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Carlo Pelanda: 2020-7-20L' Arena,
Giornale di Vicenza,
Brescia Oggi

2020-7-20

20/7/2020

C’è una soluzione nazionale

L’esito del negoziato intergovernativo sui fondi europei non è stato soddisfacente per l’Italia e ciò riporta l’attenzione sui mezzi sovrani per reperire le risorse d’emergenza. Con urgenza. Si sta instaurando, infatti, la profezia ansiogena di un autunno catastrofico per l’economia. I dati di contagio nel mondo stanno alzando il rischio sia di una ripresa lenta dei flussi internazionali sia di una grave recessione globale. Non bisogna spaventarsi, ma servono extra-risorse subito, non aumentando il debito pubblico per evitare la percezione di insolvenza dell’Italia da parte dei compratori del debito stesso. Possibile?
Certamente. Non se ne parla perché il governo ha puntato tutto sulla solidarietà europea, sbagliando strategia: qualche soldo verrà, ma con complicazioni, in quantità insufficienti e tardi. Quindi ora se ne deve parlare. All’Italia servono dai 150 ai 200 miliardi di cassa non a debito per almeno 18 mesi, cioè fino a quando ci sarà un vaccino oppure un’evoluzione delle terapie che minimizzino il rischio medico, accelerando la ripresa nazionale e globale. Questi soldi non a debito possono essere reperiti in uno o due mesi dallo Stato lanciando un prestito irredimibile a 100 anni: il titolo dà diritto ad un rendimento (cedola) annuale per un secolo in cambio della rinuncia al rimborso del capitale, cosa che appunto lo rende non classificabile come debito. Lo ha appena fatto l’Austria per reperire 2 miliardi di cassa urgente. E’ attraente una tale obbligazione (quasi) perpetua? Sicuramente lo è per investitori istituzionali (fondi pensione, assicurazioni, ecc.) perché di fatto si compra moneta carica di rendimento intrinseco che la protegge dall’inflazione, alla condizione che sia scambiabile fluidamente. Ma lo è anche per piccoli risparmiatori se la trasmissione ereditaria non è tassata. Se poi il titolo diventasse acquistabile dalla Bce sarebbe sicurissimo. Ma proprio queste sue qualità lo potrebbero mettere in concorrenza con i titoli di debito statale ordinario. Considerando che il Tesoro deve rifinanziare il debito pregresso per circa 400 miliardi all’anno è ovvio che su questo problema ci debba essere la massima attenzione. Ma ci sono soluzioni perfino banali di ingegneria finanziaria per risolverlo. In conclusione, c’è uno strumento nazionale, semplice e rapido che permetterebbe all’Italia di “fare da sola” pur sotto l’efficace ombrello protettivo della Bce, anche riconquistando reputazione.

(c) 2020 Carlo Pelanda
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