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Carlo Pelanda: 2022-5-4Milano Finanza e Italia Oggi

2022-5-4

4/5/2022

La sicurezza economica richiede uno scudo Ue

Il governo italiano sta facendo molto di più di quanto previsto dagli analisti per contrastare i rischi di recessione, l’impoverimento sociale e i danni al sistema produttivo dovuti alle turbolenze causate dalla guerra in Ucraina. Ma non si può tacere sul fatto che questo sforzo nazionale potrebbe essere insufficiente in relazione allo scenario che, realisticamente, prevede che ci vorranno quasi due anni per la sostituzione completa delle importazioni di gas dalla Russia. L’inflazione energetica è un fattore temporaneo, ma la sua temporalità potrebbe non essere breve, cioè restare una causa recessiva per tutto il biennio 2022-23, pur decrescendo fino ad un riequilibrio del sistema nel 2024. Va annotato che per molti analisti questo è uno scenario di caso migliore a fronte di un caso peggiore di probabilità minore, anche se non di tanto, perché pesa più del primo una certa scarsità globale di gas. Ma l’accelerazione di fonti rinnovabili e – aggiunge chi scrive - un maggiore ricorso alle risorse metanifere non ancora sfruttate nel perimetro territoriale/marino italiano, facilmente portabili a circa 10 miliardi di metri cubi anno dai 3,5-4 attuali, potrà certamente compensare tale gap e la pressione rialzista dei prezzi che comporta. Tuttavia, resta il rischio di un biennio critico dove l’inflazione potrebbe creare un danno strutturale all’economia. E tale rischio è quantificabile dalla stima che servirebbero dai 40-60 miliardi per interventi calmieranti per mettere in sicurezza il sistema Italia da adesso a fine 2023. La cifra potrebbe essere minore se i dati di ripresa piuttosto buoni fossero confermati, ma ciò toglierebbe 7-8 miliardi dal fabbisogno, lasciandolo rilevante.  Il governo ne ha appena stanziati 14 di cui una parte ha un effetto calmierante fino a luglio. Il premier ha dichiarato che se la situazione peggiorasse il governo interverrebbe. Ma non ha detto come sarebbe coperta una spesa pubblica compensativa aggiuntiva che, nel caso migliore, andrebbe da circa 20 a 40 miliardi, i secondi più probabili nel biennio detto. Non è una cifra impossibile, ma implica scostamenti di bilancio pericolosi per il costo di rifinanziamento del debito o modifiche sostanziali del Pnrr che potrebbero comprometterlo senza consenso dell’Ue o aumenti delle tasse che sarebbero depressivi. Pertanto la soluzione sarebbe un fondo straordinario europeo flessibile che coprisse fuori dalle contabilità nazionali le risorse in extradeficit necessarie. Tale scudo rinforzerebbe la fiducia economica pur nell’attuale incertezza.

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