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Carlo Pelanda: 2022-10-29Verità and Affari

2022-10-29

29/10/2022

Più benefici che costi nel riarmo delle democrazie

Nel cambiamento di mondo in atto caratterizzato da (ri)bipolarizzazione, deglobalizzazione conflittuale e metodi di guerra ibrida (cinetica, economica, comunicativa, cognitiva, ecc.) torna centrale nelle democrazie alleate il requisito di superiorità tecnologica militare, cioè la capacità di esercitare una deterrenza che faccia desistere un possibile nemico dal compiere mosse aggressive ed annichilirlo se le tenta. Non solo: la superiorità militare è necessaria alla diplomazia per costruire un perimetro di sicurezza economica globale (cioè di ri-globalizzazione selettiva) per le democrazie, lezione evidente della crisi di scarsità verificatasi nel 2022. Per inciso, la Bce combatte l’inflazione da offerta (scarsità) - che è anche parte del tipo di inflazione corrente in America, pur prevalente quella da surriscaldamento dell’economia dovuto ad un eccesso della pompa di capitale interna - mandando in recessione il sistema per ridurre la domanda perché manca un “garante geopolitico di ultima istanza” che intervenga per ridurre la scarsità, così evitando suicide strette monetarie. In sintesi, si apre un’era della deterrenza anche funzionale alla costruzione della fiducia economica che, appunto, spinge verso la conquista della superiorità militare ed influenza globale dissuasiva. In questa fase di riarmo delle democrazie alleate è utile chiarire la relazione costi/benefici.

Chi scrive negli Anni 90 analizzò il prossimo arrivo di una rivoluzione negli affari militari trainata dall’informazione nel libro “Evoluzione della guerra” (Angeli, 1996). Tale rivoluzione è avvenuta e ne sta generando un’altra sul piano delle piattaforme e mezzi che devono riempire di efficacia la potenza informativa, amplificandola sempre di più. Sarà un salto nella fantascienza che prenderà alcuni decenni, ma che è già iniziato: dominio dell’orbita e insediamento di esohabitat “dietro” l’orbita stessa per difenderla, nel mezzo del sistema solare, la Luna cantiere iniziale per astronavi stellari per proiezioni ulteriori, esominiere, esofabbriche/laboratori, ecc. Potrà un sottomarino nascondersi da un “cyber-occhio esototale”? Potrà una portaerei evitare uno “zot” ipersonico dallo spazio o minimissili lanciati da uno sciame di droni robotizzati guidati per rifinitura tattica da un velivolo pilotato da un umano? Abbiamo già visto in Ucraina che un carro armato non ha potuto farlo: la nuova lancia informatizzata supera lo scudo. Ciò costringerà lo scudo a prendere nuove forme e capacità di protezione (possibili). Oppure a bilanciare l’eventuale asimmetria di potenza instaurando altre forme di guerra/minaccia più subdole: cyber-attacchi con falsa bandiera, influenza comunicativa sui processi elettorali e sui media avversari, reclutamento di soggetti politici via ricatto o incentivo, “gestione simbolica” intesa come lancio di “statuti di segni” costruiti come armi psicologiche, ecc. In sintesi, il gioco tra scudo e lancia sarà dinamico, ma la superiorità tecnologica assicurerà il primato. Se in mano alle democrazie ciò eviterà catastrofi. Se in mano ai regimi autoritari è meno probabile.

Ora il punto è capire se gli enormi investimenti di deterrenza militare superiore nelle democrazie che devono fronteggiare il potere (quasi) simmetrico della Cina autoritaria saranno sostenibili e produttivi oppure no. La storia della Guerra fredda mostra con dati chiari che la concentrazione di capitale per programmi militari negli Stati Uniti ha generato migliaia di nuove tecnologie che a loro volta hanno spinto la crescita di vecchie e tante nuove aziende quando le tecnologie stesse sono state trasferite al mercato civile, da Internet a nuove medicine derivate dalla ricerca nello spazio. Va anche annotato che la Darpa (agenzia di investimento del Pentagono) è un motore di innovazione che spinge quella civile affinché si ponga in concorrenza/collaborazione con quella militare. Da questa esperienza deriva l’ipotesi che non ci sia un contrasto tra burro e cannoni. Il gruppo di ricerca di chi scrive ha cercato di capire quali fattori rendano sostenibile e produttiva una corsa al riarmo. Il risultato è che se l’investimento militare si trasferisce rapidamente nell’economia civile, allora il suo beneficio è sistemico e moltiplicativo. Se invece non ci riesce, allora è sottrattivo di ricchezza. I sistemi dotati di libertà che instaura una relazione reciprocamente amplificante con capitale e tecnologia hanno un vantaggio potenziale su quelli autoritari senza libertà pur dotati di capitale e tecnologia. Pertanto nelle democrazie il cannone può essere burro. Ma tale trasformazione è differita nel tempo e ciò pone un problema alle scelte di bilancio nelle democrazie dove i poveri votano e vogliono/hanno bisogno di assistenza subito. Su questo piano c’è un potenziale vantaggio dei sistemi autoritari pur nel loro svantaggio di non possedere il fattore moltiplicativo della libertà. Ma nel complesso il riarmo per fini di superiorità nelle democrazie non appare sottrattivo ed è più probabile che possa essere moltiplicativo se parallelamente la popolazione viene formata per avere più competenze che rendano diffuso il traino della rivoluzione tecnologica. Poi tocca a governo e militari decidere quanta spesa andrà per operazioni e quanta per investimenti, raccomandando loro di considerare che l’Italia è densa di capacità futurizzanti la cui valorizzazione nei giusti consorzi internazionali è di per sé un moltiplicatore di sicurezza e potenza.

(c) 2022 Carlo Pelanda
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