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Carlo Pelanda: 2022-5-14La Verità

2022-5-14

14/5/2022

Non solo serve uno scudo europeo, ma anche innovativo

Il gruppo di ricerca dello scrivente ha raffinato lo scenario abbozzato un mese e mezzo fa dove prevedeva almeno un biennio, fino al giugno 2024, per il riequilibrio dell’economia e mercato europei, compresa l’Italia, e individuava la necessità di uno scudo finanziario Ue-Bce innovativo per sostenere i costi diretti ed indiretti della lancia configurata come guerra economica via sanzioni alla Russia. L’aggiornamento corrobora l’ipotesi iniziale che senza interventi straordinari Ue/Bce tale riequilibrio sarebbe molto difficile, in contrasto con le analisi che ritengono meno lunga l’inflazione e la scarsità. Tali analisi, definibili come di “riequilibrio naturale”, hanno bassa probabilità, pur scontando una certa riduzione dei prezzi dell’energia dai picchi correnti e una capacità degli attori di mercato di mitigare lo stress, nonché il fatto che le (macro)economie nazionali dell’Ue stanno andando meno peggio, pur in regressione, di quanto temuto. Pertanto serve concentrare l’attenzione sulla strategia di “riequilibrio assistito” da operazioni straordinarie che però eccedono le capacità singole delle nazioni e chiamano in causa Ue e Bce.

Gli obiettivi. Il primo e fondamentale è difendere la fiducia dei risparmiatori/investitori. I dati mostrano un aumento della liquidità in scatole non produttive nonostante l’erosione inflazionistica. Questo è un sintomo di paura che va contrastato da una posizione più rassicurante del prestatore di ultima istanza. La Bce ha cercato di farlo comunicando una posizione di “opzionalità”, cioè siamo pronti a intervenire qualsia cosa succeda e abbiamo gli strumenti adatti per farlo. Ma è in ritardo nel passare dalle parole ai fatti, creando così un gap di fiducia, con la complicazione di mostrare spostamenti verso il rialzo dei tassi, azione che va bene nel contesto se graduale per evitare l’inflazione importata in relazione al dollaro e per calmierare le attese di inflazione che alimentano una possibile spirale prezzi/salari, ma che in mancanza di altri strumenti compensativi sostiene il pessimismo economico, tra cui i timori di restrizione del credito. Lo stesso può dirsi per l’Ue: da settimane filtrano segnali che sta studiando uno scudo, ma prevale quello di un disaccordo e di lentezza nel decidere. Il secondo obiettivo, correlato, è tecnico: servono soldi che gli Stati non hanno per calmierare i costi dell’energia, per investire sulle infrastrutture e strutture capaci di ridurre la dipendenza da gas e petrolio russo, nonché accelerare sia le fonti rinnovabili sia i combustibili ecocompatibili (idrogeno, biocombustibili e carburanti sintetici). Servono soldi per compensare le aziende che, senza colpa, trovano amputati i loro mercati di sbocco e che devono cambiare il loro raggio di internazionalizzazione, nonché la catena logistica, considerando che la Cina è sempre meno una zona sicura. In sintesi, servono tanti soldi che gli Stati non possono mettere in deficit nazionale, particolarmente l’Italia, ma in un indebitamento a scadenza lunga e sterilizzata da parte di un prestatore europeo. Quanti? Considerando, oltre al fabbisogno detto e alla riserva in caso di ripresa della pandemia, gli aiuti all’Ucraina, tra cui la sua connessione logistica con l’Europa, e forse ad alcune nazioni della costa meridionale del Mediterraneo, le spese crescenti per la sicurezza non ancora messe a budget, ecc., il fabbisogno di indebitamento comune europeo fino al giugno 2024 potrebbe arrivare a 400-500 miliardi per investimenti e compensazioni applicate fino al 2026-27. Qualcuno, nell’Ue, sta proponendo di impiegare le risorse non ancora erogate del Recovery Fund pandemico stimate sui 180-200 miliardi, forse meno perché le nazioni che avevano rifiutato di accedere all’aliquota a debito di questo ora ci hanno ripensato. Ma se si fanno bene i conti servirebbe più del doppio di questa opzione.

Uno potrebbe dire che c’è il Mes e che questo ha rinunciato alla condizionalità per prestare i soldi a singole nazioni in difficoltà Ma l’eventuale indebitamento di singole nazioni in questo modo contrasta con l’obiettivo dichiarato dalla Bce di contrastare la differenziazione del grado di affidabilità dei debiti sovrani (spread). Semplificando, serve proprio un fondo europeo ad indebitamento comune. Innovativo: si pensi ad un fondo a fisarmonica, caricato in base al fabbisogno volta per volta, e tematico allo scopo di non inondare di liquidità indifferenziata il sistema, cosa che sarebbe una pompa di inflazione adatta ad una fase di deflazione, rendendolo così compatibile con la disinflazione del sistema. Ma qui deve entrare in campo anche la Bce aprendo la possibilità di acquistare una parte di questo debito Ue e di trattenerlo a lungo nel suo bilancio, sterilizzandolo, sia per mantenere la tripla A di “safe asset” sia per diluire nel tempo il costo sugli Stati. Ciò implica il mantenimento di un bilancio molto gonfio della Bce nel tempo. Eresia monetaria, considerando che la Fed lo sta sgonfiando? No, stimolo ad innovare: si tratta di definire una massa monetaria segregata autoriducentesi nel tempo. Come? La rendita dei titoli di debito non verrebbe più data agli Stati, pericolosa monetizzazione del debito via loro Banche centrali, ma conferita alla Bce con mandato di ridurre nel tempo lungo il volume di questo debito speciale. Andrebbe studiato a fondo, ma non ci sono segnali di tale evoluzione: la Bce va stimolata sul piano tecnico perché la situazione europea richiede molta più inventiva di quanta sia necessaria alla statunitense Fed.

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