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Carlo Pelanda: 2021-11-21La Verità

2021-11-21

21/11/2021

Trattato del Quirinale Necessaria la ratifica del Parlamento per evitare trappole

L’accordo con Parigi indebolirà Berlino e le sue pressioni future per il rigore. Ma la nostra ricchezza sovrana non è sacrificabile.
Il Trattato del Quirinale tra Francia ed Italia verrà firmato, ma il testo è secretato e sono emerse alcune indiscrezioni inquietanti, ma relative a bozze datate e in divenire. Però sta aumentando il numero di aziende (e banche) che cercano informazioni perché preoccupate, in settori esposti all'azione predatoria della Francia nell'ultimo ventennio. I partiti tacciono, i parlamentari si dichiarano disinformati: quindi tocca alla stampa tentare possibili scenari. Chi scrive ritiene razionale sia non escludere accordi bilaterali settoriali, se equilibrati, sia difendere la ricchezza nazionale (risparmio e potenziale industriale residente) se minacciata. Questa posizione è diversa da alcuni commenti che hanno annunciato contoni acritici la firma del Trattato e scritto, per esempio, che questo è un'assicurazione contro la pressione tedesca per il rigo· re che merita il dare in cambio alla Francia un po' della nostra ricchezza stessa. Evitare l'austerity è un bene ma mai giustificherebbe la perdita di una parte della nostra ricchezza sovrana. Ma il contrasto a tale posizione non deve basarsi sull'esatto contrario bensì su valutazioni realistiche e pragmatiche. Per esempio, se l'accordo di cooperazione bilaterale rafforzata avrà la forma di una lettera di intenti per fissare un calendario successivo di consultazioni settoriali e le materie in oggetto, allora il ciclo di trattative potrebbe trasformarsi in un vantaggio reciproco. Se, invece, l'accordo avesse potere vincolante e sistemico già da subito, con poco spazio per negoziati settoriali, allora il problema sarebbe enorme e andrebbe risolto con una mobilitazione difensiva. Non lo si sa ancora: la forma annunciata appare la prima, ma c'è la possibilità di una blindatura su alcuni temi, senza ratifica del Parlamento. La raccomandazione è di stare attenti a questo aspetto, pronti ad agire in un senso o nell'altro. Chi scrive stenta a credere che Mario Draghi possa appoggiare un accordo controproducente per l'Italia nonché seguire Parigi in una pastura post Nato. Ma non conosce, pur immaginandone alcune, le condizioni percepite da Draghi per evitare guai all'Italia: certamente non vuole litigare con la Francia. Né con gli attori italiani filo-francesi che gli sono ostili in un momento ove serve il massimo consenso interno per l'azione di governo. Ma proprio questa evidenza lascia spazio a incertezze sulla capacità italiana di negoziare alla pari che ha giustificato un'allarmata attenzione preventiva su questa e altre, poche, testate consapevoli. Tuttavia, pur nel disordine delleistituzioniitaliane,c'èun personale affidabile e attento al nostro interesse nazionale: ottimi funzionari del ministero degli Esteri, pur questo penetrato da agenti di influenza francese; servizi segreti che, al netto di qualche sbavatura, funzionano e che operano in stretto contatto con le grandi aziende pubbliche italiane, da tempo esposte a frizioni o tentativi predatori francesi; e anche politici, che pur in mezzo a decine di loro colleghi reclutati dalla Francia- chi con incentivi, chi con sostegni alla carriera - certamente hanno volontà e capacità di insorgere se ve ne fosse la necessità. In sintesi, c'è un nucleo nelle istituzioni per la difesa dell'interesse nazionale da non sottovalutare pur in presenza di una forte influenza francese. Chi scrive raccomanda una posizione di attenzione, ma di fiducia fino a prova contraria. A chi scrive gira da tempo una domanda in testa: perché mai Emmanuel Macron ha tanto premuto nel 2.018 per formalizzare un trattato bilaterale omnibus con l'Italia e preme ancora di più adesso per siglarlo quando con azioni silenziose e informati soggetti francesi privati e semipubblici, guidati da una centrale strategica statale, hanno fatto man bassa di banche, gestori del risparmio, Borsa, in Italia? Probabilmente ora a Parigi non basta più conquistare l'economia italiana per bilanciare lo strapotere di quella tedesca, progetto attivato nel1993, ma serve qualcosa di più e di più formale: il vassallaggio dell'Italia per aumentare la centralità dell'industria francese della Difesa e ricevere più soldi comunitari nazionalizzabili. La Francia ha anche bisogno di un allineamento dell'Italia per potenziare la sua azione nel Mediterraneo costiero e retroterra profondo, considerando che l'Italia stessa ha una solida lealtà Nato e una presenza massiva di basi statunitensi sul territorio che permetterebbe ad una Francia capace di far convergere in subordine l'Italia stessa di puntare a un mandato proconsolare da parte dell'America per l'area. Da un lato, il Segretario di Stato AnthonyBlinken, di educazione francese, ha segnalato una mezza disponibilità. Dall'altro, questa è illusoria perché gli altri attori rilevanti dell'amministrazione Biden non vogliono neanche sentir parlare di un ruolo troppo autonomo della Francia, pur dandole contentini perché stia buona. Ma forse il fattore più pressante è l'esigenza di Macron di avere il sostegno del mondo industriale e finanziario francese d~p~o i!l ca~bio prede: per lo p1u Itahane, 1n un'elezione presidenziale nel 2002 molto difficile. E preme ora perché la Germania è senza governo e l'Italiaha un parlamento disattento. Per questo bisogna fare attenzione, ma anche esplorare vantaggi negoziati perché Macron e la Francia sono in realtà deboli, settorializzando gli accordi e non facendone uno sistemico preliminare, omnibus e vincolante che toglierebbe levanegoziale all'ltafia. Poi sarà rilevante un consulto con il nuovo governo tedesco per valutare quali vantaggi strappare a una Berlino che non vuole un binomio i taIo- francese che la depotenzi.

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