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Carlo Pelanda: 2026-1-11La Verità

2026-1-11

11/1/2026

Come evitare la divergenza tra Industria ed agricoltura

L’interesse dell’Italia è che l’Ue sigli più trattati doganali possibile, di cui è autorità delegata dalle euronazioni, tendenti verso dazi zero o minimi ed una reciprocità regolatoria con il resto del mondo compatibile. Interesse parallelo è quello di creare partenariati bilaterali con valore commerciale ed industriale con il più possibile di nazioni al mondo. Il motivo è che il modello economico italiano è basato sull’export difficilmente sostituibile da uno trainato dai consumi interni, esattamente come la Germania. Roma ha una politica estera corrispondente a questa necessità che ora, nel cambio di mondo in atto, deve potenziare: il governo lo sta facendo con una strategia basata su una interpretazione aperta e non chiusa dell’interesse nazionale, per inciso motivo di lezione evoluta a quelle destre europee che perseguono un nazionalismo chiuso, a mio avviso tanto economicamente suicida quanto lo è l’idealismo verde che distrugge lo sviluppo industriale ed agricolo. In sintesi, Roma ha recentemente strutturato meglio gli strumenti per un’Italia globale, per esempio il rafforzamento della missione geoeconomica del ministero degli Esteri, la postura di duplice convergenza con Stati Uniti ed Ue come moltiplicatore di forza per un’Italia che è grande potenza economica, ma solo medio-piccola sul piano geopolitico, la proiezione con metodo collaborativo nel Mediterraneo costiero e profondo e verso l’Indo-Pacifico, ecc. Non è una posizione mercantilista indifferente alle compatibilità politiche, ma un mercantilismo condizionato da queste, per inciso motivo per cui è preferibile usare il termine Geopolitica economica, materia che oggi insegno e sviluppo nel mio think tank Stratematica con un’enfasi sugli scenari di geopolitica finanziaria.

Da questo lavoro di scenaristica emerge un problema: l’estensione futura dei trattati commerciali/doganali dell’Ue troveranno sempre meno nazioni simmetriche (cioè con sviluppo simile, come lo sono stati Giappone e Canada) e sempre più asimmetriche, cioè con sola capacità esportativa di minerali e beni agricoli per bilanciare le importazioni dall’Europa di beni industriali. C’è anche il problema di relazioni compromesse da divergenze geopolitiche aggravate da competizione sleale come con la Cina e conflittuali con la Russia, ecc. Ma il problema prioritario che è emerso con chiarezza conflittuale intraeuropea nel negoziato tra Ue e Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay ed Uruguay) riguarda il settore agricolo che, non a torto, si è sentito minacciato da una concorrenza per prezzo e minori costi dovuti a norme ambientali meno rigide e non sufficientemente strutturato da misure di garanzia, pur notevoli, portate nella trattativa dall’Ue. Al momento in sede Ue c’è una maggioranza di nazioni che ha approvato l’iter di accordo con il Mercosur, ma una minoranza, tra cui spiccano Francia e Polonia, che ha votato contro per la ribellione del mondo agricolo e che ha una capacità – considerando anche l’opposizione della Lega in Italia – di bloccare l’iter stesso. Nell’autunno 2025 il mio gruppo di ricerca ha elaborato uno scenario che puntava ad evitare tale conflitto e valutava le condizioni di accettabilità sia da parte del Mercosur sia di Washington che ha una strategia di condizionamento diretto del Sudamerica. Semplificando, l’analisi ha prodotto un triangolo, ma con tre lati bisognosi di un collante per formare una figura geometrica stabile: a) rassicurare il mondo agricolo europeo; b) senza troppi limiti all’export del Mercosur per evitarne il recesso; c) ed un’opposizione/sabotaggio da parte statunitense. Per evitare il caso peggiore sul terzo lato la soluzione è un accordo di convergenza tra europei pilotati dall’Italia e con il sostegno della Germania più altri e Stati Uniti basato sul fatto che l’America da sola ha forza di condizionamento sul Sudamerica, ma non di gestione e sviluppo. La convergenza con gli europei aiuterebbe a costruirla minimizzando controreazioni. Più difficili sono il secondo e primo lato: non si può esagerare nell’imporre standard europei alle nazioni del Mercosur né si può non rassicurare il mondo agricolo europeo. Si riesce ad intravedere una soluzione? Andrebbero riesaminate quelle regole ambientali che penalizzano gli europei, con eccezione delle garanzie di salute, per rimuovere quelle esagerate senza motivo. Poi andrebbero aumentate le garanzie contro distorsioni concorrenziali. Ma la misura che ritengo più importante è incentivare la futurizzazione tecnologica dell’agricoltura europea: robotica, serre protettive di nuova generazione contro eventi climatici estremi, utilizzo dei rifiuti per produzioni di gas ed idrogeno, ecc. Semplificando, incentivi che rendano l’impresa agricola, anche piccola, un’industria multiprodotto con enorme aumento della redditività e riduzione della fatica gestionale. Ritengo che una maggiore attenzione alla modernizzazione del settore agricolo riduca la differenza tra settore economico primario e secondario (industria). Dove lo scopo è evitare la divergenza tra mondo industriale ed agricolo, mettendo l’Ue e le sue singole nazioni in grado di fare accordi equilibrati con nazioni in via di sviluppo, aiutando lo sviluppo delle stesse. Non possiamo rinunciare ad export industriale e minerali critici per opposizione del settore agricolo: quindi va trattato come settore economico portante che merita più investimenti. Prego il mondo agricolo di non fare blocchi stradali con i trattori, ma di formulare una domanda di investimenti futurizzanti e qualificanti. Conseguentemente, i fondi privati di investimento dovrebbero analizzare quanto potenziale di sviluppo c’è nel mondo agricolo e gli eurogoverni facilitare il loro ingaggio perché il potenziale stesso è enorme. Aggiornamenti. 

(c) 2026 Carlo Pelanda
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