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Carlo Pelanda: 2022-7-2Verità and Affari

2022-7-2

2/7/2022

L’alleanza delle democrazie ha bisogno di una base economica per consolidarsi

La dimostrazione di convergenza politica delle democrazie ingaggiate nei recenti vertici G7 e Nato è stata notevole, ma per gestire un conflitto prolungato con il blocco sinorusso sarà necessario dare una base economica e finanziaria più strutturata all’alleanza tra democrazie. Questa sarebbe la vera svolta storica “salvademocrazie”, ma c’è una grande ostacolo da superare: la disponibilità dell’America a reggere una maggiore apertura del suo mercato interno ai flussi degli alleati combinata con la riluttanza/difficoltà degli alleati stessi a instaurare relazioni commerciali simmetriche con l’America stessa. Analizziamo.  

Alla fine degli Anni 50 l’America percepì la necessità di trovare una strategia per mantenere coesa l’area di influenza statunitense sfidata da correnti socialiste sostenute dall’Unione sovietica. Fu scelta la strategia del commercio internazionale asimmetrico: aprire il mercato interno agli alleati senza chiedere loro reciprocità. Per inciso: non il piano Marshall, ma questa strategia spinse lo sviluppo degli alleati. Funzionò sul piano geopolitico, ma su quello economico produsse un impoverimento strutturale degli Stati Uniti per eccesso di concorrenza: l’operaio di Detroit perse il lavoro per l’irruzione delle auto nipponiche, ne trovò subito un altro grazie alla configurazione liberista del mercato statunitense, ma meno qualificato e remunerativo. Nel 1973 (Library Group, riservato) Henry Kissinger chiese a Germania e Giappone di contribuire di più alla sicurezza ed alla locomotiva economica nella Pax Americana. Ma questi rifiutarono perché le riforme di efficienza per far crescere di più i loro mercati interni non avevano consenso così come l’incremento del profilo militare: si erano adattati ad un modello basato sull’export e bilanciavano il deficit commerciale statunitense trasferendo i dollari guadagnati nel sistema finanziario americano, comprando debito e Borse. In questo ciclo del capitale l’America mostrava sempre crescita, ma la sua classe media si stava impoverendo sempre di più. Nel suo secondo mandato l’Amministrazione Clinton pensò che un sistema sinoamericano avrebbe risolto i problemi di ricchezza, ma non si accorse che con il deficit statunitense stava finanziando l’emergere di un impero concorrente. Nel 2009 l’Amministrazione Obama cercò un G2 con la Cina per avere una locomotiva che compensasse il grippaggio di quella statunitense. Ma nel 2013 – finalmente - si accorse che bisognava mettere un confine economico con la Cina e la Russia escludendole da un mercato delle democrazie articolato su due aree con l’America al centro: il Tpp nel Pacifico ed il Ttip nell’Atlantico. La Cina reagì con la Via della seta e la Russia con sabotaggi e dissuasioni, forse il conflitto in Ucraina (2014) una di queste. Ma L’iniziativa di Obama fu cancellata dall’Amministrazione Trump (e da Francia e Germania) che ricevette il consenso da un elettorato impoverito dalla globalizzazione. Ora l’Amministrazione Biden capisce la necessità di compattazione delle democrazie, ma non ha il consenso per darle una base economica in quanto a sinistra e a destra c’è una maggioranza protezionista.

Ma gli alleati hanno cambiato postura. La Germania ha abbandonato il mercantilismo neutralista e più volte i suoi leader hanno invocato un accordo di libero scambio con l’America come compensazione per l’abbandono del mercato russo e, in prospettiva, cinese. Il Giappone ha firmato un bilaterale di libero scambio con l’Ue e con gli Stati Uniti basato su relazioni quasi simmetriche, una grande novità per quella nazione pur forzata dalla paura per i toni aggressivi di Trump. Così il Canada che è intrecciato ad America e Messico via trattati commerciali. Ecc. In sintesi, esiste un reticolo di trattati bilaterali tra gli alleati, ma mancano quelli tra Ue con Regno Unito e con l’America. E senza il bilaterale Ue-Usa il mercato globale delle democrazie non inizierà il suo percorso. Per capirne l’importanza, vediamone 3 benefici.

1 Le democrazie sono vulnerabili a destabilizzanti contrazioni della ricchezza interna che derivano da aperture a mercati con costi di sistema inferiori. Quindi serve un flusso tra sistemi a costi simili ed un blocco sufficientemente grande per condizionare gli standard globali.   

2 Tra il blocco sinorusso e quello delle democrazie c’è un enorme area grigia. Un blocco sarà vincente se ne conquisterà una fetta maggiore. Come? Con inclusioni.  Ma una nazione si fa includere in un sistema se ne ha vantaggi. Solo un mega-mercato delle democrazie potrà darli in competizione con la Cina.

3 Gli attori economici e finanziari delle democrazie hanno bisogno di una zona sicura per l’internazionalizzazione dei loro affari. L’attuale quasi-mercato delle democrazie è sicuro, ma piccolo. Pertanto serve estenderlo includendo nazioni compatibili.

Come spingere l’America a siglare un trattato con l’Ue per poi armonizzare il reticolo dei bilaterali economici? Convincere gli europei a fare riforme di efficienza per una crescita interna trainante, non solo export led, e grazie a questo siglare un trattato economico “simmetrico” con l’America. Oggi ci sono i precursori che non c’erano ieri per generare un sistema euroamericano integrato, che faccia da nucleo aggregante, rinunciando l’Ue ad una irrealistica autonomia strategica e l’America ad un eccezionalismo ormai sfiatato. Non sarà facile per i politici: per questo serve una mobilitazione convergente degli attori di mercato nell’area delle democrazie.

(c) 2022 Carlo Pelanda
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