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Carlo Pelanda: 2021-12-12La Verità

2021-12-12

12/12/2021

E’ ora di negoziare un confine stabile tra Ue-Nato e Russia

Il gioco di minacce e controminacce tra Russia e Ue-Nato è una perdita di tempo e risorse per ambedue le parti. Pertanto andrebbe delineato un percorso innovativo che che andrebbe esplorato ora in vista dell’elaborazione della strategia Nato 2030, e che alla Russia non dispiacerebbe: 1) congelamento del conflitto; 2) definizione di un confine stabile; 3) iniziative per la costruzione della fiducia reciproca; 4) infine collaborazioni, queste selettivamente possibili già nella terza fase. Vediamone lo schema.

Prima va fatta una macro analisi di destino. Chi scrive è certo che Mosca non vorrà essere costretta a prendere una posizione di alleanza strutturale con la Cina entro un bipolarismo tra Stati Uniti e Cina stessa. Al momento Mosca converge con Pechino, ma senza approfondire la convergenza fino al punto di non ritorno, perché non riesce a trovare altri alleati essendo rifiutata dagli Occidentali. Inoltre, produce solo armi ed energia e orienta la sua strategia per venderle non potendo contare su un mercato civile sviluppato e variato. Ma tra breve la Cina, dopo aver comprato e copiato tecnologia russa (oltre che aver rubato via spionaggio quella statunitense e acquisito via penetrazione diretta quella europea) non avrà più bisogno degli eccellenti cervelli russi. A quel punto la Cina la tratterà come un vassallo. Anzi, ha già iniziato a farlo, stimolando gli analisti russi a trovare una via alternativa al vassallaggio. Al momento Mosca sta tentando di tutto per cercare convergenze con l’India, la Turchia, preservare quella con l’Iran nonché stabilire cointeressenze petrolifere con l’Arabia e prendere posizioni di “presenza” in Africa e Sudamerica. Ma L’Iran è ormai sotto influenza cinese, l’India ha l’interesse a mantenere una certa amicizia con la Russia per il contenimento del fronte islamico e della pressione pakistana, ma resterà più agganciata all’America (Australia, Giappone) in funzione anticinese. La Turchia, nonostante le frizioni, non vorrà mai lasciare la Nato. Per la presenza in Africa e in Sudamerica ci vogliono soldi che la Russia non ha e la Cina, pur molti di meno a causa della sua implosione economica interna, sì. In sintesi, l’impero russo, se solo, non ha un destino autonomo. Ciò è chiaro nella mente di Vladimir Putin: nel 2001, dopo gli attentati a New York, comunicò a George W Bush che era pronto a schierarsi nella lotta contro l’insorgenza islamica, chiedendo “solo” il riconoscimento della Russia come secondo potere mondiale (anche in funzione anticinese), ma l’americano rifiutò. Più volte tentò questo approccio senza riuscirci. Poi passò a corteggiare gli europei con esiti negativi. Ora con gli occidentali ha un atteggiamento di minaccia per costringerli a negoziare qualcosa, considerando che ha anche bisogno di sollecitare il nazionalismo russo per mantenere il fragile consenso interno. Se questa interpretazione della situazione russa fosse corretta, allora all’Ue-Nato converrebbe seguire la strada detta sopra.

1 Il congelamento del conflitto in Ucraina e altrove non potrà avvenire solo con interventi puntuativi di contro-dissuasione o di negoziato parziale: le parti devono impegnarsi a stabilizzare una volta per tutte i confini tra loro. Mosca-Putin ha sempre lamentato l’ambiguità Ue-Nato in materia. Se si prova a definire un tavolo di definizione dei confini è probabile che la Russia si dichiari disponibile.

2 Per l’Ue-Nato è molto difficile stabilizzare un confine con la Russia perché, pur esistendo di fatto, implicherebbe il riconoscimento formale dell’occupazione russa del Donbass ucraino e della Crimea. Queste sono aree filorusse e russofone e Kiev non se le riprenderà mai. Il bilanciamento potrebbe essere raggiunto aprendo all’Ucraina il processo di accesso all’Ue, ma non alla Nato. Forzando la Russia ad accettare un’ampia area demilitarizzata sul suo lato, lasciando la Bielorussia zona grigia, di fatto destinata ad una ri-annesione alla Russia. Il problema per l’Ue sarebbe la limitazione del sostegno ai movimenti pro-democrazia sia a Minsk che a Mosca. Ma ciò può essere bilanciato da un impegno russo a non applicare repressioni, monitorato da una Corte speciale congiunta euro-russa. La definizione di un confine stabile (incluso l’Artico) non depotenzierebbe la missione Nato in quanto per un po’ di tempo, prima di accordi di convergenza e in attesa di vedere che la sostituzione di Putin non porti disordini in Russia, o suo frazionamento, resterà necessario un presidio. Ma una cosa è presidiare un confine preciso, un’altra gestire un confine mobile. Sarebbe un miglioramento.

  1. Questo miglioramento permetterebbe di spostare più risorse Nato a Sud, estendendone l’area di presidio verso l’Africa, interesse evidente di Francia, Italia e altri mediterranei nonché dell’America che vorrebbe dare loro mandato proconsolare per l’area. E la stabilità del confine nel tempo favorirebbe la costruzione di una fiducia reciproca.
  2. Su questa base, poi potrebbero esserci collaborazioni sempre più ampie che permetterebbero alla Russia (esclusa dalla Via della seta di fatto, ma includibile nell’iniziativa “Global Gateway” appena approvata dall’Ue) di modernizzare la propria economia, con utilità anche di quelle europee e statunitense, rendendo capace l’impero russo di restare autonomo, ma sempre più agganciato all’Occidente e sempre meno alla Cina.

In conclusione, per chiudere il geo-accerchiamento della Cina non serve conquistare la Russia, ma basta incentivarla a mettersi in posizione di entità autonoma convergente con l’Occidente, consolidandola grazie ad un confine fonte di fiducia reciproca. Una convergenza tra Chiese cattolica e ortodossa, la seconda decisiva in Russia, aiuterebbe: croce e luce.

 

(c) 2021 Carlo Pelanda
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