ENGLISH VERSION


Dati personali
Pubblicazioni
Articoli
CAP TV
Interviste
Voci dei lettori

 CERCA


Carlo A. Pelanda
X  
MENU   VITA   ARTICOLI   INTERVISTE
fb Tw print

Carlo Pelanda: 2026-4-19La Verità

2026-4-19

19/4/2026

Per evitare guai economici la soluzione è riconvergere con l’America

 L’Iran sta usando una tattica di concessione e negazione alternate dello sblocco di Hormuz perché nelle trattative vuole di più dall’America. Washington mantiene la strategia di blocco selettivo per il naviglio che entra ed esce dai porti iraniani. Nel momento in cui scrivo le probabilità di uno sblocco a breve o in tempi più lunghi sono indecidibili. Ma sono chiari nel simulatore globale utilizzato dal mio gruppo di ricerca (Stratematica) i tempi di sblocco dei flussi energetici, e prodotti derivati, entro cui Italia e l’Ue possono evitare una grave crisi economica combinata con l’aumento dell’inflazione per effetto diffuso del rialzo dei prezzi energetici: sblocco entro due mesi e ripristino graduale dei flussi entro due o tre. Cioè, se entro giugno i trasporti marittimi via Hormuz fossero liberi e sicuri ed entro luglio-agosto le produzioni energetiche nel Golfo ritrovassero esportabilità in quantità significative, allora l’impatto economico della scarsità di energia fossile per europei ed Italia sarebbe minimo o comunque gestibile anche nel caso le riparazioni degli impianti di estrazione nel Golfo sul lato arabo/sunnita richiedessero più tempo. Sarebbe un problema l’eventuale riduzione del petrolio iraniano verso il Pacifico e il conseguente aumento globale dei prezzi per concorrenza di domanda da parte di Cina, India, Giappone, Filippine, ecc? Il gap sarebbe in buona parte compensabile, pur in un periodo un po’ più lungo di volatilità, da un aumento delle produzioni da parte dell’Opec ed altri.  Se si superasse tale orizzonte temporale, allora lo scenario economico per Europa ed Italia scivolerebbe verso il caso peggiore. Se si restasse entro l’orizzonte temporale qui stimato, invece, la crisi economica sarebbe evitata.  

Tale scenario porta l’attenzione sia sulle capacità europee ed italiane di assorbire una scarsità prolungata di offerta di idrocarburi sia sui comportamenti (geo)politici per evitare una crisi grave. Semplificando, le capacità di assorbire senza danni gravi una crisi prolungata di offerta di petrolio, gas e loro derivati, per esempio fertilizzanti, da parte degli europei sono minime. Per tale scenario sono stati valutati aumenti delle forniture da zone diverse, tra cui per il gas liquido un incremento delle importazioni, già crescenti, dagli Stati Uniti nonché il potenziamento dell’oleodotto in Arabia che porta il petrolio estratto nell’area del Golfo sul Mar Rosso (fuori portata dagli eventuali attacchi degli Huthi yemeniti filoiraniani) ed altro. Ma resterebbe un ampio gap sul piano delle quantità e, pur meno, su quello della sicurezza. Pertanto andrebbero aumentati i Paesi fornitori oppure gli europei e gli alleati del Pacifico dovrebbero fornire un maggiore contributo di sicurezza per lo sblocco di Hormuz.

Washington, considerando che un gap nell’offerta di petrolio, pur localizzato, ha effetti globali sull’aumento dei prezzi via moltiplicatore finanziario non facilmente controllabile, ha tolto per un certo periodo di tempo le sanzioni all’export e circolazione del petrolio russo. In questa mossa c’è un calcolo per aprire una frattura tra Russia e Cina oppure Pechino (in grande difficoltà) ha chiesto all’America di lasciare libero il petrolio russo per poterlo importare senza sanzioni statunitensi? L’Ue mantiene il blocco (totale nel 2027) sulle importazioni di petrolio e gas russi, nonché le sanzioni. Parecchi ricercatori europei stanno esaminando l’opzione di riaprire l’import energetico dalla Russia. A questi si aggiungono alcuni che temono un accordo G2 tra America e Cina ed entro questo una convergenza pur limitata, ma rilevante, tra America e Russia dove la prima (fino a che dura la conduzione di Donald Trump) cerca di staccarla di più dalla dominanza di Pechino. Xi Jinping vuole evitarlo offrendo a Trump una cooperazione intrabellica tra le due potenze di fatto in guerra fredda tra loro. Lo scenario è sospeso perché la Cina, osservando la crisi delle alleanze statunitensi a causa dei dazi e dei comportamenti aggressivi verso gli alleati stessi, vede la possibilità di riempire il vuoto geopolitico e geoeconomico generato dalla postura statunitense: Washington reagirà a contrasto oppure cederà spazio imperiale alla Cina?  Io penso che l’America non lascerà troppo spazio alla Cina, ma il punto è che senza una riconvergenza tra alleati sia nel Pacifico sia europei l’America è ormai troppo piccola per riuscire a limitare la Cina, in particolare se Pechino fa finta di essere buona ed amichevole.

 Secondo me urge una riconvergenza tra europei e Stati Uniti. Da un lato, l’Ue ha un destino di centralità geoeconomica nel mondo grazie ai trattati commerciali a zero dazi con un numero crescente di nazioni impaurite dall’aggressività dazista dell’America contro i suoi stessi alleati. Dall’altro, ci vogliono almeno 15-20 anni per dotare l’Ue di una forza militare corrispondente alla propria postura globale. E pensando all’ordine mondiale del futuro in combinazione con l’interesse nazionale italiano vedo come configurazione migliore un G7 + che includa nuove democrazie e resti convergente con l’America, cioè un’alleanza economica e militare tra nazioni democratiche più grande della Cina e suoi satelliti, condizione per relazione non conflittuali, in generale, e per rendere liscio e crescente l’export italiano. Con in mente questa prospettiva di caso migliore nel lungo termine mi sento di raccomandare ai volonterosi europei, tra cui Roma, di tentare una riconvergenza con Washington per un presidio G7 + di sicurezza per il traffico di Hormuz. Non facile, lo capisco, vista la personalità di Trump. Ma Trump non è l’America, l’America resterà nel futuro un alleato fondamentale ed abbiamo bisogno di una convergenza euroamericana che stabilizzi Hormuz, subito.

(c) 2026 Carlo Pelanda
FB TW

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: letters@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli
Privacy policies
X
La tua privacy è importante
Utilizziamo, senza il tuo consenso, SOLO cookies necessari alla elaborazione di analisi statistiche e tecnici per l'utilizzo del sito. Chiudendo il Cookie Banner, mediante il simbolo "X" o negando il consenso, continuerai a navigare in assenza di cookie di profilazione. More info

Tutti Cookie tecnici Cookie analitici di terze parti

Accetto Chudi