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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2018-11-19L' Arena

2018-11-19

19/11/2018

La centralità del Quirinale

Il governo sta cercando un modo “salvafaccia” per arrendersi, cioè per evitare che il progetto di bilancio continui a suscitare perplessità nel mercato – con impatto negativo già visibile a livello di credito alle imprese - e diventi oggetto di una procedura di infrazione per indebitamento da parte della Commissione europea. Sarà complicato perché sono in corso due competizioni elettorali. La prima, nazionale, riguarda Lega e M5S che vogliono arrivare a ridosso delle elezioni europee del maggio 2019 potendo dire ai loro elettori di aver realizzato le promesse che, sommate, implicano troppo deficit per finanziare poca crescita. La seconda, europea, riguarda la competizione tra schieramento centrista e forze neo-nazionaliste dove il primo, ora più influente nell’Ue, ha interesse a mettere in crisi l’Italia per dimostrare la pericolosità dei nazionalisti-populisti. Il punto: mentre i due partiti italiani stanno cercando un compromesso per limitare la spesa dissipativa in deficit e l’aumento del debito, la pressione di Francia, Germania e altri sulla Commissione la renderà comunque rigida. Cosa potrà fare il governo? La minaccia di veti su questioni importanti a livello Ue isolerebbe di più l’Italia. Il modo giusto, invece, è che il Quirinale firmi la legge di bilancio, comunicando ora la disponibilità a farlo, rendendola compatibile con la Costituzione. Tale atto renderebbe l’eccesso di pressione negativa contro l’Italia un attentato alla sua sovranità impedito dalla più profonda (meta)regola europea e ciò annullerebbe l’eccesso stesso. Infatti, avendo il Quirinale comunicato informalmente una certa disponibilità, la Commissione ha attutito recentemente, per lo meno, i toni.  Pertanto è chiaro che il governo debba correggere il progetto in modi che permettano a Mattarella di firmarlo. Ma per rassicurare i mercati e attutire la tendenza recessiva in atto, servirà anche altro. Il governo, finalmente, lo ha capito e ha annunciato una riduzione del debito di 18 miliardi vendendo patrimonio pubblico per bilanciare il deficit. Ma il piano è troppo piccolo e poco credibile. Il governo dovrebbe avviare, invece, un programma “tagliadebito” credibile di almeno 400 miliardi in dieci anni attraverso la valorizzazione e vendita del patrimonio disponibile statale e locale, ricompattati, il cui valore è attorno ai 700 miliardi. Tecnicamente è fattibile.  Se lo facesse, il mercato promuoverebbe l’Italia come luogo migliore al mondo dove investire

(c) 2018 Carlo Pelanda
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