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Carlo Pelanda: 2020-6-21La Verità

2020-6-21

21/6/2020

Riemerge il “rischio Italia”

In Germania c’è un esteso dibattito sui media e tra esperti sull’insostenibilità del debito pubblico italiano. La stessa cosa dovrebbe esserci in Italia per stanare un governo che tende ad oscurare questo problema, per esempio non in agenda negli “stati generali”, nonché a peggiorarlo.

 La Bce lo risolverà perché deve? Tenterà: l’insolvenza del debito italiano, infatti, metterebbe a rischio l’Eurozona con effetti destabilizzanti globali. Inoltre, la situazione della Francia non è dissimile da quella dell’Italia e richiede soluzioni non convenzionali. Da un lato, la Bce ha preso una postura di garanzia totale illimitata che riguarda non solo l’acquisto dell’extradebito d’emergenza, ma anche, pur ora tacendolo, la sua sterilizzazione, trattenendolo a lungo nel suo bilancio. Dall’altro, Jens Weidmann, presidente della Deutsche Bundesbank ha fatto una dichiarazione shock: la Bundesbank seguirà le indicazioni della Corte costituzionale tedesca. Se questa riterrà (ad agosto) che la Bce abbia violato la proporzionalità (capital keys) negli acquisti di debiti nazionali, emanerà una sentenza che impedirà alla Bundesbank di partecipare al programma di garanzia illimitata della Bce stessa. Tale esito scatenerebbe una tempesta nell’Eurozona dove l’Italia perderebbe la residua fiducia dei mercati perché senza più ombrello Bce. Infatti Weidmann ha cercato di attutire la sua dichiarazione dicendo che si troverà una soluzione. Ma questa non può essere altro che porre un limite alle garanzie Bce sull’Italia. Per questo la Bce ha ribadito che risponde solo alla Corte europea e non certo a quella tedesca e che la sua indipendenza è definita da un trattato. Tra le righe significa: nella Bce si vota a maggioranza e la Germania con i suoi alleati rigoristi è in minoranza. Ma nessuno può vietare alla Bundesbank di ritirarsi dal programma di acquisto dei debiti: basterebbe questo per destabilizzare l’euro e spingere il mercato finanziario a fuggire dall’Italia, devastandola.

 Potrebbe succedere? Angela Merkel, Emmanuel Macron, la Commissione e il Parlamento europeo stanno tentando di evitarlo, sia per mantenere il dominio diarchico sulla regione sia per tenere in vita le istituzioni europee, offrendo all’Italia – via Next Generation Fund - un po’ di denaro a perdere eurogarantito, ma chiedendo in cambio di accettare una condizionalità sul piano delle riforme che poi apre la possibilità di usare l’enorme risparmio italiano per riduzioni del debito. Semplificando: ti regalo un po’ di soldi, ma poi ti governiamo noi, intanto chiedi l’intervento del Mes per mostrare che ti arrendi.  Giuseppe Conte sembra trovare conveniente questa soluzione auto-annessionista perché gli garantirebbe una leadership prolungata sostenuta dai poteri europei. Tuttavia, l’elettorato tedesco non vuole fare regali né in termini di donazioni né in forma di garanzia Bce illimitata e le elezioni in Germania ci saranno tra un anno e mezzo circa. Pertanto i partiti tedeschi o dovranno giustificare gli aiuti all’Italia mostrando che la Germania, via Ue, prende il controllo dell’Italia disordinata, riordinandola, oppure dovranno aumentare la loro eurodivergenza a causa del “rischio Italia”. Merkel e Macron possono gestire l’opposizione delle piccole nazioni nordiche che si oppongono al regalo all’Italia, in realtà strumento per mercanteggiare concessioni, ma è difficile che la seconda riesca a gestire l’umore anti-italiano dell’elettorato tedesco. Per questo cercherà di accelerare l’accordo di “regalo in cambio di commissariamento dell’Italia”, ma riducendo il regalo stesso.

Ovviamente non conviene all’economia e reputazione italiane accettarlo, ma per riuscirci, tenendo la fiducia del mercato finanziario internazionale, bisognerebbe attivare una soluzione alternativa. L’allarme tedesco e di altri sull’insolvenza italiana a causa di un debito enorme non bilanciato da crescita sufficiente, infatti, è sostenuto da argomenti realistici e non solo da stereotipi. Inoltre, non possiamo più usare la finestra di opportunità suggerita intelligentemente da Mario Draghi ai tempi del blocco totale: fate adesso tutto il debito che serve perché sarebbe motivato da un’emergenza che lo assimila al debito di guerra, cioè ad una situazione speciale che poi ne facilita la (semi)cancellazione. Ora è troppo tardi e la Bce, per evitare conflitti interni, avrà – temo - limiti nella sterilizzazione dell’extradebito, considerando che senza questa misura il debito per l’Italia sarà veramente insostenibile. Pertanto le opzioni sono due: a) arrendersi al commissariamento; b) o tentare la strada (b.1) di un debito irredimibile - che non è vero indebitamento e i cui titoli possono essere usati come (meta)moneta - proposto da Paolo Savona, aggiungendo (b.2) un’operazione “patrimonio pubblico contro debito” per ridurlo e (b.3) allocando le risorse fiscali più per investimenti e meno per assistenzialismo. La seconda via è quella possibile e giusta. La prima, sbagliata, è quella in esecuzione da parte di questo governo. Spero che se anche in Italia, come in Germania, si analizzasse a fondo e diffusamente il problema del debito italiano invece di nasconderlo, forse emergerebbe una maggiore consapevolezza sulla priorità di risolverlo con innovazioni di autonomia nazionale, combinata con la responsabilità nei confronti degli altri europei. E i tedeschi? Hanno ragione sul fatto che il “debito” è peccato, ma mi permettano di tradurre “debito” in Yiddish, “khoyv”, per ricordare che anche loro ne hanno uno, pesantissimo, e che glielo abbiamo condonato. Verstanden?

(c) 2020 Carlo Pelanda
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