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Carlo Pelanda: 2022-11-226Verità and Affari

2022-11-226

226/11/2022

La divergenza tra governi e Bce è positiva

La Bce difficilmente potrà alzare i tassi di riferimento oltre il 2,5-2,75% perché una stretta maggiore a questo livello porterebbe a tensioni molto forti sul rifinanziamento del debito pubblico di parecchi Stati, tra cui l’Italia, aumentando il rischio di crisi dell’euro già strutturalmente fragile. Pertanto sta cercando altri modi per accelerare la disinflazione via induzione di recessione per ridurre la domanda di beni scarsi quali l’energia: sgonfiamento rapido del bilancio, cioè il non rinnovo dei titoli di debito nazionale dei programmi espansivi precedenti e più stretta creditizia. In questo contesto cade l’invocazione di alcuni esponenti della Bce che, semplificando, chiedono più convergenza tra politiche fiscali nazionali e politica monetaria, denunciando che le prime divergono dall’obiettivo della seconda perché mantengono una postura espansiva. Queste espressioni sono state corredate da raccomandazioni agli Stati: certamente proteggere i più deboli, ma entro una svolta verso il rigore con un ricarico dottrinale fornito dalla Bundesbank: non bisogna aver timore di attuare restrizioni monetarie anche in una fase recessiva. I giovani ricercatori del team dello scrivente hanno subito battezzato questa impostazione del pensiero correntemente dominante l’Eurozona, cioè l’idealismo monetario tedesco, con toni ironici, anzi sbeffeggianti: “impoverimento sostenibile”. Ma si sono chiesti se sia più opportuno piangere o ridere.

I fautori del ridere hanno evocato una riedizione aggiornata dell’errore fatto nel 1929-30 da parte della politica monetaria e fiscale statunitense dopo il crollo della Borsa di New York di attuare una stretta ed alzare le tasse. Questi rilevano che l’invocazione di convergenza depressiva tra politica monetaria e fiscale è classificabile come una variante di questo errore con conseguenze altrettanto depressive. Il “ridere” in tale contesto di ricerca significa dare un taglio alle vecchie idee per farne emergere di totalmente nuove che evitino alla politica monetaria di inasprire le crisi con misure sbagliate. Il “ridere” poi prende spunto dai comportamenti delle banche centrali nella crisi finanziaria del 2007-08 che hanno finanziato la crisi di quel tempo invece di risolverla. Questo gruppo ritiene di poter migliorare il “potere cognitivo” delle istituzioni di garanzia finanziaria riconfigurando, in particolare, l’architettura del prestatore di ultima istanza ed approfondendo la teoria della moneta fiduciaria sondandone la natura illimitata (classificando bene le diverse masse monetarie) ed allo stesso tempo disinflazionabile con meno impatto depressivo. Chi scrive spinge ai limiti queste giovani menti – per lo più dottoratisi non solo in economia, ma anche in Teoria dei sistemi e scienze cognitive -   ma nel caso le ha redarguite: prima di ridere bisogna capire la disperazione del potere quando ha di fronte l’ingovernabilità che nel caso europeo è l’inflazione da scarsità in un sistema rigido e senza forza geopolitica.

Tale rimprovero ha dato spazio a chi preferisce piangere: usciremo dalla crisi di scarsità energetica con parecchie morti (economiche) e, soprattutto, con la perdita di un ciclo di investimenti proprio in una fase di accelerazione della rivoluzione tecnologica. Il potere monetario in situazione di disperazione trasferirà la disperazione stessa al resto del sistema. Chi scrive ha redarguito anche questo gruppo: in realtà l’invocazione da parte della Bce di una convergenza depressiva tra azione monetaria e fiscale è una buona notizia perché indica che gli Stati hanno l’intenzione di divergere cercando di mantenere posture espansive. Irrazionali? No, sapendo che l’inflazione da scarsità ha soluzioni geopolitiche o tecnologiche e non monetarie, pur queste necessarie per calmierare le attese ed evitare il collasso del cambio con il dollaro, spingono risorse per non perdere un ciclo di investimenti anche se queste attutiscono la tendenza recessiva spinta dalla Bce.  Per esempio, la Germania ha stanziato (fino a) 200 miliardi per coprire gli extracosti dell’inflazione da offerta e favorire gli investimenti. L’Italia sta negoziando bilateralmente con i fornitori di energia quantità abbondanti e sta cercando di tenere sotto controllo i prezzi, pur invocando soluzioni europee. Alla fine, entro un triennio, è probabile un riequilibrio dei costi energetici. La politica fiscale dovrebbe rinunciare ad essere espansiva se sale la probabilità di soluzione dell’inflazione da scarsità entro il 2025? Sarebbe una non necessaria azione mortifera. D’altra parte la Bce non ha tutti i torti (visto il suo unico mandato contro l’inflazione) nel chiedere comportamenti pro-ciclici recessivi ai governi, cioè rigore, per evitare che il rifinanziamento del debito divenga insostenibile. Ma se lo stress è temporaneo perché mai la Bce è ostile a varare un programma straordinario di “scudo” elaborando un controllo di nuovo tipo su un suo rigonfiamento di bilancio rendendolo non inflazionistico? In conclusione, chi scrive ritiene fruttifera la divergenza tra politica monetaria e fiscali nell’Eurozona perché solo così le due potranno trovare soluzioni positive, stimolando quella monetaria a pensare in modi più calmi e profondi.

(c) 2022 Carlo Pelanda
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