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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2018-10-26Milano Finanza e italia oggi

2018-10-26

26/10/2018

Tagliadebito salvitalia

Il rischio di ridenominazione pesa per almeno un terzo sullo spread tra Btp e Bund. Il governo cerca di ridurlo con dichiarazioni euroleali. Ma - anche perché contraddette entro il governo stesso - ci vogliono fatti concreti per rassicurare i mercati. Quali? Tagli alla spesa per ridurre il deficit in modo euroconvergente non sembrano accettabili dai due partiti maggioritari. Il rifiuto da parte del Quirinale di firmare la legge di bilancio sarebbe destabilizzante in un momento di estrema debolezza dell’Italia. Insistere sulla profezia di più crescita stimolata da extradeficit si scontra con una opposta sostenuta, però, da soggetti più potenti dell’Italia, chi sinceramente, chi strumentalmente. Non si può escludere un qualche compromesso. Ma questo manterrebbe comunque l’Italia in situazione di incertezza e penalizzata. Per questo Roma dovrebbe tentare di rafforzare la sua profezia con un’operazione “patrimonio pubblico contro debito” per ridurlo parzialmente, ma sostanzialmente. Come? Conferendo immobili, alcune partecipazioni e i redditi da concessione – sia statali sia locali - ad un Fondo italiano di bilanciamento (Fib) con la missione di valorizzarli. Il Fib emette obbligazioni variabili, ventennali, con sottostante i rendimenti e l’eventuale vendita di tali pezzi di patrimonio pubblico, convertibili in azioni del fondo stesso, con cedola annuale, ecc., nonché quotate. Lo Stato paga una parte dei titoli di debito quando maturano con queste obbligazioni speciali – riservate ad investitori istituzionali – riducendo così la quantità di debito stesso da rifinanziare e gli interessi. Quanto? Riportando con legge “verticalizzante” tutto il patrimonio pubblico, nazionale e locale, sotto un’unica gestione centrale, certamente qualche centinaio di miliardi. Se partisse entro il 2019 una prima emissione di 50 miliardi e il governo programmasse un’operazione patrimonio contro debito come qui abbozzata tra i 200 e 300 miliardi in 3-4 anni, allora il mercato potrebbe scontare una riduzione rapida del debito stesso, più crescita ed euroconvergenza dell’Italia, con la conseguenza di abbassare il rischio sia di ridenominazione sia di insolvenza. E gli eccitati e imprudenti, ma votati, partiti ora al governo potrebbero mantenere le loro promesse senza “catastrofare” l’Italia grazie all’extraliquidità e profezia positiva fornite dalla cartolarizzazione del patrimonio pubblico calcolato come somma di quello di enti locali e statali. E’ sorprendente che tale “soluzione al numeratore” non sia emersa così come l’obiezione che il patrimonio disponibile sia insufficiente

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