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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2010-12-14

14/12/2010

La Germania salverà l’euro pretendendo vassallaggi che l’Italia potrà e dovrà evitare

Comincia ad essere più chiara la strategia di Berlino. Finora non lo è stata per l’incoerenza tra interesse  oggettivo a difendere l’euro e posizioni che lo destabilizzano. Infatti parecchi analisti stanno probabilizzandoopzioni discontinue quali l’uscita della Germania dall’euro, con la scusa del disordine altrui, per indebolire la Ue ed avere mani libere per fare asse con Mosca  o quella di creare un ridotto nordico dell’Eurozona, ecc. Fesserie. La Germania difenderà l’euro perché solo con questo può annullare la concorrenza industriale intraeuropea ed ergersi a potenza continentale per fare G3 con America e Cina. Posizionamento che serve ad ottenere megacontratti per le sue industrie, solo grazie a questo efficienti – mentre senza forza geopolitica lo sarebbero meno - e  apparentemente insensibili al cambio elevato dell’euro. Perché, allora, Berlino sta mettendo a rischio l’euro rifiutando l’europeizzazione delle garanzie sui debiti?

Ufficialmente la Germania non vuole questo tipo di garanzie perché dovrebbe pagarne la gran parte, provocando una rivolta interna. In realtà Berlino sa di essere il prestatore di ultimissima istanza - la Bce è quello di ultima - e che tra poco dovrà esercitare tale ruolo per salvare gli europei dall’insolvenza, in particolare la Francia con debito fuori controllo. Ma aspetta l’evidenza della catastrofe incombente prima di intervenire, perché: (a) Merkel ha problemi veri di consenso e deve mostrare ai tedeschi sia la catastrofe in atto sia il danno alla nazione se la Ue si dissolvesse per allinearli sull’azione di salvataggio; (b) sull’orlo del baratro otterrà dai governi in ginocchio il vassallaggio; (c) nonché una posizione negoziale fortissima con Fmi, Washington e Pechino, terrorizzati dal possibile crollo dell’euro, che porterà vantaggi superiori ai costi (ricopertura dei bilanci truccati delle banche regionali, seggio al Consiglio di sicurezza Onu, un pro-tedesco alla Bce, spazi geoeconomici, ecc.). Il punto: c’è il rischio che la Germania agisca troppo tardi. Condizionarla unendo gli altri europei, come qui suggerito in precedenza, è ormai infattibile perché la Francia si è arresa. All’Italia non resta che mettersi in ordine il più possibile sia per superare la tempesta sia per evitare il vassallaggio. Così potrà usare il crollo di Regno Unito e Francia per affermare lo status di seconda potenza  economica europea, monetizzandolo. In questa revisione della strategia italiana la rubrica ribadisce la raccomandazione ai parlamentari del centrodestra di non indebolire un governo che dovrà fare azioni difficilissime fino a metà 2012.     

(c) 2010 Carlo Pelanda
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