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Carlo Pelanda: 2022-10-15Verità and Affari

2022-10-15

15/10/2022

Il profilo di prezzo e sicurezza della maggiore dipendenza dal Gnl

L’Ue sta passando dalla dipendenza dal gas russo a quella dal gas liquido (Gnl) statunitense. E’ ovvia la curiosità di capire quale potrebbe essere il prezzo medio di tale fornitura perché è probabile che farà da benchmark (termine di riferimento) per tutti gli altri contratti di importazione di gas liquido che arrivano in Europa con navi criogeniche da altre giurisdizioni. Chi scrive ha impostato una stima preliminare, necessariamente grezza, inserendo nel computo tre assunti qualitativi: (a) l’Ue, o un gruppo di sue nazioni, in qualche modo formerà un cartello di acquisto ed inizierà a negoziare i prezzi di questa fornitura (ci sono segnali); (b) la relazione con i produttori sarà mediata dal governo statunitense con certa capacità di moral suasion, ma non totale; (c) la trattativa dovrà cercare un equilibrio tra requisiti geopolitici (la convergenza euroamericana) e profittabilità delle forniture statunitensi agli europei affinché i produttori non vendano il gas liquido altrove (per esempio Asia-Pacifico) a scapito degli europei stessi.

 Il prezzo iniziale di riferimento, calibrato su quello corrente, è circa 20 euro per Mega-Watt-Ora (MWh). Si calcoli poi il costo di trasformazione in liquido del gas, trasporto via nave criogenica e rigassificazione: si aggiungano altri 30 euro per MWh. Poi si aggiungano i costi di distribuzione e quelli di profitto secondario maggiorato come incentivo per i produttori: altri 20 euro per MWh. Più variabilità di contingenza: 10 euro per MWh. Con questa stima preliminare si arriverebbe ad un prezzo per il consumatore tra i 70 e 80 euro per MWh. Tanto o poco? Poco in relazione al picco del prezzo raggiunto nel mercato Ttf (circa 350 euro per MWh). Molto meno del prezzo attuale in Europa, attorno ai 150-60 per MWh, considerando i 70-80 un costo gestibile dagli utenti e con certo impatto mitigante sull’inflazione. Ma troppo elevato nel medio-lungo termine se il raggio del prezzo di Gnl statunitense si consolidasse a tale livello. D’altra parte, il siglare contratti non lunghi comprometterebbe la possibilità di avere Gnl abbondante. Allungando il computo, l’ottimo condizionato al realismo dei maggiori costi oggettivi del Gnl in relazione al gas via tubo, sarebbe tra i 60 e 65 euro per MWh: sostenibile, ma decompetitivo.

In base a questa stima preliminare – del tutto rivedibile e qui tentata solo per stimolare attenzione sul tema – quale sarebbe la posizione razionale di negoziato tra europei ed americani, cercando un bilanciamento degli interessi? Qui andrebbe inserita una stima di necessità decrescente dal gas nelle nazioni europee più dipendenti sia dal Gnl sia dal gas stesso via tubo, in particolare Germania ed Italia. Due ipotesi (ovviamente rivedibili): la prima, almeno 20 - 25 anni. La seconda: 10 – 12 anni. Via quale sostitutore ad un prezzo tra i 20 e 30 euro per MWh o perfino meno? Biogas, idrogeno verde da biogas (digestori e simili) e non da costosa elettrolisi, solare, eolico, idro, produzione propria di metano, nucleare a fissione di nuova generazione (quasi pronto, per quello a fusione bisognerà aspettare almeno 30 anni). Pertanto, una linea negoziale preliminare sarebbe quella di siglare contratti per 10 anni, poi rivedibili. Se così, dovrebbe intervenire una manina geopolitica per calmierare nel periodo i prezzi di Gnl americano per portarli almeno sotto i 70 per MWh. O una di mercato (meglio): man mano che gli europei trovano energie a minor costo, i produttori americani vengono liberati contrattualmente per aliquote correlate vendibili altrove. Troppo presto per cercare di dettagliare.

Ma non è troppo presto per chiedersi a quale prezzo il governo italiano abbia siglato i contratti di fornitura di Gnl da Angola, Congo Brazzaville, Mozambico e Quatar. In attesa di capirlo, non è nemmeno troppo presto per analizzare i nuovi problemi di sicurezza determinati dalla maggiore dipendenza dei rifornimenti via mare per Italia e Ue. Pesa, considerando che siamo entrati in un’era di deterrenza, la minaccia russa comunicata via sabotaggio (ipotizza chi scrive) di infrastrutture sottomarine nel Baltico: far saltare una nave gasifera, nascondendo l’impronta dell’attaccante, è facile. Certamente Roma ha avviato una riflessione per garantire la sicurezza. Ma il presidio delle rotte richiede una collaborazione militare ampia. Al riguardo dell’esportazione di Gnl americano verso l’Europa certamente c’è e verrà rinforzato un impianto di sicurezza. Potrà essere esteso anche alle rotte africane ed a quelle che partono dal Golfo? Probabilmente sì, ma alla condizione che la proiezione di potere marino italiano sia percepita come utile per lo sforzo di presidio statunitense nell’Indo-Pacifico, ipotesi che anche implica una collaborazione bilaterale stretta tra Italia e Regno Unito, nonché con Australia e Giappone sotto ombrello statunitense. Sarebbe opportuno che una tale missione fosse codificata come iniziativa Nato estesa al Pacifico ed al Mediterraneo (non ci si può fidare del tutto della Francia, la Germania ha poco potenziale). L’America chiederà qualcosa all’Italia in cambio per fornire un ombrello di sicurezza rinforzato? Probabile. Pertanto c’è un bilaterale da fare tra Italia e Stati Uniti sia in materia di prezzi del Gnl sia di sicurezza delle rotte da aggiungere all’eventuale accordo tra Ue ed Usa, rendendolo compatibile, ma tenendolo separato. Questo tema, rilevantissimo per la “geopolitica economica” di interesse nazionale, verrà qui periodicamente aggiornato.

(c) 2022 Carlo Pelanda
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