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Carlo A. Pelanda
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Il Foglio

2010-8-31

31/8/2010

La priorità del rigore

Oltre un certo livello il debito, sia pubblico sia privato, uccide la crescita. La domanda cruciale per lo scenario economico del prossimo futuro è se in America ed Europa e Giappone tale punto sia stato già superato o meno. Se sì, allora sarebbe inefficace la politica economica adottata negli Usa: stimolare l’economia con megadeficit confidando sul fatto che poi una crescita forte del Pil riduca, in proporzione, l’indebitamento. Se questo ha un volume tale da essere depressivo la crescita non sarà mai sufficiente e l’economia andrà in stagnazione endemica con la complicazione di una finanza pubblica, e quindi la moneta, destabilizzata. Sarebbe anche inefficace una seconda politica, adottata in Italia e Giappone, che punta a convivere con un debito elevato trovando un equilibrio tra poca, ma decente, crescita e lentissima – per non creare stress e dissenso sociale – riduzione del debito. Anche in questo caso la crescita non sarebbe sufficiente e ciò porterebbe il sistema economico verso declino e destabilizzazione. Questa rubrica ipotizza che Italia e Giappone abbiano superato già da tempo il punto oltre il quale il debito pubblico è totalmente depressivo nonostante la situazione buona di quello privato, che Francia e Germania lo abbiano raggiunto nel 2009 e l’America in questi mesi. Il punto: le economie ricche hanno tutte superato la soglia di sostenibilità del debito.

In tale situazione solo una  politica economica è efficace: dare priorità alla riduzione del debito tagliando spesa pubblica e, nei casi più gravi, aggiungendo tasse speciali per abbattere aliquote di debito stesso, nell’ambito di una detassazione complessiva e, dove insufficiente, di una liberalizzazione del mercato. Solo così la crescita potrà tornare. Chi riuscirà a farlo? In Giappone non c’è ancora segno di orientamento. La Germania a metà. Grazie alla sua coesione nazionale taglierà la spesa pur non riuscendo a liberalizzare il mercato interno e quindi continuando a far dipendere la crescita dall’export. Con il supporto della Bce, che mette in priorità il riequilibrio, imporrà il rigore alle nazioni meno ordinate, tra cui l’Italia, e ciò terrà a galla l’eurozona. Ma se l’America insisterà sulla stimolazione in deficit senza capire che il debito maturato ormai rende impossibile la crescita stessa l’economia andrà in tilt, affondando quella globale ed i semibravi europei. Da un lato, è improbabile che le èlite tecniche statunitensi facciano un errore così grave. Dall’altro, è possibile che l’Amministrazione Obama, ormai evidente la sua incompetenza, lo faccia. Per questo lo scenario resta in bilico.      

(c) 2010 Carlo Pelanda
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