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Carlo A. Pelanda
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La Voce di Romagna

2013-1-22

22/1/2013

Tutti i governi stanno abbandonando il rigore

Banca d’Italia, dotata di uno dei migliori uffici studi del mondo, vede una caduta ulteriore del Pil nel 2013 dell’1%, prevedendo un’inversione della recessione verso metà anno, ma con probabilità solo del 50%. Il mio gruppo di ricerca, come già qui riportato, è un po’ più ottimista, ma individua il caso migliore in un calo del Pil 2013 attorno allo 0,5%. Il punto: se non si “molla” qualcosa la ripresa in Italia sarà così lenta da rendere endemica un’elevata disoccupazione a sua volta causa di una spirale depressiva molto difficile da correggere. In Giappone il nuovo governo Abe, per invertire la tendenza recessiva, ha mollato tutti i cordoni della borsa nonostante un debito mostruoso che sta salendo al 230% del Pil: spesa pubblica in deficit per finanziare investimenti infrastrutturali, pressione sulla Banca centrale per politiche monetarie iperespansive finalizzate a far scendere il cambio dello yen per spingere le esportazioni, ecc. Anche Obama preme per alzare il tetto di indebitamento possibile per l’America, di fatto scegliendo una soluzione inflazionistica e di svalutazione competitiva del dollaro per accelerare la ripresa e riassorbire più rapidamente la disoccupazione. In questo è aiutato dalla Riserva federale che ha annunciato politiche monetarie espansive fino a quando la disoccupazione non sarà scesa sotto il 6%. Anche il nuovo governatore della Banca d’Inghilterra mette come obiettivo primario della politica monetaria la riduzione della disoccupazione e non più il contenimento dell’inflazione (entro limiti). L’Irlanda disastrata fino a poco fa, ha tagliato spesa pubblica ed alzato alcune tasse, ma lasciando minime quelle sulle imprese: si prevede che il suo Pil 2013 torni in crescita attorno allo 1,5%. La Spagna ha ridotto i costi sistemici e sta puntando all’aumento della produttività per uscire da una crisi devastante. La Francia sta rimandando il pareggio di bilancio. In tutto il mondo i governi cominciano a mollare il rigore per evitare il rischio di depressione economica, preferendo quello di inflazione. Solo in Germania ed Italia la politica mantiene la priorità del rigore sulla crescita. Solo la Bce preferisce il rischio di maggiore disoccupazione a quello di un po’ di inflazione in più. Ma dovranno necessariamente mollare anche loro. L’incognita, infatti, è cosa e quando e non “se” lo faranno. La mia raccomandazione per accelerare la ripresa è mollare subito sul cambio dell’euro sia per bilanciare le svalutazioni degli altri sia per “respirare” fino a che non si troveranno soluzioni più incisive.

(c) 2013 Carlo Pelanda
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