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Carlo Pelanda: 2022-11-19Verità and Affari

2022-11-19

19/11/2022

L’Italia potrà andare meglio del previsto nel 2023

Certamente gli osservatori saranno stati colpiti dal vedere che la crescita del Pil italiano nel 2021 e 2022 sia stata di molto superiore alle previsioni iniziali. Ma pochi si sono chiesti se le dichiarazioni di sorpresa fatte da chi produce scenari istituzionali siano un sintomo di errore sistematico nei calcoli sull’Italia oppure di una contingenza non ricorrente. Ora, a ridosso del 2023, appare rilevante capire meglio questo tema: la media degli scenari previsivi istituzionali oscilla da un meno 1,5% ad un più zerovirgola, con una inclinazione pessimistica. Chi scrive, insieme al suo gruppo di ricerca che produce scenari macro cercando individuare le probabilità (inferenze bayesiane) di caso peggiore e migliore per anno e l’inclinazione del vettore tendenziale di un’area economica per triennio ed oltre stima, in prima ipotesi al momento, per l’Italia nel 2023 un caso migliore sopra il 2% ed uno peggiore verso il meno 3% con un’inclinazione della tendenza piuttosto ottimistica per l’Italia.

Tale calcolo (preliminare) ha dato, in generale, più punteggio alla reattività del settore privato a situazioni di stress perché i dati, pur grezzi, indicano che circa il 70-80% delle unità produttive riesce a resistere all’erosione dei margini dovuto all’aumento dei costi sistemici. Semplificando, la preoccupazione è sulla propensione ad investire più che sulla tenuta del sistema. In particolare, per l’analisi di caso migliore, sono stati aumentati i punteggi di performance italiana per l’export e per il turismo: se non verrà giù il mondo tale performance continuerà anche nel 2023 e dopo. Ma verrà giù il mondo? Ovviamente non lo si può escludere visti i venti di guerra, ma le tendenze più recenti mostrano una reciproca volontà di limitazione della Guerra fredda tra America e Cina affinché non degeneri pur continuando la strategia statunitense di soffocare il potere della Cina e quella cinese di rispondere simmetricamente di sfuggire alla morsa. Ma ambedue le potenze hanno interesse, l’una, ad esportare e, l’altra, a non esagerare con i dazi e le frizioni perché ha bisogno di importare beni a basso costo senza i quali l’inflazione aumenterebbe, pur aumentando le barriere di accesso della Cina alle capacità tecnologiche. La Russia potrà dare qualche colpo di coda, ma c’è uno sforzo statunitense per calmare l’Ucraina e la Russia stessa accompagnato anche da quello cinese di porre condizioni limitative alla convergenza di Pechino con Mosca. Non ci sarà pace, ma è probabile un congelamento del conflitto. Quindi per export e turismo italiani non sono probabili condizioni avverse e questi due settori hanno probabilità di sviluppare il loro effetto moltiplicativo. Infatti il gruppo di ricerca è più preoccupato per eventi climatici che riducano il potenziale agricolo italiano, ed eventualmente comportino extracosti per il bilancio dello Stato. Per il vettore tendenziale è ovviamente importante il costo dell’energia: al momento è probabile che resti elevato nel 2023, ma senza i picchi del 2022 e con una tendenza a scendere verso il 2024, grazie a flussi crescenti, e bassa probabilità di non riuscire a rinnovare le scorte per l’inverno 2023-24: il sistema si sta adattando allo stress. La Bce sta facendo “terrorismo” sulla stretta monetaria e del credito per motivi disinflazionistici (anche se l’inflazione da offerta dovrebbe essere curata diversamente) e ciò alimenta una tendenza economica regressiva biennale, ma in realtà non potrà esagerare perché se lo facesse metterebbe a rischio la moneta unica per insostenibilità del costo di rifinanziamento del debito in alcune nazioni, non solo l’Italia, ma anche Francia ed altri: difficile che aumenti i tassi oltre il 2,5%, forse con un picco breve verso il 3% (dipende da quanto su vada la Fed) ed esageri nel limitare l’azione anti-spread. Se esagerasse in combinazione con eventi conflittuali che farebbero percepire l’Eurozona come zona non sicura e il globo in destabilizzazione, allora si attualizzerebbe il caso peggiore. Ma la maggioranza degli Stati ha bisogno di un periodo di tranquillità e ciò sposta il vettore verso lo scenario ottimistico.

Errori governativi “tipo Truss”, coperta corta, frizioni intraeuropee? Improbabili.  L’Italia, poi, ha una postura negoziale convergente, pur meno accondiscendente del passato, e sta rinforzando il bilaterale con l’America, fatto che aumenta un po’ il capitale politico di Roma nelle relazioni europee. In sintesi, le tensioni possibili non appaiono al momento portatrici di traumi.

In questo scenario di prevalenza del caso migliore pur non potendo escludere quello peggiore, il gruppo di ricerca vede nel periodo 2023-25 come punto più critico per l’economia il momento di ripresa degli investimenti privati, stabilito un effetto medio-basso e differito, dei flussi del Pnrr. Gli scenari pessimistici tendono a rinviare quelli industriali, creando il maggior rischio prospettico per la competitività dell’economia italiana. Da un lato, è corretto avvertire che ci potrebbe essere un caso peggiore, tra l’altro più pesante delle stime correnti. Ma dall’altro è anche giusto argomentare un caso migliore con lo scopo di accelerare i flussi di investimento perché i dati e le simulazioni mostrano questa possibilità. Va aggiunto che gli attori economici privati italiano esibiscono una forte reattività alle situazioni di crisi. In conclusione, questa è una nazione che non si merita eccessi di lamentoso pessimismo prospettico come è osservabile nel più delle cronache e in molte analisi.

(c) 2022 Carlo Pelanda
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