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Carlo Pelanda: 2021-12-28La Verità

2021-12-28

28/12/2021

I fattori più e quelli meno nello Scenario 2022

Gli scenari istituzionali, tra cui quello di Banca d’Italia, mantengono una previsione di crescita del Pil 2022 un po’ sopra il 4%. Quelli privati stanno annotando l’impatto del costo dell’energia sui bilanci aziendali e, in generale, dell’inflazione sui consumi e sui risparmi delle famiglie combinato con quello dell’ondata epidemica nel settore dei servizi. La scarsità di materie prime e semilavorati essenziali per le produzioni manifatturiere si sta riducendo troppo lentamente per sperare in una soluzione rapida delle turbolenze nel ciclo logistico globale. Pertanto, pur considerando il buon rimbalzo del Pil 2021 attorno al 6,2%, il quarto trimestre dell’anno non potrà essere brillante, inducendo un ritmo lento per l’economia nel primo bimestre 2022. Poi nella primavera ed estate le dinamiche economiche potrebbero accelerare. Ma se dopo il settembre 2022 non saranno risolti i problemi di inflazione energetica e quelli di insufficiente contenimento delle ondate virali, la crescita avrà un blocco e diventerà molto disomogenea tra settori economici e sul piano sociale. Numeri, elaborati dal team di ricerca di chi scrive: non si possono escludere una recessione o un boom, ma la forchetta più probabile è tra il 2,5-3%, caso peggiore, ed il 5%, caso migliore.

La differenza tra casi peggiore e migliore dipenderà, appunto, dalla soluzione o meno dei problemi di inflazione ed epidemiologici prima dell’autunno-inverno, immaginando che il clima caldo in primavera ed estate riduca la circolazione del virus. Al riguardo dell’emergenza medica è osservabile un apprendimento accelerato da parte dell’industria farmaceutica: maggiore varietà e adattabilità dei vaccini e, soprattutto, di farmaci in caso di contagio. L’apprendimento da parte delle istituzioni appare più lento, ma i fallimenti nella gestione dell’epidemia, non solo in Italia, avranno probabilmente un effetto educativo. Sufficiente per evitare una replica del quarto trimestre 2021 nel 22? Chi scrive pensa di sì, ma più grazie alla tecnologia che alla buona organizzazione delle strutture mediche, in Italia e altrove lasciate insufficienti nel 2021 per la colpevole illusione che l’emergenza fosse sotto controllo: non potranno estendersi di tanto nel 2022. Ci si può attendere un miglioramento, ma senza raggiungere l’ottimo: la traduzione in curve economiche vuol dire (stima) che il virus peserà di meno nel quarto trimestre 2022, ma ancora resterà un peso nel settore dei servizi basati sui flussi di persone.

Il fattore più preoccupante è l’inflazione.  Questa è spinta principalmente dai costi dell’energia, ma anche dall’eccesso di liquidità pompato dalla Bce e da alcune bizzarre misure stimolative del governo italiano che alzano i costi oltre misura, per esempio i bonus edilizi. La Bce cesserà gli acquisti di debiti nazionali in primavera (programma Pepp) e attuerà una stretta graduale, attutita dal rinnovo dei titoli di debito già nel suo bilancio – circa 1/3 di quello italiano – e dalla continuità di un altro programma di acquisto dei debiti nazionali (App) che potrà essere flessibile in base alle circostanze. Infatti la Bce ha preso una postura di “opzionalità” dandosi strumenti per ogni evenienza. Bene. Ma non può intervenire sui costi energetici se non inducendo una suicida recessione per ridurne la domanda. Pertanto il rischio di inflazione resta elevato. Verrebbe ridotto da un compromesso tra Ue/Nato e Russia dove la prima accetterebbe di firmare i contratti a lungo termine richiesti da Mosca. Ma l’Ue nicchia perché ritiene di ridurre le importazioni di gas prevedendo l’aumento di fonti alternative e perché è pressata dall’America per ridurre la dipendenza dalla Russia. Ci sono segnali che un compromesso possa essere siglato entro l’estate. Se ciò accadesse aumenterebbe la probabilità di caso migliore. Se non accadesse vi sarebbero altre soluzioni, ma meno calmieranti i prezzi, spostando lo scenario verso il caso peggiore. Per inciso, comunque sarebbe necessario per l’Italia riaprire i giacimenti di gas e sfruttarne di nuovi considerando che le riserve oggi accertate di 90 miliardi di metri cubi di gas sono probabilmente 8-10 volte tanto. Ciò porterebbe lo scenario 2023-24 verso un boom duraturo.

Come mai, vista la rilevante incertezza, il team di ricerca dello scrivente ha messo nello scenario anche la possibilità di un balzo verso il 5%? Perché i dati mostrano un’enorme capacità adattativa del sistema industriale italiano che riesce a crescere nonostante la sub-ottimalità della politica. Infatti se l’Italia avesse la fortuna di trovare partiti con capacità cognitive e gestionali realistiche, nel 2022 potrebbe spuntare un caso migliore del 6,5% nonostante le incertezze. Come? Se la politica mettesse al centro l’industria, dimezzandone i costi di sistema e fiscali. Possibile? Il team di ricerca lavora per fondi di investimento industriale, rilevando che le aziende italiane sono come un salvadanaio magico: ci metti un euro e ne tiri fuori tre, se le qualifichi. Con costi dimezzati l’aumento di valore sarebbe superiore, nonché la capacità di assumere. Ma è fantasia che la politica decida o possa rinunciare all’assistenzialismo dissipativo a ridosso di elezioni.

Nello scrivere questa bozza di scenario si è assunta una certa stabilità globale nonché una postura pragmatica dell’Ue. Le stime interne ed esterne 2022 dovranno essere aggiornate a marzo, ma per intanto ci sono motivi per un moderato ottimismo.

(c) 2021 Carlo Pelanda
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