Penso utile probabilizzare la variazione dello scenario geoeconomico del Mediterraneo costiero e profondo, di massimo interesse per l’Italia, dopo l’indebolimento od eliminazione del regime iraniano a seguito dell’attacco israelo-statunitense. L’area di analisi non è solo quella del Golfo e del Medio Oriente, ma va estesa, oltre che al Mar Rosso, all’Africa ed al collegamento tra Mediterraneo e (Indo) Pacifico. Il motivo è che la probabile eliminazione o depotenziamento del regime iraniano sia toglie o riduce la forza di destabilizzatori locali (Hamas residua, Hezbollah in Libano, Huthi in Yemen, il regime filo iraniano in Siria già eliminato) sia indebolisce la proiezione della Cina e della Russia in Africa, la più preziosa area del pianeta per risorse minerarie e prospettive di sviluppo. Semplificando, si riducono gli ostacoli per la creazione di un mercato mediterraneo costiero e profondo a strutturazione crescente – che chiamo Ekumene - con standard di flusso equilibrato, ben connesso via possibili rotte e infrastrutture di trasporto competitive di chiarissimo vantaggio per l’Italia. La geo immagine di scenario è un’area mediterranea che diventi sia centro di transito tra (Indo) Pacifico ed America (Via del cotone, formalizzata nel settembre 2023 a New Delhi da India + G7 + Arabia ed Emirati) centro-settentrionale sia “lago” di connessione di flussi crescenti tra le sue coste e retrocoste. Una prima analisi di geoeconomia potenziale vede questa area tra le prime per flussi nel mondo e, per nostro interesse, una centralità dell’Italia propulsiva del suo export ed influenza politica nel ruolo di potere mediatore (in gergo: Honest Broker) che cerca soluzioni utili per tutti i partecipanti.
Roma sta già perseguendo il progetto di Italia globale, via estensione dei partenariati strategici bilaterali con nazioni compatibili o comunque di interesse diplomatico-commerciale, il Progetto Mattei caratterizzato da relazioni collaborative con l’Africa, un progetto di attenzione particolare per i Balcani occidentali che chiamo “Lago Adriatico”, ecc. In tale strategia cerca di mantenere una duplice convergenza con Stati Uniti ed Ue. Il motivo è che l’Italia ha un piccolo-medio potere politico/militare – pur puntuto – ma è la quarta potenza per export nel mondo. Quindi ha bisogno di Washington come moltiplicatore di forza ed è un buon segnale il fatto che l’America si stia ingaggiando di più in Africa per ridurre l’influenza della Cina. Ha anche bisogno che il programma “Global Gateway” dell’Ue sposti più risorse per moltiplicare quelle di investimento verso l’Africa, ma è un percorso difficile perché la Germania ha priorità ad Est e la Francia, pur espulsa dall’Africa, non ha rinunciato né rinuncerà ad una centralità nel Mediterraneo in competizione con l’Italia. Correttamente, Roma ha approfondito le cointeressenze con la Germania. Ma per spostare a Sud gli interessi tedeschi (e quindi dell’Ue) bisogna creare sia una cuccagna mediterranea sia avere un’alleanza forte con l’America per rendere collaborativi e non suprematisti gli interessi tedeschi stessi. Nonché non esagerare le divergenze con la Francia. Ma c’è di più. La centralità mondiale di un futuro mercato mediterraneo richiede un riconoscimento dall’esterno. L’India c’è, pur nel suo modo di indipendenza da schieramenti, ma serve anche il Giappone: il bilaterale Italia – Giappone è già evoluto a sufficienza per un partenariato più ambizioso che porti di più Tokyo nella nostra geografia e Roma nella sua. Sto immaginando una minore dipendenza dell’Italia dall’Ue via ruolo centrale in un’altra area geoeconomica? In realtà sto cercando di capire gli aspetti concreti che permettano all’Italia un maggiore potere entro l’Ue con lo scopo di ottenere regole nel mercato unico più favorevoli alle sue caratteristiche economiche. Per inciso, si tenga conto che l’Italia non ha ancora invertito la sua tendenza al declino industriale, pur il governo corrente avendo fatto già molto per farlo. Per la vera inversione servirà nel prossimo decennio – oltre che una dedebitazione - una maggiore crescita del Pil cercando un aumento dell’export dai circa 620 miliardi di oggi verso gli 850/900 (l’obiettivo di medio termine del governo è arrivare a 700) calcolando il fabbisogno di investimenti per la rivoluzione tecnologica, senza perdere di vista il declino demografico e la necessità di dare più potere cognitivo e reddito alla popolazione. E l’obiettivo detto richiede Ekumene oltre che una maggiore proiezione globale dove Roma possa essere attore primario con alleati nel progetto Ekumene stesso rendendolo compatibile con la partecipazione all’Ue.
Probabilità? Nello scenario di implosione rapida o meno del regime iraniano sciita correlato ad una minore intrusività di Cina e Russia nella geo-area di interesse potrebbero emergere nuove conflittualità originate dalle ambizioni della Turchia, dal conflitto intrasunnita tra wahabiti (Saud) e Islam politico, dalla divergenza forte tra Algeria e Marocco e da quella recente tra Emirati ed Arabia. Ed il fatto che Israele abbia assunto uno status di potenza regionale maggiore potrebbe riattivare un conflitto con il mondo islamico-sunnita. Ma questi problemi potenziali possono trovare soluzione con la presenza arbitrale dell’America e la percezione degli attori coinvolti che la relazione entro il nuovo mercato sia un vantaggio per tutti, capacità su cui si è specializzata l’Italia. In conclusione, stimo un 70% di probabilità che il depotenziamento e sperabilmente nuovo modello politico dell’Iran inneschi un processo integrativo, graduale, che poi porti nel tempo ad Ekumene, sperando nell’inclusione futura di un nuovo Iran in questo. Aggiornamenti.


