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Carlo Pelanda: 2022-1-9La Verità

2022-1-9

9/1/2022

II destino di Putin dipende anche dall'Italia

L'aggressività con gli ucraini e l'interventismo nell'area ex sovietica celano il bisogno del presidente di aprire trattative con Usa e Nato. Vuole nuovi equilibri per puntellare il proprio potere e ha chiesto la mediazione di Roma: non possiamo sbagliare scelte

In settimana inizia una serie di incontri tra Russia e Stati Uniti (Pentagono, Consiglio di sicurezza nazionale coordinati dal Dipartimento di Stato guidato da Antony Blinken) poi seguiti da altri tra Nato e Mosca, livello tecnico, e tra questa e l'Osce con oggetto la crisi in Ucraina, ma in realtà esteso alla relazione generale tra Washington e Mosca. La richiesta di un'agenda accelerata dì incontri, accettata da Joe Biden il 30 dicembre, è venuta da Viadimir Putin. Sul piano nominale la sua posizione è che Mosca si sente minacciata dall'espansione a Est della Nato (corroborata dall'influenza dell'Ue) e che per la sua sicurezza pretende una ritirata della Nato stessa e dei suoi armamenti in posizioni più arretrate, nonché lo status come nazione cuscinetto disarmata dell'Ucraina. Putin ha chiesto pubblicamente, nell'incontro di fine anno con la stampa russa, la mediazione dell'Italia tra Russia e Nato. Sincera, riferendosi all'evento di Pratica di Mare del passato, o ricattatoria (Libia, Mali dove truppe italiane sono a possibile contatto con i mercenari russi della Wagner)? Tale richiesta inserisce Roma nel grande gioco: cerchiamo di capirlo.

Chi scrive ha rilevato che Putin sia in condizioni di crescente debolezza sul piano interno: stagnazione economica, dissensi crescenti e crepe nella compattezza dei siloviki che ne sostengono il potere. Sul piano del messaggio popolare, infatti, ha confezionato l'immagine di una Russia aggredita per stimolare una compattezza patriottica. Su quello economico ha bisogno di vendere più gas all'Ue, via gasdotto North Stream 2, ma soprattutto di siglare contratti a lungo termine che permettano investimenti nell'industria energetica fossile russa ora messa in difficoltà dalla preferenza dell'Ue per contratti di fornitura «spot», in previsione (peraltro sbagliata) di un minor fabbisogno fossile futuro, cosa che spaventai «colonnelli» del suo regime, considerando che questi (per lo più anche colpiti da sanzioni individuali statunitensi) fanno profitti solo vendendo armi ed energia, non esistendo industria leggera.

Per sopravvivere il regime russo ha bisogno di un accordo con l'America dove questa attutisca il veto all'Ue per relazioni economiche con la Russia. Ma l'unico modo per parlare con l'America, per un Putin che fin dal 2001 tenta di farlo, sempre respinto, è quello di alzare le tensioni per poi ottenere un compromesso. Chi scrive ha anche la sensazione che il Patriarcato di Mosca voglia distruggere quello di Kiev dopo che quest'ultimo ha dichiarato la propria autonomia, separandosi. La Chiesa ortodossa russa è un pilastro del potere di Putin e questi non può ignorarla né allentare la pressione sull'Ucraina. Per inciso, ci sarebbe uno spazio di mediazione da parte del Vaticano trai due patriarcati.

In sintesi, l'aggressività russa verso l'Occidente ha un motivo strumentale, la sopravvivenza di Putin, che implica due obiettivi: riconoscimento da parte dell'America che esiste un impero russo meritevole di rispetto; riconoscimento di un'influenza russa sull'Ucraina sia come annessione della parte russofona (Donbass e Crimea) sia come neutralità a favore di Mosca. Ma Putin non ha la forza per ottenerli con l'aggressività.

Se invade militarmente una parte dell'Ucraina (quella utile per il collegamento terrestre con la Crimea), gli ucraini combatteranno con armamenti forniti velocemente dalla Nato (la burocrazia imperiale statunitense ha corretto l'iniziale risposta di sole sanzioni economiche da parte di Biden). Inizialmente potrà sfondare il fronte, ma poi resterà impaludato in una guerriglia erosiva.

Non solo: già Finlandia e Svezia, pur non amandosi, hanno siglato un accordo bilaterale di difesa antirussa e sarebbero pronte a convergere con la Nato e a rinunciare alla neutralità se Mosca aumentasse l'aggressività. L'America presserebbe di brutto la Turchia, dando in cambio aiuti economici, per chiudere ai russi il passaggio fuori del Mar Nero, facendo entrare navi Nato. Putin minaccerebbe il ricorso ai missili tattici ipersonici o perfino a quelli strategici? L'apparato moscovita, per nulla fanatico e interessato al business, lo ucciderebbe. Pechino non lo seguirebbe perché vedrebbe nel confronto con la Russia una scusa per gli americani e per il blocco delle democrazie di stringere ancor di più la Cina.

Recentemente Australia e Giappone hanno siglato un accordo bilaterale militare che è un'estensione dell'Aukus nell'Indo-Pacifico in funzione anticinese, ma che potrebbe essere anche mirato in funzione antirussa verso imari siberiani. Lo scioglimento del regime kazako (non è chiaro se per implosione o se per insorgenza indotta degli islamici turcofoni) impone a Mosca un presidio diretto dell'area, e di tutta l'Asia centrale compreso l'esplosivo Caucaso, che costerà ingenti risorse.

Difficilmente Putin farà mosse imprudenti o insostenibili. Lo si è visto nella recente guerra tra Armenia e Azerbaijan dove, tutore della prima, ha mediato un compromesso penalizzante per l'Armenia stessa - cosa che dovrebbe farle ripensare l'alleanza - pur di non infiammare l'area. Ma qualche mossa dovrà comunque farla per difendere la propria sopravvivenza politica interna e forse fisica. In conclusione, se Putin ha citato l'Italia per scopi ricattatori è meglio se li rimangi. Se invece ha chiesto salvezza ci potrà essere una riflessione entro la Nato e l'Ue, per esempio sull'energia, ma congeli l'aggressività verso ovest come precursore basico di compromessi reciprocamente vantaggiosi.

(c) 2022 Carlo Pelanda
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