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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2019-1-13LaVerità

2019-1-13

13/1/2019

Mettere in dubbio i benefici della Tav è un imbroglio

Vedere la Lega in piazza a favore della Tav aumenta la speranza che l’irrazionalità de-sviluppista del M5S trovi limiti nelle iniziative del governo. E vorrei qui rinforzare tale speranza mostrando come un’analisi con metodo sistemico, che tipicamente amplia lo spazio temporale, economico e (geo) politico di una valutazione, renda chiari i benefici di questa infrastruttura modernizzante.

Prima, tuttavia, è utile una valutazione di geopolitica economica.  Agli inizi degli anni ’90 ci fu un tentativo contro l’Italia, di cui fui testimone quando ero consigliere part-time del Quirinale, di non far passare il Corridoio europeo No. 5 (ovest-est) per la valle padana, deviandolo verso Baviera e Austria. La questione fu risolta. Ma resta latente ancora oggi. I dubbi e ritardi sulla Tav potrebbero riaccendere l’ipotesi di variare tale corridoio Lisbona-Kiev escludendo l’Italia a vantaggio di altri. Anche per la Francia la Tav è uno strumento necessario per non togliere competitività alla regione interessata. Se l’Italia la blocca, Ue e Francia dovranno spostare verso nord i flussi del Corridoio No. 5, rendendo più costoso per le produzioni italiane raggiungere sia l’ovest sia l’est europei. In generale, la competitività del sistema industriale italiano, concentrato nel Nord, dipende molto dalla connettività il più rapida possibile con il mercato europeo ed oltre. Lo scenario ottimale è che il Corridoio No. 1 (Baltico – Palermo) si incroci in Italia, via snodo primario, con il No.5. Che Genova sia connessa alla rete rapida europea in costruzione per mantenere la competitività del suo porto. Che l’alta velocità merci riduca i costi dei trasporti sud-nord. Che i porti adriatici trovino connessione fluida con le reti veloci europee. Qualora ciò non avvenisse nel prossimo decennio le aziende italiane subirebbero gravi danni de-competitivi.

Valutazione sistemica. Quale tempo di ritorno bisogna calcolare per valutare la produttività di un investimento pubblico? E qual è il ritorno da valutare? Si pensi all’autostrada A4. Sul suo asse si è formata un’unica area industriale da Trieste a Torino, aggregata da un attrattore territoriale logistico, e tale infrastruttura può dirsi una leva per l’industrializzazione del Nord. La A1, dopo Bologna verso Roma, non ha avuto un effetto industrializzante così forte perché nei territori connessi non c’è un’equivalente tradizione industriale, ma comunque ha espanso le attività dell’economia locale. Quando transito per la Brebemi, nuovissima autostrada tra Brescia e Milano, mi chiedo se sarà attrattore di capannoni o meno, un po’ in ansia perché ancora non li vedo. Sarà un investimento improduttivo? Certamente no perché già scarica traffico dalla A4 rendendone più efficienti i transiti. Quindi bisogna calcolare vantaggi diretti e indiretti. I secondi con un raggio temporale lungo. Per esempio, il progetto di sbarco sulla Luna ha prodotto il trasferimento di  migliaia di nuove tecnologie sul mercato nel trentennio successivo. Internet è un prodotto inizialmente militare esente da calcoli di ritorno economico che poi, trasferito al mercato, ha generato una nuova era di sviluppo globale. L’estensione della banda larga, in parte con soldi pubblici, vale il costo? Non c’è dubbio, la velocità delle connessioni è correlata con la competitività economica e l’allargamento del mercato a nuovi prodotti, quindi fattore di sviluppo. Come potrebbe uno dire che la Tav non è vantaggiosa vedendo che connette meglio un territorio industrializzato con i suoi sbocchi di mercato, che induce la creazione di nuove tecnologie di trasporto ultrarapido e di nuove attività logistiche? Ci sono forse altri investimenti pubblici più utili per lo sviluppo? Quelli in infrastrutture (e nuove tecnologie) sono i più produttivi in assoluto perché generano il potenziale di nuovo mercato, poi riempito da sviluppi privati. Ovviamente un’infrastruttura è improduttiva se decisa solo per creare guadagni opachi e criminali, come le tante opere che finiscono nel nulla al Sud. Ma la Tav, per altro co-finanziata dall’Ue, non è di questa categoria. Pertanto il solo aver commissionato uno studio costi-benefici per confermarla o meno è un evidente tentativo di bloccarla in base a pressioni della corrente de-sviluppista nel M5S. Il punto: quale credibilità potrà avere lo studio tecnico così originato? Se tiene conto dei criteri sistemici qui indicati dovrà necessariamente concludere a favore. Se userà criteri più ristretti sarà metodologicamente viziato e sospettabile di complicità.

(c) 2019 Carlo Pelanda
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