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Carlo Pelanda: 2022-6-19La Verità

2022-6-19

19/6/2022

Il doppio vantaggio dello sfruttamento del potenziale minerario italiano

La notizia, oltre all’aumento dei prezzi di gas e petrolio, che il litio possa essere estratto da fonti geotermiche di cui l’Italia è piena ha indotto chi scrive a riprendere il faldone con i documenti che permettono di stimare il potenziale minerario complessivo italiano, aggiornandolo in base ai prezzi prevedibili. Questo faldone ha la data del 1998 quando chi scrive, vista la scelta suicida – per rischio di impoverimento - del governo italiano del tempo di aderire all’euro senza aver prima ridotto il debito pubblico, iniziò a studiare un’operazione “patrimonio contro debito” (un primo articolo, centrato sul patrimonio immobiliare, a quel tempo, uscì cofirmato con Ettore Gotti Tedeschi) dove nel patrimonio disponibile dello Stato era però centrale agli occhi dello scrivente il diritto di concessione per tutto ciò che c’è nel sottosuolo: minerali critici, gas, petrolio. L’idea dello scrivente, immobili e partecipazioni statali e locali a parte, era di usare i proventi delle concessioni minerarie come parte principale di una dedebitazione non recessiva. Già ai tempi il potenziale minerario italiano appariva enorme. Ma prevaleva un orientamento a non sfruttarlo per la preferenza ad importare energia e minerali dall’estero perché i più pensavano di pagare costi minori e avere meno ostacoli dalle regole ambientali emergenti, poi aumentate negli anni successivi. Ora i prezzi sono alle stelle per motivi di scarsità e geopolitici (deglobalizzazione conflittuale) e, pur scendendo dal picco in prospettiva grazie ad aggiustamenti di mercato, tenderanno a restare elevati in una misura che rende razionale lo sfruttamento del potenziale. Negli anni lo scrivente ha continuato ad inserire nel faldone documentazione relativa sia all’irruzione delle Terre rare nella nuova economia tecnologica sia alle tecnologie di decarbonizzazione via cattura nonché a quelle di estrazione sicura: ci sono tutti i motivi realistici per sostenere una politica mineraria espansiva in Italia.

Vanno subito considerate l’ira degli ambientalisti semplicisti e l’ipotesi di divergenza dalle ecopolitiche Ue. L’ambientalismo semplicista pensa in termini lineari: c’è un rischio ipertermico alla fine del secolo a causa dei gas serra, si cominci ora a ridurli con un calendario, appunto, lineare. Ma tale calendario, che alimenta quello Ue, non considera il conflitto tra sviluppo e presunta salvazione ambientale con tale metodo, mettendo a grave rischio il primo. L’alternativa è non lineare: si va avanti con gli idrocarburi, riducendone l’impatto, per almeno un quarantennio per dare il tempo alla tecnologia nucleare a fusione di perfezionarsi e a quella dei minireattori a fissione a sicurezza totale di diffondersi. Quando tali tecnologie potentissime per produrre energia pulita in enormi quantità e a basso costo, allora la riduzione di gas serra potrà essere perseguita in progressione geometrica, cioè molto rapidamente, considerando anche l’evoluzione di sistemi di estrazione del carbonio dall’atmosfera (per usarlo industrialmente). In questo scenario non c’è conflitto tra ecologia e sviluppo grazie ad una transizione morbida. Inoltre, non è ancora chiaro quanto del riscaldamento globale dipenda dall’antropizzazione e quanto dal ciclo oscillatorio del pianeta. Ma è certo che nel futuro servirà una quantità enorme di energia per sostenere circa 10 miliardi di persone ed il loro ecoadattamento a variazioni climatiche/territoriali. Ed è anche certo che per arrivare all’obiettivo dell’iperenergia non basteranno le fonti idro, solari ed eoliche che sono carine ed utili come strumenti secondari, ma del tutto insufficienti come sistemi primari. Infatti, tutto il mondo, con l’eccezione dell’Ue, sta programmando un futuro di combustibili fossili fino al 2070, in alcuni casi già spingendo per l’energia nucleare diffusa (Cina). In sintesi, nessuno segue l’esempio dell’Ue e prima o poi l’Ue stessa dovrà tenerne conto.

Alla luce di questo (macro)scenario e dei problemi di scarsità energetica e mineraria corrente (inflazionistici) l’Italia ha un interesse evidente al massimo sfruttamento del suo potenziale minerario. La quantità di gas sfruttata è al momento attorno al 4% del fabbisogno, già portabile al 10% in 2-3 anni. Il potenziale estrattivo terra-mare è del 40/50% annuo con un ciclo di investimenti calibrato su 35-40 anni di investimenti e ritorni, con profitto combinato con un prezzo/costo sostenibile. Il petrolio è anche interessante, ma è meno chiaro, al momento, il costo di estrazione. Per i minerali critici – rame, cobalto, nichel, ecc., e alcune Terre rare – il potenziale è notevole (dati storici e recenti) e visti i prezzi molte miniere chiuse possono essere riaperte. Chi scrive tralascia qui le “miniere urbane” come fonti dell’economia circolare che recupera materiali preziosi dai rottami, che però vanno calcolate per facilitarle, perché mette in priorità combinata i ricavi da concessione mineraria dello Stato e la possibilità di metterli al servizio sia della riduzione del debito sia di nuovi investimenti per l’ecoadattemento, per esempio dissalatori che alimentano nuovi acquedotti, habitat microclimatizzati, eventuali terraformazioni regionali contro impaludamenti, alluvioni, ecc.

Il concetto è chiaro, ma la resistenza da parte dell’ambientalismo semplicista, probabilmente ispirato dall’interesse geopolitico di Francia e Germania ad ergere l’Ue come potenza etica-ecologica-protezionista perché non ha altri mezzi di forza vera in quanto debellicizzata, è molto forte e al momento maggioritaria. Ma aumentano i segnali che il realismo inizi ad emergere. La speranza di realismo sistemico qui enfatizzata è di combinare potenziale minerario, ecofuturizzazione e finanza.

(c) 2022 Carlo Pelanda
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