo ai negoziati tra America ed Ue per la creazione di un’area di libero scambio (TTIP; Transatlantic Trade and Investment Partnership) perché il successo di tale accordo sarebbe l’evento più rilevante per l’occidente in questo periodo storico. Il TTIP porterebbe alla creazione di una Nova Pax in sostituzione della Pax Americana (1945 – 2008) capace di includere in un mercato unico tutte le democrazie a livello globale, senza togliere centralità all’America, ma anche senza far dipendere le sorti dell’intero sistema occidentale da questa rimarchevole, ma ormai troppo piccola e poco vogliosa di sostenere costi imperiali, nazione. Sarebbe una nuova formula di “impero occidentale condiviso” con reali capacità di dominio planetario e senza costi per i partecipanti perché basato sui vantaggi di più commercio internazionale entro il perimetro dell’area (Free Community). Il rubricante invoca dal 1993 tale strategia per mantenere la superiorità dell’occidente, ricompattandolo, sul mondo. Ma è egualmente rilevante un motivo tecnico utile anche a chi ha sensibilità ideali diverse: per dare stabilità al mercato globale ci vuole un pilastro che sia grande abbastanza, per esempio la convergenza tra euro e dollaro e conseguente funzione di megaprestatore di ultima istanza contro qualsiasi crisi. In particolare, la Libera Comunità sarebbe (economicamente, militarmente e finanziariamente) più grande della sfera di influenza cinese (Greater China) dando al capitalismo democratico un vantaggio su quello autoritario che ora non ha. Questa è la rilevanza geopolitica dei negoziati tecnici in corso. A cui va aggiunta quella di dare un senso alla Ue che altrimenti non lo avrebbe: l’Europa ha valore per le ulteriori integrazioni esterne che può produrre. Da pochi giorni è terminato il 4° round, a Bruxelles, dei negoziati TTIP. I progressi non sono stati spettacolari, ma sono stati consolidati sia il metodo sia una piattaforma di convergenze così ampia da rendere credibile che l’accordo sarà di mercato unico e non solo di libero scambio. Infatti sono stati individuati i percorsi negoziali per rendere compatibili le regole generali e particolari che definiscono gli standard di produzione e commercio di quasi tutti i beni, in una logica di abolizione o minimizzazione delle barriere tariffarie e non. L’idea che la trattativa sia ormai solida è stata confermata dall’enfasi anche da parte europea, come inaugurato dagli americani in sede di 3° round a Washington, sul coinvolgimento preventivo di tutti i gruppi di interessi coinvolti – dagli ambientalisti alle associazioni di categoria fino ai sindacati – affinché esprimano una posizione poi incorporabile nel TTIP aumentandone il potenziale di consenso. Ma la chicca che interessa di più l’Italia riguarda l’enfasi sulla facilitazione degli accessi di mercato per le piccole imprese, quelle che sia in America sia in Europa soffrono di più dei costi doganali e simili: si punta ad un accesso totale, come se fosse un unico mercato. Tale impostazione corrobora l’ipotesi che a regime il TTIP generi un incremento dell’1% medio annuo del Pil in ambedue i continenti e di più per l’Italia. Il piano è di concludere il negoziato tecnico entro il 2014, superando i dissensi protezionisti nelle elezioni di mid term americane, novembre, ed in quelle europee, maggio. L’Italia, presidente della Ue nel secondo semestre, avrà la missione di chiudere il trattato e per questo la rubrica raccomanda di rafforzare già ora la nostra capacità di influenza in materia.

(c) 2014 Carlo Pelanda
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