ENGLISH VERSION


 VITA
  Biografia     Gallery     Interviste     Premi     CAP Channel

 PUBBLICAZIONI

  Libri
  Saggi
  Ricerche
  Articoli dal 1998

 LETTERE

  Scrivi a CP
  Leggi le lettere
  Archivio

 CERCA


ENGLISH Carlo A. Pelanda SEARCH
X  

MENU   VITA   ARTICOLI   INTERVISTE
fb Tw print

Carlo Pelanda: 2020-10-18La Verità

2020-10-18

18/10/2020

Serve un nuovo ponte sul “fiume guai”

Troppe ombre stanno depotenziando l’effetto fiducia prodotto dal Recovery Fund, cioè dall’attesa di 209 miliardi a debito eurogarantito e con una parte, semplificando, come regalo. Il governo non sta mostrando la documentazione programmatica italiana inviata all’Ue o in procinto di esserlo.  Nell’Ue, con evidenza nel recente summit, non c’è consenso per la sua realizzazione. Pertanto è razionale pensare ad un altro fattore, sostitutivo o integrativo, capace di produrre fiducia economica.       

Sospetto che il Recovery Fund sia in piccola parte reale, ma in gran parte un raffinato “trucco” politico.  Tale sospetto è sorto già nel luglio 2020 quando è emersa una formula (approvazione dei parlamenti Ue, tra cui alcuni regionali, e di quello europeo) che richiede molto tempo per approvare l’iniziativa: fine 2021 o perfino metà 2022. Quale trucco? Arrivare con approvazione incompleta o non terminata al momento del vaccino e conseguente soluzione dell’epidemia che renderebbe immotivati i finanziamenti europei d’emergenza di cui il maggiore beneficiario è l’Italia. Potevano i governi avere l’informazione sui tempi del vaccino nel luglio scorso? Certamente potevano stimarla entro il 2021 anche perché, via Ue, hanno selezionato un fornitore che, evidentemente ha fornito piani piuttosto precisi in cambio del contratto. E, via intelligence, ciascun governo ha potuto avere dati sensibili per valutare lo sviluppo della tecnica nel mondo. Ciò non vuol dire che sia tutta fuffa. L’effetto fiducia della profezia “Recovery” ha finora funzionato come mito orientativo. Poi, per nascondere il regalo alla Francia, se ne è dato uno maggiore all’Italia, ovviamente condizionato dagli interessi di Parigi e Berlino. La Germania ha un sincero interesse a sostenere l’economia italiana per propri scopi industriali e di export nonché per ridurre il rischio di insolvenza del debito italiano che distruggerebbe l’eurozona, cioè il suo dominio. Infatti qualcosa arriverà all’Italia: un piccolo anticipo sulla somma concordata di 209 miliardi, pur non ancora confermato quanto a debito eurogarantito e quanto come finanziamento puro. Ma lo farà attorno giugno. Se per allora ci sarà il vaccino, mancherà il consenso per completare il programma europeo d’emergenza come definito nel luglio 2020. E con buone ragioni. La notizia credibile di più vaccini sufficientemente efficaci produrrà un effetto boom nel mercato, amplificato dall’enorme liquidità in circolazione. Quando? Annunci preliminari a parte, la notizia con vero effetto boom è attesa tra il marzo e giugno 2021. Bene, tutto risolto?

Piano. I danni delle restrizioni economiche per motivi medici sono enormi e rendono probabile che il boom di primavera 2021 possa essere selettivo: far volare subito alcuni settori mentre altri fanno fatica a riprendersi o marciano, perché feriti e zoppicanti, più lentamente oppure solo parzialmente. In particolare, c’è il rischio di una selettività sociale con un numero di disoccupati o sotto-occupati tale da provocare instabilità politiche, considerando che l’emergenza pandemica ha accelerato la tendenza già in atto di disintermediazione tecnologica di molti lavori. Inoltre, il danno potrebbe essere aumentato ora, nei mesi invernali, per la seconda ondata dei contagi, tecnicamente contenibili, ma emotivamente no, con impatto devastante nei settori basati sui flussi e interazione di persone, anche per la difficoltà/incapacità gestionale dei governi, il nostro in gara per il podio nel trofeo dell’inconsistenza. Il rischio: il Recovery Fund potrebbe essere depotenziato, l’Italia comunque incastrata nell’impiegare i suoi soldi versati ai fondi e bilancio europeo in modo non adeguato alle sue specifiche esigenze, con limiti per un ulteriore indebitamento e con una massa di popolazione lasciata nell’incertezza nonostante il boom. Il problema per l’Italia può essere mitigato dalla sua similarità con altre nazioni, ma il “fiume guai” potrebbe essere molto più ampio da noi che altrove. Pertanto sarebbe razionale costruire un “ponte sul fiume guai” senza contare troppo sul Recovery Fund nel 2021 per poter tenere elevata la fiducia economica in questa contingenza. 

Come? Vedo il ponte in forma di prodotto finanziario di almeno 18 mesi di extradebito – non inferiore a 100 miliardi - finalizzato sia ad evitare fallimenti, crisi bancarie, ecc., sia a sostenere la ripresa dei settori più colpiti per accelerarla, corredato da un programma massivo di riqualificazione dei lavoratori. Tale extradebito, però, sarebbe possibile per l’Italia solo se la Bce decidesse di trattenerlo nel proprio bilancio a lungo (decenni) in modo da sterilizzarlo. Infatti, prendendo atto di quanto sia difficile ottenere il consenso in sede europea per gli eurobond e per i fondi a perdere, se fossi io al governo tenterei uno swap: l’Italia rinuncia a trattamenti privilegiati di politica fiscale europea, ma chiede in cambio, nei modi appropriati, che la Bce crei una garanzia rafforzata sul proprio extra debito, e di altre nazioni in necessità, anche rinunciando ad incassare i rendimenti dei titoli emessi che tornerebbero allo Stato italiano perché comprati da Banca d’Italia a nome dell’eurosistema, aderendo così al divieto di monetizzazione del debito scritto nei trattati. Oppure chiederei il sostegno certificante della Bce per lanciare un prestito irredimibile di un secolo che non è classificabile come debito. Una di queste soluzioni non sarebbe la sola, ma certamente la principale per guadare il “fiume guai” nel caso, non escludibile appunto, di una interruzione o depotenziamento del Recovery Fund.

(c) 2020 Carlo Pelanda
FB TW

(c) 1999 Carlo Pelanda
Contacts: letters@carlopelanda.com
website by: Filippo Brunelli