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Carlo A. Pelanda
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Carlo Pelanda: 2018-10-9La Verità

2018-10-9

9/10/2018

Strategia atlantica per bilanciare l’isolamento nella Ue

Proviamo a immaginare la strategia che un Consiglio per la sicurezza nazionale, se esistesse, proporrebbe al governo per gestire la difficile situazione corrente. l’Italia non può contare su alleati nell’Eurozona. Inoltre è in guerra aperta con la Francia a conduzione macroniana che intende mettere in crisi l’Italia stessa sia per interessi geoconomici – comprarne a sconto le banche indebolite dal loro crollo in Borsa per bilanciare il potere tedesco -  sia per la campagna elettorale europea dove l’eventuale crisi del primo paese governato da una formazione “non euroconformista” sarebbe un enorme vantaggio politico per la proposta macroniana di una configurazione francocentrica e post-Nato dell’Ue. L’intelligence italiana – fantasizzo - metterebbe sul tavolo le intercettazioni, fornite da una nazione amica, che proverebbero la pressione di Emmanuel Macron su Pierre Moscovici sia per definire razzista il governo italiano sia per anticipare, in violazione della neutralità della Commissione, la bocciatura del progetto di bilancio ancora in bozza, nonché le comunicazioni informali di attori francesi ai fondi finanziari internazionali che l’Ue non concederà alcuna flessibilità all’Italia, togliendole così l’ombrello. Il rendere pubblici questi dati riservati, per esempio (di fantasia) attraverso un funzionario belga dell’Ue che li vende ad un giornale danese, oppure tedesco, con il titolo “Cosa deve fare Moscovici per trovare a Parigi un lavoro dopo la fine del suo mandato come commissario”, aprirebbe la possibilità di alzare il livello di scontro con la Francia per mettere in secondo piano la fragilità tecnica del progetto di bilancio italiano. Ma l’Italia, poiché isolata, rischierebbe un boomerang se tentasse tale tipo di confronto combinato con la denuncia della costante violazione francese delle euroregole. L’opzione di trovare una convergenza con la Germania per rompere l’isolamento sarebbe, in teoria, possibile visti i molti interessi in comune, tra cui quello di contenere le ambizioni francesi. Ma Berlino non potrebbe sostenere un aumento del debito italiano, comunque motivato, a causa del dissenso interno in periodo elettorale. Resterebbe l’opzione, certamente sostenuta dal Quirinale, di modificare il progetto di bilancio riportandolo al rigore. Ma gli attori politici nel Consiglio direbbero che ciò destabilizzerebbe la maggioranza. E i tecnici aggiungerebbero che l’unica forza dell’Italia in questo frangente storico è il poter mostrare un qualunque governo stabile. Inoltre, è interesse nazionale evitare una maggiore spaccatura tra le due Italie, Nord e Sud, obiettivo che implica (purtroppo) una certa quantità di spesa dissipativa.  Alla fine, le valutazioni del Consiglio sarebbero: o resa alla Francia o rigore, ma aprendo un rischio esistenziale per l’Italia stessa, oppure una completamente nuova strategia.

Permettetemi di immaginarmi come relatore al Consiglio di tale ipotesi. Il nostro vero problema è ottenere il sostegno di quella parte del sistema finanziario globale che muove veramente i capitali. Ci sono tre “piazze” più influenti: New York, Londra e Pechino. Alcuni nel governo consiglierebbero un’alleanza con la terza. Ma gli analisti avrebbero gioco facile nel mostrare che questa non ha soldi sufficienti perché deve coprire gli enormi buchi del sistema bancario interno e, soprattutto, ha l’interesse ad indebolire l’Italia per penetrarla meglio. La Londra politica potrebbe avere l’interesse di far saltare l’euro rendendo insostenibile il debito italiano allo scopo di rientrare in un sistema europeo non più eurocompatto. Ma è prevalente l’interesse a trovare alleati nell’Ue per addolcire la Brexit e favorire una ri-convergenza eurobritannica. L’America è interessata ad evitare una difesa europea francocentrica che dissolverebbe la Nato e a re-includere gli europei occidentali nella propria sfera di influenza. Da un lato, i governi non possono orientare totalmente i fondi finanziari soggetti al criterio del profitto. Dall’altro, quelli britannico e statunitense sono abituati ad interagire con alcuni per fini strategici combinati con opportunità di business. Ciò tratteggia uno spazio di strategia.  L’Italia dovrebbe prendere una posizione aperta in sede Ue per favorire un addolcimento delle relazioni con Londra, anche per suo interesse visto che una buona parte dell’industria militare italiana è residente nel Regno Unito. Con l’America andrebbe impostato rapidamente un accordo bilaterale in materia di difesa, spazio, ecc., come ombrello per facilitare fusioni tra industrie e banche italiane e statunitensi. In sintesi, tali mosse darebbero un sostegno geopolitico e di capitale all’Italia che bilancerebbe il suo definanziamento e isolamento intraeuropeo. Forse sto fantasticando troppo, ma è realistico pensare che la situazione richieda un nuovo pensiero strategico per la difesa di un’Italia sotto attacco.

(c) 2018 Carlo Pelanda
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