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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2019-4-1L' Arena

2019-4-1

1/4/2019

Poca detassazione e tanto debito

Le euroregole obbligano gli Stati e redigere entro il 10 aprile una bozza di bilancio 2020 (Def) che ne definisca i saldi come impegno che questi restino fissi nella specificazione successiva dei dettagli. Molti analisti, in base alle previsioni correnti di una crescita del Pil italiano 2019 e 2020 attorno allo zero, avvertono che il governo dovrebbe o portare il deficit allo 3,5% del Pil oppure aumentare sostanzialmente le tasse indirette e dirette per mantenere gli impegni di spesa. Un tale scenario, complicato da un debito che da anni cresce più del Pil, è devastante perché le tasse innescherebbero una recessione profonda e un deficit troppo elevato toglierebbe fiducia alla capacità dello Stato di ripagare il debito stesso, minando la stabilità del sistema del credito con impatto grave sull’economia reale. Ma il governo appare relativamente tranquillo. Molti si chiedono se per irresponsabilità, per nascondimento utile alla campagna elettorale o altro. In realtà, paradossalmente, la tendenza recessiva in Italia e nell’Eurozona semplifica il lavoro del governo perché le norme europee e la nuova prassi a seguito degli errori (riconosciuti dai rigoristi) fatti con la Grecia e altri ammettono la flessibilità di bilancio per contrastare il rallentamento dell’economia, cioè ammettono politiche di bilancio anticicliche attenuando la pressione per il rigore. Pertanto, il governo potrà invocare tale criterio e sperare nel “permesso” dell’Ue, come per altro farà la Francia, di continuare a finanziare con deficit, nominalmente attorno al 2%, ma sostanzialmente oltre il 2,5% grazie a qualche trucco di bilancio, l’inefficienza del modello. E potrà contare sulla liquidità extra antirecessiva immessa dalla Bce nell’eurosistema. Nel breve termine, infatti, sono improbabili un conflitto con l’Ue e un tracollo. Ma ciò riduce la pressione per stimolare sia più crescita nel mercato interno sia più ordine, considerando che la spesa inutile e sprecata in Italia è, al minimo, tra i 30 e i 38 miliardi (circa due punti di Pil) che potrebbero essere trasformati in detassazione stimolativa. Ma la politica ha paura di applicare un’efficienza che comporta dissensi da parte delle categorie parassitarie e protette e ciò spiega perché il governo stia riducendo la detassazione promessa per limitare il deficit, rendendola quasi irrilevante. Pertanto, come da tre decenni, la speranza di crescita è affidata al solo export. Dov’è il cambiamento?

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